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Anteprima Lo Scarpone

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 1 - Gennaio 2005

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201
e-mail: loscarpone@cai.it

Lo Scarpone - gennaio 2005 - © 2004 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - gennaio 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano

In questo numero

Il trekking al K2 e la riduzione dell'impatto ambientale

Sull'impatto creato da alpinisti e trekker sui ghiacci e le morene del Baltoro (Karakorum) nell'estate 2004 in occasione delle celebrazioni per il cinquantennale della conquista del K2 continua a svilupparsi un intenso dibattito. Mentre gli ambientalisti di Mountain Wilderness annunciano la pubblicazione di un “Libro bianco”, il notiziario del Cai lo Scarpone interviene in gennaio sull'argomento con una testimonianza di Alberto Ghedina, alla guida dell'Osservatorio per l'ambiente del Club alpino e responsabile del protocollo ambientale del progetto “K2 – Dalla conquista alla conoscenza”. Tale protocollo prevedeva, tra l'altro, una serie di procedure per la pulizia dei campi frequentati dai trekker e un vademecum per una corretta frequentazione il rispetto dei delicati equilibri alle alte quote.
Il trekking è stato pensato”, spiega Ghedina di ritorno dal Baltoro dove ha partecipato alle ultime fasi di sgombro dell'immensa area interessata, “proprio per partecipare a un'avventura straordinaria a misura d'uomo, mentre le spedizioni devono “forzare” le tappe. Una delle principali critiche è stata quella di ‘portare' troppe persone nello stesso luogo. Può essere discutibile, ed è stato anche al nostro interno a lungo discusso, se l'organizzazione di un trekking di massa sia una scelta opportuna e in linea con i principi di salvaguardia dell'ambiente montano. Abbiamo ora avuto conferma della bontà del progetto: una grande concentrazione di persone, con le opportune misure, può essere gestita bene anche dal punto di vista ambientale”.
Posso affermare senza tema di smentite”, scrive Ghedina, “che oggi il Baltoro è più pulito rispetto a prima che partisse il primo gruppo di trekker. Questo grazie alle misure di riduzione dell'impatto ambientale intraprese dal Cai: campi fissi (= meno portatori = minor impatto ambientale), organizzazione logistica dei campi sostenuta dal protocollo ambientale, interventi presso l'agenzia di viaggio italiana cui ci siamo appoggiati e indicazioni date all'agenzia pachistana che gestisce i campi, educazione ambientale mirata nei confronti dei trekker tramite il Vademecum ambientale, nonché grazie alle misure di mitigazione ambientale: essenzialmente le operazioni di bonifica, compresi i contatti con il governo pachistano finalizzati a organizzare al meglio le operazioni di smaltimento dell'enorme quantità di rifiuti da noi raccolti. ‘Disperdendo' invece i trekker su diverse montagne, sarebbero state senz'altro più complicate e più onerose le operazioni di riduzione dell'impatto ambientale, e molto più difficili quelle di mitigazione”.

Passaggio di consegne tra Nives e Goretta

Al “Gran Gala” della montagna e della solidarietà che ogni anno viene organizzato a Leffe, in val Seriana, un simbolico passaggio di testimone ha avuto per protagoniste due italiane che puntano molto in alto. Sul palcoscenico dove in novembre si è svolta la cerimonia si sono incontrate la tarvisiana Nives Meroi e la vicentina Goretta Traverso, entrambe legate alla storia e alla cronaca dell'alpinismo himalayano. Nel 1985 Goretta è stata la prima italiana a salire in vetta a un ottomila scalando il Gasherbrum II con suo marito, l'indimenticabile vicentino Renato Casarotto. Goretta ha legato la sua fama anche alle lunghe attese, vera Penelope dell'alpinismo, ai piedi delle montagne scalate dal marito. Per 15 giorni ha atteso in una piccola baita isolata della Val Veny che Renato completasse il trittico invernale del Freney sul Monte Bianco. Era lei del resto a dargli la forza di portare a termine le sue lunghe scalate solitarie. Nives ha invece sempre preferito legarsi tenacemente alla corda del marito Romano Benet, a sua volta fortissimo alpinista tarvisiano e come Nives accademico del Club Alpino Italiano. Ha raggiunto così con Romano e di frequente con Luca Vuerich, altro fortissimo tarvisiano, le cime di ben sette ottomila: Nanga Parbat, Shisha Pangma e Cho Oyu tra luglio 1988 e maggio 1999, Gasherbrum II, Gasherbrum I e Broad Peak tra il 19 e il 26 luglio del 2003, e il Lhotse nel luglio dell'anno scorso. E l'avventura continua. Sullo Scarpone di gennaio il racconto della scalata vincente dei tarvisiani al Lhotse il 16 aprile 2004 prima del tentativo non riuscito (per le avverse condizioni atmosferiche) alla parete nord del K2.

Alpi Marittime, ultimi paradisi

A conclusione della grande opera filmica sulle Alpi realizzata da Folco Quilici per il Club Alpino Italiano, la puntata del 7 gennaio di “Geo & Geo” su Raitre trasmette una carrellata sulle Alpi Marittime tratta dall'ultima delle otto puntate (commercializzate in VHS: è possibile richiederle direttamente al CAI). L'importante battesimo televisivo riveste particolare valore per il Club Alpino Italiano. Sono infatti trascorsi 12 anni dal giorno in cui l'allora presidente generale Roberto De Martin, comprendendo l'importanza dell'idea, si è battuto per realizzarla. Dieci anni si sono invece protratte le riprese. L'incontro di Quilici con le Alpi non è stato casuale. Agli splendori dell'arco alpino aveva dedicato riuscite sequenze nel bellissimo documentario "L'Italia vista dal cielo" che gli ha fruttato una nomination all'Oscar e che per la prima volta in cinematografia è stato realizzato con un impiego esaustivo dell'elicottero. Anche le Alpi di Quilici sono di frequente viste suggestivamente dal cielo pur tenendo conto che il regista ha cercato di offrire al tempo stesso un'immagine non stereotipata della realtà culturale e sociale delle nostre vallate alpine. “Nel tempo occorso per realizzare gli otto film”, ha spiegato Quilici al notiziario del Cai Lo Scarpone, “una differenza si è presentata in modo incontrovertibile: risalendo di quota la montagna rimane ancora incantata, man mano che si scende verso il fondovalle l'irruzione inevitabile e sotto certi aspetti anche auspicabile del turismo e delle trasformazioni sociali e urbanistiche inquina ogni antico incanto. A favore però di un miglior livello di vita. Purtroppo l'attuale modello consumistico rischia di stravolgere la cultura alpina come ha stravolto la cultura delle campagne, quella del mare e quella delle piccole comunità urbane. Questo fenomeno si è progressivamente affermato nel corso dell'evoluzione umana, di anno in anno, di secolo in secolo, di generazione in generazione. La differenza, oggi, è la velocità di queste trasformazioni. Anche nell'età romana e nella preromana e successivamente nel Medioevo la vita nelle Alpi si modificò profondamente. Ma oggi ci impressiona la rapidità con cui avvengono certi processi. Anche se vorrei ricordare che la trasformazione non sempre è un danno, ed è parte inevitabile dello sviluppo della società umana”.

Capanna Margherita (4554 metri), 12 letture d'alta quota

La biblioteca più alta del mondo è realtà. Si trova dall'estate scorsa all'interno della storica capanna Regina Margherita (4554 metri) del Club Alpino Italiano, tra i ghiacci sul Monte Rosa, dove è stato creato un “reparto libri” curato dalla Sezione di Varallo a cui gli alpinisti possono attingere liberamente. A Spiro Dalla Porta Xydias, socio onorario del CAI e presidente degli Scrittori di montagna, Lo Scarpone ha chiesto quali volumi desidererebbe trovare a quella quota. Un gioco, niente più, a cui l'alpinista accademico e scrittore triestino si è ben volentieri prestato.
“L'elenco rispetta un parere del tutto soggettivo e non esclude il pericolo di una dimenticanza”, premette Dalla Porta Xydias. “Sono certo che appena il giornale andrà in macchina mi batterò con la mano la fronte al ricordo di tale amatissimo e stimatissimo libro uscitomi dalla testa!”. Ecco dunque i libri che Spiro vorrebbe avere sottomano lassù.

Prevenzione valanghe: si salvi chi impara

Nuove importanti iniziative vengono attuate per la sicurezza e la prevenzione degli incidenti in valanga. In dicembre si è inaugurato al passo San Pellegrino (TN) a cura del Servizio Valanghe del Club Alpino Italiano con la collaborazione del Centro Valanghe di Arabba un centro dove chiunque può fare pratica nell'uso dell'apparecchio ARVA per la ricerca dei sepolti. Analoga iniziativa, di cui da notizia il notiziario del CAI Lo Scarpone, è stata annunciata dalle guide alpine valdostane impegnate, attraverso la Fondazione Montagna Sicura, nella gestione di due campi scuola per insegnare a utilizzare Arva, pala e sonda: uno nel comprensorio di Monterosa Ski, vicino a Passo dei Salati, e l'altro al Pavillon sul Monte Bianco.

Il cinema delle montagne ora ha un dizionario

Dalla collaborazione tra il Museo nazionale della Montagna/CAI Torino e la Regione Piemonte è nato il primo dizionario dedicato al cinema delle montagne. S'intitola “Dizionario Museomontagna del cinema delle montagne” (Utet Libreria - Museo della Montagna “Duca degli Abruzzi” - formato: 17x24 cm, 768 pagine + 64 con riproduzione di manifesti a colori - CD-Rom allegato - 55 euro). Si tratta, come riferisce il notiziario del CAI Lo Scarpone, di un evento editoriale di grandissima importanza per la cultura alpina. Il volume raccoglie circa 4000 schede di film relativi a montagna, alpinismo, esplorazione, Poli e regioni artiche. “L'approfondita ricerca, effettuata su riviste spesso di rara consultazione”, osserva Aldo Audisio, direttore del Museo della Montagna, “e sui preziosi documenti promozionali originali, ha portato alla luce una ricca quantità di materiale pressoché inedito e ha permesso di giungere alla definizione del cinema delle montagne. L'ordine cronologico delle schede filmografiche permette al lettore un raffronto critico tra le varie cinematografie, un approfondimento di temi e di percorsi di ricerca. Grazie a questo lavoro abbiamo cercato di definire gli spazi di un genere di cui tanto si è parlato e si parla. Il progetto del dizionario ha inoltre permesso al Museomontagna di costituire una raccolta di documenti, riferiti ai singoli film, che si affianca ai fondi già esistenti. I nuovi materiali, a disposizione dei ricercatori nell'Area Documentazione Museomontagna, permetteranno agli studiosi di approfondire e continuare il nostro lungo e affascinate viaggio dalle origini del cinema a oggi”.

Sci e rischi in un libro della Fondazione Courmayeur

Dal nuovo anno sulle piste d'Italia si scia con il "codice delle piste" in tasca: precedenze, sorpassi, segnaletica, casco, velocità, tutto è rigorosamente normato secondo la nuova legge-quadro appena entrata in vigore. Ormai è ufficiale: gli sport invernali, categoria che include, oltre allo sci di discesa, anche scialpinismo e sci nordico, sono pericolosi e pertanto regolati dalla legge n. 363 del 24/12/2003, in corso di attuazione nelle diverse regioni. Il nuovo dodecalogo dello sciatore, ispirato evidentemente al codice della strada, prevede una serie di norme che non vanno oltre il buon senso e l'educazione dello sciatore: la velocità deve essere “moderata” in relazione alla pista, occorre dare precedenza a destra negli incroci, sorpassare solo con sufficiente visibilità e mantenere una condotta che in generale "non costituisca pericolo per l'incolumità altrui".
L'occasione per fare il punto sulla nuova legge è stata offerta, come riferisce il notiziario del CAI Lo Scarpone, dalla Fondazione Courmayeur che sull'argomento presenta il quaderno “Montagna rischio e responsabilità” a cura di Maurizio Flick. Da dieci anni la fondazione promuove la ricerca in materia di rischio e responsabilità in montagna a livello di giurisprudenza coinvolgendo guide alpine, maestri di sci, gestori di impianti e albergatori. Tutti d'accordo nel riconoscere che la nuova legge è importante, soprattutto in quanto primo tentativo di creare standard nazionali - presto europei - in materia di sicurezza sulla neve. Ma, come è stato rilevato da più parti, rimane un ampio margine di discrezionalità legato alla buona condotta e al senso di responsabilità individuale (come in tutte le attività in montagna). Dal punto di vista giuridico la legge prevede l'onere della prova per la parte lesa, come ha spiegato in un incontro di giuristi ad Aosta organizzato dalla Fondazione Courmayeur Franco Cozzi, procuratore generale di Genova: “In caso di scontro, chi ha ragione deve dimostrarlo; uno sciatore fermo a bordo pista investito da un altro se non trova testimoni paga metà del danno. È una lacuna gravissima, occorrerebbe pensare a un'assicurazione obbligatoria con lo ski pass”. L'assicurazione obbligatoria nello ski pass vede tuttavia contrari i gestori degli impianti, come ha argomentato il milanese Sandro Lazzari, presidente dell'Associazione nazionale esercenti delle funivie: “L'esperimento dell'assicurazione obbligatoria è fallito perché la gente se ne approfittava, chiedendo sempre il massimo del rimborso; e poi farebbe lievitare il costo dello skipass: meglio fare affidamento sulla polizza del capofamiglia, come in Francia”. La legge è utile soprattutto per omologare la segnaletica a livello internazionale, ma secondo Lazzari si fa troppo allarmismo perché l'incidenza del rischio sulle piste da sci non è più alta che in strada e in Italia abbiamo le piste più sicure. “Il maggior numero di incidenti avviene non per scontri ma per eccesso di velocità, con piste sgombre e condizioni ottimali”. Per quanto riguarda il fuoripista e il divieto agli “scialpististi” di risalire gli impianti la norma lascia ampie zone di indeterminatezza. “Risalire le piste è vietato, salvo autorizzazione del gestore; e un motivo c'è: salire con le pelli di foca il pomeriggio e scendere al buio con la torcia frontale è pericoloso perché si rischia di incappare nei battipista”, ha chiarito il presidente delle guide alpine valdostane Massimo Datrino. E poi c'è la questione del fuoripista, una pratica in continuo aumento, molto pubblicizzata, ma di cui non si mostrano abbastanza i pericoli, secondo Datrino. Che ha portato l'esperienza del Canada come esempio: autosoccorso obbligatorio, controllo dell'ARVA ai cancelli e niente divieti sulle piste. “Tutti i pendii di un comprensorio devono essere bonificati dalle valanghe, in ogni caso; i cartelli di divieto a uscire dalle piste hanno valore solo se apposti su ordinanza del sindaco”, spiega.

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