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Lo Scarpone in anteprima

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 3 - marzo 2006

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
e-mail: loscarpone@cai.it
tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201

Lo Scarpone - febbraio 2006 - © 2006 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - marzo 2006 - © 2006 Club Alpino Italiano

Nel numero in distribuzione nel mese di marzo

Il presidente del CAI sul futuro delle Alpi

“Le Alpi? Un distretto triste di cui ci accorgiamo solo quando i lamenti territoriali diventano come in Val di Susa resistenza all'ipermodernità che avanza”. Alla denuncia dell'esperto di economia Aldo Bonomi apparsa nelle pagine del Sole 24 Ore, sotto il titolo “Alpi, distretto senza progetto”, risponde sul notiziario del CAI Lo Scarpone il presidente generale del CAI Annibale Salsa insieme con il presidente dell'UNCEM Enrico Borghi sottolineando la necessità di condividere con le società locali un progetto e una visione del futuro e auspicando una rinnovata politica nazionale e trans-nazionale (europea) per la montagna. “Non vi è dubbio che nella nuova piattaforma alpina, baricentro e tessuto connettivo di un nuovo sistema economico, coesistono oggi molte e contraddittorie realtà”, scrivono Salsa e Borghi. “Le Alpi italiane sono un concentrato di modernità e tradizione, antropizzazione e spopolamento. Lo spopolamento non è - in sé - né una maledizione divina né un fenomeno automatico. Se guardiamo alla catena alpina ci accorgiamo che esso è avvenuto solo in alcune zone: nelle Alpi francesi, così come in quelle svizzere e come in quelle dell'Austria dell'Ovest, sono più le zone in cui si è registrato un incremento demografico nell'ultimo decennio che uno spopolamento, che invece è maggiormente caratterizzante delle Alpi italiane e di quelle piemontesi in particolare. Se consideriamo che dal 1981 al 2000 la popolazione delle Alpi è passata da 13 a 14,2 milioni di abitanti ci accorgiamo che il fenomeno spopolamento è soprattutto nostro, e che stiamo andando in controtendenza rispetto ai nostri partner transalpini…Senza un rilancio economico, produttivo e occupazionale, non si può né arrestare lo spopolamento. E' urgente quindi porre il tema del modello economico, del rilancio produttivo della montagna che pure è un consistente giacimento di risorse oggi nuovamente contabilizzabili: acqua, energia, ambiente, aria, legno, pietra sono tutti capitoli di una nuova economia che dalla montagna può produrre reddito, secondo il nostro slogan “la montagna: da problema a risorsa, da risorsa a mercato”.

Gli operatori naturalistici del CAI alla Giornata di primavera

Quale può essere la percezione che si ha del CAI all'esterno del sodalizio? Se lo chiede sullo Scarpone di marzo il presidente del Comitato scientifico, professor Antonio Guerreschi, precisando qualora ve ne fosse bisogno che gli iscritti al Club alpino non sono soltanto “quelli che fanno delle cose difficili su per le pareti”. Quale il rimedio? “Quando si riesce a parlare e a spiegare cosa realmente è e cosa fa il CAI l'atteggiamento cambia”, spiega Guerreschi. E cita a riprova di ciò il caso della Sezione di Ferrara. Tutti gli anni il sodalizio apre uno stand in un centro commerciale e ottiene lusinghieri successi proprio perché cerca di spiegare al pubblico le proprie finalità e la gradualità dell'approccio alla montagna e la non obbligatorietà di certi traguardi. Quest'anno in occasione della Giornata di primavera del Fondo Ambiente Italiano (FAI) giunta alla XIV edizione (25-26 marzo) con l'apertura straordinaria di ben 410 monumenti in 190 città, gli operatori naturalistici del Comitato scientifico del CAI guideranno a Ferrara 17 escursioni culturali alla coperta degli elementi del paesaggio. Informazioni sull Giornata di primavera telefonando al numero 0141.720850 24 ore su 24.

Alpi Marittime, sui sentieri della memoria

In occasione delle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario del Parco delle Alpi Marittime ( www.parcoalpimarittime.it ) sono state presentate alle Terme di Valdieri due notevoli iniziative editoriali legate al progetto Interreg “Memoria delle Alpi”: la traduzione del drammatico memoriale dell'ebreo tedesco Harry Burger, passato dopo l'8 settembre 1943 nelle file della Resistenza con il nome di battaglia di “Biancastella”, e l'elaborazione anche in termini grafici di un'altra straordinaria testimonianza, quella di Simone Gockman che sfuggì alla deportazione nazista rifugiandosi in varie località del Piemonte. Del memoriale di Burger viene offerto nelle pagine dello Scarpone di marzo un breve saggio mentre del progetto “Memoria delle Alpi” realizzato con la collaborazione del Liceo linguistico di Saluzzo e degli allievi delle elementari di Borgo San Dalmazzo riferisce Adriana Muncinelli, collaboratrice dell'Istituto storico della Resistenza e della Società contemporanea in provincia di Cuneo, responsabile del progetto per conto dell'istituto. Nel servizio pubblicato sul notiziario mensile del Club Alpino Italiano si sottolinea come nel settembre 1998 per la prima volta il passaggio degli ebrei dai colli Finestre e Ciriegia sia stato rievocato con una marcia internazionale dai due versanti. La “marcia della memoria” è così diventata negli anni una manifestazione costante, che nel 2006 giunge all'ottava edizione. A questa iniziativa altre si sono aggiunte negli ultimi anni. Nel 2000, nell'ambito del progetto provinciale “I sentieri della Libertà”, sono stati collocati tabelloni esplicativi all'imbocco dei due sentieri che dalla parte italiana portano ai colli. Nel 2003 è stato avviato il progetto Interreg “Memoria delle Alpi” nella sezione storica dedicata alla seconda Guerra mondiale, alla Resistenza e alla persecuzione razziale. Infine nel 2003/2005, nell'ambito del progetto Interreg, si è consolidata la diffusione della memoria di questi eventi attraverso l'allestimento di un memoriale della deportazione a Borgo san Dalmazzo; la collocazione, in collaborazione con il parco delle Alpi Marittime, di una targa commemorativa a ognuno dei due colli; la segnalazione di un altro percorso tra le valli Stura e Gesso dedicato al tema del rifugio offerto dal coraggio generoso di contadini e montanari; la produzione di dépliant informativi sui percorsi ebraici e lo sviluppo di attività didattiche mirate ai vari ordini di scuola sull'argomento.

Solidarietà montanara per i terremotati del Pakistan

“Facciamo qualcosa per i terremotati himalayani” è stato l'appello lanciato in dicembre dalle pagine dello Scarpone, notiziario mensile del Club Alpino Italiano. Il terribile terremoto dell'8 ottobre era una ferita ancora aperta (e purtroppo ancora lo è) con oltre 55 mila morti, 80 mila feriti e oltre di 5 milioni di senza tetto. In considerazione anche della storica collaborazione tra CAI e Club alpino pakistano, l'associazione con delibera del Consiglio centrale del 4 novembre invitava i soci a contribuire alla creazione di un fondo per le popolazioni terremotate. La risposta è stata immediata e generosa: il presidente generale del CAI comunica infatti che al 31 dicembre risultavano versamenti per un importo pari a 4.487,60 euro. I fondi raccolti attraverso il conto corrente 615242743314 intestato a “Raccolta fondi per aiuti ai terremotati del Pakistan” (Banca Intesa Spa – ABI 03069 – CAB 09400 – coordinate IBAN IT62 F030 6909 4006 1524 2743 314) verranno versati al Club alpino pakistano e finalizzati a specifici progetti che lo stesso provvederà a segnalare.

Dalle Langhe al Tibet fra montagne di latte

Una straordinaria “missione” viene raccontata nelle pagine del notiziario Lo Scarpone di marzo da Andrea Adami, iscritto alla Sezione di Ceva del Club Alpino Italiano, che in Tibet ha portato, grazie a un'iniziativa di Slow Food, la sua esperienza di casaro delle Langhe. Recatosi nel villaggio di Golok, Adami è stato fra gli artefici di un progetto finalizzato alla produzione del formaggio di yak, i cui proventi forniranno un concreto sostegno all'educazione scolastica dei bambini tibetani di quella zona. “Sono entusiasta e un po' commosso quando raggiungo il caseificio costruito con tecniche moderne a quota 4500 metri in una conca circondata da cime maestose”, racconta Adami. “Qui le mandrie di yak s'inseriscono in uno scenario stupendo dove vive una popolazione nomade dedita alla pastorizia. Mi metto al lavoro utilizzando un latte particolarmente sano che i nomadi forniscono giornalmente per i pochi mesi estivi alla cheese factory. Fantastico. I risultati sono subito incoraggianti, tanto che il formaggio prodotto verrà esposto insieme con i produttori al Salone del gusto di Torino nell'ambito del progetto ‘Terra Madre' , quest'anno in programma dal 26 al 30 ottobre”. Il formaggio di yak, a quanto riferisce Adami, h a caratteristiche particolari. E' molto più grasso di un formaggio vaccino. Il colore è giallo paglierino dopo alcuni mesi di stagionatura; il sapore è ottimo nonostante siano state delle lavorazioni di prova. Il formaggio per il momento è in vendita solo negli USA. La comunità europea non permette tuttavia l'arrivo di questi prodotti sui nostri mercati.

“Concatenate” le più belle cascate ghiacciate

L'inverno che sta per concludersi sarà ricordato per le temperature particolarmente rigide che se da un lato hanno messo in crisi il traffico nelle pianure e nelle grandi città del nord, dall'altro hanno dato qualche soddisfazione in più agli appassionati di ice climbing (arrampicata su cascata ghiacciata). Sul notiziario del CAI Lo Scarpone le cronache degli eventi che hanno particolarmente coinvolto il popolo dei ghiacciatori. Rilevante è stata l'esperienza di Ezio Marlier, uno dei maggiori interpreti dell'arrampicata su ghiaccio: il suo Alpine Ice Tour è stato un concatenamento di salite delle principali cascate di ghiaccio delle Alpi. Il progetto, sponsorizzato dalla Regione autonoma Valle d'Aosta, dalla comunità montana Monte Emilius, dal comune di Pollein e da alcune ditte di articoli sportivi (Grivel, Scarpa e Heli Hansen), ha presentato molteplici valenze. “Non vado alla ricerca dell'exploit”, spiega Marlier, “ma a tentare di ricreare il tramite che l'alpinismo ha da sempre rappresentato tra culture ed epoche diverse”. Nel suo girovagare lungo l'arco alpino Marlier si è accompagnato ai ghiacciatori del luogo, sia per un confronto tra modi diversi di vedere e interpretare le salite su cascate, sia per dare luce ad altri protagonisti dell'arrampicata rimasti nell'ombra. Tra i grandi nomi del “ghiaccio” Massimo Datrino, Andrea Plat, Marco Farina, Rudy Buccella, Cristophe Profit, Simone Moro, Piercarlo Berta, Yuri Parimbelli, Gian Luca Maspes, Fabio Salini, Giovanni Ongaro, Gianluca Bellin, Kurt Hafner, Mario Prihnot, Erik Svab, Luca Vuerich, Mario Vielmo, Nicolò Berzi, senza dimenticare Massimo Piras “che scalava con Giancarlo Grassi, il padre della moderna progressione su ghiaccio”, come ricorda Marlier.

Omaggio all'ultimo eroe dell'Eiger

Era l'ultimo reduce della storica scalata alla parete nord dell'Eiger, realizzata nel 1938 insieme con Anderl Heckmair, Ludwig Vorg e Fritz Kasparek. E ora anche l'austriaco Heinrich Harrer se ne è andato, a 94 anni, il 7 gennaio a Freisach in Austria. Aveva legato la sua fama a un altro evento eccezionale, l'esilio in Tibet durante la Seconda guerra mondiale, raccontato nel best seller “Sette anni in Tibet” da cui è stato tratto nel 1997 un film di Jean-Jacques Annaud con Brad Pitt. Scappato da un campo di concentramento inglese in India raggiunse tra mille peripezie con un compagno il Tibet dove si conquistò l'amicizia del Dalai Lama. Un particolare omaggio viene ora reso dal notiziario del CAI Lo Scarpone ad Harrer, morto a un anno di distanza dal compagno di cordata Heckmair. Viaggiare e conoscere è stata la grande passione che lo ha condotto in ogni parte della terra. “Sette anni in Tibet”, uscito nel 1953, è stato tradotto in 48 lingue e venduto in milioni di copie. Del 1958 è un altro best seller, “Il ragno bianco”, dedicato alla scalata dell'Eiger e ripubblicato nel 1999 da Mondadori, in cui il grande alpinista e scrittore non si limita a raccontare la sua versione dei fatti, ma ripercorre la storia della mitica parete dispensando gloria e giudizi (a volte impietosi) sugli alpinisti che l'hanno affrontata, soffermandosi in particolare su alcuni aspetti dell'epopea alpinistica. Notevole l'eredità lasciata da Harrer. Un museo di Freisach, in Carinzia (tel +4342638108, e-mail: office@harrermuseum.at), suo paese natale, gli è stato intestato in vita. Vi è conservata la sua cospicua collezione etnologica con oggetti del Tibet, Sudamerica, Africa, Nuova Guinea, Borneo e una quantità sterminata di fotografie. Tra le grandi attrazioni la fedele ricostruzione di una via di pellegrinaggio tibetana.

“Vertice” a Bergamo della medicina di montagna

La Società italiana di medicina di montagna e la Commissione centrale medica del Club Alpino Italiano organizzano il 27 maggio al Palamonti di Bergamo il XII Corso di aggiornamento per medici di trekking e spedizioni nell'ambito del Convegno di medicina di montagna che si aprirà alle 9 con il saluto delle autorità e le presentazioni dei medici Enrico Donegani presidente della Commissione medica e Andrea Ponchia presidente della Società di medicina di montagna. Il programma di cui Lo Scarpone di marzo fornisce una consistente anticipazione prevede che vengano trattati i seguenti temi, moderatori M. Zaccaria (prima sessione), H. Brugger ed E, Donegani (seconda sessione) A. Ponchia e A. Rinaldi (terza sessione): l'ipossia cronica e l'esercizio fisico intenso inducono modificazioni endocrino-metaboliche in alpinisti d'elite (S. Grottoli, A. Benso); modificazioni endocrino-metaboliche dopo esposizione all'alta quota in giovani donne (A. Ermolao, G. Travain, S. Tolomio, M. Zaccaria); cefalea, donna e montagna: uso dei contraccettivi orali e rischio trombotico (G. Giardini); donne e montagna, è possibile predire l'insorgenza di mal di montagna? (A. Cogo); il metabolismo anaerobico lattacido nei tibetani (M. Marzorati); la prestazione fisica dei Baltì, una popolazione d'alta quota della zona del K2 (S. Mazzoni); lesioni da folgorazione (G. Agazzi); rischi infettivologici e loro prevenzione in corso di trekking e spedizioni (S. Caligaris); dal Monte Rosa al Nepal: Maleku, un piccolo ospedale (A. Pascariello); il sonno ed il riposo nell'uomo  in montagna tra risorse ed impegno (V. Gai); patologie di interesse psichiatrico: dalla montagna che ne è la causa alla montagna che diventa risorsa terapeutico-riabilitativa (S. Carpineta); protocollo per l'accettazione e il trattamento ospedaliero del soggetto ipotermico grave (E. Donegani); patologie odontostomatologiche in montagna (A. Aversa). Dopo una lettura magistrale (moderatore C. Angelini), si tratterà degli inibitori della fosfodiesterasi 5 nell'ipertensione polmonare d'alta quota (M. Maggiorini). A conclusione del simposio è prevista l'assemblea generale della Società italiana di medicina di montagna.

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