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Lo Scarpone in anteprima

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 10 - ottobre 2005

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
e-mail: loscarpone@cai.it
tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201

Lo Scarpone - ottobre 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - ottobre 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano

 

Nel numero in distribuzione nel mese di ottobre

Al gran completo i corsi dei “maglioni rossi”

Bilancio più che positivo per la 53esima edizione del corso di arrampicata organizzato dai Ragni della Grignetta. La vera sorpresa però, come riferisce il notiziario Lo Scarpone di ottobre, è arrivata da internet. La maggior parte delle adesioni al corso dei celebri maglioni rossi lecchesi sono infatti giunte tramite il sito ufficiale (www.ragnilecco.com) e il successo è stato tale che gli organizzatori hanno dovuto procedere alla chiusura anticipata delle iscrizioni per eccesso di allievi! Insomma, la voce del web è sempre più ascoltata e non ha confini territoriali: il bacino d'utenza del corso non è più la sola città di Lecco e non sono stati pochi gli iscritti provenienti anche da fuori provincia. Rispetto a qualche tempo fa si è assistito inoltre a un'inversione di tendenza per quanto riguarda l'età dei partecipanti: dopo un periodo in cui sembrava difficile riscuotere l'attenzione dei più giovani, l'età media degli allievi è tornata ad abbassarsi, tanto che nell'edizione di quest'anno probabilmente non superava i 25 anni. I ragni si apprestano intanto a celebrare nel 2006 il sessantennale della fondazione del gruppo legato al Club Alpino Italiano di cui fanno parte glorie dell'alpinismo come Riccardo Cassin e Walter Bonatti (soci onorari). Il presidente Alberto Pirovano delinea sul notiziario ufficiale del CAI un quadro delle tante iniziative in programma: oltre a una spedizione in Cina, il tradizionale meeting (che a quanto pare ha ispirato al Festival di Trento un'iniziativa analoga) e il riordino dell'archivio storico. Intanto una nuova rivista patinata, “StileAlpino”, affronta con il marchio dei Ragni l'arduo giudizio degli appassionati.

Nuove giornate culturali nei rifugi del CAI

Attribuire valore aggiunto ad alcuni rifugi del CAI rispondendo a bisogni culturali sempre più diffusi nella nostra società: questo il compito che il Club alpino si è assunto nel 2005 nell'intento di trasformare taluni rifugi ubicati in aree di pregio ambientale e paesaggistico in realtà di particolare interesse. Il concetto alla base del progetto, come ha a suo tempo osservato il presidente generale del CAI, va nella direzione di rafforzare il legame con il territorio inteso come “luogo delle relazioni” con la cultura materiale locale (prodotti tipici), con la storia e la geografia dell'habitat ospitante (popolazioni) e dall'elevato valore identificante. Nel numero di ottobre dello Scarpone viene presentata una nuova iniziativa culturale, l'incontro del 22 ottobre al rifugio Angelo Sebastiani alla Sella di Leonessa (1820 m) nel Gruppo del Terminillo (Rieti) sul tema “Il turismo religioso e storico dell'Appennino Centrale”. Uno spazio adeguato viene anche dedicato a un'altra riuscita esperienza che assegna ai rifugi quel “valore aggiunto” cui si accennava: una serie di dieci “lezioni” di medicina tenute da altrettanti specialisti in vari rifugi della Sezione di Bergamo, che affrontano argomenti spinosi, dalle lombalgie ai problemi cardiovascolari. Un'iniziativa che fa onore ai “camici bianchi” della Commissione medica del CAI orobico.

A piedi per il Carso guidati da messaggi vocali

Iniziativa senza precedenti nel Carso triestino: è stato inaugurato il sentiero Josef Ressel per non vedenti e ipo-vedenti, il primo percorso naturalistico-forestale transfrontaliero attrezzato ad alta tecnologia. Il tracciato è dotato infatti di un sistema all'avanguardia di trasmettitori a raggi infrarossi, suggerito dalla Sezione di Trieste dell'Unione Italiana Ciechi e dall'Istituto Rittmeyer. I trasmettitori, posizionati su 65 pali in legno, consentono la ricezione a chi è in possesso di un apposito ricevitore di messaggi vocali trilingui che illustrano il percorso nelle due direzioni e il Carso nelle sue molteplici realtà, messaggi che guidano il non vedente nella corretta direzione. A quanto riferisce lo Scarpone di ottobre sono state preordinate in territorio italiano cinque zone sosta in cui i messaggi vocali di 90 secondi (in italiano, inglese e sloveno) e le tabelle informative, in parte tattili, illustrano le peculiarità forestali, geomorfologiche, faunistiche e storiche del Bosco Igouza e del territorio circostante.

L'idea è nata alla fine del 1998 durante gli incontri che i forestali italiani, sloveni e croati operanti nelle zone di confine organizzano annualmente presso la Fiera di Trieste. Nel 2000 poi è stata data alle stampe, a cura dell'Associazione sportiva e culturale dei Corpi orestali del Friuli Venezia Giulia, la guida “ Boschi senza confini” , in cui 45 forestali dei tre stati illustravano una serie di escursioni storico-naturalistiche nei rispettivi boschi e lanciavano concretamente l'idea di realizzare un progetto standard di sentiero attrezzato anche per non vedenti.

Spedizioni, un protocollo per alpinisti e portatori

Presentato in luglio a Macugnaga, un nuovo protocollo ambientale per le spedizioni extraeuropee (Guidelines for eco-compatible expeditions) è stato messo a punto dagli studiosi Riccardo Beltramo, Stefano Duglio ed Elena Pandolfi del dipartimento di Scienze merceologiche dell'Università degli studi di Torino sulla scorta dell'esperienza compiuta nel 2004 al K2 con la spedizione legata alle celebrazioni della conquista italiana, d'intesa con il comitato Ev-K2-CNR. Il documento, con una presentazione di Paola Virginia Gigliotti del direttivo dell'Unione delle associazioni alpinistiche (UIAA), comprende un'introduzione alle linee guida, le modalità per pianificare una spedizione eco-compatibile, la conduzione della spedizione e una conclusione, più le referenze bibliografiche e due appendici. Nell'introduzione viene specificato che il progetto è in linea con lo Standard internazione “UNI EN ISO 14001 – System of Environmental Management – prerequisites and guide for use” adottato per la spedizione “K2 2004, cinquant'anni dopo”. Il documento mette tra l'altro a fuoco la figura del manager ambientale (environmental manager) cui spetta decidere sui materiali da impiegare, mantenere i rapporti con le locali istituzioni per la tutela dell'ambiente, definire i sistemi da adottare per lo smaltimenti dei reflui e dei rifiuti. Mentre agli alpinisti si richiede di provvedere alla raccolta dei rifiuti prodotti e a limitare l'uso dell'acqua per scopi igienici allo stretto necessario, oltre a servirsi unicamente dei servizi predisposti dagli organizzatori. Le linee guida riguardano anche il personale locale (cuochi e portatori) che dovrà adeguarsi al dettato del documento. Il documento può essere scaricato dal sito www.montagna.org

Un'ombra sui premi letterari di montagna

Gli italiani non sanno più raccontare storie interessanti di montagna? Se lo chiedeva con una sottesa e forse maliziosa vena polemica Lorenzo Revojera sullo Scarpone di luglio riferendo sull'ormai cronica latitanza di autori “nostrani” tra quelli insigniti con il Premio ITAS che si assegna annualmente a Trento in occasione del Filmfestival. Dando per scontato che l'unica distinzione andrebbe fatta tra buoni e cattivi libri, è sembrato che quello offerto da Revojera fosse un discreto spunto per trarre alcune conclusioni sullo stato di salute dell'editoria cosiddetta di montagna, affidandosi al giudizio di sette autorevoli addetti ai lavori. La cui cortese risposta non si è fatta attendere. Sullo Scarpone di ottobre la presunta crisi d'ispirazione degli scrittori italiani di montagna viene analizzata e discussa da Luana Bisesti (curatrice di “Montagnalibri”), Leonardo Bizzaro (giornalista del quotidiano La Repubblica), Roberto Capucciati (editore), Pietro Crivellaro (curatore della collana “I licheni” di CDA & Vivalda), Flavio Faoro (direttore della rassegna “Oltre le vette”), Marco Albino Ferrari (direttore di Meridiani Montagne), Alessandro Gogna (alpinista, scrittore, editore) e Mirella Tenderini (curatrice della collana “Le tracce”).

Le gare di arrampicata compiono vent'anni

L'idea - giudicata vent'anni fa una "bestemmia" - di organizzare una gara di arrampicata con tanto di pubblico a guardare naso per aria, prese corpo nel lontano 1986 a Bardonecchia, suggerita e patrocinata dal giornalista del Corriere dello Sport Emanuele Cassarà e dai suoi amici alpinisti Andrea Mellano e Alberto Risso. Vide così la luce SportRoccia, la prima gara di arrampicata nel mondo occidentale (cioè fuori dall'Unione sovietica, dove simili gare avvenivano già dal 1976). L'anno dopo, da un casuale incontro tra Cassarà e un istruttore di roccia del CAI, Mario Morandini, che era assessore al turismo di Arco (TN), la gara trovò terreno fertile tra le belle falesie a nord del Lago di Garda, recentemente "scoperte" e consacrate a paradiso della nuova arrampicata, un po' zingara e molto ludica. Ed è qui, su queste rocce baciate dal sole anche d'inverno, che guardano verso il Brenta da una parte e dall'altra si specchiano nelle acque blu del lago, che due generazioni di atleti del verticale hanno sperimentato l'ebbrezza della competizione, l'arrampicata non più fuori dal mondo ma davanti alle telecamere e agli occhi del pubblico. C'era anche lo Scarpone a festeggiare i vent'anni della più importante e famosa gara di arrampicata, il 3 e 4 settembre,c'erano quasi tutti i mostri sacri di ieri e di oggi. Nella vecchia sala del Casinò, ricca di stucchi in stile asburgico, volti ben noti agli appassionati hanno guadagnato la ribalta: quelle facce levigate, e come un po' scavate dall'esercizio e dallo sforzo gestito del X grado, che tante volte abbiamo viste ritratte sulle riviste di settore: a cominciare dai pionieri di queste belle falesie Heinz Mariacher e Luisa Iovane (assente Manolo, che mandava saluti dalla Sardegna), che qui preparavano tendini e muscoli per le loro avventure d'alta quota.

Paco, il cane che strappò i padroni alla morte bianca

Fieri pastori tedeschi perfettamente addestrati per intervenire "in valanga", servizievoli border collie, implacabili golden retriever, ma anche infaticabili meticci che ogni estate danno il meglio di sé per rintracciare incauti cercatori di funghi o vecchietti testardi, che si avventurano per i boschi salvo poi perdersi e volatilizzarsi nel cuore della notte. Fra le tante storie vere di cani di montagna che compaiono nel libro “Samaritani con la coda” dei giornalisti Laura Guardini e Roberto Serafin (Priuli&Verlucca, collana “Lo Scaffale”, 12 euro) Lo Scarpone di ottobre pubblica in anteprima la commovente vicenda di Paco, diventato “samaritano” sul campo per strappare alla morte bianca l'uomo e la donna ai quali ha dedicato la vita. L'incredibile salvataggio risale al 1991. Renzo e Luciana Carrara, gestori del rifugio Albani alla Presolana (Bergamo), erano rimasti sepolti a poca distanza uno dall'altro e solo il sopraggiungere di Paco che ha intuito la loro presenza sotto la coltre nevosa li ha salvati. “Un buco verso il cielo, il muso di Paco, pazzo di gioia, l'aria”. Così Renzo Carrara ricorda il momento in cui ha capito che grazie a quel batuffolo di pelo sarebbe sopravvissuto.

In cordata con Ambrogio Fogar

Unanime è stato il cordoglio per la morte il 24 agosto a Milano di Ambrogio Fogar la cui esistenza, come ha detto il Presidente della Repubblica, “è stata una continua sfida all'ignoto”. L'esploratore si è spento per arresto cardiaco nel suo letto dove da 13 anni veniva tenuto in vita artificialmente. Fogar, come ricorda il notiziario Lo Scarpone, è stato un impareggiabile comunicatore, e ha saputo raccontare la montagna come pochi. Perché la montagna Fogar l'amava profondamente. Tra le ultime onorificenze ricevute, i giornalisti della montagna hanno voluto insignirlo del titolo di socio onorario donandogli una storica piccozza della Grivel. Il suo messaggio d'amore per la montagna è stato portato nel 2000 a un convegno organizzato in Val Masino (SO) dall'associazione Kima con il contributo di un amico, Graziano Bianchi, che ha condiviso con Ambrogio una serie di esperienze alpinistiche di alto livello e gli è stato vicino fino all'ultimo istante di vita. Ed è Graziano, rinomata guida alpina di Erba, che racconta allo Scarpone aspetti inediti della personalità di Ambrogio. “Le amichevoli sfide”, racconta, “erano all'ordine del giorno ai tempi in cui con Ambrogio eravamo legati alla stessa corda. Ci sfidavamo sui sentieri, durante gli avvicinamenti alle montagne himalayane. Fingevamo di stabilire dei momenti di tregua che duravano assai poco. Era sempre lui ad attaccare dove il sentiero s'impennava. Ma la nostra conflittualità era un modo, occorre ribadirlo?, per confrontarci al massimo delle nostre forze, sempre misurando il terreno anche quando eravamo costretti a passaggi azzardati.

Vorrei ricordare la salita al Cervino, forse la nostra prima esperienza alpinistica comune. Non tutto quel giorno filò liscio. Ambrogio venne colpito alla testa da un sasso mentre affrontava la scala Jordan. Ma ci voleva ben altro perché si desse per vinto. E Ambrogio ha sempre considerato la scalata al Cervino una fondamentale esperienza. Ripeteva che il Cervino era riservato in esclusiva a uomini che non possono e non intendono barare, dove è richiesto un grande impegno muscolare, un grande coinvolgimento spirituale, e quella mistica della fatica tanto radicata in lui. Gli stessi valori che lo hanno tenuto in vita questi ultimi tredici anni”.

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