Un movimento di troppo
Chiunque abbia scalato in falesia a qualsiasi livello sa cosa significa tornare a casa con le “ossa peste”, le mani sbucciate con le dita che per giorni stentano ad aprirsi correttamente e qualche bel livido qua e là. Cose che capitano, incidenti del mestiere…
Certo mollare una presa a qualche centimetro dal rinvio e farsi un bel “voletto” dall’imprevedibile atterraggio contro la parete è cosa normale, anche se sempre spiacevole. Ma assai utile sarebbe anche imparare a conoscere i segnali che il nostro corpo ci manda dopo una giornata in falesia: alcuni possono essere dei veri e propri allarmi e sapersi regolare di conseguenza può aiutarci ad uscirne bene, oppure può aiutare il nostro terapista a comprendere la corretta eziologia dei nostri sintomi.
E’ proprio questo lo scopo di questo volume, scritto da due medici-climber e lo enunciano chiaramente nel colophon:
- Questo libro non serve a farsi una auto-diagnosi e a prescriversi una terapia.
- Qualsiasi sia il problema fisico che porta a consultare questo libro, deve essere poi sottoposto ad un professionista preparato perché la diagnosi precisa può risultare molto difficile.
- Questo libro potrà essere d’aiuto a comprendere meglio la diagnosi.
Ma un primo sguardo d’insieme credo mi permetta anche di sottolineare come questo libro consti di ampie parti che possono prevenire la necessità di una futura diagnosi: in particolare i capitoli relativi alle problematiche mediche dell’allenamento (che molti climber occasionali trascurano completamente), lo stretching e lo sviluppo muscolare, nonché un interessante “arrampicata ed alimentazione”.
Chi pratica la scalata sportiva con i propri figli troverà anche una sezione riservata ai più giovani, con tutte le osservazioni del caso e le raccomandazioni per una corretta e salutare attività.
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