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Lo Scarpone - ottobre 2006 - © 2006 Club Alpino Italiano
Due corsi di formazione e aggiornamento per gli insegnanti della Scuola dell'obbligo sono stati affidati al Club Alpino Italiano dal Ministero dell'Istruzione con decreto del 14 luglio che fa riferimento all'anno scolastico 2006-2007. Come sottolinea il notiziario Lo Scarpone, si tratta di un risultato che premia l'attività di volontariato dell'associazione nel campo dell'accompagnamento giovanile, della tutela dell'ambiente e della ricerca scientifica. “A scuola in montagna”, il primo dei due corsi, si svolgerà dal 10 al 13 ottobre a Stresa (VB) in concomitanza con il primo Simposio nazionale TAM (“obbiettivi, organizzazione e strategie per un'efficace azione sul territorio”), il cui programma è stato pubblicato sullo Scarpone di settembre. Il secondo corso dedicato ai “Segni dell'uomo” avrà invece sede l'anno prossimo dal 10 al 13 maggio a Caramanico Terme (PE), ai piedi della Maiella.
Le due iniziative si giovano della collaborazione di tre Organi tecnici centrali del CAI: la Commissione per l'ambiente TAM (CCTAM) e la Commissione centrale alpinismo giovanile relativamente al corso di formazione di Stresa, e il Comitato scientifico centrale e la stessa commissione CCTAM per il corso di Caramanico Terme.
Destinatari saranno in entrambi i casi docenti di scuola dell'infanzia, di scuola primaria, di scuola secondaria di 1° e di 2° grado. Al termine dei corsi il CAI rilascerà un attestato di partecipazione sotto il controllo dei direttori scolastici regionali per il Piemonte e per l'Abruzzo. In base a una sintesi progettuale dei progetti, tra le finalità dell'iniziativa va evidenziata l'opportunità di offrire ai docenti la possibilità di acquisire conoscenze scientifiche ambientali e naturalistiche con particolare riferimento all'ambiente montano.
Due mesi di totale solitudine attendono Antonella Giacomini, Nadia Tiraboschi ed Eloise Barbieri, le alpiniste della spedizione “Hielo Patagonico Sur 2006” patrocinata dalla Sezione di Belluno. Dal 10 ottobre tenteranno infatti di realizzare, come preannuncia Lo Scarpone, un grande sogno: la traversata della calotta continentale del ghiacciaio sudamericano che si sviluppa per circa 400 chilometri . Particolare importante. A differenza di un raid polare lo Hielo Sur offre numerose possibilità di ritirata, ma non è semplice fuggire; le imponenti lingue glaciali che si buttano nei laghi argentini presentano difficoltà alpinistiche che richiedono esperienza e tempi lunghi. La cartografia esistente è ancora incompleta e i disegni di Gino Buscaini rimangono ancora uno strumento insostituibile per orientarsi. Classe 1964, di origini bellunesi, la Giacomini ha ripetuto numerose vie classiche e vanta una consistente esperienza extraeuropea. Nata nel 1967, la bergamasca Tiraboschi è guida alpina. La Patagonia l'ha vista protagonista lungo la via franco-argentina al Fitz Roy, la Willans alla Poincenot, e la Maestri al Cerro Torre. La Barbieri , classe 1970, ha circumnavigato da sola la regione himalayana. Tre donne esperte e determinate, un sogno. Sapranno domare le bizze dello Hielo?
La catena himalayana si estende dal suo estremo orientale confinante con la Cina sino a quello occidentale nel territorio afghano/pakistano comprendendo ben 145 cime che raggiungono e superano i 7000 metri , numerose cime con quote superiori e inferiori ai 6000 metri , oltre a quelle più famose che superano la fatidica linea degli ottomila. Ma chi ha deciso che fossero 14 le vette più alte del pianeta? Una ricerca del CAI attraverso il suo Centro italiano studio e documentazione alpinismo extraeuropeo (CISDAE) che ha sede a Torino presso il Museo della montagna “Duca degli Abruzzi” apre nuovi orizzonti sulle montagne superiori agli ottomila metri. Ed ecco, secondo un dossier pubblicato sul notiziario Lo Scarpone, gli ottomila “secondari” che meritano in alcuni casi una promozione come vette a se stanti andando così ad aggiungersi all'elenco ufficiale delle vette più alte del mondo:
Gruppo del Kangchenjunga: Yalung Kang (8505m da considerare come montagna singola, Kangchenjunga Centrale (8482m)da considerare come montagna singola, Kangchenjunga Sud (8476m)da considerare come montagna singola.
Gruppo del Lhotse: Lhotse Middle (8430m) da considerare come montagna singola, Lhotse Shar (8400m)da considerare come montagna singola.
Gruppo dell'Annapurna: Annapurna Centrale (8051m) da considerare come montagna singola, Annapurna Est (8010m) da considerare come montagna singola.
Gruppo del Broad Peak: Broad Peak Centrale (8011m) da considerare come montagna singola.
Gruppo dello Shisha Pangma: Shisha Pangma Centrale (8008m) da non considerare come montagna singola.
Gruppo del Makalu: Makalu Sud Est (8010m) da non considerare come montagna singola.
Gruppo del Nanga Parbat: Nanga Parbat Sud (8042m) da non considerare come montagna singola.
“Se verrò restituito alle mie altitudini, ridarò nuova vita e ‘memoria' all'alta Valle di Nardis e sarò sicuramente un monito per le nuove generazioni”. Questo lo “sfogo” sul notiziario Lo Scarpone di un cannone d'assedio Skoda modello 1915, calibro 10,5 cm contrassegnato con il numero 254 di matricola, per nulla soddisfatto di essere stato rimosso dalla vedretta di Nardis per essere esposto nelle vie di un paese della Val Rendena (TN). “Sostando sulla mia postazione, dove una targa potrà ricordare i nomi dei 298 alpini e kaiserjager dispersi con la distruzione del cimitero militare, l'escursionista osserverà l'aquila volteggiare in cerca di cibo mentre lo zoccolio del camoscio echeggerà sulle cime”, spiega l'antico guerriero arrugginito in un articolo in prima persona il cui testo è stato “raccolto” dallo scrittore Luciano Colombo. E conclude: “Sarò sicuramente punto d'arrivo e monito per le nuove generazioni. Qualcuno dopotutto ha scritto che un Paese dimentico della sua storia, che è poi la coscienza e l'orgoglio della propria identità, non sarà mai uno stato né una nazione”.
Ora per il ripristino del cimelio nel luogo dove il ghiaccio lo ha tenuto per tanti anni prigioniero si sono mobilitate associazioni di alpini, carabinieri, schutzen di Rendena e guide alpine di Pinzolo.
Chi ricorda nell'Italia del boom il concorso dedicato alle stazioni fiorite? Sembra passata un'eternità da quegli idilli ferroviari degli anni Sessanta. Oggi nelle piccole stazioni di campagna a fiorire sono purtroppo solo i graffiti e l'incuria. Chi frequenta le alte quote può invece, per fortuna, imbattersi ancora in alcuni rifugi fioriti. In una foto mandata da una lettrice di Novara compariva sul notiziario Lo Scarpone di settembre il “Margaroli” di proprietà della sezione di Domodossola, che si affaccia sul lago Vannino in Val Formazza. Naturalmente i fiori non sono tutto e l'accoglienza va misurata anche con la qualità del cibo e con l'entità del conto presentato dal gestore a fine pasto. Tuttavia i rifugi fioriti offrono, dove la quota lo consente, un colpo d'occhio notevole e meritano senz'altro un piccolo spazio nelle pagine del notiziario del CAI: che in ottobre “racconta” le meraviglie del rifugio Alpe Corte del CAI Bergamo nelle Prealpi Lombarde, dove l'arredo floreale ha dimensioni spettacolari, quasi fiabesche.
Il fuoriclasse dell'arrampicata Manolo (al secolo Maurizio Zanolla) ha ricevuto accoglienze trionfali il 2 settembre tra le “rock legends” ai campionati di Arco, pochi giorni dopo aver dato un'ennesima prova della sua classe alla soglia dei 48 anni: la doppia ripetizione di “Bain de sang”, una via di difficoltà estrema aperta nel 1993 da Fred Nicole nella falesia svizzera di Saint Loup. Manolo descrive questa “Bain de sang” come una placca di 20 metri , lisci e verticali, con una prima parte un po' fisica fino a un “riposo”, a cui fa seguito una seconda parte in crescendo con due leggere "onde" e una sequenza clou molto delicata all'uscita. La parola d'ordine di “Bain” è “aleatorio” e quindi, come dice Manolo, “basta un niente, basta perdere anche solo per una frazione di secondo scioltezza e ritmo interiori e si è giù!”.
Ma è possibile volteggiare lievi di appiglio in appiglio a quarantotto anni, tanto più se gli appigli sono pressoché invisibili, inesistenti? Manolo non ha dubbi: ciò è possibile. Anche se allo Scarpone confida che anni di arrampicate hanno segnato innegabilmente il fisico, assediato da una forte epicondilite su entrambi i gomiti, estesasi poi alle spalle. “Questo tipo di arrampicata appartiene a un'altra generazione”, spiega Manolo. “Anche chi è nell'ambiente oggi si ferma un grado più indietro. Perché qui la difficoltà è distribuita su tutta la lunghezza ed è necessario essere in grado di cambiare marcia anche quando vai al massimo. Inanellare il tutto fino in sosta diventa molto più fisico del previsto, con appigli difficili da decifrare”.
Un corso per istruttore di snowboard alpinismo è stato varato dalla Commissione nazionale scuole di alpinismo e scialpinismo del CAI. Dell'iniziativa, che rappresenta un riconoscimento senza precedenti circa la validità di un attrezzo sempre più diffuso sulle piste e nei fuoripista, dà notizia Lo Scarpone precisando che il corso intende formare un figura di istruttore regionale del tutto simile a quella dell'istruttore di sci alpinismo (ISA) con la differenza che nella fase di discesa gli sci sono sostituiti dalla rinomata “tavola”, mentre nella fase di salita si utilizzano prevalentemente le racchette da neve. La preparazione dell'istruttore di snowboard alpinismo (ISBA) dovrà essere dunque quella di un alpinista completo, abituato a muoversi su ogni terreno dalla neve, al ghiaccio, alla roccia, capace di affrontare gite e dislivelli tipici dello sci alpinismo, condurre un gruppo e scendere con sicurezza sul fuoripista con la tavola da snowboard. Il corso si svolgerà nel 2007 tra febbraio e settembre ed è articolato in cinque moduli: 1) neve e valanghe in febbraio, 2) tecnica di discesa FISI in marzo 3) salita e discesa in alta montagna in aprile, 4) ghiaccio in giugno, 5) roccia in settembre.
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