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Anteprima Lo Scarpone

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 11 - Novembre 2004

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201 e-mail loscarpone@cai.it

 

Lo Scarpone - novembre 2004 - © 2004 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - novembre 2004 - © 2004 Club Alpino Italiano

In questo numero


In testa Zanzi, uno dei tre “saggi” del CAI

Montagna, esplorazione, ecologia e artigianato di tradizione sono i filoni conduttori del premio letterario Gambrinus “Giuseppe Mazzotti” (www.premiomazzotti.it), uno dei più importanti appuntamenti nel panorama delle manifestazioni culturali italiane che quest'anno ha visto in concorso 67 case editrici con 117 volumi e che verrà consegnato il 20 novembre a San Polo di Piave (Treviso) nello stupendo Parco Gambrinus. Nella Sezione Montagna vittoria per Luigi Zanzi con il volume “Le Alpi nella storia d'Europa” (CDA& Vivalda) per “l'ampio a approfondito excursus dalla preistoria ad oggi che restituisce alle Alpi il ruolo cruciale di cerniera tra le regioni e le genti di lingua e cultura diversa”. Zanzi è stato con Monticone e il compianto Maraini uno dei tre saggi che per il CAI hanno compiuto un'approfondita analisi storica dei fatti connessi con la conquista del K2 nel 1954.
L'elenco completo dei premi è nelle pagine dello Scarpone, mensile del Club Alpino Italiano comprende per la Sezione Esplorazione il riconoscimento assegnato allo scrittore e attore Giuseppe Cederna per “Il grande viaggio” (Feltrinelli), nel quale l'autore, spinto dalla sua passione per la cultura induista e le montagne himalayane che gli ricordano quelle della sua Valtellina, “racconta in una prosa gradevolissima la varietà degli incontri con la gente delle valli e le situazioni in cui viene a trovarsi un europeo in un mondo tanto diverso”.
La giuria ha anche assegnato un premio speciale a Roberto e Matteo Serafin per il libro “Soccorsi in montagna” (Ferrari edizioni) scritto per il cinquantesimo anniversario della fondazione del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
E' stato infine segnalato il volume di Italo Zandonella Callegher “I signori delle cime” (Antiga) “per la serietà della ricerca storica, la meticolosa raccolta dei documenti, delle fonti e la precisione dell'esposizione”.
Questa edizione del premio, la ventiduesima, è presieduta da Roberto Ruozi, presidente del Touring Club Italiano e sostenuta dai contributi di numerosi patrocinatori e sponsor, in primis la Fondazione veneto Banca, quindi, il Comune di San Polo di Piave, il Touring Club Italiano, il Club Alpino Italiano, la Fondazione Giuseppe Mazzotti per la Civiltà Veneta di Treviso, la Fondazione Benetton Studi e Ricerche di Treviso, la Provincia di Treviso, la Camera di Commercio Industria Agricoltura e Artigianato di Treviso, l'Europrint di Quinto di Treviso, la Mercury Arredamenti di Caneva (Pn), la Confartigianato del Veneto, il Parco Gambrinus di San Polo di Piave e la Valcucine Spa di Pordenone.

Chi protegge il paradiso dei triestini?

Val Rosandra I love you. Il lungo idillio dei triestini con la loro “valle” si è sublimato il 26 settembre in un convegno in cui alla parola amore si è fatto ricorso spesso e con particolare intensità, come raramente avviene in un simposio tra alpinisti. A cominciare dal poster in cui “I love you” era tracciato con lo spray, un cuore al posto di “love”. Momenti di tenerezza al ricordo dei padri dell'alpinismo triestino si sono alternati a documentate analisi di queste pietre che di storie da raccontare ne hanno moltissime come sostiene il naturalista Diego Cannarella, una vita di ricerche nell'incantevole oasi che il Carso ha voluto donare agli appassionati della natura sulla soglia di Trieste e del suo porto.
Il simposio coordinato dal presidente generale del CAI Annibale Salsa è stato un corollario alla riunione a Trieste del Consiglio centrale, organizzato dalle due sezioni triestine del CAI, la XXX Ottobre e l'Alpina delle Giulie. Come riferisce Lo Scarpone di novembre il clima idilliaco è stato spezzato dalla denuncia di una pressione antropica sempre più preoccupante per questa conca alpina dominata dalle elevazioni del Monte Stena (441 m) e del Carso (456 m), solcata dalle limpide acque del Rosandra e dal fitto reticolo dei sentieri segnati con il colore del CAI.
Un quadro preoccupante è stato delineato da Roberto Valenti, accademico del CAI, che da anni si prodiga per la tutela della “valle” con scritti e iniziative. Sembra davvero incredibile, stando alle sue parole, che da otto anni venga sollecitata inutilmente all'Amministrazione regionale e al Comune di San Dorligo Della Valle /Dolina la sottoscrizione di un “accordo di programma”, documento d'indirizzo per la protezione della riserva naturale regionale della Val Rosandra istituita nel 1996 con la Legge regionale numero 42. Ma se il provvedimento langue nel pantano della burocrazia non meno confortante risulta, secondo Valenti, l'offerta di un turismo sostenibile: per la scarsa visibilità data all'area, per l'inadeguatezza del centro visite, per la scarsa ricettività alberghiera, per la mancanza di tabelle segnavia.
Riuscirà il Club Alpino Italiano con i suoi trecentomila soci a farsi paladino della “valle”? Le parole del presidente Salsa invitano a bene sperare. “E' un messaggio che porteremo senz'altro avanti in un club dove le parole cultura e spiritualità hanno un senso preciso”, ha concluso, “e rappresentano il più grande valore aggiunto. Con l'impegno che l'azione del sodalizio possa avere un peso sempre più decisivo nelle decisioni delle istituzioni e nella formazione dell'opinione pubblica”.
delle faglie”.

Fuoristrada e motoslitte, ora basta!

Non è passato inosservato ai lettori dello Scarpone, notiziario mensile del Club Alpino Italiano, un disegno di legge che prevede il passaggio delle moto da trial sui sentieri. Presentato il 16 giugno, riguarda la “Disciplina della circolazione motorizzata su strade a fondo naturale e fuoristrada”. Il testo è rintracciabile sul sito del Senato (www.senato.it) cercando, con i suoi estremi, tra i disegni di legge. In particolare vanno segnalati l'art. 4 (Circolazione su strade a fondo naturale), che al comma 2 lettera C vieta ai mezzi motorizzati di transitare sui sentieri “con esclusione delle moto da trial”, con tutto quello che ne potrebbe conseguire anche solo in tema di sicurezza; l'art. 6 (Circolazione fuoristrada), che consente il parcheggio fuoristrada su aree private, previa autorizzazione del detentore del fondo, e si può immaginare che cosa potrebbe succedere nelle zone montane, dove il detentore del fondo abita spesso a notevole distanza dallo stesso; l'art. 7 (Deroghe ai divieti di circolazione su strade a fondo naturale e fuoristrada), che consente a comuni e comunità montane di autorizzare la circolazione su strade bianche a fronte del versamento di un corrispettivo in denaro (e anche qui è facile immagine comuni montani con casse esangui e tante strade, che possono così intravedere nuove fonti di guadagno); l'art. 11 (Gare e manifestazioni su strade a fondo naturale o aree fuoristrada soggette a divieti di circolazione), che prevede che gli enti proprietari di strade possano autorizzare per due volte l'anno e per ben sei giorni per volta gare motoristiche su strade bianche. Su questo genere di “turismo motorizzato”, già sufficientemente sviluppato sui nostri sentieri, molte le proteste e le denunce arrivate in redazione.

Arrampicate in falesia, quali limiti

Un documento programmatico che possa essere proposto come modello in aree diverse è stato deciso al termine del convegno che si è svolto il 19 settembre a Serra San Quirico (AN), tema l'arrampicata in falesia e la sua compatibilità in aree sensibili. Il simposio è stato organizzato, su proposta della Commissione regionale tutela ambiente montano (CRTAM) e con il patrocinio della Commissione centrale TAM, della Libera università della montagna, della Regione Marche e della Provincia di Ancona, dal Parco naturale Gola delle Rossa e Frasassi e dalla Comunità montana dell'Esino-Frasassi in collaborazione con la Delegazione CAI Marche.
Sempre più urgente e sentito, come riferisce il notiziario del CAI Lo Scarpone, è un chiarimento sul reale impatto ambientale che questo sport può avere. Anche perché le valutazioni non risultano fin qui omogenee, e tanto meno le norme che regolano tale attività da parte degli organi competenti. Il precedente convegno nazionale che si è svolto in febbraio ad Arco (“Falesie per arrampicata tra tutela e sviluppo”) aveva peraltro contribuito a definire il tema avvalorando l'esigenza di un aperto confronto.
Ma perché le falesie sono considerate “aree sensibili”? Sul tema è intervenuto il biologo Mauro Furlani, responsabile di Federnatura per le Marche, evidenziando gli elementi fisici e geologici, chimici e climatici che fanno classificare come tali le pareti calcaree e le aree rupestri: fratture, piccoli fenomeni carsici, carenza d'acqua, scarsa biomassa, particolare esposizione. Da qui la presenza di specie botaniche o faunistiche rare o addirittura di endemismi, in virtù dei quali la modificazione di una falesia impone tempi estremamente più lunghi di un prato o di un bosco per riprendere l'aspetto naturale originario.

Cerro Torre, il capolavoro dei Ragni

In ottobre a Lecco si celebra il trentennale di una delle più grandi imprese dell'alpinismo di tutti i tempi, la salita dei Ragni al Cerro Torre lungo la parete Ovest, il 14 gennaio 1974, dopo due mesi di tentativi. Tre le serate programmate: la prima dedicata giovedì 28 alla presentazione della biografia del compianto capospedizione Casimiro Ferrari, realizzata da Alberto Benini e a una suggestiva proiezione di diapositive restaurate e montate in digitale, opera di uno degli artefici di quella salita, Daniele Chiappa; la seconda venerdì 29 dedicata ai “racconti degli alpinisti” autoctoni e ospiti (italiani e stranieri); la terza sabato 30 all'insegna dell'amarcord con la commovente proiezione di Torre del vento, alla presenza dei componenti delle spedizioni al Torre del 1970 e 1974.
Alla Biblioteca civica saranno esposti circa cinquanta volumi, dalle rarissime opere di Shipton, Reichert, De Agostini ai moderni romanzi di autori “per il grande pubblico” in una mostra intitolata “Libri alla fine del mondo”. Alla Torre Viscontea è stata invece allestita la mostra fotografica “La nostra Patagonia”, storia di quasi 50 anni di scalate in Terra del Fuoco e Patagonia: una mostra pensata per far volare la fantasia di alpinisti e viaggiatori. A unire le due mostre una decina di sagome di montagne patagoniche (fra le quali spiccavano i quasi due metri di un inquietante Cerro Torre) realizzate dall'artista lecchese Luisa Rota Sperti, che disseminate nel centro storico hanno destato parecchia curiosità. E dalla lettura del testo dedicato a Casimiro la Rota Sperti ha tratto ispirazione per sette ritratti di alpinisti: Riccardo Cassin, Walter Bonatti, Det Alippi, Benvenuto Laritti, Pino Negri, Carlo Mauri e naturalmente Casimiro Ferrari, esposti nelle vetrine del centro per la durata della manifestazione.

Unico compagno, lo zaino

Ventisette cime, tre stati (Italia, Slovenia e Croazia), 61mila metri di dislivello e 246 ore di cammino per trenta giorni. E per unico compagno uno zaino di 25 chili. Così dopo le Dolomiti, le Alpi Carniche e le Prealpi Carniche, Diego Zandonella Callegher ha portato a compimento la quarta delle sue circumnavigazioni pedestri nelle Alpi orientali. Questa volta è toccato alle Alpi Giulie. Partito da Pontebba (UD) ho toccato l'estremo nord delle Giulie presso il valico di Caporosso ed è disceso attraversando la Slovenia e la Croazia fino a raggiungere l'Adriatico a Bakar (nei pressi di Fiume) per poi risalire attraverso il valico di Vrata e tornare in Friuli.
Dal punto di vista alpinistico l'itinerario presenta al massimo qualche passaggio di terzo grado su roccia e diverse ferrate e sentieri con tratti esposti, come racconta Zandonella sul notiziario del CAI Lo Scarpone. “Una difficoltà particolare è venuta dalla necessità di reinventarmi giorno per giorno l'itinerario, visto che molti rifugi in Slovenia e in Croazia sono aperti solo il fine settimana. Errori presenti su alcune mappe mi hanno obbligato poi a soluzioni di fortuna, oltre agli sconfinamenti fra Slovenia e Croazia (6 in tutto, dei quali 3 in un giorno solo). Le salite che più mi hanno entusiasmato sono state quelle sulla Skrlatica (2740 m), una montagna austera in un deserto carsico di rocce, sfasciumi e fessure, completamente isolata, con un'accesso lunghissimo e un dislivello di 1800 m dal fondovalle. E quella sul Prisojnik (2547 m) collegando la via Bamberg e la ferrata del Giubileo attraverso l'Okno, un'enorme finestra che consente di passare dalla parete sud a quella nord: sicuramente uno dei concatenamenti attrezzati più suggestivi e fantasiosi dell'intero arco alpino. Anche il Veliki drgomali e il Praprot, montagne di altezza modesta (la prima supera di poco i 1400 metri e l'altra raggiunge appena i 1000) ma situate all'interno di foreste e boschi in ambienti selvaggi e completamente isolati, mi hanno ragalato bellissime emozioni”.

Quant'è profondo il Caucaso

Sotto il coordinamento della Ukrainian speleological association una spedizione di speleologi ha superato in agosto due sifoni nell'abisso Krubera, nel Caucaso occidentale, rispettivamente a –1440 e –1770 metri raggiungendo un nuovo sifone a –1823 metri. Si tratta del nuovo record mondiale di profondità in grotta. L'esplorazione, come spiega Carlo Balbiano d'Aramengo nelle pagine dello Scarpone di novembre, ha richiesto una grande organizzazione e tremendi sforzi: sono stati fissati 4 campi sotterranei, rispettivamente alle profondità di 700, 1200, 1400 e 1640 metri. Molti speleologi sono stati in grotta per 15 giorni consecutivi e ben 12 hanno passato il sifone a –1440 m. Mai era successo che si operasse in sifoni a queste profondità.

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