La diffusione della presenza umana ed i conseguenti impatti antropici oltre ovviamente al bracconaggio, hanno causato squilibri e forti decrementi nelle popolazioni di animali selvatici. Storicamente, le ragioni essenziali della scomparsa dello stambecco in Valle Camonica (e in tutte le Alpi) furono la caccia ed il bracconaggio operati dall'uomo; a partire dalla seconda metà degli anni '60, la situazione degli Ungulati è andata progressivamente migliorando, sia in termini distributivi sia di consistenze, e a tutt'oggi può dirsi più che soddisfacente. Sull'arco alpino italiano sono attualmente presenti circa 10.000 stambecchi, 100.000 camosci, 30.000 cervi e oltre 200.000 caprioli. In alcune aree, tuttavia, la presenza di popolazioni di Ungulati appare ancora frammentata e caratterizzata da consistenze numeriche estremamente basse; tra queste la Val Camonica, in cui è localizzato il Parco Naturale dell'Adamello, costituiva una delle situazioni più critiche.
mcp
La diffusione della presenza umana ed i conseguenti impatti antropici oltre ovviamente al bracconaggio, hanno causato squilibri e forti decrementi nelle popolazioni di animali selvatici. Storicamente, le ragioni essenziali della scomparsa dello stambecco in Valle Camonica (e in tutte le Alpi) furono la caccia ed il bracconaggio operati dall'uomo; a partire dalla seconda metà degli anni '60, la situazione degli Ungulati è andata progressivamente migliorando, sia in termini distributivi sia di consistenze, e a tutt'oggi può dirsi più che soddisfacente. Sull'arco alpino italiano sono attualmente presenti circa 10.000 stambecchi, 100.000 camosci, 30.000 cervi e oltre 200.000 caprioli. In alcune aree, tuttavia, la presenza di popolazioni di Ungulati appare ancora frammentata e caratterizzata da consistenze numeriche estremamente basse; tra queste la Val Camonica, in cui è localizzato il Parco Naturale dell'Adamello, costituiva una delle situazioni più critiche.
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