Morbegno
Parco delle Orobie Valtellinesi
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La Via del Bitto
INTRODUZIONE
Il breve trekking ripercorre le tracce degli antichi percorsi della transumanza stagionale che conducevano le mandrie dal fondovalle valtellinese ai maggenghi e ai pascoli d'alta quota a cavallo fra la Valgerola (SO) e la Valvarrone (LC). Tuttora il latte munto a mano in loco viene usato per produrre il pregiato formaggio Bitto: poche forme al giorno per poche settimane all'anno. Già venduto prima di essere prodotto! Il sentiero, fino a Gerola Alta, solo in pochi tratti mantiene l'aspetto e la struttura originali, ma riesce a seguire un tracciato - nonostante l'obbligata esigua distanza dalla provinciale - isolato e sufficientemente rappresentativo dell'ambiente originale. La zona degli alti pascoli è stata sottoposta a pesante sfruttamento idroelettrico, ma ormai i numerosi laghi artificiali fanno parte del paesaggio. Si trovano anche tracce di scavi minerari attivi dall'epoca romana al tardo medioevo e rovine delle strutture miltari della Linea Cadorna. Il percorso è effettuabile con comodo in 2 -3 giorni (ritorno con autolinea) oppure con tre gite separate (due passeggiate di difficoltà T ed una escursione EE): nella descrizione vengono evidenziati - quando possibile - percorsi ad anello per le gite singole.
DESCRIZIONE
Dalla stazione ferroviaria di Morbegno 244 m si percorre tutto il viale antistante (Viale Ambrosetti) fino al caratteristico trivio di Piazza III Novembre (di fronte, famoso negozio di generi vari e, tipicamente, di formaggio Bitto); si passa sulla destra in Via Pretorio (edificio della Pretura) e si attraversa il fiume Bitto in Via Cotta (nei pressi il Museo Civico di Scienze Naturali, piccolo ma ben fatto). Fra le case del lato sinistro di Via Cotta si apre l'angusto Vicolo Nani (indicazioni, anche d'epoca), che rappresenta l'inizio della vecchia strada per la Valgerola. Sottopassato un portico, inizia subito la salita: inizialmente una ripida gradinata erbosa fra i muri di orti e giardini, che va in breve a confluire in un più moderno viottolo che risale a tornanti il versante boscoso. I ruderi di un'antica chiesa (da tempo in lentissimo restauro) e una sorta di osteria rustica precedono la conca di Campione 580 m con le sue baite e villette sparse. Ancora qualche tornante e si arriva ad attraversare la provinciale per la Valgerola: sull'altro lato la traccia continua rettilinea per qualche centinaio di metri fino a raggiungere Sacco 700 m, frazione di Cosio Valtellino. Molto consigliabile una visita al paese e al suo Museo dell'Homo Selvadego.
[Un'eventuale escursione limitata a Sacco può prevedere un ritorno con percorso parzialmente circolare. Tornati a Campione, si individua sulla sinistra un'indicazione per "Regoledo di Cosio": è una splendida antica mulattiera acciottolata racchiusa fra muri a secco ("risc"). Si raggiunge il fondovalle nella frazione di Cosio adiacente a Morbegno: percorrendo le stradette del paese in direzione est si arriva senza possibilità di errore al punto di partenza nei pressi del fiume Bitto. Difficoltà in salita T; per la variante di discesa E; giro completo 3 ore 30 min.].
La seconda parte del trekking si svolge su un percorso parallelo e più basso rispetto alla viabilità provinciale. Solo un breve tratto scavato nella roccia presso la Val di Pai è originale: il resto, per il grande uso è stato costantemente rimodernato. A fianco dell'Albergo S.Marco si stacca dalla provinciale una stradina dapprima asfaltata, che conduce a Rasura 762 m. Rilevante, lungo il tratto, la presenza del Mulino del Dosso, attualmente sede principale del piccolo Museo Etnografico "Vanseraf"( http://www.museovanseraf.com/index.html ). Contornate le mura del cimitero, si continua a mezzacosta fino all'attraversamento su di un bel ponte della forra di Val Mala: in posizione dominante, una cappella nota per gli ex-voto ("Gisoeul del Pich") 906 m. Attraversata la strada bianca che scende a una centrale idroelettrica, si arriva alle poche baite restaurate di Valcornale. Qui la nostra strada si perde in una frana e, per raggiungere - in breve - Pedesina 991 m, tocca di percorrere un tratto di provinciale. Si ritrova il sentiero appena oltre il paese, sulla sinistra presso una bacheca indicante "lavori in corso". La traccia è solo un sentierino molto ripido che scende a stretti tornanti fino a portarsi sul fondo della Val di Pai (antichissima scalinata incisa nella roccia e moderno ponte in legno lamellare). Si risale l'altro versante (Pericolo!) su terreno franoso, sconnesso, bagnato e soggetto a caduta sassi. Un fitto bosco di rimboschimento precede i prati della contrada Valle 998 m. Si giunge a Gerola Alta 1053 m lungo la provinciale.
[Escursione singola A/R. Difficoltà T con breve tratto EE; tempo 2 ore 30 min.].
Da Gerola Alta si entra nel territorio di foreste e pascoli, dove le mandrie di bovini da latte (fin qui in transito stagionale: "cargamunt" e "scargamunt") si dedicano alla loro pregiata produzione lattifera. Poco oltre il paese, presso la stazione a valle della funivia ENEL, inizia il sentiero della Valle della Pietra: con poca pendenza fino al ponte, sull'altro lato parte con una serie di tornanti nel lariceto che si conclude sulle praterie di Trona Soliva. Lungo il percorso si incontra un bivio segnalato con la stessa meta: Rifugio Trona; il sentiero di destra - il nostro - è quello tradizionale pastorizio, l'altro è più recente e legato alla costruzione dei numerosi impianti idroelettrici. In piano si raggiunge la Casera di Trona Soliva 1907 m: edificio per metà casera e per metà Rifugio Trona. Il percorso, con poca pendenza, va a contornare una valletta paludosa portandosi poi alla base del breve canalone adducente alla Bocchetta di Trona 2092 m. Raggiunto il passo, il panorama si apre sui pascoli della testata della Valvarrone dominati dalla cuspide del Pizzo Varrone. Qui termina il trekking sui luoghi di produzione del formaggio Bitto e possibili proseguimenti - non sulle tracce della transumanza - sono molteplici sugli alti pascoli in direzione di Premana (LC) o della Valsassina (LC).
[Volendo effettuare un rientro a Gerola Alta lungo un percorso circolare, è possibile proseguire con questa bellissima gita. Dalla Bocchetta (ruderi della Linea Cadorna) si imbocca un sentierino sulla sinistra che conduce fino a al Rifugio FALC 2126 m alla Bocchetta di Varrone: è un percorso in cengia, con qualche saliscendi, nei tratti più esposti assisitito da cavo corrimano. Dalla conca del rifugio si scende su bel sentiero fino alla diga del Lago d'Inferno 2085 m; si prosegue - scritte a vernice sui sassi - in direzione "direttissima Pescegallo": il sentiero, stretto ripido e sassoso, cala rapidamente alla diga del Lago di Trona 1805 m, passando a monte dei resti di antiche miniere di minerale ferroso. Una breve risalita nel rado lariceto porta ad una larga traccia pianeggiante che costeggia in quota il Pizzo del Mezzodì fino ad una spalla erbosa con baitello e pozza d'abbeverata 1835 m. La traccia, ben poco visibile, scende a fianco della costruzione nei prati per la linea di massima pendenza: arrivati nel bosco si ritrova un bel sentiero. Con pendenza costante, a tornanti, si raggiunge il piccolo maggengo della Casera 1580 m; oltre una seconda fascia di bosco, si raggiunge una pista forestale nei pressi della frazione Fenile 1238 m. Senza attraversare il fiume Bitto si continua verso valle fra le villette seguendo una strada bianca che, prima di inoltrarsi nell'abetaia, si trasforma in pista forestale: pochi metri e, nei pressi di alcuni muri a secco, si ritrova un ripido e sconnesso sentierino che riconduce ad una nuova pista proprio nei pressi della stazione a valle della funivia ENEL. Difficoltà EE; tempo 6 ore e 30 min.].
Un eventuale rientro a Morbegno si può effettuare comodamente con le autolinee.
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Culmine di Dazio
Introduzione
Si tratta di una serie di escursioni di difficoltà varia, ma mai eccessiva, che combinate a piacere secondo lo schema della mappa allegata portano a visitare un biotopo praticamente sconosciuto ai non locali, ma di grande interesse naturalistico. La massa rocciosa del Culmine ("Culmen de Dasc") è un insieme granitico molto antico, di formazione precedente alle più alte e vicine cime retiche, che attualmente non arriva a raggiungere 1000 metri di quota causa anche l'erosione subita nel tempo dal ghiacciaio dell'Adda. La disposizione geografica favorevole (praticamente l'asse maggiore della montagna si estende da oriente a occidente) presenta un ambiente a nord umido e boscoso e un versante sud secco e soleggiato di tipo mediterraneo. La flora e la fauna dei due versanti rispecchiano analoghe caratteristiche; da un lato abeti rossi e castagni rivestono canaloni alternati a piccole conche sospese che, stagionalmente allagate, offrono l'habitat più adatto alla riproduzione di tritoni e salamandre; dall'altro un ambiente molto roccioso con vegetazione prevalente a quercia ed erica arborea (ma anche qualche fico d'India!): a terra qualche innocuo rettile, come ramarri e saettoni. In tutta l'area è tipica la presenza di una nutrita colonia di cervi, che si spostano nei vari versanti a seconda delle stagioni e delle ore della giornata. Varie specie di piccoli rapaci diurni e notturni nidificano con ogni probabilità nei posti più impervi e sopprattutto nell'impraticabile versante orientale. Si evidenziano anche vestigia storiche tramite la presenza di medievali miniere di materiali ferrosi, due forni fusori e i probabili resti di fortificazioni (già ridotti a stato di rudere nel XVI secolo), ora probabilmente inglobati in edifici del demanio militare.
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Monte Pitalone
Introduzione
Breve gita a scopo puramente panoramico adatta a riempire una mezza giornata a disposizione. Il Monte Pitalone osservato dal versante opposto della Valtellina non è certo ben identificabile: infatti si tratta di una indistinta spalla boscosa (comunque quotata sulle carte) con uno spalto roccioso affacciato sulla Bassa Valle. E' detto "il monte di Morbegno" soprattutto per il fatto che in inverno, per lunghi mesi, impedisce al sole di illuminare l'antico nucleo centrale della città.
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Monte Lago
abbiamo deciso di fare questa gita Sabato per evitare il traffico domenicale della Valtellina, specie per il ritorno. La scelta è stata completamente azzeccata perchè il tempo è stato quanto di meglio ci si poteva aspettare, e anche il traffico ci ha graziato. Il percorso è facile, il sentiero veramente comodo e quasi mai faticoso. Nonostante la gran quantità di cartelli, però, ci è venuto più di un dubbio sul percorso; nulla di grave, si intende, però bisogna fare attenzione dopo il rifugio per trovare il sentiero che porta sul crinale. Un cartello segnalatore, all'altezza del bivacco, indica 2h30' per la cima: è clamorosamente sbagliato, occore poco più di mezz'ora.
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Monte Lago
Introduzione
Il monte Lago è la terza cima della Valle del Bitto di Albaredo, dopo il monte Azzarini e il monte Pedena. La sua cima, 2353 m, è facilmente raggiungibile dapprima attraverso sentieri a modesta pendenza, successivamente lungo il crinale ovest. E' un monte di modesta elevazione ma posto in posizione privilegiata; infatti il panorama dalla cima è superbo. L'occhio spazia sulla catena orobica, sul gruppo Masino-Bregaglia fino al monte Disgrazia e sul versante orientale delle Alpi Lepontine.
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Vecchie frazioni di Morbegno
Introduzione
Gita fattibile tutto l'anno, ma fastidiosa per il caldo nella stagione estiva. Non ha una meta culminante, ma vale la pena di essere percorsa per il fatto che ricalca antiche vie di accesso a contrade isolate nei boschi, fra segni in via di scomparsa del lavoro dei contadini di molte generazioni. Se la giornata è limpida il panorama sulla Bassa Valtellina è amplissimo; se il terreno è coperto da neve umida (vedi la quota) è necessario fare attenzione in qualche passaggio.
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