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Lo Scarpone in anteprima

News da Lo Scarpone, rivista ufficiale del Club Alpino Italiano, il mensile di montagna più diffuso in Italia

La Rivista del Club Alpino Italiano Lo Scarpone - Fondato nel 1931 - Nr. 8 - agosto 2006

Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
e-mail: loscarpone@cai.it
tel. 02 205723.1 fax 02 205723.201

Lo Scarpone - agosto 2006 - © 2006 Club Alpino Italiano
Lo Scarpone - agosto 2006 - © 2006 Club Alpino Italiano

Nel numero in distribuzione nel mese di agosto

“Noi del Soccorso abbiamo un sogno: restare inoperosi…”

Con 32 delegazioni, 235 stazioni alpine distribuite sull'intero territorio nazionale, 15 delegazioni speleologiche, 7187 volontari (di cui 231 medici), il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, struttura operativa del CAI, si appresta a vivere in agosto il periodo dell'anno più “movimentato”. L'esercito dei vacanzieri ha infatti una particolare vocazione per mettersi nei guai. Ed è ai vacanzieri che si rivolge attraverso le pagine del notiziario lo Scarpone il presidente del CNSAS Pier Giorgio Baldracco. “A tutti”, scrive il capo del Soccorso alpino, “va l'augurio di lasciarsi finalmente alle spalle il tempo tiranno e quella cultura della fretta che è spesso all'origine di approcci superficiali al territorio ed errori nel valutare le proprie forze. Mettetecela dunque tutta per evitare che ciò avvenga. Ve lo raccomando caldamente anche a nome dei 7187 tecnici che in questa stagione vengono di norma costretti a una dura corvée. Dunque, per il vostro bene evitate di farvi prendere dalla frenesia di mettervi alla prova oltre le vostre possibilità. Consultate con attenzione i bollettini meteorologici, preparare meticolosamente le gite, adottare l'abbigliamento giusto, scegliere nella montagna di offerte dell'industria calzaturiera le scarpe più adatte al terreno che andrete ad affrontare. E poi non date niente per scontato, nemmeno l'innocente ricerca di qualche fungo: l'anno scorso questo passatempo è costato la bellezza di 36 vite. Tutta gente ignara del terreno in cui si avventurava, mal calzata ed equipaggiata. Gli uomini del Soccorso alpino hanno una grande aspirazione: restare inoperosi anche se sono pur sempre pronti 24 ore su 24 alle chiamate e intervengono con immediatezza senza chiedersi chi chiama, la gravità o meno, se è giorno o se è notte. A tutti, buone escursioni”.

Nel cuore dell'Africa rivive la leggenda del Duca

E' trascorso un secolo da quando, nel 1906, Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi organizzò una spedizione italo-ugandese scalando la maggior parte delle cime del Ruwenzori (ben 17). Era accompagnato da quattro scalatori con incarichi scientifici, quattro guide alpine valdostane di Courmayeur (Cesar Ollier, Joseph Petigax, Josef Brocherel, Laurent Petigax), il fotografo Vittorio Sella con il suo assistente e un cuoco. In occasione del centenario l'esposizione “I popoli della Luna, Ruwenzori 1906-2006”, dopo l'allestimento a Torino nella sede al Monte dei Cappuccini dove resterà fino al 17 settembre, è sbarcata in Africa, a Kampala dove è stata allestita una copia della mostra nell'Uganda Museum. L'avvenimento fa parte del ciclo di manifestazioni volute dal Museo nazionale della Montagna del CAI-Torino con la Regione Piemonte per ricordare l'impresa del “principe delle montagne”. All'inaugurazione a Kampala, con la partecipazione di circa 500 persone, erano presenti il ministro del turismo dell'Uganda Serpaio Rukundo, l'ambasciatore d'Italia Umberto Plaja, l'assessore alla cultura della Regione Piemonte Gianni Oliva e il direttore per la promozione della cultura della stessa Regione Rita Marchiori, il direttore dell'Uganda Museum Eprahim Kamhangire, oltre all'ideatore dell'iniziativa, il direttore del Museomontagna Aldo Audisio con i suoi collaboratori Cristina Natta-Soleri (coordinatore della mostra) e Cecilia Pennacini (curatore del progetto), Craig Richards (fotografo canadese). Il notiziario Lo Scarpone di agosto propone un'inappuntabile ricostruzione della conquista del Ruwenzori attraverso le parole di Mirella Tenderini e Michael Sandrik, autori del libro “Vita di un esploratore gentiluomo. Il Duca degli Abruzzi” (304 pagine con 31 foto e 8 cartine, prezzo di copertina 18,60 euro) in questi giorni in distribuzione per i tipi della casa editrice Corbaccio. “Sopra la vetta quel giorno brillava il sole”, scrivono la Tenderini e Sandrik. “Luigi di Savoia tolse dal sacco la bandiera tricolore col motto ‘Ardisci e spera' che gli aveva dato la regina Margherita, e la piantò. In onore della zia, battezzò la cima Punta Margherita”.

Cosa c'è da vedere nel nuovo Museo di Messner

Dopo anni di strenue battaglie per riuscire a issare la bandiera con le tre M (Messner Mountain Museum) sugli spalti di Castel Firmian a Bolzano, il “re degli ottomila” ( www.reinhold-messner.it ) può essere giustamente soddisfatto. Lo Scarpone è entrato nella nuova struttura museale e offre ai lettori un servizio speciale nel fascicolo di agosto. Il percorso espositivo, inaugurato in giugno in concomitanza con i festeggiamenti per i 60 anni dell'Alpenverein (il club alpino di lingua tedesca), è ricco di citazioni culturali e “reliquie” dell'alpinismo mentre in uno spazio a parte viene affrontato il tema del divino in montagna. Le mura di ronda sono dedicate a varie monografie: Eiger, Cervino, Dolomiti, K2, Everest. Molte le testimonianze della cultura tibetana, con draghi, statue di Buddha e le inevitabili bandiere di preghiera che danno talvolta al castello l'aspetto di un chorten. Un grande lavoro di ricerca è stato compiuto, con la catalogazione ed esposizione di circa duemila oggetti raccolti tra Oriente e Occidente: oltre a molte opere d'arte tibetane, diversi quadri dall'Ottocento a oggi sono dedicati alle “cattedrali della terra” nelle cui fondamenta si è scavato aprendo al visitatore una caverna piena di cristalli e di suggestioni. Il percorso da un'area espositiva all'altra è piuttosto lungo, talvolta aereo perché alcune strutture sono accessibili dall'esterno mediante rampe metalliche e scale che richiedono scarpe robuste (com'è indicato nei biglietti d'ingresso). Nella calura estiva di Bolzano il visitatore si sottopone così a un tour de force non indifferente, alleviato da una piacevole buvette e dal panorama davvero eccezionale. Prossimo appuntamento con i musei di Messner nel 2010: la quinta tappa sarà l'MMM Bergvolker sui popoli del mondo che abitano la montagna. Particolare importante. Al castello di Firmian si sale con l'auto (facendo bene attenzione ai cartelli) o con lo shuttle-bus dall'uscita di Bolzano Sud, ma anche tramite la pista ciclabile Ponte Adige-Caldaro. L'ingresso costa 8 euro per gli adulti, 6 euro per i gruppi di oltre 15 persone. Vietato fotografare!

Requiem per l'alpinismo? Cinque esperti si pronunciano

La mancata assegnazione in maggio a Trento della Genziana d'oro del Club Alpino Italiano per i film di alpinismo ha suscitato contrastanti reazioni. “Trento, la giuria snobba l'alpinismo” era il titolo del quotidiano “Il Gazzettino” dove lapidario risultava il giudizio di Piero Zanotto. “Incongruente e inutile” veniva definito da Zanotto il veto della giuria al cinema alpinistico. “Bocciati gli alpinisti” titolava a piena pagina L'Adige che manifesta sorpresa per il premio non assegnato. Giorgio Spreafico, tra le firme più qualificate del giornalismo di montagna, parlava addirittura sulla Provincia di Como di “requiem per il film di alpinismo” riportando lo sdegno di Spiro Dalla Porta Xydias, presidente degli scrittori di montagna. Per capire come stanno realmente le cose Lo Scarpone si è rivolto ad alcuni esperti radunandoli attorno a un'ideale “tavola rotonda”. Nel fascicolo di agosto fanno il punto su alpinismo e cinema di montagna il presidente del festival Italo Zandonella Callegher, Piero Carlesi del Gruppo scrittori di montagna (GISM), la direttrice del Cervino International Filmfestival Valeriana Rosso, lo scrittore, esploratore e filmaker Franco Michieli, la fuoriclasse dell'arrampicata Luisa Iovane che a Trento si è impegnata nel non facile ruolo di giurata, e lo stesso Zanotto, critico cinematografico, tra i più autorevoli storici del cinema di montagna e impeccabile “veterano” della rassegna trentina di cui è stato a suo tempo direttore. Da segnalare il parere di Valeriana Rosso, direttrice del Cervino International Filmfestival in programma al Breuil dal 19 al 23 luglio, tra i maggiori esperti di cinema di montagna e alpinismo.

“Da dieci anni”, spiega Valeriana Rosso, “sento dire che l'alpinismo è morto e il cinema di montagna pure. All'inizio mi intimorivano queste dichiarazioni rilasciate da personaggi autorevoli, spesso avanti con gli anni, che disquisivano sull'argomento senza mai entrare nelle sale a vedere i film. Dirò di più. Dal mio osservatorio di persona che ha passato gran parte di questi ultimi anni in giro per il mondo a vedere film e soprattutto dal privilegiatissimo osservatorio del Cervino Filmfestival, sintesi della produzione mondiale, festival dei festival che riserva una delle categorie del concorso ai Gran Premi dei più importanti festival di settore del mondo, questo cinema sembra anzi in fermento. I film di alpinismo non sono migliori o peggiori di un tempo; il problema è che ci annoiano le imprese, non la loro documentazione. Visto che è già stato fatto tutto, non ce ne importa nulla di vedere il resoconto dell'ennesimo ottomila scalato dall'ennesima spedizione spagnola o polacca”.

Appennino, c'è un piano per tutelarlo

Gli Appennini si sono dotati di un nuovo strumento di tutela e gestione. Una Convenzione degli Appennini è stata infatti firmata all'Aquila dal Ministero dell'ambiente, dalle 15 regioni interessate, da organizzazioni che rappresentano gli enti locali (Anci, Uncem, Upi), dalla Federazione italiana dei parchi e delle riserve naturali e dall'associazione Legambiente. L'obiettivo è dare vita a un progetto integrato di tutela che sviluppi le potenzialità delle aree protette, del turismo sostenibile e delle attività tradizionali lungo la catena montuosa che si sviluppa per 1600 chilometri. Sullo Scarpone di agosto viene fatto il punto sulle prospettive che si aprono per questa “spina dorsale della Penisola” che vanta un numero considerevole e crescente di aree protette: attualmente esistono 11 parchi nazionali, 42 parchi regionali, 52 riserve. In totale un 24% del territorio appenninico risulta destinato alla conservazione della natura e questo fatto lo candida, nel suo complesso, a divenire un grande sistema ambientale di valenza europea e internazionale. “Questo progetto”, afferma il professor Annibale Salsa, presidente generale del CAI, “ben si inserisce in quanto da sempre il Club alpino sta portando avanti per lo sviluppo sostenibile dell'Appennino, grazie al lavoro capillare delle sue sezioni e dei suoi soci”.

Giulia Maria Crespi: il mio luogo del cuore

In un'intervista esclusiva al notiziario Lo Scarpone, Giulia Maria Crespi racconta come è nata e si è sviluppata la campagna del Fondo Ambiente italiano dedicata ai “luoghi del cuore” da salvaguardare su indicazione dei cittadini che partecipano al referendum. “Crediamo molto a qusta iniziativa che vede il Club alpino come partner privilegiato”, spiega la presidentessa del FAI, “e, anzi, cercheremo di rendere la campagna ancora più efficace nei prossimi anni. Risultati concreti sono all'ordine del giorno. Alcuni sindaci si sono mossi, si sono perfino creati gruppi d'acquisto per mettere alcuni di questi luoghi al riparo da perniciose speculazioni. Un esempio? In questi giorni inauguriamo il Mulino di Baresi in val Brembana. Stava cadendo in rovina ed è stato restaurato con i fondi messi a disposizione da BancaIntesa. Un gruppo di cittadini ha a sua volta spontaneamente restaurato la fontana dell'Acqua Cetosa a Roma”. Nel corso dell'intervista la signora Giulia Maria ha svelato un particolare della sua infanzia “montanara”. Alla sua nascita il padre Aldo Crespi le dedicò in val Seriana un rifugio battezzato, appunto, “Giulia Maria” nei pressi del Lago Nero in Val Seriana. “Lassù i fratelli Crespi avevano costruito delle centrali elettriche e in quella zona da ragazza passavo ben volentieri le mie estati”, ha raccontato la signora. “Ho passato tanto di quel tempo lassù… E adesso tornarci mi farebbe troppo male”. Ma che fine ha fatto quel rifugio? Lo Scarpone ha svolto una piccola inchiesta con il contributo del CAI di Bergamo, ed è risultato che con la nazionalizzazione delle imprese elettriche tutto il complesso è passato dai Crespi all'Enel. Circa dieci anni fa è stata messa all'asta insieme ad altri immobili dell'Enel e acquistata da privati che la usano come casa di vacanza.

Due donne, una valle: Ilde Marchetti diventa scrittrice

Intrecciando ricordi d'infanzia e testimonianze dal vivo (di grande interesse la storia di Vera Cenini Lusardi, imprenditrice turistica e prima donna ad avere gestito ai piedi del Pizzo Badile una stazione si soccorso alpino), la valtellinese Ilde Marchetti esordisce come scrittrice dedicando alla sua Valmasino un istruttivo libro intitolato “Sotto le stelle del Masino” (Kima editrice, presentazione di Roberto Serafin, 108 pagine, 10 euro). Sullo sfondo si muovono alpinisti come Cassin, Messner, Gogna e altri che hanno fornito grandi prove del loro valore su questi graniti considerati “i più belli del mondo”; e i moderni “skyrunner” che ogni anno si misurano ad alta quota con il rinomato Trofeo Kima di corsa in montagna organizzato in agosto dalla stessa associazione Kima di cui Ilde è presidente. Il volume, pubblicato con il contributo della Regione Lombardia e della Provincia di Sondrio, è destinato a sovvenzionare le molteplici iniziative targate “Kima”. Per gentile concessione, Lo Scarpone di agosto ne pubblica in anteprima un breve saggio.

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