San Bernardo
Il papa Pio XI, il 23 agosto 1923, ha proclamato San Bernardo patrono degli alpinisti. Si tratta dunque di una figura particolarmente importante per coloro che amano la montagna e sono di fede cattolica.
Il primo equivoco da dissipare intorno alla figura di questo santo riguarda il suo paese di origine: in molti testi poco rigorosi, reperibili anche in internet, egli viene qualificato come San Bernardo di Mentone (dal nome di un paese francese nei pressi di Annecy in Savoia). Nulla di più errato!
Bernardo nasce una ventina d'anni dopo l'anno mille in seno ad una famiglia nobile valdostana: uno studio genealogico, che lascia spazio a qualche critica, lo vorrebbe nipote del visconte Bosone da un lato, e di Ermengarda, sposa dell'ultimo re di Borgogna Rodolfo III, da un altro. Di certo diventa arcidiacono della diocesi di Aosta: una specie di supervisore sul clero e sulle parrocchie, incaricato di proteggere i più deboli e di esercitare la predicazione itinerante; non risulta che abbia mai abbracciato lo stato sacerdotale, secondo l'uso del tempo per chi ricopriva tale incarico.
Durante l'esercizio del suo ministero ha avuto l'idea di rifondare la casa-rifugio che era posta sul colle di Mons Jovis (l'attuale Gran San Bernardo), che già i romani avevano edificato, ma che poi era caduta in rovina, con conseguente abbandono di tutta la zona ad ogni genere di predoni, saraceni compresi. La leggenda narra di una sua epica lotta contro il demonio, difensore di quei luoghi impervi, ma che poi è costretto a soccombere e, incatenato dal santo, viene precipitato definitivamente da una rupe.
Naturalmente la storia segue delle vie meno poetiche: nel 1027 a Roma si tiene la cerimonia di incoronazione dell'imperatore Corrado. Il re inglese Canuto coglie l'occasione per presentare le sue rimostranze al suo omologo borgognone Rodolfo, causa le angherie che devono sopportare i pellegrini britannici che valicano le Alpi per recarsi a Roma o in Terrasanta. Punto sul vivo, il legittimo sovrano del Vallese e della Valle d'Aosta si impegna intanto a liberare da dazi e gabelle i sudditi di sua maestà (non ancora) britannica, quindi a rendere sicuri i valichi alpini. Ma nel 1032 Rodolfo muore senza portare a compimento l'opera, e fino al 1045, corrispondente alla fine della guerra di successione, non ci si può rimettere al lavoro.
Probabilmente è in questo momento che entra in scena l'arcidiacono Bernardo: sua zia Ermengarda (ormai vedova) si ritrova da gestire un vecchio dono di nozze consistente in vasti appezzamenti, villaggi ed abbazie. Una di queste era quella di Saint-Pierre de Montjoux, posta nel villaggio svizzero di Bourg-Saint-Pierre, alle falde del fatidico colle. Chi meglio di suo nipote arcidiacono poteva amministrare convenientemente quel suo patrimonio? Infatti Bernardo, presa conoscenza dei problemi della zona, ha prontamente deciso costruire un monastero in vetta al colle, fondandolo solidamente sia sulle pietre romane riciclate, sia sulle rendite economiche di cui godeva la "casa madre" di Bourg-Saint-Pierre. Il risultato è tuttora visibile: un'istituzione che ha perfettamente svolto la sua missione assistenziale nel corso dei secoli e che oggigiorno ha rivolto al piano culturale e formativo le sue principali risorse.
Le fonti documentarie non ci offrono altri dettagli della vita di San Bernardo, fino ai giorni precedenti la sua morte avvenuta a Novara il 15 giugno 1081: esiste infatti il manoscritto del panegirico pronunciato dal vescovo di quella città, probabilmente in occasione della cerimonia di canonizzazione. Non vi sono riportate notizie riguardo alla vita del santo in Valle d'Aosta (nemmeno la fondazione dell'ospizio), ma si racconta di come egli si sia presentato all'imperatore Enrico IV in quel di Pavia per convincerlo a non discendere in armi contro il pontefice Gregorio VII, che lo aveva nuovamente scomunicato, dopo averlo umiliato a Canossa quattro anni prima. Questo fatto depone sicuramente in favore della tesi dei nobili natali di Bernardo: se era veramente un nipote acquisito del re Rodolfo III è possibile che l'imperatore accondiscendesse a riceverlo; infatti il defunto sovrano aveva lasciato la propria corona in eredità all'imperatore germanico, e quest'ultimo non poteva non nutrire una certa simpatia per la famiglia di un donatore così generoso.
Questo incontro (inutile ai fini che si proponeva il santo) è avvenuto tra il 14 aprile, giorno dell'arrivo dell'armata imperiale a Pavia, ed il 29 dello stesso mese, quando San Bernardo risulta giacere malato nel convento di San Lorenzo a Novara. Dopo un mese e mezzo di malattia muore ed il suo corpo viene solennemente esposto nella cattedrale della città, dove avvengono i primi prodigi tra i fedeli che già lo veneravano come un santo.
In conclusione occorre spendere alcune parole per chiarire l'equivoco che ha fatto di San Bernardo un nobile savoiardo fino al punto da dare il suo nome al presunto villaggio natale, regolarmente fornito di altrettanto presunto castello di famiglia. Tutto nasce da uno scritto agiografico che narra la vita del santo e che dice di essere opera di un certo Richard de Valdisère, successore di Bernardo nella carica di arcidiacono di Aosta (inesistente a tutti gli effetti). Si tratta in pratica di un'opera puramente letteraria del XV secolo (cioè di quattrocento anni dopo la vita del santo), frutto di pura fantasia e ricca di luoghi comuni e degli anacronismi tipici della letteratura agiografica medievale. Come è accaduto spesso, però, l'immaginario ha soppiantato la realtà ed il ristabilire la verità storica è diventata un'impresa più ardua che non il contraffarla.
Per saperne di più si può leggere il volume "Les Saints en Vallée d'Aoste, leurs vies et images" di Maurizio Bergamini, responsabile della parte redazionale di inalto.com
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