Per me Riccardo è stato un modello, non solo dal punto di vista alpinistico, ma anche per ciò che concerne il modo "di essere" e di rapportarmi con gli altri... Di lui ammiro la modestia, lo slancio d'animo generoso, l'essenzialità nel tratto e nei modi. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona e di scambiare qualche parola con lui durante la presentazione dell'ultimo libro di Bonatti sul K2 presso la libreria Cavour di Lecco (evento organizzato dall'infaticabile e bravissimo Fabio Aldeghi) e ne ho potuto apprezzarne ancora di più l'immensa umanita. Lui, che fu scippato del comando della spedizione del 1954 e che non reagì se non con il silenzio, soffrendo profondamente per questo affronto, e che, all'età di 90 anni, durante la festa per il suo compleanno organizzata al cenacolo francescano di Lecco (con la proiezione di immagini della spedizione al Gasherbrum IV del 1958), era ancora capace di qualche battuta tagliente su quel lontano evento ... Lui, che ha segnato un intero secolo di storia alpinistica con imprese straordinarie, capace, all'età di 78 anni di risalire la nordest del Pizzo Badile, ha lasciato una testimonianza stupenda nel suo libro "Capocordata" (Vivalda editore), un testo così diverso da quelli che ci siamo abituati a leggere su argomenti di montagna: il lato umano delle persone, della cordata, lo spirito di sacrificio (com'era duro per dei poveri operai andare in montagna negli anni '30!), l'attaccamento alle migliori tradizioni e la capacità di misurarsi con la natura con la consapevolezza dei propri mezzi, a anche la capacità di sapere rinunciare. In questo senso non mi ha sorpreso, trovato su un altro volume della collana Vivalda, dedicato alla tragica salita della nord dell'Eiger di Claudio Corti e Stefano Longhi nel 1957 ("Arrampicarsi all'inferno"), il leggere ciò che Cassin disse a Corti dopo il drammatico salvataggio di questi e la morte di Longhi. Un personaggio come Ricc ardo, oggi, epoca di traguardi estremi e di stupide scalate "sportive" contro il tempo o di corse in montagna, sembra davvero "demodè", ma per me rimane il più fulgido esempio di come l'uomo e la montagna si completino a vicenda e su come possano parlare l'uno all'altra ...
Per me Riccardo è stato un modello, non solo dal punto di vista alpinistico, ma anche per ciò che concerne il modo "di essere" e di rapportarmi con gli altri... Di lui ammiro la modestia, lo slancio d'animo generoso, l'essenzialità nel tratto e nei modi. Ho avuto la fortuna di conoscerlo di persona e di scambiare qualche parola con lui durante la presentazione dell'ultimo libro di Bonatti sul K2 presso la libreria Cavour di Lecco (evento organizzato dall'infaticabile e bravissimo Fabio Aldeghi) e ne ho potuto apprezzarne ancora di più l'immensa umanita. Lui, che fu scippato del comando della spedizione del 1954 e che non reagì se non con il silenzio, soffrendo profondamente per questo affronto, e che, all'età di 90 anni, durante la festa per il suo compleanno organizzata al cenacolo francescano di Lecco (con la proiezione di immagini della spedizione al Gasherbrum IV del 1958), era ancora capace di qualche battuta tagliente su quel lontano evento ... Lui, che ha segnato un intero secolo di storia alpinistica con imprese straordinarie, capace, all'età di 78 anni di risalire la nordest del Pizzo Badile, ha lasciato una testimonianza stupenda nel suo libro "Capocordata" (Vivalda editore), un testo così diverso da quelli che ci siamo abituati a leggere su argomenti di montagna: il lato umano delle persone, della cordata, lo spirito di sacrificio (com'era duro per dei poveri operai andare in montagna negli anni '30!), l'attaccamento alle migliori tradizioni e la capacità di misurarsi con la natura con la consapevolezza dei propri mezzi, a anche la capacità di sapere rinunciare. In questo senso non mi ha sorpreso, trovato su un altro volume della collana Vivalda, dedicato alla tragica salita della nord dell'Eiger di Claudio Corti e Stefano Longhi nel 1957 ("Arrampicarsi all'inferno"), il leggere ciò che Cassin disse a Corti dopo il drammatico salvataggio di questi e la morte di Longhi. Un personaggio come Ricc ardo, oggi, epoca di traguardi estremi e di stupide scalate "sportive" contro il tempo o di corse in montagna, sembra davvero "demodè", ma per me rimane il più fulgido esempio di come l'uomo e la montagna si completino a vicenda e su come possano parlare l'uno all'altra ...
Giovanni