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Lo Scarpone - maggio 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano
Da poche settimane è in vigore il nuovo Statuto del Club Alpino Italiano pubblicato integralmente in otto pagine speciali nel mensile Lo Scarpone in distribuzione alla fine di aprile fra gli oltre 304 mila iscritti all'associazione e scaricabile dal sito del CAI digitando http://www.cai.it/ e cliccando alla voce “salva i documenti”. L'elaborazione del testo si è concretizzata negli ultimi cinque anni in due fasi successive. Le modifiche di primo livello (nuovo assetto dell'Organizzazione centrale con l'insediamento del Comitato di presidenza, nuove funzioni consultive assegnate al Consiglio centrale) sono state apportate in applicazione del decreto legislativo 29 ottobre 1999 n. 419 emanato ai sensi della Legge delega 15/3/1997 numero 59 nota con il nome di 1° Legge Bassanini. Sono state approvate con Decreto ministeriale del 16 maggio 2001 pubblicato sulla gazzetta Ufficiale numero 183 dell'8 agosto 2001.
Le modifiche di secondo livello la cui elaborazione si è conclusa nel 2004 riguardano invece le nuove strutture operative, la maggiore autonomia agli organi tecnici periferici, la nascita dei Raggruppamenti regionali al posto dei Convegni delle sezioni e, in definitiva, una struttura decisamente allargata alla base.
Per quanto concerne il Regolamento, la relativa approvazione da parte del Consiglio centrale è del 12 febbraio 2005. Statuto e regolamento sono entrati in vigore il 23 febbraio 2005 con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale numero 44 del decreto del 18 gennaio 2005 riguardante l'approvazione delle modifiche di secondo livello da parte del Ministero delle Attività Produttive di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze .
Maggio si annuncia intenso e piacevolmente movimentato nella vita del Club Alpino Italiano come riferisce “Lo Scarpone”, notiziario ufficiale dell'associazione fondata nel 1863 da Quintino Sella. Il mese si apre con la 53° edizione del Filmfestival di Trento dedicata al tema dell'Artide e dell'Antartide. Venerdì 6 all'Auditorium Santa Chiara la serata-clou: Reinhold Messner racconta il suo rapporto con i Poli in una grande serata con ospiti illustri e testimonianze dirette. Sabato 7 maggio al Teatro Sociale la cerimonia di consegna delle “Genziane” ai film vincitori. La rassegna si conclude domenica 8. Per il calendario definitivo delle proiezioni e degli appuntamenti consultare il sito www.trentofestival.it . Saluzzo ospita invece sabato 21 e domenica 22, l'evento più importante della vita associativa, l'annuale assemblea dei delegati organizzata dalla Sezione “Monviso” che festeggia quest'anno il centesimo anniversario dalla fondazione e di uno dei rifugi storici del CAI, il “Quintino Sella” al Lago Grande (info: www.caisaluzzo.it ). L'escursionismo fa infine la parte del leone in maggio sia con le molteplici proposte del programma nazionale Trenotrekking 2005 sia con la Giornata nazionale dei sentieri che domenica 29 è alla quinta edizione.
Alla figura di Giovanni Paolo II è stato reso omaggio sabato 2 aprile dal Club Alpino Italiano durante la riunione del Comitato centrale di indirizzo e controllo poche ore prima che Karol Woytila cessasse di vivere gettando nello sconforto milioni di fedeli. Nell'evocarne la personalità, il presidente generale del CAI, professor Annibale Salsa, ha ricordato il suo incontro nel 1977 con Woytila, non ancora pontefice, in occasione di un congresso di filosofia morale, e sull'argomento ha scritto per Lo Scarpone in distribuzione in maggio fra gli oltre 304 mila soci del CAI un breve ricordo. “ La morte di Giovanni Paolo II”, scrive il presidente del CAI, “mi ha riportato alla mente l'incontro avuto con Lui due anni prima che Egli salisse al soglio pontificio e precisamente nell'anno 1976 durante un Congresso Internazionale di Filosofia nel quale eravamo entrambi coinvolti come relatori. Lui, Arcivescovo di Cracovia e professore di Filosofia morale all'Università di Lublino, io giovane assistente di filosofia morale. Mi toccò il compito, in qualità di moderatore, di dargli la parola e di riassumere brevemente, alla fine del Suo intervento, gli elementi essenziali dell'analisi teoretica da Lui svolta”. Salsa ricorda Giovanni Paolo II come “un grande Papa interprete del mondo contemporaneo” e sottolinea di farlo “in conformità di quello spirito laico e aconfessionale che caratterizza l'identità storica del Club alpino italiano. Spirito che intendo testimoniare con coerenza e nel rispetto di tutte le idee e le confessioni religiose dei nostri Soci”.
Il notiziario del CAI ripercorre la storia dei frequenti soggiorni del Pontefice nelle località alpine facendo anche riferimento al volumetto “Giovanni Paolo II Papa tra i monti” uscito di recente a cura di Nadia Milliery Ognibene e Raffaella Poletti (LeChateau editore, 112 pagine,15 euro), che raccoglie i discorsi pronunciati dal papa durante i soggiorni in montagna, presentati assieme a illuminanti cenni sulla vita.
Nel rilanciare l'invito a guardare “oltre la neve” il presidente della Commissione per la protezione delle alpi (CIPRA) Damiano Di Simine ha ribadito in occasione di un convegno organizzato il 19 maggio nella “cittadella dello sci” di Montecampione (BS) le strategie dell'importante “tavolo di lavoro” da lui presieduto, con la partecipazione di diverse associazioni ambientaliste tra cui il CAI: collaborazione fra turismo e prodotti locali, diffusione di una nuova cultura dell'ospitalità, investimenti in edilizia di qualità, rispetto per la natura. L'impiantistica? Una voce importante, ammette Di Simine, peccato che le ingenti spese di gestione e l'utilizzo degli impianti limitato a pochi mesi all'anno ne rendano inconsistente il valore aggiunto. Con grande attenzione, al meeting è stata accolta, come riferisce il notiziario del CAI Lo Scarpone, l'analisi formulata da Mario Cotelli, consulente turistico valtellinese, la cui fama è legata alla leggendaria “valanga azzurra” dello sci. “Da trent'anni”, spiega Cotelli, “la filosofia dello ski-total sta mostrando le sue pecche, soprattutto alla luce di una verità incontestabile: il solo sci è insufficiente a soddisfare le molteplici esigenze della domanda turistica invernale”. Ecco allora, nel futuribile scenario delineato da Cotelli, affacciarsi la concreta esigenza che la singola località vada inserita in un “sistema turistico” dall'offerta differenziata. Dove, a beneficio dei sempre più incontentabili vacanzieri, siano compresi ambiente naturale, cultura locale, arte, storia, artigianato, e quel termalismo dove oggi si respira un'aria giovane e un po' new age, con yoga, massaggi, musicoterapia. “Creare un'offerta differenziata è anche in imperativo imposto dai nuovi impianti ultraveloci”, osserva Cotelli. “Cinquemila metri di dislivello in tre ore sono ormai alla portata di tutti e possono bastare per accontentare anche i più scatenati sciatori. Il problema resta come riempire il tempo durante il soggiorno. Ed ecco nella bassa Valcamonica presentarsi non poche occasioni: Boario con le sue terme, il lago d'Iseo, i celeberrimi graffiti preistorici. Ma perché le idee si traducano in fatti occorre verificare la reale vocazione turistica dei residenti. Che devono accettare (e non sempre lo fanno) il sacrificio di lavorare la domenica e i limiti della stagionalità”.
Colpo di timone sul lago di Lecco? Potrebbe essere il congresso della svolta quello annunciato per il 26 e 27 novembre ai piedi delle Grigne dalla Commissione nazionale delle scuole di alpinismo e scialpinismo del CAI. Giustificata è quindi l'attesa per l'evento sotto l'incalzare di nuove tecniche, stili di arrampicata e… di vita. “Inutile negarlo. Il compito che ci aspetta è di tutto rispetto”, spiega in un'intervista al notiziario Lo Scarpone Rolando Canuti, da tre anni presidente di questo importante Organo tecnico del Club alpino. “Più che mai infatti è sentito un rilancio delle scuole come centri di formazione e di cultura dell'alpinismo. Ma a un patto: che non si tradiscano le aspettative per le nuove discipline”. Prioritario nelle scuole resta a giudizio del presidente l'apprendimento dei metodi di sicurezza. Non a caso l''ARVA per le ricerche in valanga è entrato proprio attraverso le scuole nella mentalità di migliaia di scialpinisti. Canuti ha impresso in questi anni un notevole dinamismo all'organo tecnico di cui è responsabile, in un periodo di grandi trasformazioni. Nato a Cinisello Balsamo, nell'hinterland milanese, il presidente è sbocciato all'alpinismo attraverso i corsi della gloriosa Parravicini del CAI Milano, di cui è stato direttore passando poi a dirigere per la bellezza 23 anni la scuola da lui stesso creata a Cinisello. Una quarantina d'anni alle prese con la didattica rappresentano certo un patrimonio prezioso. Nel quale si inseriscono sostanziose spedizioni extraeuropee: l'Api e il Sathopan nell'Himalaya, la Cordillera Blanca in Sud America. E poi arrampicate classiche, dall'Innominata al Bianco, alla Noire, alla Detassis in Brenta, alla Aste, al Civetta, alla Comici in Lavaredo.
Dietro la prima ascensione invernale del Shisha Pangma, 8027 metri, compiuta il 14 gennaio dall'alpinista bergamasco Simone Moro con il polacco Piotr Morawski (una pagina gloriosa dell'alpinismo italiano) si è delineata una schermaglia non priva di veleno tra la cordata italo polacca e il fuoriclasse francese Jean-Christophe Lafaille. Quest'ultimo ha infatti raggiunto a sua volta la vetta in solitaria con un mese di anticipo, il 12 dicembre, e i connazionali hanno deciso di attribuirgli la gloria della prima salita invernale con una nomination per il prestigioso “piolet d'or” che si è assegnato in febbraio a Grénoble. Inconveniente non da poco: l'inverno meteorologico decorre dal 21 dicembre… Sulla polemica Moro-Lafaille interviene sul notiziario Lo Scarpone Massimo Giuliberti, presidente del gruppo occidentale del Club Alpino Accademico Italiano. “Le polemiche di questo ed altri tipi sono da sempre una caratteristica – purtroppo - del mondo alpinistico di punta”, spiega Giuliberti. “Nel merito il buon senso mi dice che entrambe le salite sono delle grandi prestazioni, perché le condizioni invernali non guardano il calendario, e chiunque faccia alpinismo sa peraltro che si possono trovare condizioni brutte in estate e condizioni buone in inverno. Personalmente qualche anno fa ho fatto la cresta del Leone al Cervino il giorno della befana e l'ho trovata talmente pulita dalla neve che non ho usato i ramponi. In ogni caso convengo con Simone Moro sul fatto che, così come in ogni altro ambito della vita sociale, laddove si vogliano in qualche modo stilare classifiche e registrare primati è necessario attenersi alle regole dettate dalle leggi, dagli usi e dalle convenzioni, e il calendario astronomico rientra ovviamente tra queste ultime”.
“El macizo del San Lorenzo” (Il massiccio del San Lorenzo) è il titolo del libro curato dall'alpinista ed esploratriice Silvia Metzeltin Buscaini (78 pagine, 10 euro) che la Fondazione Giovanni Angelini di Belluno dedica alle popolazioni delle Ande patagoniche. Il libro è infatti scritto in spagnolo perché destinato in primis alla gente della regione cordiglierana affinché meglio conosca questa parte del loro patrimonio culturale. “Questo ideale viaggio con Silvia nell'altro emisfero”, è spiegato nelle pagine del notiziario Lo Scarpone dedicate alle novità editoriali, “esprime alla perfezione l'impegno della Metzeltin, socia onoraria del CAI, nei confronti delle Ande Patagoniche e della loro gente, frequentata in trent'anni di scalate e di esplorazioni”. Nata nel 1991 con lo scopo “di promuovere la ricerca scientifica e la formulazione culturale sulla montagna come ambiente geografico, geologico, naturalistico, alpinistico, antropologico, linguistico, artistico, economico, di valorizzare e salvaguardare l'ambiente montano”, la Fondazione Angelini di Belluno ( tel 0437.948446 - www.angelini-fondazione.it ) vanta un ricco catalogo di pubblicazioni recentemente edito in versione aggiornata. L'opera curata da Silvia Metzeltin Buscaini sul massiccio montuoso delle Ande Patagoniche Australi, al confine tra Cile e Argentina, è l'ultima nata di una trentina di prestigiose pubblicazioni. Del San Lorenzo viene offerta per la prima volta un'analisi a 360 gradi, che riguarda la storia delle esplorazioni, la geologia, la bibliografia e ovviamente le esperienze alpinistiche a cominciare dalla prima ascensione effettuata nel 1943 dal salesiano Alberto Maria De Agostini (1883-1960).
Nella galleria dei regnanti con una particolare vocazione montanara occorre adesso inserire il nome di Alberto Grimaldi che il 6 aprile, alla scomparsa del padre Ranieri, ha assunto a 47 anni la guida del Principato di Monaco. Laureato in scienze politiche, amante dello sport e dell'avventura, del principe si dice che abbia sempre rappresentato il piccolo principato di origine genovese in modo esemplare, Olimpiadi comprese. Il catalogo della bella mostra (1998) del Museo della Montagna dedicata a “picchi, piccozze e altezze reali” ce lo mostra non a caso nell'abitacolo di un bob durante un allenamento a Sankt Moritz, in vista dei Campionati mondiali del 1997, e sulla pista olimpica di Hundersfossen, nel febbraio 1994. La sua passione per la montagna non può certo rivaleggiare con quella di un altro Alberto celeberrimo, il re alpinista del Belgio scomparso nel 1934 per un incidente in palestra di arrampicata. Tuttavia il Principe di Monaco ha dato prova, anche recentemente, di essere dotato di un particolare “stile alpino”, come dimostra una testimonianza inedita sul notiziario del CAI “Lo Scarpone” del presidente generale del Club Alpino Italiano. Il professor Annibale Salsa lo incontrò infatti “in pedule, zaino e calzoncini” il 21 giugno 2002, Anno internazionale delle montagne, in occasione dell'inaugurazione del tratto monegasco della "Via Alpina", primo emblematico segmento della traversata delle Alpi.
“Ho avuto modo”, racconta il presidente del CAI, “di percorrere in quell'occasione con il principe l'itinerario compreso tra la Rocca monegasca e lo storico Colle di La Turbie. In quella calda giornata di solstizio estivo molti soci delle sezioni CAI del Ponente ligure, del Cuneese, del Club alpino monegasco e di quello francese di Nizza si sono ritrovati lassù per una simpatica kermesse escursionistica, quasi a voler lanciare un messaggio alternativo e paradossale all'immagine stereotipata di un luogo più conosciuto per rally e casinò che per zaini e scarponi”.
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