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K2 1954 - 2004

Cinquant'anni dopo

Claudio Bastrentaz © 2004 inalto.com
Claudio Bastrentaz © 2004 inalto.com

Intervista a Claudio Bastrentaz


Inalto: Come è nato in te il desiderio di partecipare ad una spedizione tanto importante quanto impegnativa?

Claudio Bastrentaz: Diciamo che gli eventi sono “precipitati” rapidamente: alle Guide della Valle d'Aosta era giunta la richiesta di volontari, ma io non lo sapevo. Quando ormai si era all'ultimo giorno utile Paolo Comune (il mio inseparabile compagno di Progetto Montagna) mi ha telefonato chiedendomi di dare la mia disponibilità, dato che lui lo aveva già fatto. I candidati ammessi sono stati 12 e noi due siamo stati tra i sorteggiati. Così mi sono ritrovato poche ore di tempo per decidere e dare conferma della mia partecipazione.
In realtà ho sempre avuto voglia di misurarmi con un 8000, ma la barriera congiunta di costi, impegni professionali e familiari me lo aveva sempre impedito: si è presentata un'occasione irripetibile e non potevo perdere questo treno.

Inalto: Certo però che non si può dire che per giocarti le tue carte tu abbia scelto degli obbiettivi da poco conto!

C.B.: In effetti è così! Lo stesso Everest, per quanto un po' snobbato, se affrontato senza ossigeno non è uno scherzo, basti pensare che dei circa 2000 alpinisti giunti in vetta, solo 130 (circa) lo hanno fatto senza ossigeno.
Al K2 poi non avrei mai pensato. E' una montagna dai mille problemi, non ultimo quello che chi giunge in vetta lo fa intorno alle sei di sera, generalmente stanchissimo, per cui il rientro al buio diventa un'odissea pericolosissima. Vedremo. Per ora ho un Everest che mi aspetta...

Inalto: Mi sembra che questa spedizione sia, come dire? Un po' troppo mediatica... Non siamo più abituati a vedere dei carrozzoni così giganteschi in movimento!

C.B.: In effetti si tratta di una spedizione enorme, molto “pesante”, che coinvolge un centinaio di persone tra alpinisti, tecnici della comunicazione, scienziati... Per non parlare delle centinaia di portatori che dovranno assicurare i rifornimenti a tutti (ed a loro stessi). Ci è stato assicurato che sarà assolutamente eco-compatibile ed io ci conto.
Certo che al campo base del K2 ci sarà un bel traffico: oltre alla nostra mega spedizione, ne sono previste altre 6-7 “private”, tipo quella dei Regni di Lecco, ed inoltre giungerà un trekking organizzato dal Cai, che vi condurrà qualcosa come 300-400 turisti. Credo che sia quest'ultima iniziativa ad aver suscitato le maggiori perplessità.


Inalto: Dacci due ragguagli sulle vie che intendete percorrere

C.B.: Per quanto riguarda l'Everest dovrei seguire in linea di massima la storica via Mallory, che sta sul versante nord, e non la “normale” a sud. Ciò mi farà evitare il famoso enorme seracco iniziale: infatti a nord si procede su una morena fino a 6400 m, poi 600 m ripidi e quindi in cresta fino alla vetta.
Lo spigolo nord del K2, invece, è una via estremamente impegnativa, che in realtà non è mai stata portata a termine in versione integrale a causa delle difficoltà tecniche che si pongono nell'ultimo tratto. In realtà non sarebbero così impervie se ci si trovasse ad una quota “normale”, ma al di sopra degli 8000 m certe progressioni su misto non sono possibili.
L'avvicinamento alla base è stato di molto facilitato dall'apertura di un passo tra il Pakistan e la Cina, per cui si può raggiungere l'attacco con un trekking e non facendo un lungo giro via Pechino.
La via inizia con una una lunga traversata su pendii molto ripidi, per poi seguire il filo dello spigolo fin verso quota 8000 m. Lassù bisogna traversare verso sinistra in un canale nevoso che porta alla vetta, con pendenze di circa 60°.

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