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Direttore responsabile: Pier Giorgio Oliveti
Coordinamento redazionale: Roberto Serafin
e-mail: loscarpone@cai.it
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Lo Scarpone - gennaio 2008 - © 2008 Club Alpino Italiano
Il Club Alpino Italiano inizia il nuovo anno rilanciando la collaborazione con gli istituti scolastici. In
base all’articolo 2 del protocollo sottoscritto dal presidente generale e dal direttore generale degli
Ordinamenti scolatici del Ministero della pubblica istruzione, il CAI s’impegna infatti a realizzare corsi
di aggiornamento per docenti della scuola pubblica e predisporre progetti formativi per avvicinare i
giovani alla montagna.
Il notiziario del CAI “Lo Scarpone” pubblica il tariffario 2008 relativo a pernottamenti, riscaldamento e
consumazioni fondamentali nei rifugi del Club Alpino Italiano. Ai soci giovani (inferiori ai diciott’anni)
viene praticata una riduzione del 50% sulla quota di pernottamento che varia, a seconda delle
categorie dei rifugi, da un minimo di 8,50 a un massimo di 10,10 euro per i soci e da 17 a 21 euro per
i non soci.
Un alpinismo etico, responsabile, austero, rispettoso dell’ambiente e delle culture. Questo è l’auspicio
emerso al termine del confronto a più voci al Palamonti di Bergamo sotto l’egida delle Scuole del CAI
e del Club alpino accademico italiano. Un confronto iniziato in ottobre a Bard (Aosta) dove
l’Accademico ha dedicato l’annuale congresso ai problemi etici nell’apertura delle nuove vie di
scalata. Sull’argomento è intervenuto Guido Magnone, un alpinista ai confini con la leggenda, che ha
ricevuto la tessera di socio onorario del Club accademico. Oggi novantenne, torinese di nascita,
francese di adozione e nazionalità, grande sportivo nella prima gioventù, Magnone si è consacrato
interamente all’alpinismo di qualità e di conquista. Fu lui a scalare per primo, nel 1951, in compagnia
di Lionel Terray, il Fitz Roy nelle Ande Patagoniche, e fu lui a risolvere per primo il problema della
parete ovest del Dru, ritenuto impossibile nel 1952, utilizzando strategie e mezzi allora impensati. Alle
varie problematiche emerse nei due simposi il notiziario Lo Scarpone dedica uno speciale dossier.
Mezzo secolo fa, il 6 luglio 1958, si concludeva una straordinaria esperienza alpinistica alle Tre Cime
di Lavaredo. Utilizzando 180 chiodi normali e 14 a pressione, quattro alpinisti tedeschi (Dietrich
Hasse, Lothar Brandler, Jorg Lehne e Sigi Low) tracciavano una via al centro della parete nord di
Cima Grande, esattamente sulla verticale della cima. Un percorso, quello della “Hasse-Brandler”, che
rappresenta meglio di ogni altro un modo d’intendere le scalate che all’epoca dovevano essere “a
goccia d’acqua”, il massimo dell’eleganza, deviando pochissimo dalla verticale. La direttissima dei
tedeschi è stata ripetuta pochi giorni più tardi da Cesare Maestri con l’altoatesino Bepi Holzer. E
infine, miracoli del progresso, nel 2002 la via è stata rifatta da Alex Huber in solitaria e senza alcun
mezzo di assicurazione! L’evento sarà ricordato a Trento, in occasione della cinquantaseiesima
edizione del Filmfestival (dal 22 aprile al 4 maggio).
Solo, bloccato in piena notte a 8600 metri di quota durante la ritirata, poco sotto la vetta (mancata)
dell’Everest, Fabrizio Manoni, guida alpina di Macugnaga, ha buone ragioni per credere che si sia
trattato di uno dei bivacchi più alti nella storia dell’alpinismo. Sopravvivere in quelle condizioni e a
quelle quote non è cosa di tutti i giorni, ma occorre pur sempre precisare che almeno tre esperienze
analoghe e ampiamente descritte in libri diventati dei classici sono da registrare nella corsa alle vette
himalayane: quella di Hermann Buhl nel 1953 sul Nanga Parbat, quella celeberrima di Walter Bonatti
con lo hunza Mahdi nel 1954 nei pressi del 9° campo del K2, e quella più recente nel 1996 di Marco
Bianchi a 7900 metri durante la discesa dalla vetta del K2. Curiosamente, un episodio di altruismo
sarebbe all’origine del micidiale bivacco di Manoni che racconta la sua disavventura nelle pagine
dello Scarpone.
Troppa o troppo poca, è destino che la neve in quota rappresenti sempre un problema per la
sicurezza. Un problema che gli inverni anomali dei tempi in cui viviamo sembrano talvolta acuire. In
realtà è soprattutto l’incremento esponenziale di chi pratica l’escursionismo invernale e la dilagante
ricerca di spazi vergini per “pennellare” il manto nevoso con piacevoli serpentine a rendere la materia
incandescente. Perché quel manto se non è bene assestato sulle spalle della montagna può
trasformare il gioco in una sfida mortale come sanno i tecnici del soccorso alpino chiamati sempre
più di frequente a intervenire. L’invito a stare dalla parte della ragione è ancora una volta del Servizio
valanghe italiano, una struttura che pulsa nel cuore del CAI con uno scopo: offrire ogni informazione
utile a chi frequenta la montagna innevata, sia che si avventuri in affascinanti cavalcate fuoripista, sia
che se ne vada placidamente a spasso con sci e racchette, divertimenti che comunque comportano
una certa percentuale di pericolo e quindi di rischio. Sullo Scarpone un’intervista con il nuovo
presidente del Servizio valanghe Alessandro Sterpini e due corsi che è possibile frequentare a breve
termine per migliorare la conoscenza del manto nevoso.
La scienza è fatta per rassicurare, l’arte per inquietare. Questo pensava un grande pittore del
Novecento. Ma di rassicurante c’era ben poco al convegno sulla sorte degli agonizzanti ghiacciai
della Lombardia organizzato il 17 novembre all’Università degli Studi di Milano dal Comitato
glaciologico italiano con il supporto del Comitato EV K2 CNR e dell’AEM spa. Dopo otto ore di
relazioni e un diluvio di dati inquietanti (d’estate i ghiacciai lombardi perdono 170 milioni di metri cubi
d’acqua e non li recuperano più a causa della riduzione delle precipitazioni nevose), la scienza ha
detto perentoriamente che è molto difficile stabilire quanto l’evoluzione recente del clima sia dovuta
all’impatto delle attività umane e quanto a cause naturali. Di un solo particolare non si può che
essere certi: il legame, ribadito dal fisico Maurizio Maugeri, professore all’Università di Milano, tra
l’incremento della temperatura sulla superficie del pianeta e quello dei cosiddetti gas serra. Ma con
ciò la questione non sarebbe da considerarsi chiusa. Molte sono le combinazioni ancora da sondare,
spiega Maugeri. La prima è costituita dal fatto che l’uomo non si è limitato a riempire l’atmosfera di
gas serra, ma l’ha anche inondata di polveri e venefici aerosol…
Decisione coraggiosa e senza precedenti della Società Alpinisti Tridentini. Il Consiglio centrale ha
stabilito, in segno di protesta per le continue devastazioni e manomissioni per far luogo a piste e
impianti per lo sci, di abbandonare la manutenzione della Paganella, la montagna dei trentini, scuola
dell’alpinismo più autentico. L’iniziativa, ha stabilito la SAT, non rimarrà isolata ma sarà applicata in
ogni ambiente dove il territorio e il paesaggio sono stati sconvolti da decenni di rapina da parte
dell’industria speculativa dello sci alpino. “La decisione, molto sofferta, di rinunciare alla cura e
manutenzione dei sentieri della Paganella, e che comporterà anche la rimozione di ogni segnaletica,
rappresenta una sconfitta non solo per la SAT ma, soprattutto, per il Trentino”, è scritto in un
comunicato. “Con questa scelta la SAT vuole rilevare con forza non un possibile pericolo ma un dato
di fatto: il sentiero è ormai diventato, in una visione post moderna e quindi virtuale della realtà, un
qualcosa di marginale e d’inutile. Ecco allora le mountain bike su sentieri ‘impossibili’, i quad, i
fuoristrada, le moto, non solo a Fuchiade o sul Lagorai, senza che nessuno senta la necessità di
intervenire con decisione”.
A beneficio di tutti gli appassionati di sentieri e binari, riprende l’attività di trenoescursionismo
promossa dalla Commissione centrale per l’escursionismo in collaborazione con Trenitalia e
organizzata sul territorio dalle sezioni e sottosezioni aderenti al Programma “Trenotrekking 2008”. Si
comincia dalla Sicilia domenica 27 gennaio con la trenoescursione organizzata dalla Sezione di
Cefalù sulla linea Messina-Palermo che prevede la salita da Palermo al Monte Pellegrino con visita al
Santuario di Santa Rosalia.
Particolarmente stimolante appare il tema del prossimo convegno dell’attivissimo Gruppo scrittori di
montagna (GISM) in programma a Trieste il 19 gennaio. Si discuterà infatti di “alpinismo: gioco,
competizione, conoscenza”, tre aspetti o meglio tre sfaccettature con cui l’attività dell’ascensione può
essere inquadrata. Sono stati invitati a prendere parte al simposio il presidente generale del CAI
Annibale Salsa, Kurt Diemberger, Fausto De Stefani, Dante Colli, Maurizio Giordani, Luciano Santin,
Walter Gerbino e il presidente del GISM Spiro Dalla Porta-Xydias.
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