Colli
Col Fenêtre
Lunga escursione (oltre 15 km tra salita e discesa) con la quale si risale il vallone di Verrogne in tutta la sua interezza passando tra numerosi dossi e da un bel rifugio in fase di ultimazione; raggiunto poi il colle il panorama è veramente bello sia sul vallone di salita sia sul versante opposto dove si trova il vallone del Mont Flassin e, più a nord, le cime del comprensorio della zona del Gran San Bernardo. Le difficoltà si possono incontrare nei traversi iniziali sulla stradina e nella risalita dell’ultimo ripido tratto verso il colle dove possono essere utili i coltelli anche in caso di pendio non ghiacciato. Al ritorno, a parte il primo ripido tratto, si cercano in seguito i pendii migliori tra i vari dossi per evitare di dover spingere in alcuni brevi tratti e, volendo prolungare un po’ la discesa, si può scendere ancora oltre la stradina dell’andata per prendere un’altra stradina che si trova anch’essa sulla destra. Da questa si contorna ancora la fiancata della montagna e, raggiunta la pista di fondo, si passa sotto un alpeggio e si raggiunge infine il boschetto dove si trova il parcheggio.
Descrizione
Dal fondo del parcheggio si sale alla destra verso i dolci pendii che si alzano al di sopra delle piste di fondo e, tenendo la sinistra, si punta verso un alpeggio ben visibile in alto sotto la dorsale che scende dalla Punta Leysser. Senza raggiungere la costruzione, si passa al di sotto di essa raggiungendo una palina sulla destra che si trova all’imbocco di una stradina, la si percorre compiendo qualche traverso che, a seconda delle condizioni, può richiedere qualche attenzione. Dopo aver seguito le sinuosità della fiancata della montagna si esce negli spazi più aperti che danno accesso al vallone di Verrogne; ci si inoltra in esso rimanendo un po’ spostati sulla sinistra risalendo i pendii nei punti di minor pendenza tra i numerosi dossi e, alzandosi, ci si sposta in seguito verso la parte centrale dove si trova il rifugio Fallere che si vede però solo all’ultimo momento. Passati dal rifugio (2392 m) si continua verso i pendii superiori spostandosi alla destra verso un lungo contrafforte situato davanti al versante ovest del Mont Fallére. Senza scendere nel punto più basso del valloncello, si devia a sinistra verso l’ormai ben visibile insellatura meta dell’escursione; dirigendosi dunque in quella direzione ci si porta sotto il colle dove, sulla sua destra, si inizia la faticosa salita con numerosi ripidi tornanti che giungono poi su pendenze minori dalle quali, spostandosi a sinistra, si raggiunge così la panoramica meta.
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Passo del Forcellino
INTRODUZIONE
Lunga escursione che unisce in un unico anello due delle valli che convergono sul centro idroelettrico di Vedello. Si percorrono monti solitari e particolarmente selvaggi nonostante la quota non eccessivamente elevata. Isolamento non intaccato dalla presenza del sentiero "Gran Via delle Orobie", attualmente quasi invisibile sul terreno per lunghi tratti e con segnali a vernice molto deteriorati. Nel tratto di salita al Passo del Forcellino si percorre la Val Vedello, sede negli anni 1970 di scavi minerari per la ricerca di uranio, ancora pesantemente caratterizzata da discariche, strade di accesso, canalizzazioni e muri di contenimento. Le gallerie sono invece scomparse, minate e fatte saltare negli anni '80 su richiesta delle autorità locali. Durante la discesa si può incontrare il vasto Lago Zappello: a seconda della stagione - disgelo e piogge abbondanti oppure siccità - uno specchio d'acqua o una distesa di sabbia. Per affrontare il percorso è necessaria un'ottima visibilità e una particolare attenzione a seguire la scadente segnaletica a vernice.
DESCRIZIONE
Dal bivio Ambria-Agneda 1096m ci si dirige verso quest'ultima su pista cementata: le poche case dell'abitato stagionale (Agneda 1228m) si trovano all'inizio di una lunghissima piana alluvionale che termina alla base della Diga di Scais. Una sterrata sequenza di tornanti ripidissimi porta all'altezza del muraglione; la pista sterrata prosegue poi sul lato destro del lago: si tratta di un residuato dei lavori minerari, e attualmente è molto rovinata da dilavamenti, frane e valanghe. Il percorso prende quota gradualmente fino ad un tornante dove alcuni segnali della GVO (Gran Via delle Orobie) indirizzano a destra verso un sentierino sassoso e ripido che - successivamente in semi-piano - conduce all'Alpe Zoc 1814m. Da qui la traccia, fra pascoli e sassi, retroverte e con un lunghissimo traverso ascendente si porta alla base delle rocce del soprastante Pizzo Ceric 2536m. Raggiunto il fondovalle alla base della cupa parete nord del Pizzo del Salto 2665m, i radi segnali indicano il miglior percorso in un labirinto di blocchi rocciosi di verrucano. La salita termina ai 2245m del Passo del Forcellino. Sull'altro versante diventa veramente indispensabile poter distinguere le segnalazioni perchè il percorso - raramente visibile sul terreno - non segue una direzione logicamente intuibile: a grandi linee, dopo un traverso esposto e franoso si scende ad un guado che precede i ruderi di un baitello; si prosegue a saliscendi fra i cespugli di ontano fino a raggiungere il faticoso pietrame di un'antica morena. Facendo attenzione, la scritta a vernice "Ambria" (a terra, su di un sasso rivolto contro il senso di marcia) indica il punto in cui abbandonare la GVO; da qui, verso destra e senza traccia, ci si dirige alle baite Dossello 1593m, punto di arrivo di una bella mulattiera percorribile da piccoli mezzi agricoli. Seguendo questa pista si scende alla piana del Lago Zappello 1530m, sbarrata a valle dal gradino del Passo Zappello 1560m. proseguendo si incontrano le baite Zappello 1480m (recentemente molto danneggiate dalla neve) e una grande presa d'acqua, già in vista del villaggio di Ambria 1325m. La discesa a valle segue una carrozzabile sterrata (percorribile dai veicoli autorizzati) che in poco più di 2 km porta al bivio iniziale.
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Becca di Pré d'Ament - Il Sigaro
Questa salita è gettonatissima dagli escursionisti invernali per gli incantevoli pendii superiori su cui si sviluppa e per il bellissimo panorama che si gode sul gruppo del Rutor; infatti, superato il primo tratto degli alpeggi, ci si apre davanti un ampio e splendido vallone contornato da belle cime che racchiudono innumerevoli dossi immacolati mai eccessivamente ripidi. Gli eventuali pericoli si trovano nel percorrere la stradina che costeggia dall’alto il lago di Beauregard; in questo tratto la presenza di coni di valanghe possono rendere problematico il loro attraversamento per la forte esposizione sui corti pendii ripidi. Per il resto l’escursione si svolge in un ambiente che trasmette rilassatezza e senso di pace.
Descrizione
Dalla diga si imbocca la stradina che in piano costeggia a mezzacosta il sottostante lago di Beauregard superando alcune piccole slavine che, a volte, creano coni nevosi da superare con traversi brevi ma esposti. Dopo qualche minuto si arriva ad una piccola galleria che si attraversa e, subito dopo, si svolta decisamente a destra per rimontare il breve pendio che la sovrasta arrivando ad una stradina (questa si raggiunge anche proseguendo diritti dopo la galleria e al primo bivio si devia a sinistra); si percorrono alcuni tornanti e, superato un bivio, si raggiungono le vicine baite ben visibili al di sopra sulla destra. Rimontato dunque il breve pendio si lasciano alla sinistra le baite di Rocher (1896 m) e si risale il ripido pendio alle spalle di esse per poi tenere la destra e, con una salita diagonale, raggiungere le panoramiche baite di Prariond (2045 m). Continuando ancora la salita nella stessa direzione si arriva in vista di una chiesetta che non si raggiunge ma, piegando a sinistra, si arriva alle baite di Bois (2140 m). Qui si rimonta il pendio soprastante spostandosi gradatamente verso sinistra sino a raggiungere l’alpeggio di Catin (2309 m); a questo punto il vallone si apre in tutta la sua vastità e, con la pendenza che ora diminuisce sensibilmente, ci si inoltra in esso dirigendosi verso i numerosi dossi della sua parte alta. Questi si raggiungono dopo un tratto in leggera pendenza e si superano sia direttamente che passando nei punti di minor pendenza avvicinandosi sempre più alla ormai ben visibile sagoma del “sigaro”. Ancora un paio di dossi da superare e, piegando leggermente a destra, si arriva al colletto appena sotto la guglia.
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Col Léché
Il Col Léché è l’ampia insellatura ubicata sullo spartiacque che separa la Comba Dèche, a nord, dalla Comba di Chaléby a sud ed unisce la cresta occidentale del Mont Faroma con la rispettiva cresta orientale del Grad Pays. L’escursione, lunga ed impegnativa, si sviluppa in luoghi poco frequentati dell’alta Valle di St. Barthelemy ed è da intraprendere con condizioni del manto nevoso ben assestato sia per l’attraversamento della ripida bastionata rocciosa a metà percorso che dei pendii superiori oltre l’alpeggio di Léché soggetti a slavine. Il percorso è molto suggestivo e si sviluppa su pendenze che, all’inizio, sono dolci e poco accentuate mentre, dall’imbocco del sentiero a quota 1962, diventano più impegnative anche per la percorrenza di brevi ma esposti traversi.
Descrizione
Dalla sbarra si prosegue sulla traccia della poderale che, in leggera discesa, costeggia la fiancata della montagna avvicinandosi poi al torrente che si attraversa sulla sinistra; compiuta la svolta a sinistra si giunge ad una piccola baita (1627 m) dalla quale su prosegue sul fondo del vallone seguendo il corso del torrente. che si lascia alla destra. Camminando sulla traccia di una larga mulattiera si passa accanto ad una chiusa dell’acqua dopo la quale si attraversa il torrente nel suo punto migliore; la progressione continua in lieve pendenza nello splendido vallone avendo davanti a noi l’imponente sagoma del Mont Faroma. Superata una seconda chiusa dell’acqua ci si congiunge con una poderale proveniente dalla destra (1817 m) e si riattraversa il torrente su un ponte continuando sulla traccia della poderale che sale a sinistra; per evitare di allungare troppo il percorso sulla strada conviene salire direttamente un ampio pendio per andare così a riprenderla più sopra. Si raggiunge in breve un bivio ben segnalato dalle paline (1912 m) al quale si svolta a sinistra e, su percorso con poca pendenza, si trova quasi subito un successivo bivio con l’evidente segnavia su una roccia (1962 m). Lo si risale nel bosco con la pendenza che ora aumenta sensibilmente e, rimanendo leggermente alla destra di una monorotaia di servizio dell’alpeggio superiore (se visibile), si passa al di sotto di numerose rocce sporgenti compiendo alcuni traversi brevi ma esposti; spostandosi sulla destra della bastionata rocciosa si abbandona temporaneamente il percorso della monorotaia arrivando ad un panoramico dentino dal quale si continua la salita più direttamente, ormai fuori dal rado bosco, che sbuca su un pendio in spazi più aperti. Inoltrandosi nel vallone ci si tiene sui pendii di destra dirigendosi verso una grossa balma con una freccia gialla, che si oltrepassa, per arrivare ad un evidente colletto (2286 m) dal quale, invece di seguire il tracciato del sentiero che continua con un lungo ed esposto traverso, conviene risalire il breve tratto ripido che conduce alla sommità della dorsale sormontata da qualche pianta. Ora la salita si addolcisce un po’ e ci si dirige verso nord tra i dolci pendii sui quali si trova il bell’alpeggio di Léché (2353 m), lo si supera sulla destra e, senza scendere nella conca sottostante, si segue la dorsale che si alza con pendenze più sostenute alla sinistra. Quando il percorso spiana un po’, e senza avvicinarsi troppo alle pendici del Grand Pays, si devia leggermente sulla destra in direzione dell’ampia insellatura che si raggiunge con un ultimo tratto ripido.
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Passo Pedena
INTRODUZIONE
Il Passo Pedena, larga apertura fra il Monte Fioraro (o Azzarini)2431 m e il Pizzo Pedena 2399 m, è l'unico punto di passaggio possibile fra la convalle di Tartano e la Valle del Bitto di Albaredo: ambedue i versanti sono ricchi di pascoli e le numerose alpi sono tuttora caricate nel periodo estivo. Ci si trova inoltre sul percorso della "Gran Via delle Orobie", splendido trekking ben poco frequentato nella sua interezza per la scarsità di appoggi logistici e la segnaletica a terra ormai deteriorata.
DESCRIZIONE
Dal parcheggio in contrada Biorca 1140 m si cammina lungamente sulla pista forestale che percorre la Val Corta sul fondovalle fino al bivio presso la contrada Barbera 1298 m: lasciata la pista che attraversa il torrente diretta alla Val di Lemma, si imbocca la mulattiera della Val Bùdria che prosegue con alcune brevi e brusche risalite al fianco delle acque. Alternando l'attraversamento di alcuni valloni laterali franosi e alluvionali a pascoli punteggiati dai cumuli di sassi dello spietramento, si raggiungono le costruzioni della Casera di Val Bùdria 1488 m. Da qui la traccia si fa meno evidente nel pascolo paludoso, ma, avvicinandosi alla barriera rocciosa al fondo della valle, alla destra di una cascata, si ritrova il passaggio: il sentiero diventa ben presto una bellissima mulattiera a gradoni lastricati, a tratti scavata in cengia artificiale con protezioni a valle per la sicurezza del bestiame. Arrivati ai terrazzi superiori della valle, si raggiunge l'Alpe Saroden, due baite e un baitone (lungo porticato ad uso stalla per i periodi di maltempo) con ampi recinti di muro a secco. Risalendo proprio alle spalle del baitone, si rimonta una spalla abbondantemente rocciosa che porta in vista del passo; un traverso a destra permette di evitare terreni inutilmente ripidi fino a toccare le rocce basali di un'anticima del Pizzo Pedena. Da qui, in obliquo a sinistra, si raggiunge il vasto spazio del Passo Pedena 2234 m.
Bello il punto di vista verso il gruppo del Pizzo dei Tre Signori e grandiosa - alle spalle - la veduta sulle cime del Masino - Disgrazia - Bernina.
Ritorno per la via di andata.
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Raye Chévrère
Introduzione
Valico poco transitato ma di sicuro fascino, abbinabile senza troppi sforzi alla salita alla più nota vetta del Mont Avic.
Raye Chévrère mette in comunicazione le vallate di Clavalité e del Chalamy permettendo di effettuare interessanti, benché lunghi, itinerari circolari.
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Col de Champillon
Approfittato di questo ottobre ancora con temperature discretamente piacevoli, per salire a questo colle. Raggiunto al colle da una coppia di svizzeri, ridisceso in loro compagnia.
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Col de Valsorey
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Col de la Seigne
Approfitto di questo fine settembre con ancora tempo bello e temperature discrete per salire sino al colle. Incontrato solo escursionisti francesi.
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