lunedì, 13 febbraio 2012
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Canton Ticino

Centovalli: la via dei Mercati, parte 1, da Locarno a Camedo

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-1
Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Locarno, Golino, Intragna, Calezzo, Slögna, Verdasio, Lionza, Borgnone, Camedo
Data del rilievo: 
30/10/2011
Foto: 
Il lago artificiale di Palagnedra
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
7h15'
Dislivello: 
1200 m
Distanza percorsa: 
22,00 km

Escursione in solitaria, e con i sintomi imminenti di un mega-raffreddore che mi ha tagliato le gambe...

La "Via dei Mercati" era una mulattiera che univa Domodossola con Intragna, passando i vari paesini della valle Vigezzo e delle Centovalli. Percorsa dai mercanti, che portavano granaglie, metalli e sale provenienti dalla Pianura Padana, e tornavano con lana, formaggi e salumi. Esistono ancora alcuni tratti originari, ma la maggior parte del percorso del Medioevo è stato mangiato dal tempo.

Partenza dal tennis di Locarno alle 7:15, scavalco la Maggia sulla nuova passerella (accanto alla "direttissima" Locarno - Ascona), e subito dopo scendo per infilarmi sulla Astrovia, il percorso creato sulla diga insommergibile che propone il sole ed i pianeti messi a distanza proporzionata, con cartello didascalico. I primi (mercurio, venere, terra) distano tra di loro poche centinaia di metri, gli ultimi più di 1 Km.

La gamba non va, non riesco a tenere il mio passo normale, non riesco a scaldarmi. Percorro tutto l'argine fino alla confluenza della Melezza con la Maggia, poi svolto a sinistra per portarvi verso Golino prima, e Intragna poi, dove arrivo alle 9:10, e mi faccio la sosta di un quarto d'ora.

Da Intragna, passato il grotto "Du Rii" si trova la scalinata che porta a Calezzo, ultimo tratto della via dei Mercati. Salita fino a Calezzo, giornata splendida e mite per essere la fine di ottobre. Da Calezzo si continua su forestale per un bel pezzo di direzione di Slögna, poi finalmente si entra nel bosco, splendido in questo periodo, e appare la mulattiera. Inizia un bel sali-scendi continuo, per seguire la miriade di vallette laterali, ogni tanto la mulattiera scompare, per lasciare posto a semplice sentiero, e riapparire più avanti. A Slögna prendo a sinistra (a destra si sale ai Monti di Comino), e tra alti e bassi, splendido bosco autunnale di castagno, faggio e betulla, arrivo alle 12:00 a Verdasio.

Sosta pranzo al ristorante "Il Pentolino" sulla bella terrazza baciata dal sole, e alle 12:45 mi rimetto in marcia. Il sentiero scende subito in modo marcato, per risalire nuovamente, e questo due volte. Poco prima di Lionza ritrovo finalmente la mulattiera, passo la zona del maglio e del lavatoio, poi via quasi in piano fino a Borgnone, e discesa su Camedo stazione, dove arrivo alle 14:35.

Rientro a Locarno con la Centovallina, diventata un trenino comodissimo (io avevo ricordo di panche di legno).

Escursione splendida, che dà la vista sulla parte più bella delle Centovalli, quella in alto, che si apre come i petali di una genziana: stretta e incassata in basso, ampia e dolce in alto. Da Intragna niente rumori di traffico (al massimo lo sferragliare delle ruote della Centovallina sui binari), e quasi tutto bosco.

A dicembre probabilmente la seconda parte, da Camedo a Domodossola.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Camoghè dall'alpe di Serdena

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Alpe di Serdena, Corte Lagoni, Bocchetta di Revolte, Camoghè
Data del rilievo: 
16/10/2011
Foto: 
La cima del Camoghè
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
Maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
5h30'
Dislivello: 
800 m
Distanza percorsa: 
10,00 km

Escursione piacevole per una giornata con altri impegni...

Partiamo alle 9:40 dall'alpe di Serdena, iniziamo la salita tranquilli. Dopo una mezz'oretta ci troviamo davanti a dei ruderi, segni di sentiero non ce ne sono. Seguiamo una vaga traccia sul pendio, che dopo poche centinaia di metri scompare. Decidiamo di continuare su dritti, fuori pista, tanto si vede la cresta tra la bocchetta di Revolte e il Camoghè. Salita difficile per i continui buchi, scaloni, e pietre.

Recuperata la cresta, il resto è facile. Il sentiero sale zig-zaggando verso la cima, conducendo alla zona dove si trova l'oratorio e l'ex-baracca militare in pietra, ormai distrutta. Da qui un breve passaggio porta alla cima vera e propria.

Vista spettacolare per decine di Km tutt'attorno, grazie all'aria tersa, almeno fino al Mendrisiotto, dove la cappa fumogena inquinante regna sovrana. Verso Nord, invece, vista fino al massiccio del San Gottardo, alpi vallesane, e oltre.

Discesa senza patemi, questa volta non sbagliamo strada, e arriviamo all'alpe di Serdena passando dalla bocchetta di Revolte e da corte Lagoni.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Due cime mancate in un sol giorno

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-2
sottotitolo: 
Terri e Coroi, ci riprovo
Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Capanna Motterascio - Q2340 circa - capanna Motterascio - bocchetta di Larciolo - Q2500 circa - capanna Motterascio - alpe Garzott
Data del rilievo: 
02/10/2011
Foto: 
Il piz Terri dalla bocchetta di Larciolo
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
9h30'
Dislivello: 
1250 m
Distanza percorsa: 
10,00 km

Seconda giornata, grande giornata, ci attende il Terri, primo 3000 per Rita e per me, ma anche per Pietro.

Sveglia alle 6:30, ho dormito 9 ore filate (a casa dormo meno solitamente), non ostante qualche concerto di strumenti a fiato. Ho letto in molti rapporti che altri utenti di capanne e rifugi hanno problemi a dormire in capanna: sono fortunato, mi butto giù, e chi si è visto si è visto.

Rigoverniamo la stanza, colazione, preparativi, e finalmente alle 7:45 siamo in pista.Seguiamo i paletti T4 che conducono verso la valletta, sentiero di mucche scavato, più pericoloso per le caviglie di una pietraia. Dopo una mezz'oretta veniamo superati da 12 escursionisti, i quali poco più avanti passano su di una piastra di pietra. La guardo, e quasi svengo... Appoggi per i piedi millimetrici, tipo camminare su di una corda, niente appigli per le mani. Loro sono passati come se andassero al ballo delle debuttanti, io sono li bloccato. Pietro prova a scendere al fiume (50 metri più in basso) per vedere se si può aggirare l'ostacolo (la piastra scende quasi fino al letto del fiume). Difficile, ma si può fare. Ci penso, se non hanno messo la cordina qui, probabilmente è perché più avanti diventa ancora più difficile. E il camino per rientrare in cresta: a questo punto rischio di riuscire a salire, poi chiamare la Rega per farmi riportare a casa. Lasciamo stare, ci giriamo, e rientriamo in capanna.

Alle 9:10 siamo seduti con Ornella ed Emilio davanti ad un bel caffé e fetta di torta. Che si fa? Ornella ci propone di raggiungere il pizzo Coroi, un tre orette. Emilio traccia il percorso sulla cartina, e ci avventuriamo. Passiamo l'alpe Motterascio, scendiamo nella piana per attraversarla, terreno da torbiera, si sprofonda. Poi su dritti come fusi verso la bochetta di Larciolo. Dopo la bocchetta il disegno fatto da Emilio non coincide molto con quello che vediamo. Troviamo un sentiero da capre, lo seguiamo, ci fa salire ma non sembra portarci a destinazione. Alle 11:45 decidiamo di fare dietro-front, siamo ancora ben distanti dalla nostra meta. C'è ancora la discesa fino al Garzott, e continuando così arriviamo al Coroi fra due o tre giorni.

Alle 13:05 siamo nuovamente in capanna. Guardo dentro di me, non trovo né dispiacere, né sconforto, né avvilimento per non essere riuscito ad arrivare su nessuna delle due cime. Giornata splendida, paesaggi incantevoli, le gambe felici, profumi e silenzio, rane e gracchi, sono ampiamente soddisfatto. Così mi spappo polenta e formaggio dell'alpe invecchiato 14 mesi come premio, e mi metto in fase post-prandiale digestiva con la coscienza assolutamente a posto.

Ma c'è ancora la discesa... Alle 15:20, quando finalmente lo choc digestivo si è riassorbito, partiamo. Salutiamo Ornella, Emilio e la capanna, arrivederci all'anno prossimo. Discesa senza storia né gloria, fino al ponte metallico, dal quale parte anche il sentiero che sale all'alpe Larciolo. Poi nella pineta costeggiando il Luzzone, bassissimo, fino al Garzott.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

A zonzo per la Greina

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Pian Geirett - arco della Greina - Crap la Crusch - Camona - capanna Terri - Crap la Crusch - capanna Motterascio
Data del rilievo: 
01/10/2011
Foto: 
L'arco della Greina
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
850 m
Distanza percorsa: 
17,00 km

Giornate d'autunno splendido, organizzo una due giorni sulla Greina assieme a Rita e Pietro.

Partiamo da Pian Geirett alle 9:00, salita fino al bivio della capanna Scaletta, poi seguiamo il corso del Brenno della Greina per arrivare all'arco della Greina, invece di salire al passo della Greina e scendere lungo il sentiero della Camona dil Medel. Il percorso è marcato T4 (bianco-blu-bianco) ma non presenta difficoltà particolari, è sufficiente passo sicuro ed equilibrio. Per me invece, passaggio su di un ponte di roccia stretta che mette in notevole agitazione il mio povero stomaco.

Arco con spuntino, poi ripartiamo in direzione di Crap la Crusch, seguendo un fuori pista iniziale che ci porta diretti alla baracca (ex-militare) "Edelweiss". Da qui riguadagniamo il sentiero, bianco e lucido, e ci fiondiamo sul Piano della Greina. Silenzio e libertà, sembra quasi di essere in Nepal... Skyline di montagne nettissime sul cielo azzurro splendido, il sentiero che ti guida verso l'orizzonte, paesaggio splendido e di cui innamorarsi (come è capitato a noi). Se vieni qui, un elastico invisibile ti si avvinghia e si fissa al suolo, e ti ci riporta, che tu voglia o no.

A Crap alle 12:00 decidiamo di continuare fino a Camona per il pic-nic, entrando così nel Plaun della Greina, la parte grigionese di questo altipiano. Nel Medioevo le comunanze della Blenio avevano affittatto dagli abitanti della Lumnezia i pascoli, per acquistarli poi verso la metà del '500. Con le carte Siegfrid (circa 1939) quasi tutto il territorio è stato riassegnato al canton Grigioni.

A Camona (bivio per Vrin tramite il passo Diesrut) fermata di mezz'ora, poi su lungo il promontorio che costeggia il Reno di Somovix dove lo stesso si sprofonda in gole, e giù per arrivare alla Camona dil Terri (capanna Terri). Lunga pausa caffé e torta, abbiamo tutto il tempo che vogliamo.

Per il ritorno seguiamo l'altra strada, che resta alta sulla Greina, con prospettive splendide, e micro-laghetti invisibili dal basso. Il sentiero ci riconduce a Crap la Crusch, dove prendiamo il terzo ramo della Greina che ci porta fino alla capanna Michela / Motterascio.

Calda accoglienza da parte di Ornella ed Emilio, cena, poi a nanna presto, domani vorremmo fare il Terri...

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Il "Sentiero degli Stambecchi"

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Pian Geirett, passo Uffiern, Sasso Lanzone, lago Retico, capanna Bovarina, Ronco di Gualdo
Data del rilievo: 
03/09/2011
Foto: 
Sulla cresta del Sasso Lanzone
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
1300 m
Distanza percorsa: 
13,00 km

L'avevo fatto l'anno scorso con Andreas, mi aveva fatto piangere di commozione. Ma Rita non aveva potuto venire. Così chiedo ad Andreas se è disposto ad accompagnarci nuovamente: risposta affermativa. Al gruppo si unisce anche Pietro, anche lui, come Rita, alla prima esperienza su di un percorso di questo tipo.

Partiamo alle 8:40 da Pian Geirett, unici che salgono verso l'Uffiern invece che la Scaletta. Vampate di nebbia si alzano ed iniziano a nascondere le cime delle montagne.

La salita fino al passo Uffiern è senza problemi di rilievo. Nella parte alta è tutto sfasciume, ma la via è marcata benissimo. La nebbia, però, si infittisce sempre più. Guardo Andreas, che continua serafico: se lui dice che è tutto a posto, è tutto a posto.

Verso le 11:00 arriviamo al passo, non senza due belle soste lungo il percorso (Andreas è una guida splendida, ha un passo da ammazzare tutti, ma quando vai con lui non ti fa morire, e ti fa gustare ogni momento dell'escursione). Attacchiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone in una marea di nebbia che si alza e si abbassa a ritmo forsennato. Vedi uno scorcio, e non fai neanche in tempo a scattare la foto che è già scomparso.

Arrivati alla cresta (somiglia alla schiena di uno stegosauro), guardo Andreas con la macchina fotografica in mano. L'anno scorso me l'aveva fatta mettere via. Quest'anno mi sorride, scuote la testa: posso tenerla. Sono tutto orgoglioso, vuol ben dire che in questo anno qualcosa ho migliorato Smiling

Percorriamo la cresta con l'aiuto della nebbia, che non ci fa vedere lo strapiombo di 1500 metri a sinistra, e quello minore di 300 a destra. Esiste solo la cima, ed il percorso. Tengo botta, non vado mai in apnea né iperventilazione. Dopo solo 25 minuti (l'anno scorso avevo impiegato 45 minuti per lo stesso tratto) arriviamo alla picolissima sella che segna la fine del Sasso Lanzone e l'inizio della Cima di Garina. Qui il sentiero piega a sinistra, e tramite una serie di cordine ci fa scendere di diverse decine di metri in pochissimi minuti. Firma sul libro di vetta, poi giù, sotto l'occhio attento di Andreas. Rita e Pietro hanno stabilito il loro nuovo record di quota massima: Q2826.

Iniziamo la cirumnavigazione della Cima di Garina, non senza fermarci per il pic-nic alle 13:00. La nebbia, accortasi che non è più necessaria, ha iniziato a dissolversi, e ci permette di gustare lo splendido panorama tutt'attorno, compresa la bella discesa a picco fino a Ghirone.

Passato l'iultimo poggio vediamo finalmente il lago Retico, splendido e cangevole. Scendiamo quasi saltellando lungo il canalone, e ci fermiamo a gustarcelo sulle sue rive, oltre a dare sollievo ai piedi.

Poi giù di nuovo, questa volta lungo i prati pascolati che portano alla Bovarina. Ultimo tratto nel bosco di larici, poi alle 16:25 gambe sotto il tavolo, caffé e gelato, il mio premio partita. Un bel "batti 5" per tutti quanti, ce lo siamo meritati.

Ripartiamo alle 16:55, dato che sul tratto "Ronco di Gualdo - Campo Blenio" sono il più veloce, ci siamo messi d'accordo che scendo io a prendere l'auto, e recupero i miei compagni. Alle 17:15 sono a Ronco (spero che le gambe non faranno male per tre giorni), e mentre inizio la discesa passa un auto. Butto alle ortiche il mio amor proprio, e faccio autostop. Mi accompagnano fino a Campo Blenio, telefono ad Andreas, li informo che in un quarto d'ora sarò da loro.

Recuperati i compagni, scendiamo ad Olivone, e in terrazza ce la contiamo su, con birretta e caffé (e si, sono astemio), le impressioni della giornata, il condividere le emozioni dei momenti di silenzio.

Percorso splendido, da rifare l'anno prossimo, magari con il cielo azzurro.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Laghi Miniera e lago di Dentro del Cadagno

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Cadagno di Fuori - capanna Cadagno "Franco Della Torre" - lago di Dentro del Cadagno - laghi Miniera - Stabbio di Mezzo - Stabbio Nuovo - passo dell'Uomo - Cadagno di Fuori
Data del rilievo: 
28/08/2011
Foto: 
Il lago di Dentro del Cadagno
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
9h00'
Dislivello: 
830 m
Distanza percorsa: 
16,00 km

Ultima serie di laghi che ci mancava per completare l'opuscolo della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana" della zona del Piora / Cadlimo. Percorso che avevamo sempre rimandato, dato che sia il DVD dei sentieri, che lo SwissTopo online che il prospetto indicano il percorso di salita ai Miniera dal di Dentro del Cadagno come percorso alpino T4. Quest'anno prendiamo il coraggio a 4 mani, e proponiamo a Silvia, Pietro e Marco di unirsi a noi (mal comune, mezzo gaudio Smiling.

Partiamo tranquillamente dal Cadagno di Fuori, passiamo la capanna e prendiamo il sentiero di salita verso il di Dentro del Cadagno, dove eravamo già stati l'anno scorso. Salendo notiamo neve sopra Q2400 circa, residui della bufera di venerdi.

Al lago Pietro ed io esaminiamo la parete di salita, e vediamo una fila indicana (forse una gita CAS) che sale lungo il tratto evidente. Ci avventuriamo anche noi, e i tratti in cui il sentiero è pendente e stretto mi procurano qualche strizza allo stomaco. Percorsa la prima parte fino sotto la bocchetta, arriviamo alla zona "libera", solo che le marche non si vedono, nascoste dalla neve. Per fortuna ci sono i segni degli scarponi di chi ci ha preceduti.

Arriviamo senza gorssi patemi al primo dei laghi Miniera, il più grande che si trova ancora nel bacino del Mediterraneo (lungo la cresta corre lo spartiacque continentale, le acque che scendono dall'altra parte finiscono nel Reno fino a Rotterdam), poi passiamo la bocchetta e ci ritroviamo sul pianoro degli altri laghetti con un buon 5 cm di neve.

Anche qui il sentiero non si vede, seguiamo le impronte, ma giunti al punto di discesa le perdiamo. Scendiamo alla "se la va la va", dritti (il sentiero avrebbe curvato verso sinistra) con qualche problema di scivolamento sul pendio erboso coperto di neve.

Arriviamo nella valle del Cadlimo a circa metà strada tra lo Stabbio di Mezzo e lo Stabbio Nuovo (avremmo dovuto arrivare a quello di Mezzo), pausa pranzo. Poi, dato che sono allergico ai grossi dislivelli, convinco i miei compagni a rientrare passando dal passo dell'Uomo: più lunga chilometricamente, ma solo 200 metri di salita, e meno di 400 di discesa, invece dei 700 di discesa dalla capanna Cadlimo.

Arrivati al passo spero di poter fare il pieno d'acqua, ma purtroppo sia i rubinetti che le fontane sono chiuse. Ripartiamo in direzione del Cadagno, e scendendo troviamo una fontana / abbeveratorio provvidenziale. Da qui ordinaria routine. Alla capanna ci fermiamo per la merenda, poi rientriamo al parcheggio del Cadagno di Fuori.

Sempre bella la zona del Piora e del Cadlimo, le prime che abbiamo battuto estensivamente e che ci hanno fatto innamorare della montagna.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Tra Verzasca e Leventina, giorno 2, dalla capanna Efra a Personico

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Capanna Efra, passo del Gagnone, rifugio Tecc Stevan, Monastei, bacino d'Ambra
Data del rilievo: 
20/08/2011
Foto: 
Il passo del Gagnone
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
1820 m
Distanza percorsa: 
12,00 km

Secondo giorno di escursione...

Siamo gli ultimi a lasciare la capanna Efra alle 8:30, dopo aver rigovernato, pulito e chiuso. Capanna splendida, un vero gioiellino delle montagne. Gli altri 4 gitanti hanno rinunciato a terminare la VAV per paura di possibili temporali, e hanno deciso di rientrare direttamente a Frasco: si sono persi qualcosa, la giornata sarà splendida e torrida.

Partiamo in direzione del passo del Gagnone, percorso tranquillo, e vi arriviamo alle 9:30. Andreas sa tutto, anche che c'è un laghetto nascosto. Deponiamo i sacchi al confine tra Efra e Leventina, e andiamo a cercarlo: piccola conca dall'altra parte della cresta del passo, delizioso.

Alle 10:00 partiamo per la discesa, sole che picchia all'inverosimile. Prima un'ampia curva lungo l'anfiteatro appena sotto il passo, poi si inizia la discesa nuda e cruda fino a circa Q1400. Pendenza spezzagambe, sole che picchia, non un filo d'ombra, arrivo in fondo con i quadricipiti martioriati e 2.5 litri d'acqua già terminati.

In fondo per fortuna le due cascate che scendono dal Gagnone si riuniscono a formare il fiume che percorre la valle, e possiamo riempire le bottiglie. Alle 13:00 raggiungiamo il primo punto d'ombra, sosta pranzo e apertura scarponi, sperando che queste nuove armi bio-chimiche non ammazzino nessuno.

Il percorso è ancora lungo, alle 13:30 si riparte, e poco dopo entriamo finalmente nel bosco: ombra ombra ombra. Intanto se ne sono andati altri 2.5 litri d'acqua, il cappellino e la camicia sono ormai dei serbatoi. Fortunamente una fontana ci permette di rifare il secondo pieno. Sentiero splendido, parzialmente roccioso, richiede attenzione continua per non prendere una storta. Ma siamo grati ai faggi che ci accompagnano.

Passiamo il rifugio Tecc Stevan, dall'altra parte del fiume, lo saltiamo a pié pari, e tiriamo dritti fino al cartello "Valle Gagnone". Breve discussione, sinistra o destra? A destra è più bello, nella pineta, ma più lungo, e il sentiero resta in quota per scendere di botto in ultimo. A sinistra più corta, pendenza continua, rischio di essere sotto la stecca del sole. Optiamo per la sinistra.

Passiamo Monastei, e fortunamente il sentiero resta abbastaza all'ombra. Nuova fontana, nuovo pieno delle bottiglie,

Alle 16:45 siamo al bacino d'Ambra, e organizziamo il rientro a casa. Invitiamo Andreas a cena, se l'è meritato ampiamente.

Escursione splendida, ma da non rifare sotto la stecca del sole. Ho ingurgitato tra i 7.5 e i 10 litri d'acqua, e a casa avevo ancora sete...

Descrizione completa dell'escursione con mappa, foto e testo.

Tra Verzasca e Leventina, giorno 1, da Frasco alla capanna Efra

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Frasco, alpe Efra, lago Efra, capanna Efra,
Data del rilievo: 
19/08/2011
Foto: 
La capanna Efra a Q2039
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre
Tempo Complessivo: 
5h30'
Dislivello: 
1250 m
Distanza percorsa: 
7,00 km

Una due giorni tra Verzasca e Leventina, pianificata da lungo tempo...

Partiamo in tre (Andreas, Rita ed io) da Frasco alle 10:30, e saliamo senza fretta verso la capanna. Andreas aveva ponzato di salire all'alpe Costa, poi in traverso andare alla capanna, ma si è sovvenuto che probabilmente c'è un tratto esposto e difficile che potrebbe mettere a dura prova le mie vertigini.

Caldo bestiale anche nel bosco, sentiero di roccia, abbastanza tranquillo all'inizio, poi nella zona delle cascate inizia a salire in modo più deciso.

All'alpe Efra ci fermiamo per il pranzo, poi ripartiamo verso il laghetto, dove arriviamo alle 15:00. Laghetto delizioso, di un verde simile a quello delo Sfille. Dopo una bella sosta riprendiamo il cammino, e ci portiamo alla capanna, dove arriviamo alle 16:00.

In capanna altre 6 persone, di cui 4 stanno percorrendo la Via Alta della Verzasca, un T6 già fatto da Andreas, ma decisamente fuori dalla mia portata.

Cena a base di minestra di piselli gialli e trenette al pesto, dolce e caffé, poi a nanna presto per affrontare domani il passo del Gagnone e la discea a Personico.

Descizione completa dell'escursione con mappa, foto e testo.

Monte Generoso

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

bianco, rosso, bianco

Data del rilievo: 
13/08/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
6h30'
Dislivello: 
1203 m

INTRODUZIONE

Semplice ma lunga alternativa escursionistica per la vetta del rinomato Monte Generoso: l'unico sentiero facilmente percorribile oltre quelli provenienti dalla Valle d'Intelvi. La via di salita percorre l'ombroso versante svizzero della montagna tenendosi alla base delle pittoresche torri rocciose culminanti: fino alla stazione Bellavista si procede in una particolare faggeta che nasce da un terreno di ghiaie privo di qualunque sottobosco. Il ritorno, in attraversata di tutto il Monte Generoso, avviene invece su sentieri ben poco frequentati, alternando passaggi boscosi a bellissimi punti panoramici sul Lago di Lugano e sulle spettacolari strutture rocciose del Monte Baraghetto.

Val Carassina e capanne Adula (CAS e UTOE)

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Prati di Campietto, capanna Adula CAS, capanna Adula UTOE
Data del rilievo: 
03/07/2011
Foto: 
La capanna Adula UTOE
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
8h00'
Dislivello: 
1000 m
Distanza percorsa: 
17,00 km

Prima uscita di un certo rilievo dopo un blocco della schiena che mi ha tenuto fermo per più di due settimane. Così mi sono perso la Tamaro-Lema con degli amici di Inalto arrivati dalla valle d'Aosta Sad

L'idea iniziale era di arrivare fino al laghetto Cadabi, ma la pigrizia ha fatto si che partissimo troppo tardi...

Alle 9:40 Danila, Laura, Pier, Rita ed io iniziamo l'escursione dai Prati di Campietto, appena dopo la galleria che dà accesso alla val Carassina. Passiamo la diga, poi la valle si apre davanti a noi: splendida, con i suoi larici, deve essere un incanto anche in autunno, quando gli stessi sono tutti gialli. Certo che per chi la percorre unicamente per arrivare alla capanna Adula UTOE e ascendere l'Adula, con il peso dei ramponi, corde, ecc. deve essere piuttosto noiosa.

Arrivati al bivio per capanna CAS Laura decide di fare la pigrona e fermarsi qui con il suo libro: la recupereremo al ritorno. Noi iniziamo la salita alla capanna UTOE lungo il sentiero che costeggia la cascata.

Alle 12:45 arrivo anch'io alla capanna (buon ultimo), pic-nic sulla bella terrazza con splendida vista su buona parte delle montagne ticinesi del Sopraceneri, dal Forno al Basodino, dal Campo Tencia alla Corona di Redorta. Non ostante sia tardi, decidiamo di provare ugualmente di arrivare al Cadabi.

Alle 13:40 siamo al bivio per l'Adula / Passo del Laghetto. Facciamo un po' di calcoli, arriveremmo indietro verso le 19:00 passate... Decidiamo di lasciar stare, ed iniziamo la discesa. Mi gusto però l'Adula, mai visto da così vicino. La volta in cui eravamo saliti dalla Quarnei c'era nebbiolina, la cima non si vedeva.

Alle 15:00 raggiungiamo Laura alla capanna CAS, merenda e chiacchere. Alle 15:45 ci rimettiamo in moto, e arrivati all'oratorio sul poggio che divide la Carassina dalla terrazza su cui si trova la capanna chiedo il permesso di innestare le mie marce, appuntamento allo spaccio di formaggio vicino alla diga.

Parto con il mio passo da pianura, e alle 16:55 sono allo spaccio: mi sono mangiato la Carassina in 55 minuti Smiling Acquisto un po' di formaggio, e attendo. Finalmente alle 17:25 arrivano anche i miei compagni, e proseguiamo fino ai Prati di Campetto per rientrare a casa.

Vale la pena di salire alla capanna UTOE anche solo per il paesaggio del quale si gode da lassù, veramente uno splendore.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.