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| Montagna |
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Lo Scarpone - dicembre 2005 - © 2005 Club Alpino Italiano
Stanno per accendersi i riflettori di tutto il mondo sul Piemonte, regione alpina per eccellenza che nel 2006 ospita i XX Giochi olimpici invernali. Per capire con quale approccio il Piemonte affronta questa sfida organizzativa e in che modo sta operando per contemperare le necessità infrastrutturali estemporanee con quelle di uno sviluppo duraturo delle valli e dei valligiani, Lo Scarpone ha intervistato Bruna Sibille, da pochi mesi assessore alla Montagna della Regione Piemonte. “Le Olimpiadi invernali certamente costituiscono un'occasione importante di vetrina per partire con una nuova filosofia di sviluppo. Il nostro obiettivo”, spiega l'assessore, “è valorizzare al massimo lo sci alpino dal momento che per i prossimi otto anni in Piemonte avremo impianti all'avanguardia in Europa e quindi un plus da spendere sui mercati turistici globali. Le gare e le relative preparazioni atletiche portano poi ricadute in valle di tipo permanente. Di concerto con l'assessorato al Turismo e con quello all'Innovazione, puntiamo quindi molto sull'innovazione dell'accoglienza turistica e dei servizi, mediante l'uso delle più recenti tecnologie in materia”.
Idee e progetti da sviluppare non mancano: la prossima organizzazione, dal 27 febbraio al 4 marzo, dei Campionati mondiali sci alpinismo a Cuneo; nuove soluzioni per la promozione e la messa a sistema dal punto di vista turistico e dell'accoglienza di qualità dell'itinerario turistico della Via Alpina, in accordo con le regioni europee confinanti; progetti di educazione ambientale e rialfabetizzazione al territorio mediante visite guidate, corsi con le guide alpine, escursioni nei parchi regionali. “Contiamo per queste attività anche sul contributo dei volontari del CAI”, conclude l'assessore Bruna Sibille, “sempre presenti nelle valli piemontesi: perché – ne siamo convinti – portare i giovani a conoscere la montagna è una garanzia per il futuro”.
“Ho pensato così a qualcosa che potesse assomigliare a un villaggio vacanze per alpinisti indipendenti aggiungendoci un tocco di modernità. Un modo per dimostrare come le nuove generazioni stanno vivendo l'alpinismo oggi…In un colpo solo tutte le passioni di una vita si univano: viaggiare, scoprire, scalare, scrivere, filmare”. Con queste parole Luca “Rampikino” Maspes, alpinista valtellinese di punta e guida alpina presenta sullo Scarpone di dicembre “Up Project”, un'iniziativa che definisce “fuori dal coro”, realizzata in Pakistan nell'estate 2005. “In partenza”, spiega Maspes, “il progetto prevedeva spirito leggero da vero trip-relax, un po' scanzonato e refrattario a una gerarchia classica delle spedizioni di almeno una decina di personaggi. Alcuni già avvezzi alla ‘vita animale' che ti trasforma quando sei sul posto, altri curiosi di viverla per la prima volta. Un team costruito al telefono ma chiaro fin dall'inizio nella mia mente: uno spaccato di teste calde ma ben pensanti. Una fetta dell'alpinismo e dell'arrampicata nazionale: arrampicatori con la difficoltà, lo sport e le vittorie nel cuore, ma anche viaggiatori delle pareti che salgono lenti e inesorabili”. Il bilancio della trasferta viene considerato positivo dal leader di Up Project che non fa mistero tuttavia di alcune incognite affrontate. “Il nostro gioco alpinistico poteva esistere anche senza le commerciali bandierine di vetta. Simile a come si scala sulle Alpi, ma in luoghi remoti e che sarebbero diventati una bella trappola in caso di incidente …”
La nuova impostazione espositiva delle raccolte del Museo della Montagna ‘Duca degli Abruzzi' (riapertura ufficiale l'11 dicembre, Giornata mondiale delle montagne), con un consistente ampliamento dei messaggi e una relativa riduzione delle collezioni, riconduce curiosamente alle origini di questa struttura del Club Alpino Italiano. Su questa collina era nata infatti nel 1874 una piccola edicola lignea, un punto privilegiato per contemplare le montagne. “La nostra storia ricomincia appunto da quella piccola costruzione all'origine del Museo nazionale della Montagna, ed è ben presente nell'impostazione del ‘nuovo' museo”, spiega il direttore Aldo Audisio, architetto torinese, nelle pagine dello Scarpone di dicembre. “Guardando dalle finestre di questo luogo straordinario è possibile osservare Torino e una consistente parte delle Alpi: un'ininterrotta catena di monti con uno sviluppo di circa 400 chilometri . Di un certo numero di vette scelte in quella sequenza sterminata si è cercato di offrire un ideale riscontro al di qua delle vetrate, nell'area occupata dalle collezioni. Con preziosi cimeli, ricostruzioni, gigantografie. Idealmente, è attraverso la loro storia che ci avviciniamo alle montagne di tutto il mondo e all'epopea di chi le ha scalate. Ecco perché”, conclude Audisio, “le innovazioni del museo non ci impediscono di riannodare un legame assai stretto con i padri del CAI e con i torinesi che alla fine dell'Ottocento scoprivano l'attrazione fatale delle montagne. Un ritorno al futuro, potrei definirlo, con strumenti scenografici d'avanguardia, a cominciare dalla serie di postazioni video con un testimonial straordinario, l'attore alpinista e scrittore Giuseppe Cederna, cui tocca il compito di guidare i visitatori alla scoperta delle meraviglie disseminate nelle varie sale”.
La città di Bergamo e il Club Alpino Italiano hanno celebrato sabato 5 novembre un evento destinato a entrare nella storia dell'associazione, l'inaugurazione dell'avveniristico Palamonti. La nuova “casa della montagna” costruita per volere della Sezione di Bergamo che vi ha trasferito la sede è una realizzazione che non ha eguali in Italia e forse in Europa, un punto di riferimento per i giovani in una città tanto legata alle sue montagne. “Abbiamo costruito la montagna che non c'era”, osserva in uno scritto sul notiziario Lo Scarpone di dicembre il presidente del Sodalizio orobico Paolo Valoti con compiacimento più che legittimo. Il Palamonti, nel quartiere di Borgo Palazzo alla periferia sud della città (via Pizzo della Presolana, 15, tel 035.41.75.475, email segreteria@caibergamo.it - web: www.caibergamo.it ), sorge su un terreno di 2500 mq, con una spettacolare palestra di arrampicata al centro. Le sue porte sono aperte a tutti i cittadini, al pari della storica biblioteca, degli spazi per incontri ed esposizioni, del bar dove sostare piacevolmente. Sotto le volte in legno lamellare, progettate dall'architetto Joseph Di Pasquale, sono ospitati anche la sede del Soccorso alpino, gli uffici amministrativi, i locali per le riunioni delle commissioni.
Una riuscita edizione della Settimana nazionale dell'escursionismo ha avuto per magico scenario in ottobre la Sicilia. E con la partecipazione di escursionisti americani, cinesi e thailandesi, a testimonianza della risonanza internazionale che l'iniziativa del Club Alpino Italiano riscuote. Con questa grande kermesse la Commissione centrale per l'escursionismo ha offerto una nuova dimostrazione di come intende promuovere l'escursionismo e la cultura del territorio in un'ottica di turismo sostenibile soprattutto nelle zone non ancora troppo conosciute e sfruttate e che abbiano valenze storico culturali e territoriali meritevoli di essere conosciute, valorizzate e tutelate. Nell'ambito della Settimana si sono svolti l'8 ° Congresso nazionale degli accompagnatori e il 7 º Meeting nazionale dei sentieri. Una mozione è stata formulata dagli accompagnatori per la proposta definitiva di un disegno di legge sulla sentieristica. Nel testo riportato sullo Scarpone di dicembre i congressisti esprimono “la loro sentita e motivata preoccupazione verso una mancata sensibilità collaborativa concreta, per arrivare alla proposta definitiva di un disegno di legge che suggerisca alle singole regioni di non intraprendere strade diverse e che possano assegnare di fatto al CAI un ruolo minore o addirittura secondario in tema di rete escursionistica, gestione e manutenzione dei sentieri, dopo molti anni di riconosciuta professionalità ed impegno che hanno portato a raggiungere significativi risultati in campo nazionale e sinceri apprezzamenti anche da parte dei nostri vicini d'oltralpe”.
Il Monviso non sarà più illuminato nelle notti dei Giochi olimpici. Il progetto della Comunità montana Valli Po, Bronda e Infernotto, contro cui il CAI aveva preso posizione in maggio in occasione di una riunione del Comitato centrale di indirizzo e controllo, è rimasto sepolto sotto l'ondata di riprovazione che ha accomunato migliaia di soci e appassionati. “Chiediamo con forza di recedere dall'iniziativa”, era scritto nel documento del Club Alpino Italiano. “Vogliamo e preferiamo il Monviso illuminato solo dalla luna, come immagine vera della montagna che amiamo”. Sull'argomento si esprime sullo Scarpone di dicembre il professor Francesco Tomatis, recente autore del volume “Filosofia della montagna” (Tascabili Bompiani) compiacendosi che sia stata “intelligentemente superata questa mania (poco olimpica e molto olimpionica) di visibilità e protagonismo spettacolare da parte delle popolazioni montane che vivono all'ombra del Viso”.
“E' significativo”, scrive Tomatis, “che sia stata proprio una Comunità montana, espressione degli abitanti di elevati luoghi, a tentare di accodarsi (da ultima, sperando di coglierne almeno le briciole) alle mode turistiche cittadine più effimere e deleterie, ma molto popolari. E le stesse minoranze, generalmente non montane, che a ragione contrastano tali iniziative, dovrebbero esaminare a fondo se le concezioni (in parte proprie) di una natura da conservare intatta e magari deantropizzata, non siano soltanto che l'altra faccia del medesimo problema, emerso nel suo volto tecnologicamente illuminato e pubblicizzato. Allora potrebbe aprirsi un dibattito assai più fecondo, su come vivere e abitare la montagna e assieme come ripensare la vita cittadina. Qualcuno potrebbe scoprire, con stupore, che il Monviso è visibilissimo, già di giorno, anche da Torino”.
Ghiacciai valdostani in forte, irreversibile ritiro. Il bollettino per ora soltanto provvisorio segna un arretramento di 150 metri per il Pré de Bar e, peggio ancora, un abbassamento di quasi sei metri delle paline collocate nella parte frontale del Ruitor mentre nella parte alta (esposta a nord) l'abbassamento nel corso dell'estate è stato di “soli” due metri. L'annuncio è stato dato, come riporta il notiziario Lo Scarpone di dicembre, il 5 novembre a Verres (AO) presso la sede del Club Alpino Italiano, dai tecnici della Fondazione Montagna Sicura di Courmayeur. L'occasione dell'incontro è stata offerta dall'annuale assemblea del Gruppo occidentale del Club Alpino Accademico Italiano che ha voluto ospitare la dirigenza della fondazione, con il presidente Lorenzino Cosson e il direttore Jean Pierre Fosson nel segno di una nascente e auspicabile collaborazione fra tecnici e alpinisti di élite, al servizio della scienza e della sicurezza in montagna.
Attraverso il notiziario Lo Scarpone di dicembre il Club Alpino Italiano lancia un messaggio di solidarietà montanara a favore delle popolazioni del Pakistan, dell'India e dell'Afghanistan duramente colpite dai recenti terremoti (oltre 55 mila morti, 80 mila feriti e oltre 5 milioni di senzatetto). A tutti i soci è chiesto un contributo tangibile. Le offerte vanno fatte confluire sul conto corrente CAAI Cc 615242743314 intestato “Raccolta fondi per aiuti ai terremotati del Pakistan” – Banca intesa SpA – ABI 03069 – CAB 09400 – coordinate IBAN IT62 F030 6909 4006 1524 2743 314.
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