martedì, 14 febbraio 2012
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Parco delle Orobie Valtellinesi

Passo del Forcellino

1
0
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/09/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
7h30'
Dislivello: 
1149 m

INTRODUZIONE
Lunga escursione che unisce in un unico anello due delle valli che convergono sul centro idroelettrico di Vedello. Si percorrono monti solitari e particolarmente selvaggi nonostante la quota non eccessivamente elevata. Isolamento non intaccato dalla presenza del sentiero "Gran Via delle Orobie", attualmente quasi invisibile sul terreno per lunghi tratti e con segnali a vernice molto deteriorati. Nel tratto di salita al Passo del Forcellino si percorre la Val Vedello, sede negli anni 1970 di scavi minerari per la ricerca di uranio, ancora pesantemente caratterizzata da discariche, strade di accesso, canalizzazioni e muri di contenimento. Le gallerie sono invece scomparse, minate e fatte saltare negli anni '80 su richiesta delle autorità locali. Durante la discesa si può incontrare il vasto Lago Zappello: a seconda della stagione - disgelo e piogge abbondanti oppure siccità - uno specchio d'acqua o una distesa di sabbia. Per affrontare il percorso è necessaria un'ottima visibilità e una particolare attenzione a seguire la scadente segnaletica a vernice.

DESCRIZIONE
Dal bivio Ambria-Agneda 1096m ci si dirige verso quest'ultima su pista cementata: le poche case dell'abitato stagionale (Agneda 1228m) si trovano all'inizio di una lunghissima piana alluvionale che termina alla base della Diga di Scais. Una sterrata sequenza di tornanti ripidissimi porta all'altezza del muraglione; la pista sterrata prosegue poi sul lato destro del lago: si tratta di un residuato dei lavori minerari, e attualmente è molto rovinata da dilavamenti, frane e valanghe. Il percorso prende quota gradualmente fino ad un tornante dove alcuni segnali della GVO (Gran Via delle Orobie) indirizzano a destra verso un sentierino sassoso e ripido che - successivamente in semi-piano - conduce all'Alpe Zoc 1814m. Da qui la traccia, fra pascoli e sassi, retroverte e con un lunghissimo traverso ascendente si porta alla base delle rocce del soprastante Pizzo Ceric 2536m. Raggiunto il fondovalle alla base della cupa parete nord del Pizzo del Salto 2665m, i radi segnali indicano il miglior percorso in un labirinto di blocchi rocciosi di verrucano. La salita termina ai 2245m del Passo del Forcellino. Sull'altro versante diventa veramente indispensabile poter distinguere le segnalazioni perchè il percorso - raramente visibile sul terreno - non segue una direzione logicamente intuibile: a grandi linee, dopo un traverso esposto e franoso si scende ad un guado che precede i ruderi di un baitello; si prosegue a saliscendi fra i cespugli di ontano fino a raggiungere il faticoso pietrame di un'antica morena. Facendo attenzione, la scritta a vernice "Ambria" (a terra, su di un sasso rivolto contro il senso di marcia) indica il punto in cui abbandonare la GVO; da qui, verso destra e senza traccia, ci si dirige alle baite Dossello 1593m, punto di arrivo di una bella mulattiera percorribile da piccoli mezzi agricoli. Seguendo questa pista si scende alla piana del Lago Zappello 1530m, sbarrata a valle dal gradino del Passo Zappello 1560m. proseguendo si incontrano le baite Zappello 1480m (recentemente molto danneggiate dalla neve) e una grande presa d'acqua, già in vista del villaggio di Ambria 1325m. La discesa a valle segue una carrozzabile sterrata (percorribile dai veicoli autorizzati) che in poco più di 2 km porta al bivio iniziale.

Rifugio Benigni

1
0
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
11/10/2011
Foto: 
Da sx: M.Disgrazia, P.Roseg, M.Scerscen, P.Bernina, Cresta Guzza, P.Argent, P.Palù
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
768 m

INTRODUZIONE
Sicuramente non si tratta dell'itinerario più breve e logico per raggiungere il rifugio, ma permette un "giro turistico" molto esaustivo nella conoscenza dei vari ambienti dell'alta Val Gerola. Si passa dai pascoli alle dighe, ai laghi naturali, fra pietraie e guglie rocciose, con anche la possibilità di incontrare branchi di stambecchi.

DESCRIZIONE
Da Pescegallo 1454m, a fianco della stazione della seggiovia, ci si dirige a destra verso una baita isolata dove alcune segnalazioni ci indirizzano nella soprastante abetaia. Risalitala con alcuni tornanti, si raggiunge la baita del Dossetto all'imbocco della solitaria Val Tronella; oltrepassato il fondovalle, si percorre a tornanti il versante alla base del Pizzo di Tronella per portarsi poi in piano al poggio del Pich 1835m con baita e micro-laghetto. Una larga mulattiera più o meno pianeggiante (risalente ai tempi dei lavori idroelettrici) consente di avvicinarsi rapidamente al Lago di Trona 1805m, ma, senza raggiungerlo, all'inizio della discesa - al bivio nella pietraia - si volge a sinistra per un lungo traverso ascendente a mezzacosta sopra il medesimo Lago di Trona e il contiguo Lago Zancone. Dopo un incremento della salita, un nuovo bivio ci fa lasciare a destra la traccia per il Lago Rotondo indirizzandoci alla visibile Bocchetta di Val Pianella 2224m: ci troviamo al confine fra le province di Sondrio e Bergamo. Il sentiero, ormai pianeggiante, percorre il bordo di una conca sassosa per poi imboccare la parte terminale di un incassato canalone (senza nome sulle carte, detto "di Val Pianella", che termina nel ripiano pascolivo della baita del Piano 1855m). La traccia - molto sassosa e a tratti franosa - si sposta verso Nord fino a convergere nel percorso proveniente dalla Val Brembana: poche decine di ripidi metri e ci si ritrova sull'ampia spianata del Lago dei Piazzotti 2224m e del Rifugio Benigni 2222m. Prima di intraprendere la discesa è conveniente raggiungere - verso nord - un poggio panoramico verso la Valtellina attrazzato con una tavola identificativa dei monti all'orizzonte. Si torna sui propri passi a riprendere il sentiero che scende in Val Brembana: è molto ripido e con sassi mobili - specialmente lungo uno stretto canale di un centinaio di metri - fino a raggiungere un bivio. Si prende a sinistra una traccia a mezzacosta lievemente ascendente diretta allo stretto valico del Passo di Salmurano Occidentale 2017m. Di nuovo sul versante valtellinese, in breve si raggiugono le strutture a monte della stazione sciistica di Pescegallo 1991m, e, seguendo sul pascolo la linea dello skilift, si scende al Rifugio Salmurano 1750m. Due le possibilità per tornare al punto di partenza: seguire la pista di servizio agli impianti (più comoda, ma lunga) oppure portarsi verso sinistra a percorrere il tracciato della Pista Rocca (più breve, ma ripida e sassosa nella parte alta).

Alpe Lemma bassa

Scheda
Foto: 
Paesaggio autunnale in Val Tartano - loc. Alpe Lemma
Autore: 
Emanuele Giolito
Data scatto: 
Dom, 27/11/2011 - 13:12
0
0
Dati Exif
Marca: 
OLYMPUS IMAGING CORP.
Modello: 
E-420
ISO: 
100
Tempo di esposizione: 
1/160
Apertura: 
f/5.0
Lunghezza focale: 
55/1

Altra gita fuori porta sempre in Val Tartano, fatta il 27-11-11.

Val tartano

Scheda
Foto: 
Baite della Valtartano
Autore: 
Emanuele Giolito
Data scatto: 
Dom, 20/11/2011 - 14:15
0
0
Dati Exif
Marca: 
OLYMPUS IMAGING CORP.
Modello: 
E-420
ISO: 
400
Tempo di esposizione: 
1/160
Apertura: 
f/4.8
Lunghezza focale: 
83/1

Escursione fuori porta in Val Tartano il 20-11-11.

Passo Pedena

3
-2
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
13/11/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1094 m

INTRODUZIONE
Il Passo Pedena, larga apertura fra il Monte Fioraro (o Azzarini)2431 m e il Pizzo Pedena 2399 m, è l'unico punto di passaggio possibile fra la convalle di Tartano e la Valle del Bitto di Albaredo: ambedue i versanti sono ricchi di pascoli e le numerose alpi sono tuttora caricate nel periodo estivo. Ci si trova inoltre sul percorso della "Gran Via delle Orobie", splendido trekking ben poco frequentato nella sua interezza per la scarsità di appoggi logistici e la segnaletica a terra ormai deteriorata.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio in contrada Biorca 1140 m si cammina lungamente sulla pista forestale che percorre la Val Corta sul fondovalle fino al bivio presso la contrada Barbera 1298 m: lasciata la pista che attraversa il torrente diretta alla Val di Lemma, si imbocca la mulattiera della Val Bùdria che prosegue con alcune brevi e brusche risalite al fianco delle acque. Alternando l'attraversamento di alcuni valloni laterali franosi e alluvionali a pascoli punteggiati dai cumuli di sassi dello spietramento, si raggiungono le costruzioni della Casera di Val Bùdria 1488 m. Da qui la traccia si fa meno evidente nel pascolo paludoso, ma, avvicinandosi alla barriera rocciosa al fondo della valle, alla destra di una cascata, si ritrova il passaggio: il sentiero diventa ben presto una bellissima mulattiera a gradoni lastricati, a tratti scavata in cengia artificiale con protezioni a valle per la sicurezza del bestiame. Arrivati ai terrazzi superiori della valle, si raggiunge l'Alpe Saroden, due baite e un baitone (lungo porticato ad uso stalla per i periodi di maltempo) con ampi recinti di muro a secco. Risalendo proprio alle spalle del baitone, si rimonta una spalla abbondantemente rocciosa che porta in vista del passo; un traverso a destra permette di evitare terreni inutilmente ripidi fino a toccare le rocce basali di un'anticima del Pizzo Pedena. Da qui, in obliquo a sinistra, si raggiunge il vasto spazio del Passo Pedena 2234 m.
Bello il punto di vista verso il gruppo del Pizzo dei Tre Signori e grandiosa - alle spalle - la veduta sulle cime del Masino - Disgrazia - Bernina.
Ritorno per la via di andata.

Laghi di Ponteranica

2
-1
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco/rosso, 101, 109

Data del rilievo: 
23/10/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1100 m

Introduzione

Gita per la gran parte in territorio bergamasco con salita e discesa sul versante valtellinese. I due ameni laghetti meta dell'escursione vengono raggiunti tramite un bel sentiero a mezzacosta attraverso i pascoli alti dei Piani d'Avaro, all'apice della Valbrembana. Il percorso di discesa è un poco più tecnico, seguendo un canalone ripido e franoso. Panorami di caratteristiche drammaticamente opposte sui due versanti e possibilità di incontro con ungulati selvatici. Incompletezze, confusioni ed errori nella cartografia disponibile.

Alpe Gerlo

2
0
sottotitolo: 
Alpeggi della Val Tartano
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

126

Data del rilievo: 
31/07/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
687 m

INTRODUZIONE
Gradevole escursione che conduce a visitare alcuni vasti alpeggi del versante solivo della Val Tartano. Si percorrono sentieri di collegamento in quota, che a tratti mantengono le caratteristiche dell'antica attiva frequentazione: lastricati, gradoni, corrimano di protezione a valle. Oggigiorno rimane caricata nel periodo estivo solo l'Alpe Torrenzuolo, con un'attività di vendita di prodotti caseari. Alcuni tratti di sentiero sono ormai scomparsi nell'erba, con necessità di procedere "a istinto".

DESCRIZIONE
Dal parcheggio sulla provinciale 1200 m circa si sale subito (indicazioni) una ripida mulattiera nel bosco misto di faggi e abeti; una serie di tornanti consente di raggiungere Dossàla 1333 m, una radura riconquistata dalla foresta con quanto rimane di alcune baite (notare i tipici fienili di tronchi a incastro - "carden" - unici nella zona delle Orobie valtellinesi e di tipo nettamente walser). Si prosegue salendo il culmine di un ampio dosso coperto di faggi, fino a raggiungere il margine di una vasta costa di prati: lo si contorna verso sinistra lungo un muro a secco fino a innestarsi su di un più evidente sentiero proveniente dalla contigua Val Vicima. Seguendolo sulla destra si entra nelle vaste praterie di Barghet 1627 m. La traccia scompare nell'erba alta: è necessario risalire di baita in baita tutta l'alpe fino all'ultimo rudere ai margini del bosco. Da destra (Alpe Vicima) arriva un buon sentiero da seguire verso destra: un lungo traverso in lieve salita fra i larici (numerosi voluminosi formicai) conduce ad una radura con baita abbandonata ("Cur d'Aser" 1846 m). Continuare sulla traccia in piano trascurando alcuni recenti segnali che risalgono il pendio: si entra in una valletta umida che precede i pascoli dell'Alpe Torrenzuolo 1794 m. Nei pressi della baita più alta ricompare una buona traccia che si dirige verso una baita recentemente restaurata: senza raggiungerla, si individua un sentierino che in piano si addentra in Val Lunga. Si procede lungamente a saliscendi in mezzacosta fino ai vasti pascoli dell'Alpe Gerlo 1887 m, un caratteristico nucleo di sei baite disposte su due file parallele. Qui il sentiero scompare nell'erba. Bisogna individuare un varco in un muro a secco, in basso un po' verso sinistra: qui ricompare una traccia che si avvia verso una nuova estensione di prati, che vanno ripidamente discesi fino ad una antica splendida baita ("Baita Caurìil") 1735 m. Ai margini del vicino bosco si ritrova il sentiero: lunghi tornanti si dirigono al fondo di una valletta umida ("Val de la Fracia"). Dopo il guado la traccia si affievolisce nelle erbe veramente molto invadenti, ma ormai si è in vista del fondovalle della Val Lunga, con la sua strada carrozzabile che unisce le varie contrade. Raggiunto l'asfalto, senza alcuna alternativa, ci si porta a Tartano 1210 m e da qui, lungo la provinciale - in alcune centinaia di metri - al parcheggio presso la partenza.

Pizzo della Pruna

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

163 (bianco-rosso)

Data del rilievo: 
10/07/2011
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
950 m

INTRODUZIONE
Escursione pochissimo frequentata, causa la vicinanza di altre mete più popolari sul versante solivo della Val Tartano. La meta, che alla partenza appare come un picco boscoso incombente sul fondovalle abitato, in realtà è una cupola alberata priva di importanza alpinistica, ma posta in posizione privilegiata davanti alla sfilata di tutti i monti del Masino (e oltre fino al gruppo del Bernina). L'interesse del percorso è perlopiù ambientale, con l'attraversamento di ombrose abetaie, fra un maggengo e l'altro, in mezzo ad una natura che - cessate le attività umane - recupera velocemente spazi e aspetti originari. Possibilità di incontro con selvatici.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio nei pressi del cimitero 1050 m, si va subito ad imboccare la discesa di Via Costa che, ripida cementata, conduce al fondovalle della Diga Enel di "Culumbéra" 960 m. Attraversato il suggestivo camminamento, si inzia a risalire con regolari tornanti ("sentée del pic") il bosco che conduce alle poche baite di Frasnino 1074 m; la traccia si fa larga entrando nel fitto bosco di abeti e, con un lungo traverso in ascesa, (ignorare i bivii non segnalati), attraversati diversi canaloni dirupati, raggiunge le case di Foppa 1280 m. Da qui una breve discesa permette di raggiungere un bivio (punto di deviazione al ritorno): a destra si arriva ad un prato con steccato, ma il sentiero svolta a destra immediatamente prima di raggiungerlo. Il bosco diventa più umido e roccioso: una serie di ampi tornanti conduce alla radura abbandonata di Marscia 1540 m; proseguendo la salita in breve si arriva ai primi prati delle vastissime alpi di Corte e Postareccio 1714 m: dal gruppo di baite più restaurate (una a quasi due piani) si diparte un sentierino poco evidente nelle erbe molto alte; si dirige verso nord e diventa ben evidente appena entrato nel bosco. Un tratto piano precede una breve salita fino allo slargo boscoso al margine del Pizzo della Pruna 1795 m dominato da una croce di tronchi di legno. In assenza di foschie estive il panorama è veramente quanto di più ampio sul versante retico. Per il ritorno è conveniente tornare a Corte-Postareccio attraverso un ampio giro sul crestone sommitale del Pizzo, recentemente denominato "Sentiero dei mirtilli"): la traccia è talora quasi assente, ma le indicazioni a vernice sono sufficienti ad indirizzare opportunamente attraverso splendide piccole radure collegate da un'estensione continua di cespugli di mirtillo, qualche rododendro e ginepri.
Raggiunta nuovamente l'alpe, si prosegue sul sentiero di salita fino al bivio evidenziato nei pressi della Foppa: si sceglie la traccia in discesa e si divalla rapidamente nel bosco umido e fitto fino alla baita isolata di Corna 1120 m (nei pressi, fonte ferrugginosa "Acqua de la ram"). Ancora qualche ripido tornante - anche parzialmente scavato nella parete - e si raggiunge il fondo della forra del torrente Tartano, dove viene scavalcata dal tenebroso Ponte della Corna; sull'altro versante si risale per la massima pendenza un canalone umido e sassoso fino a sbucare sulla provinciale per Tartano. Senza alternative a seguire l'asfalto, in circa mezzora si torna a Campo, al punto di partenza.

Cresta della Motta

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
03/07/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Grado Alpinistico: 
I
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
6h00'
Dislivello: 
918 m

INTRODUZIONE
Gita localmente conosciuta ma in generale poco frequentata nella sua interezza.
Grandissimo interesse panoramico su tutte le cime della Val Gerola: un complesso orografico frequentato solo in poche note vette e completamente trascurato nella gran parte dell'estensione. La complessità viene anche rimarcata dall'assenza di una cartografia accurata, precisa o perlomeno credibile.

DESCRIZIONE
Dai parcheggi si va ad attraversare il torrente Bitto sul ponte di fronte all'Albergo Tre Signori: da qui, sulla sinistra, parte una bella mulattiera che risale con una lunga diagonale boscosa tutto il versante alla base delle ultime propaggini del M. Motta. All'uscita dalla faggeta, si raggiungono le prime radure dell'alpeggio di Bominallo 1357 m: vaste praterie punteggiate di rade baite circondate da belle abetaie. Il sentiero, poco visibile nell'erba, segue le segnalazioni a vernice sulle baite mantenendosi sempre al margine del bosco in direzione SUD. Si percorre in falsopiano un lungo splendido tratto con rigoglioso sottobosco di mirtillo e rododendro; in località "Pantano" (presenza di stagno stagionale) si lascia a destra il bivio per "Rundanit" e si prosegue fino a sbucare nel pascolo della baita "i Piaz" 1600 m circa. La traccia tende a sparire, ma dalla baita si diparte una fitta segnalazione (tre punti rossi) che conduce in traverso talora ripido a raggiungere l'alpeggio "Piä da la Gianzana". Da qui è visibile l'ultimo ripidissimo tratto per la vetta: fra i cespugli di ontano una stretta serpentina aggira alcuni vetusti paravalanghe fino ai prati sommitali del Monte Motta 1971 m. Un pregevole crocifisso ligneo è posto al margine settentrionale del ripiano in posizione dominante sulla vallata. Un sentierino ben marcato risale fino al punto culminante della cresta della Motta 2004 m per poi scendere ad una bocchetta non quotata: da qui in discesa attraverso numerose file di paravalanghe nel bosco rado fino ad un paio di baite con bivio. Si prende a sinistra in traverso ascendente ed in breve si raggiunge la Bocchetta di Scioch 1950 m circa (comunicazione con le baite alte di Bomino Vaga); si prosegue con traverso esposto, a tratti roccioso e franoso, fino ad un dosso roccioso con bella vista sul Lago Pescegallo e le cime del gruppo Ponteranica. Un valloncello erboso conduce all'attraversamento della diga di Pescegallo 1865 m; sull'altro lato si segue la pista di servizio fino alla Casera Pescegallo Lago 1778 m, dove parte una mulattiera (appena a lato della pista) sassosa e ripida che rapidamente scende ai parcheggi della località turistica di Pescegallo 1454 m. Passando a destra della stazione della seggiovia, si reperisce una pista nei prati a lato del torrente (segnali di un "percorso vita"): la si segue lungamente fino alla località Fenile 1238 m, dove si torna per breve tratto sulla provinciale. A sinistra, nei pressi di una presa d'acqua idroelettrica, inizia la vecchia mulattiera di valle che conduce rapidamente a Gerola Alta, proprio ,nei pressi del ponte iniziale.

Bocchetta di Stavello

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
12/06/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1000 m

INTRODUZIONE
Bella escursione di interesse ambientale e storico: attraverso pittoresche foreste si va a raggiungere un valico secondario di collegamento fra gli alpeggi di due province. Il valico stesso, e il crinale circostante, assume però interesse come sede di cospicue vestigia della Linea Cadorna: postazioni di osservazione, trincee, gallerie, una casermetta, ampi tratti di strada militare; il tutto abbastanza ben conservato a testimonianza di lavori ormai quasi centenari, ma ben progettati e ben costruiti nonostante il carattere di urgenza dell'iniziativa.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio 1200 m circa, seguendo l'indicazione, si imbocca una larga traccia ascendente nella folta foresta di conifere: un sottobosco man mano più ricco e fiorito accompagna il passaggio dall'alberatura ad abete bianco, poi abete rosso e infine a larice. In primavera lo spettacolo dei rododendri misti ai ciuffi di nuove felci è veramente meritevole di visita. Si raggiunge il fondovalle in corrispondenza di un attraversamento delle acque della Val di Pai 1480 m (ponte o passerella a seconda dei danni delle valanghe primaverili o delle alluvioni temporalesche); si prosegue rimontando verso sinistra un ripido pendio dove la traccia risulta rovinata dal passaggio delle greggi. In breve si raggiungono le baite di Q 1597 (in parte agibili) e oltre, nel ricco sottobosco, quelle di Q 1726 (inagibili); il bel sentiero continua la salita fino ad un incrocio a T ai piedi di una placconata di rocce: si segue il ramo di sinistra, ben lastricato, fino alle baite dell'Alpe Svanollino 1906 m. Qui la traccia evidente termina e si risale un valloncello sulla destra seguendo rari ometti di pietre; si raggiunge una sorta di altopiano di pascolo molto sassoso, ormai in vista della bocchetta. Si prosegue facilmente fra le rocce e i cespugli di rododendro fino ad incontrare un sentiero trasversale che unisce i pascoli alti dell'Alpe Stavello (a destra, NE) con la nostra meta: lo si segue verso sinistra portandosi manmano alla base del canale terminale della bocchetta. Una serie di tornanti ripidi e sassosi, appoggiati su di un pendio tendente per intero alla frana (crepe trasversali e lastroni di roccia ormai scoperti - passaggio delicato ed esposto) conducono alla breccia rocciosa della Bocchetta di Stavello 2201 m. Il passaggio (sul versante della lecchese Valle Fraina, tributaria dell'alta Val Varrone, si prosegue con un'ampia carrareccia militare) è presidiato da postazioni di fucileria; conviene proseguire brevemente sulle tracce di destra per poter visitare altre strutture di difesa: tutto il crinale è percorso da trincee ben conservate e, dove la bancata di roccia si fa più consistente, una bella galleria conduce ad un posto di osservazione. La visita termina con l'arrivo ad una casermetta fortificata, munita di feritoie per armi leggere sui muri perimetrali.
Ritorno per la via di andata.

NOTA
Il percorso è fattibile anche con gli sci o le racchette solo quando la neve è molto ben assestata.