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Lo Scarpone in anteprima

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 11 - novembre 2005

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
e-mail: loscarpone@cai.it
tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201

Lo Scarpone - novembre 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - novembre 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano

Nel numero in distribuzione nel mese di novembre

Follie alpinistiche, ci vorrà il ticket per essere soccorsi?

L'esigenza sempre più sentita di applicare un ticket agli interventi del Soccorso alpino si accompagna da tempo alla denuncia delle “follie alpinistiche” apparse su vari giornali. Lo Scarpone di novembre, nell'affrontare il delicato argomento, analizza i pessimi comportamenti registrati nel corso dell'estate da gente incosciente che non ha esitato a ricorrere all'elisoccorso per togliersi dai guai in cui si era imprudentemente cacciata. E' noto infatti che cellulare e elicottero danno la certezza del ritorno. Fabio Bristot, presidente regionale del CNSAS, precisa che “il 66% dei nostri interventi riguarda persone che si sono trovate in difficoltà per inesperienza o scarso calcolo delle proprie capacità. Il ticket potrebbe scoraggiare quanti rischiano di mettere in serio pericolo anche i soccorritori, oltre che loro stessi”. Gli fa eco il vicepresidente della Regione veneta Luca Zaia. “Il Soccorso alpino veneto”, ha spiegato, “merita una legge specifica che tuteli l'operato di un servizio sempre più importante. Al di là di questo, però, ritengo altresì doveroso che chi viene soccorso concorra al pagamento delle spese. Nel maggior numero dei casi, infatti, si tratta di persone imprudenti che sfidano la montagna senza un'adeguata preparazione e per questo non vanno comparati alle persone malate, cui la sanità veneta viene incontro nelle spese”. “In Valle d'Aosta nella stagione estiva 2005 è stato possibile constatare dal Bianco al Cervino l'utilizzo dell'elicottero non come mezzo di soccorso ma come ‘taxi' di alta quota”, interviene a sua volta Franco Bo, medaglia d'oro del CAI, a lungo volontario del soccorso alpino. “Numerosi i casi nei quali i volontari hanno rischiato la vita a fronte di persone irresponsabili o prive di ogni preparazione. Una situazione insostenibile anche se è noto che in Valle d'Aosta se a un intervento di soccorso alpino non fa seguito un ricovero ospedaliero le spese vengono caricate all'infortunato in base ai minuti di volo e alle persone impiegate”.

E' del tutto evidente”, conclude tuttavia Adriano Favre, capo del Soccorso alpino valdostano, “che il ticket da solo non può risolvere il problema dell'aumento esponenziale dei soccorsi extra sanitari in montagna. Durante la stagione appena conclusa abbiamo avuto modo di appurare che neppure la copertura assicurativa obbligatoria potrà essere una soluzione. Un caso emblematico. Il giorno in cui una squadra di soccorso è dovuta salire, nella neve alta, fino alla Capanna Carrel, al Cervino, per portare aiuto a 24 alpinisti, tre scalatori polacchi hanno seguito le tracce dei soccorritori e, alle 10 di sera non hanno avuto alcuna remora nel chiedere l'intervento di un elicottero per il rientro a valle. Quando l'operatore di centrale ha fatto loro notare che era ormai notte fonda, hanno risposto: ‘Siamo stanchi e infreddoliti: abbiamo una tessera assicurativa Air Zermatt e loro volano anche di notte!'. Trenta franchi svizzeri dovrebbero essere il lasciapassare per un rischiosissimo intervento di soccorso notturno che, ovviamente, i colleghi di Zermatt si sono ben guardati dall'effettuare, visto che nessuno era in reale pericolo di vita”.

Quattro secoli di traffici e intrighi nelle Grandi Alpi

Mentre sta assumendo concretezza la nuova suddivisione orografica internazionale (SOIUSA) delle Alpi grazie al libro pubblicato in coedizione con il Club Alpino Italiano, l'editore Priuli & Verlucca annuncia un'altra opera che fin dal titolo impone una rinnovata attenzione a un particolare settore dell'arco alpino che in genere sfugge a classificazioni “ufficiali”. Scritto a quattro mani da Laura e Giorgio Aliprandi, tra i maggiori specialisti della cartografia storica alpina, “Le Grandi Alpi nella cartografia 1482- 1885” (Volume 1. Storia della cartografia alpina. Priuli&Verlucca, 352 pagine, 90 euro) si richiama a un termine che ebbe fortuna nel diciassettesimo e diciottesimo secolo e che compare in numerose carte con varianti quali “somme Alpi” o, nella versione francese, “hautes Alpes” (niente a che vedere con l'omonimo dipartimento francese) o con “high Alps”, particolarmente noto agli inglesi della metà dell'Ottocento. Fu addirittura Giulio Cesare nel terzo libro dei suoi Commentari a richiamarsi alle “somme Alpi”.

Oggi sono gli Aliprandi, marito e moglie, a fissare in questi termini i limiti geografici di una vasta area che comprende le Cozie, le Graie e le Pennine, dal Monviso al Monterosa, in questo libro che ha come tema la scoperta umana delle Alpi tramite l'antica cartografia a stampa. Un'opera che abbraccia quattro secoli di storia, dal 1482 al 1885, raccontando di traffici, battaglie e intrighi. Come quelli di cui fu vittima lo svizzero Aegidius Tschudi (1505-1572),diplomatico, uomo politico e profondo conoscitore della storia del diritto, il cui nome è legato al primo episodio di pirateria editoriale che si conosca. Tschudi viaggiò in lungo e in largo per le Alpi svizzere tracciando degli schizzi che furono raccolti in un piccolo libretto accompagnato da una mappa manoscritta della Svizzera. Come riferisce il notiziario Lo Scarpone riportando in anteprima alcuni brani fondamentali dell'importante opera, era anche la prima volta nella storia della cartografia alpina che le informazioni venivano tradotte in forma cartografica dalla stessa persona che le aveva direttamente acquisite.

Sopraimille: come curare il disagio psichico in montagna

Quando si sale sopra i mille metri le parole non possono che assumere un valore particolare”. Questa la premessa con cui il presidente generale del CAI Annibale Salsa ha iniziato il 9 settembre il corso di formazione legato al progetto “Sopraimille” dedicato a operatori dei servizi psichiatrici e soci del CAI e organizzato dall'Azienda sanitaria della Provincia di Trento e dalla Sezione SAT-CAI di Riva del Garda. Montagnaterapia e psichiatria si sono dunque incontrate “sul campo”, utilizzando un rifugio di montagna (l'accogliente Nino Pernici alla Bocca di Trat) come luogo per praticare non solo la montagna ma anche l'impegno e la formazione scientifico-professionale, attinente in questo caso alla psichiatria. All'incontro che si è concluso l'11 settembre hanno partecipato più di cinquanta operatori dei servizi psichiatrici, in particolare provenienti dal Trentino ma anche con rappresentanze dall'Alto Adige, Lazio, Lombardia, Abruzzo, Marche e Veneto (quasi tutti soci del CAI). Una presenza coesa e al tempo stesso arricchita dalla diversità dei ruoli professionali (medici, infermieri, terapisti della riabilitazione, educatori professionali) e delle esperienze. I tre giorni del corso, come riferisce il notiziario lo Scarpone, sono stati aperti dalla relazione del presidente Salsa che in questo caso è stato presente sia come “uomo di montagna” sia come antropologo e professore universitario, esperto del mondo della psichiatria. Queste sue due “anime” hanno trovato nell'ambito dei lavori una positiva sintesi e la sua relazione è stata una profonda e dotta riflessione sull'uomo e la montagna nei diversi aspetti, antropologici, culturali, storici e filosofici, seguendo un percorso che ha portato a inquadrare la montagna come “strumento” di terapia per le difficoltà esistenziali e in particolare per il disagio psichico.

Gli italiani non sanno più raccontare la montagna?

Continua sullo Scarpone di novembre l'inchiesta lanciata dal notiziario del CAI su un tema controverso. Gli italiani non sanno più raccontare la montagna? Come valorizzare i giovani scrittori che si affacciano alla ribalta della letteratura alpina? E poi, fino a che punto gli editori sono disposti a puntare su uno sconosciuto? “Lo scrittore alle prime armi parte sicuramente svantaggiato”, spiega Piero Carlesi che si è a lungo preso cura dei riconoscimenti assegnati ogni anno dal Gruppo italiano scrittori di montagna. “Se viene pubblicato, molto spesso è perché l'esordiente accetta di autofinanziarsi. Opera meritoria è quella di alcuni editori che promuovono collane specifiche di narrativa di montagna dove alternano a riedizioni di testi classici brani di nuovi autori. E' successo con ‘L'Eroica' negli Anni Trenta, con la collana ‘Nigritella nigra' di Tamari negli anni Sessanta e di recente con i ‘Licheni' e ‘Le tracce' di Cda e Vivalda. Ma anche qui solo pochi autori giovani hanno avuto la soddisfazione di finire sugli scaffali. Esiste un rimedio? Premesso che i premi letterari si dividono tra quelli dati a inediti (come i premi del GISM) e quelli dati a testi editi (ITAS), questi ultimi potrebbero istituire una sezione speciale dedicata ai giovani autori premiando al tempo stesso a titolo d'incoraggiamento gli editori più coraggiosi e lungimiranti. I premi letterari assegnati agli inediti dovrebbero invece per regolamento garantire la pubblicazione presso un editore convenzionato con il premio stesso”.

L'accademico del CAI che rivoluzionò lo sci

A Erba dov'era nato il 22 luglio 1921 si è spento in settembre Franco Mandelli, alpinista accademico, ma soprattutto personaggio illustre nell'evoluzione degli sport bianchi. Maestro di sci, aveva curato nel 1961 con Dino Buzzati la traduzione del manuale “ Bravissimo in sci” che illustrava il rivoluzionario metodo sciistico dell'Arlberg a cura del professor Stefan Kruckenhauser. Di Mandelli erano l'introduzione e il capitolo dedicato allo slalom. Cavaliere, grand'ufficiale della Repubblica per la sua attività commerciale e di divulgazione dello sci, Mandelli è stato istruttore di alpinismo e sci alpino della Scuola militare di Aosta (1940). Nel 1941 ha ricevuto il diploma di maestro di sci e nel dopoguerra è entrato nel Club Alpino Accademico (Gruppo centrale). “Bravissimo in sci”, come ricorda il notiziario del CAI Lo Scarpone, fu in effetti la bibbia del discesismo austriaco, ma soprattutto rappresentò un colpo di spugna per tutti i più consolidati canoni didattici. Finirono definitivamente in soffitta, anche per merito di questo sciatore elegante e dall'aria aristocratica, impeccabile alpinista su ogni terreno, ufficiale di complemento della Scuola militare alpina di Aosta, commerciante di legnami, le arcaiche rotazioni del busto, gli improbabili spostamenti del peso verso le punte, gli antiestetici dérapage. Sui campetti, nelle gite domenicali, nelle settimane bianche irrompeva, assieme ai piattelli degli skilift che si moltiplicavano vertiginosamente, il “contromovimento”. Una parola magica, complicata, da pronunciare in tedesco (Gegenverwindung). E un gesto apparentemente contrario all'istinto, con il tronco che ruota nel senso opposto a quello in cui girano i talloni...Ma una volta imparato, assolutamente redditizio, tanto da rendere lo sci un gioco da ragazzi, un balletto cadenzato e orecchiabile come il dada-umpa delle sorelle Kessler che all'epoca impazzavano in tivu.

Pro e contro lo sponsor per i rifugi alpini

Affidarsi a sponsorizzazioni per salvare i rifugi alpini tenuti in vita spesso al prezzo di costose tecnologie? Il problema sollevato sullo Scarpone di settembre continua a far discutere gli iscritti al Club Alpino Italiano. Dato per scontato che la via giusta non può che stare nel mezzo e che occorre guardarsi dai profeti del nuovismo a ogni costo (poiché si rischierebbe di compromettere la storia del CAI e di trasformarlo in un supermercato), alcune regole andrebbero certamente fissate qualora davvero si affacciasse l'ipotesi di un contributo “esterno”. Le suggerisce un socio milanese precisando che: 1) il nome del rifugio non andrebbe sostituito con il nome dello sponsor; 2) il rifugio potrebbe esporre, dietro compenso e con un contratto a termine ben definito, la pubblicità di uno sponsor (uno solo) riguardante però soltanto attrezzature o abbigliamento da montagna. Un'analoga “filosofia” emerge dalle parole di un socio piemontese: “Opere d'arte, monumenti, tesori artistici sono restaurati, conservati grazie alle sponsorizzazioni di industrie o enti. Eventi sportivi grandi e piccoli, locali o internazionali sono possibili solo grazie alle sponsorizzazioni. Perché non un rifugio alpino che comunque svolge anche una funzione sociale?”. Assoluta contrarietà a eventuali sponsorizzazioni viene infine espressa da un iscritto lombardo. Che formula una proposta. Ideare manifestazioni (culturali, ludico/sportive, etc.) per raccogliere fondi tramite una piccola sottoscrizione, e magari istituire un banchetto per le donazioni dei cittadini più sensibili e/o benestanti. “Del resto”, aggiunge, “mi pare che già abbiamo visto e continuiamo a vedere (e a subire) i risultati negativi della privatizzazione in altri settori della vita pubblica: sanità e trasporti, tanto per fare due esempi”.

Il messaggio del Ragno nella lotta ai tumori

Ancora una volta Cesare Maestri, celebre “ragno” delle Dolomiti, si è mobilitato in aiuto di chi soffre. Al termine dell'estate l'illustre alpinista (socio onorario del Club Alpino Italiano) ha deciso di devolvere l'onorario pattuito con l'Apt di Madonna di Campiglio per il suo lavoro di guida alpina all'Unione italiana lotta alla distrofia muscolare infantile e alla Lega tumori trentina. Maestri è stato tra i più fervidi animatori del programma “Grandi avventure per piccoli uomini” accompagnando come è sua consuetudine centinaia di giovani in montagna, per farne conoscere le bellezze e insegnare a muoversi con sicurezza e prudenza. Da anni l'alpinista e scrittore è vicino all'attività della Lega tumori trentina e in più occasioni ha testimoniato l'importanza della consapevolezza dei fattori di rischio per evitare i tumori, la necessità di una diagnosi precoce per curarli meglio, l'impegno per assistere i malati e il sostegno alla ricerca scientifica. “La sua voce”, spiega Mario Cristofolini della Lega tumori trentina, “ci ha aiutato a sensibilizzare la popolazione e a promuovere la raccolta di fondi da destinare alle nostre molteplici iniziative. E oggi il suo ‘silenzioso' gesto di concreta solidarietà impone a noi e all'Unione italiana lotta distrofia muscolare infantile di rendergli un riconoscimento pubblico. Ancora grazie, Cesare”.

Filmfestival: una nuova squadra per Maurizio Nichetti

L'assemblea ordinaria dei soci del Festival internazionale Film della montagna e dell'esplorazione “Città di Trento” (Comune di Trento, Club Alpino Italiano e Comune di Bolzano) ha deciso nella riunione del 23 settembre la formazione del nuovo consiglio direttivo in carica dall'autunno 2005 all'autunno 2008. Dell'organigramma fanno ora parte, a quanto riferisce Lo Scarpone, Carlo Ancona, Michele Andreaus (vicepresidente), Leonardo Bizzaro, Giuseppe Brambilla, Helene Christanell, Augusto Golin, Roberto Mantovani, Paolo Mondini, Ingrid Runggaldier, Antonio Salvi, Roberto Serafin e Italo Zandonella Callegher che è stato confermato alla presidenza. Revisori dei conti sono Luigi Brusadin, Franco Capraro, Maria Letizia Paltrinieri e Guido Toller (supplente). In precedenza il direttivo aveva confermato all'unanimità (LS n. 9/05, pag. 29) Maurizio Nichetti alla direzione artistica approvando il regolamento dell'edizione 2006 (29 aprile - 7 maggio) che è possibile scaricare, assieme al regolamento di Montagnalibri, dal sito www.trentofestival.it

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