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Lo Scarpone in anteprima

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 6 - giugno 2005

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
Segreteria di redazione: Giovanna Massini
e-mail: loscarpone@cai.it
tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201

Lo Scarpone - giugno 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - giugno 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano

In questo numero

Via Petrella 19, il cuore del Club alpino

Sono trascorsi sei anni da quando, il 20 febbraio 1999, la Sede centrale del Club Alpino Italiano fu inaugurata a Milano in via Petrella 19, a pochi passi dalla Stazione centrale. Le pagine di cronaca dei quotidiani milanesi riferirono di una cerimonia in schietto stile alpino con i “rappresentanti del Palazzo”, ma anche con le glorie dell'alpinismo Cassin, Aste, Frizzera, Romanini, “Franzin” Cazzaniga, Stenico; e con danze occitane, ragazzi e ragazze nei costumi della Valtellina e gli immancabili cori in cui si divertì a far sentire la sua voce l'allora presidente generale Gabriele Bianchi. Sotto il tetto di via Petrella l'Organizzazione centrale in questi sei anni si è animata ed è cresciuta parecchio, con gli uffici amministrativi, le redazioni dei giornali, il soccorso alpino, la cineteca, l'archivio storico, il club accademico, le guide alpine. Sotto l'incalzare delle nuove tecnologie informatiche, sono cambiate diverse cose e altre sono in procinto di cambiare sull'onda lunga delle riforme arrivate a compimento con il nuovo Statuto. Lo Scarpone di giugno dedica sei pagine speciali al “pianeta” di via Petrella esplorando ogni aspetto della moderna e funzionale sede centrale del CAI. In un'intervista il direttore generale Paola Peila fa il punto sugli aspetti operativi della complessa “macchina” a cui fanno capo le 487 sezioni e le 316 sottosezioni nonché le 31 delegazioni del Soccorso alpino, l'organizzazione delle guide alpine iscritte alla sezione speciale dell'AGAI (Associazione guide alpine italiane), la Cineteca, la Biblioteca nazionale e il Museo nazionale della montagna “Duca degli Abruzzi”. La sede di via Petrella

si articola in tre piani fuori terra e un piano interrato per un totale di circa mq 1700. L'edificio risale al 1942 quando venne destinato una scuola. Sorge all'interno di un isolato urbano, protetto dalle circostanti cortine edilizie residenziali. Il progetto di adeguamento, avvenuto nel 1998, è opera dell'architetto Pierangelo Sfardini insieme con l'ingegner Luisella Garlati. L'attenta progettazione, con l'intervento dell'architetto Francesca Vagliani, degli arredi e delle finiture, conferisce alle varie aree funzionalità e ottima qualità ambientale. La sede è ubicata a pochi minuti a piedi dalla Stazione centrale ed è facilmente raggiungibile con la metropolitana MM2, fermata Caiazzo.

Trofeo Mezzalama, una leggenda tra i ghiacci

Dal 1933 il Trofeo Mezzalama è considerato la regina delle gare di scialpinismo, fondata in quegli anni dagli appassionati del Club Alpino Accademico Italiano e dello Sci club di Torino. Gli inviati del notiziario del CAI “Lo Scarpone” sono saliti a quattromila metri per raccontare tutti i particolari dell'appassionante competizione che il 21 aprile ha visto in lizza 450 atleti divisi in 144 “pattuglie” formate da tre sciatori alpinisti venuti da tutto il mondo. In totale il percorso si è sviluppato su 45 chilometri in gran parte su ghiacciaio, con 2862 metri di dislivello in salita e 3145 di discesa per arrivare fino al traguardo di Gressoney La Trinitè con gli sci ai piedi con partenza dalla conca del Breuil. I primi, il team franco-valdostano “Savoie Haute Savoie” composto dal 24enne Guido Giacomelli assieme ai francesi Stephane Brosse e Patrick Blanc (già vincitori nel 2003), hanno impiegato 4 ore e 18 minuti: record assoluto sul percorso moderno (prima del ‘97 il tracciato andava dal colle del Teodulo fino al Lago Gabiet) che batte di ben 14 minuti il precedente ottenuto nel 2001 dai campioni valtellinesi Graziano Boscacci e Ivan Murada (quest'anno assenti per infortunio). Sul podio, dietro ai vincitori, una squadra svizzera e una tutta valdostana. Ma come ci si allena per affrontare questa titanica traversata oltre i quattromila, dove l'ossigeno è rarefatto e una bufera può scatenarsi da un momento all'altro mettendo in seria difficoltà concorrenti e organizzazione? Oriana Pecchio, giornalista e medico di montagna, non ha dubbi. Il podio non può che essere riservato ad atleti professionisti. Giacomelli, l'italiano della staffetta vincitrice, è atleta FISI e si ritaglia almeno cinque ore al giorno per allenarsi: tre di sci e due di corsa nei periodi di carico, arrivando a fare 100mila/110mila metri di dislivello (in salita con gli sci) per stagione. Analogo il training di Jean Pellissier, forte skyrunner valdostano, che per la seconda volta si è dovuto accontentare del terzo gradino del podio del Mezzalama, pur avendo lo scorso anno strappato agli svizzeri la vittoria nella Patrouille des Glaciers. Prima o dopo il lavoro, con i compagni di cordata Denis Brunod e Manfred Reichegger, si è allenato almeno due ore al giorno sugli sci, arrivando a totalizzare circa 120mila metri di dislivello nella stagione.

Hanno “rubato” un valico delle Apuane!

Una manifestazione nazionale battezzata “SOS Apuane: Focolaccia il passo rubato” vede mobilitati il 25 e 26 giugno il CAI e la sua Commissione TAM insieme con tutte le associazioni per la tutela del territorio, nazionali e locali (tra queste “La Pietra Vivente” di Massa che da decenni è impegnata nella raccolta e divulgazione di materiale proprio sulle Alpi Apuane), con l'intenzione non solo di sollevare il problema escavazione in siti “paesaggistici” o di “alta quota” ma di affrontare, a livello legislativo il problema “delle regole” cioè un preciso e specifico quadro normativo che definisca:

Che cosa si debba mettere in sicurezza o ripristinare utilizzando appositi fondi strutturali per l'ambiente apuano.

La situazione ambientale delle Apuane appare molto grave in base a un articolo-denuncia sullo Scarpone di giugno di Eugenio Casanovi della Commissione toscana per la protezione dell'ambiente montano. Alla fine degli anni ‘80 anni un forte movimento d'opinione scosse il mondo della montagna per contestare il “piano marmi” della regione Toscana che aveva ammesso l'escavazione in alta quota, comprese creste, cime, passi e ventri di montagne: siti indicati come naturalmente ricchi di materiali pregiati, con poca terra o scarti e di facile asportazione. Con rapidità impensabile si sono successivamente (e a dispetto delle proteste) spianate creste, abbattuti picchi, traforate dall'interno intere montagne. Il business dell'asportazione dei ravaneti per il cosiddetto “ripristino ambientale con recupero del carbonato di calcio” ha, poi, completato l'opera: il nuovo miraggio economico non è più nel bianco, grande e nobile statuario, destinato all'arte, ma nel bianco finissimo, e poco nobile, carbonato componente di dentifrici e mangimi, vernici e medicine, fino a impensabile ingrediente di una nota marca di spaghetti. Le Apuane, in conseguenza di questi nuovi comportamenti dell'uomo, sono dunque peggiorate. Uno dei tanti siti esemplari in tal senso, è proprio il Passo della Focolaccia, teoricamente 1650 metri di quota tra province di Lucca e Massa, scelto per la manifestazione del 25 e 26 giugno perché visibilissimo dal fondovalle della Garfagnana e da buona parte dell'Appennino. E' un “passo rubato”, cioè che non esiste più e non potrà essere “restituito” da alcun'opera di ripristino ambientale. Abbassato di circa 100 metri, asportando doline e inghiottitoi del sistema carsico e il sentiero (di un'antica via del sale), ha visto cancellati, col sottostante ravaneto, endemismi botanici e biotopi protetti: oramai è solo una ferita nel bel mezzo del versante Garfagnino delle Apuane settentrionali dove la maggioranza delle cave era da sempre pudicamente nascosta in posizione defilata, non visibile dall'ameno fondovalle.

In Francia si celebra la conquista del Makalu

I favolosi anni Cinquanta c'incalzano con le memorie di una generazione post bellica tutta protesa a scoprire il mondo. Come ci ricorda il notiziario Lo Scarpone, la primavera 2005 ci riporta a una grande impresa alpinistica di quegli anni, la conquista francese del Makalu (8463 metri), quinto ottomila in ordine decrescente di altezza. Guidati da Jean Franco i nove partecipanti e il sirdar sbucarono felicemente sulla vetta del “Grande nero” in tre diversi gruppi il 15, il 16 e il 17 maggio. Anche in questo caso, come l'anno precedente sul K2, la bombola d'ossigeno fu l'elemento-chiave della conquista. I francesi non si accontentarono infatti, come riferisce Roger Frison-Roche (“Storia dell'alpinismo”, Corbaccio, 1996), di utilizzare apparecchi derivati dall'aviazione. Gli alpinisti vennero dotati di una rivoluzionaria maschera con la bottiglia “a circuito aperto” da portare nello zaino, con cinque ore e mezza di autonomia. Il successo della spedizione guidata da Franco sembrò dimostrare come l'Himalaya potesse “anche” rappresentare un piacevole terreno di gioco. Il prestigio della patria lo si dava una volta tanto per scontato, comunque fossero andate le cose.

Disco verde sui tracciati delle ferrovie in disuso

Fuggire dalla trappola della velocità. Contrapporre all'odierna frustrazione del mordi e fuggi, della miseria del fast food, delle nevrosi e delle malattie indotte da ritmi di vita troppo accelerati, una visione più pacata e a misura d'uomo delle attività del tempo libero. Questo l'invito del Club Alpino Italiano, che si traduce in un'infinità di proposte escursionistiche basate sulla moderna cultura del camminare per conoscere, per scoprire, per tutelare la natura e i valori dell'uomo. Una di queste proposte ha da un paio d'anni trovato applicazione nel progetto della cosiddetta “mobilità dolce”, rispettosa dell'ambiente, sullo sfondo di vie verdi, sentieri di grande percorrenza o tematici, ferrovie turistiche, ippovie. Oggi CoMoDo (Confederazione Mobilità Dolce) non è soltanto un'elegante etichetta inventata da abili strateghi del marketing, ma un prezioso tavolo di lavoro dove s'incontrano diverse filosofie accomunate dalla ricerca di una ritrovata lentezza. Dove il Club Alpino Italiano, in qualità di autorevole “socio fondatore” della confederazione costituitasi a Verona il 4 luglio 2003, è in prima linea con i suoi esperti, e fitto è il dialogo tra i rappresentanti delle associazioni ambientaliste, e degli appassionati dell'escursionismo, della bicicletta, dell'equitazione. Dopo avere posto, attraverso una serie di riunioni preliminari, le basi di un'attività che nel nostro Paese non ha precedenti, ora si tratta di passare dalla teoria alla pratica. E il 15 aprile i rappresentanti della Confederazione hanno affrontato nella sede centrale del CAI, in via Petrella, un'approfondita discussione riguardante l'impegno più gravoso: un disegno di legge per trasformare le ferrovie dismesse in percorsi verdi a disposizione di chi cammina, pedala, cavalca. Impresa non semplice per la molteplicità degli interessi in gioco, come ha evidenziato Albano Marcarini, urbanista, giornalista e scrittore, autore di volumi sulla “dolce” arte del camminare e del pedalare negli angoli più sconosciuti del Bel Paese. Le sedi, anzi i “sedimi” dove un tempo sferragliavano i convogli, spesso sono infatti contesi da frontisti che cercano di accaparrarseli, ma anche da Comuni decisi a sfruttarli per scopi sociali o commerciali, pregiudicando così una possibile futura riattivazione del servizio ferroviario. Inoltre può sempre capitare, come nel caso dell'ex ferrovia Voghera-Varzi, che un concomitante progetto di “via verde” costituisca un'alternativa al progetto di CoMoDo e tradursi in una deleteria fase di stallo.

Verso Torino 2006. Si rinnova il Museo della Montagna

A conclusione dei lavori di restauro e di recupero funzionale dell'Area espositiva del Museo Nazionale della Montagna “Duca degli Abruzzi”, iniziati nel settembre 2003, sono state completate le sale, la terrazza panoramica (Vedetta alpina) e le opere condotte a cura della Città di Torino. Dopo meno di venti mesi di lavori i locali, completamente rinnovati, sono ora pronti a ricevere gli allestimenti che verranno presto realizzati con la collaborazione di Regione, Provincia e fondazioni. Come viene riferito nel fascicolo di giugno del notiziario del CAI “Lo Scarpone”, durante la cerimonia d'inaugurazione la Città di Torino ha riconsegnato simbolicamente al Museo la prima bandiera del Club Alpino Italiano, recentemente restaurata. “Tale atto venne compiuto per la prima volta da Felice Rignon, sindaco di Torino, il 9 agosto 1874, in occasione dell'inaugurazione della Vedetta Alpina, primo nucleo dell'attuale museo, segnando di fatto l'inizio di una lunga e proficua collaborazione tra la città e il CAI-Torino”, ha spiegato Aldo Audisio, direttore del Museo che ha fatto gli onori di casa con Fiorenzo Alfieri, assessore per le Risorse e lo Sviluppo della cultura. Lo storico museo del Club Alpino Italiano figura ai primi posti tra le grandi attrazioni offerte da Torino nel 2006 in occasione dei Giochi invernali.

Guide alpine, una sentenza sull'esercizio abusivo

Una recente sentenza del Tribunale Penale di Milano (Sez. IV – Dott.ssa E. Canevini – sent. n. 9048/04 dell'8.10.04), cui la stampa ha dato un certo risalto, ha offerto argomenti di riflessione e approfondimento sulla delicata tematica dell'accompagnamento in montagna a uno dei maggiori esperti dell'argomento, l'avvocato Vincenzo Torti, componente del Comitato direttivo centrale del CAI. La sentenza in questione ha dichiarato colpevoli del reato di esercizio abusivo della professione di guida alpina due istruttori di arrampicata sportiva della FASI per aver organizzato un corso a pagamento nell'ambito del quale accompagnavano gli allievi su un sentiero impervio, utilizzando tecniche di sicurezza alpinistica. Sul fascicolo di giugno del notiziario Lo Scarpone, l'avvocato Torti si sofferma in particolare, nell'ottica dei rapporti che intercorrono tra il CAI e le guide alpine, su tre punti: 1) l'attività sin qui svolta in proposito dal Club Alpino Italiano, rispetto alle norme che tutelano la professione di guida alpina; 2) l'accompagnamento che, per ragioni logiche storiche e sistematiche, costituisce parte integrante dell'attività dei cosiddetti istruttori del CAI; 3) i criteri distintivi tra l'accompagnamento professionale e quello non professionale, necessari per individuare eventuali abusivismi. Su questo argomento, indubbiamente problematico e complesso, appare ormai irrinunciabile secondo il notiziario del Club alpino un congresso nazionale aperto a tutte le voci interessate.

Tutti insieme appassionatamente sui sentieri della Sicilia

Un intenso programma di conferenze, visite culturali, momenti formativi e, soprattutto, escursioni attende i soci del CAI che migreranno al Sud per gustare dal 30 settembre all'8 ottobre, in occasione dell'ottava Settimana nazionale dell'escursionismo, i tepori dell'autunno siciliano. Ne dà notizia in anteprima il notiziario del CAI Lo Scarpone precisando che il concomitante 8° Congresso nazionale degli accompagnatori di escursionismo sarà un'occasione di incontro e di riflessione sul ruolo di questa importante figura all'interno del sodalizio. Appuntamento più tecnico sarà invece il 7° Meeting sulla sentieristica dove si farà il punto sullo stato dei sentieri, in particolare nel Meridione dove diversi progetti stanno ponendo le basi per una segnaletica finalmente uniforme ed efficace. Tali attività avranno come teatro i diversi ambienti naturali della Sicilia e le sue numerose aree protette: il Parco fluviale dell'Alcantara con le sue gole incise nei colonnati basaltici di una antica colata lavica, il Parco naturale regionale delle Madonie che ospita numerosi edifici religiosi, monasteri, eremi, nonché mulini, vecchie masserie e resti di antichi casali romani, il Parco naturale regionale dei Nebrodi caratterizzato da ricchi boschi (soprattutto faggete), ampi pascoli ad alta quota, laghi e torrenti, il Parco naturale regionale dell'Etna occupa lo spazio che un tempo era quello del grande golfo compreso fra i Peloritani e gli Iblei. L'occasione è propizia per esplorare il mosaico non solo naturale della Sicilia, in cui si incrociano diversi aspetti culturali grazie alle numerose civiltà che hanno lasciato impronte indelebili in quest'isola al centro del Mediterraneo.

Via Francigena in diretta con il CAI

Il Club Alpino Italiano ha accompagnato i novelli pellegrini di Radio Rai Tre nel tratto più impegnativo e montano della Via Francigena, dal pedecolle parmense fino a Sarzana (Luni). Questa iniziativa senza precedenti, che sancisce l'importanza del ruolo svolto dal Club alpino per la promozione dell'escursionismo e di un turismo in sintonia con la natura e la cultura del territorio si è inquadrata in aprile nel pellegrinaggio radiofonico lungo l'itinerario storico e religioso che collega Canterbury (GB) a Roma, percorso a piedi nel tratto italiano da una troupe radio coordinata dal producer Chiara Galli con Giovanna Svignano in redazione, e da giornalisti e scrittori che si sono alternati lungo il trekking dall'abbazia di Novalesa fino a Roma. L'arrivo in Vaticano è avvenuto il 14 maggio. Come riferisce il notiziario del CAI Lo Scarpone nel fascicolo in distribuzione, la partecipazione del CAI all'iniziativa di Raitre si è sviluppata all'interno del progetto nazionale del CAI del gruppo Terre Alte, rivolto al recupero della memoria della presenza dell'uomo in montagna. Il percorso copre un tratto di circa 150 km e raggiunge l'altezza massima di 1040 m al passo della Cisa. La scelta dell'itinerario è stata fatta utilizzando antiche mappe, le carte dell' IGM e attraverso una ricognizione sul territorio, che ha permesso di individuare manufatti significativi quali tratti di acciottolato, vecchi ponti, maestà, e particolarmente importante è stato il recupero della memoria dei residenti nei borghi sparsi dell'Appennino. Il percorso è stato ripulito e segnato dai soci del CAI con una segnaletica unificata lungo l'intero tragitto, coordinata con lo standard nazionale. Le strutture del CAI presenti sul territorio assicurano la manutenzione permanente del percorso, assieme agli enti locali di territorio (province, comuni, comunità montane, parchi), cosicché il tratto di Via Francigena in carico al CAI è uno dei pochi oggi realmente percorribili da chiunque seguendo carta e frecce. Le località più significative della Via Francigena percorsa e segnalata dal CAI sono Parma, Collecchio, Talignano, Segalara, Fornovo, Respiccio, Sivizzano, Bardone, Terenzo, Cassio, Castellonchio, Berceto, Tugo, Passo della Cisa, Groppodalosio, Pontremoli, andando poi comunque a Ponticello, quindi, Filattiera, filetto, Villafranca, Virgoletta, Fornoli, La Chiesaccia, Terrarossa, Aulla, Bibola, Vecchietto, Loc. 4 Strade, Ponzano al Monte, Castello della Brina, Sarzana. Per informazioni rivolgersi alla Sezione di Sarzana tel 0187625154.

Ufficio Stampa Club Alpino Italiano

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tel 0039 02.205723.242 - fax 0039 02.205723.244
mail: ufficio.stampa@cai.it
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Segreteria: Giovanna Massini – Gabriella Piccin

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