DIFFICOLTA' NELLE VALUTAZIONI ALPINISTICHE
Discussione un po' lunga e tecinca ma mi piacerebbe confrontarmi...
Una delle caratteriche che ritengo importante per chi scrive relazioni di alpinismo credo sia la precisione nelle valutazioni.
E' naturale che si cerca di non spingersi mai al limite delle proprie capacità ma di starne ben al di sotto e che prima di affrontare una qualsiasi salita si dia un occhiata a più di una descrizione.
E' anche vero, però, che sarebbe utile essere d'accordo sulle scale di valutazione per avere una buona idea di massima e per consentire paragoni con altre salite.
Se la valutazione UIAA è abbastanza chiara perchè si riferisce a difficoltà su roccia (ciò nonostante anche qui si trovan differenze di valutazione fra diverse relazioni della stessa salita, legate alla soggettività dei primi apritori) credo invece che la valutazione ALPINISTICA dia adito a interpretazioni molto diverse perchè essa dovrebbe tener conto delle difficoltà complessive ( roccia, ghiaccio, lunghezza del percorso, orientamento, condizioni ambientali,...).
Per fare un esempio pratico di salite che ho percorso....
La Torre Delago (catinaccio-Vajolet) presenta difficoltà su roccia di IV ma è attaccata al rifugio Re Alberto. Qual'è la difficoltà alpinistica? Qualcuno dice Ad, qualcuno AD+, altri D-.
La Cresta Est del Carè Alto (Adamello) presenta un solo tratto di 35metri di III e passaggi di I-II. La differenza notevole è però proprio nella complessità dell'itinerario.
Oltre alla difficoltà tecnica dell'arrampicatina c'è infatti da considerare che essa si svolge senza praticamente protezioni (da inventare), c'è poi una cresta esposta, spesso sporca di neve da fare in conserva e tutto l'itinerario comporta 10-13 ore di cammino a seconda delle condizioni.
Qual'è qui la difficoltà alpinistica?
Qualcuno dice PD ma secondo me tiene conto solo della difficoltà su roccia (come se la paretina fosse a 10 minuti dal parcheggio), se parliamo di difficoltà complessiva io arriverei anche ad AD- sinceramente.
Valutare un itinerario alpinistico cercando di usare una scala oggettiva è davvero non facile e, mi sembra, varia, anche di molto, in base alle persone.
Un solo appunto finale : non ritengo assolutamente profesionale chi (e secondo me ce ne sono), tra quelli che praticano arrampicata o alpinismo ad alti livelli, svaluta le difficoltà mettendo così in pericolo chi si appresta a percorrere quel dato itinerario. Essere forti vuol dire anche saper distinguire con ottima precisione un sentiero E da uno EE a mio parere.
Voi che ne pensate?


Ciao,
condivido molto la tua ultima frase: credo che non bisogna svilire o svalutare le difficoltà. A tal proposito ti segnalo che molto spesso è difficile tenere un'impronta oggettiva, anche per valutare un sentiero se è E o EE.
Nel corso di alcune uscite con amici di inalto abbiamo spesso discusso sull'argomento per esempio per capire cosa significa "esposto" e devo dire che questo dato è estremamente soggettivo e di difficile sintesi. Quello che mi è venuto in mente è di creare uno strumento da mettere a disposizione degli utenti che possa raccogliere alcuni dati "soggettivi" relativi alle escursioni in modo da creare diciamo un profilo di escursionista da poter comparare con altri profili: l'unico modo per venire a capo a queste discussioni è spesso comparare le cose che si sono fatte.
Infine per quanto riguarda le difficoltà complessive io credo si debbano intendere nella difficoltà tecnica: è chiaro che poi se il percorso è lungo, sempre su quote alte e magari con condizioni meteo avverse la difficoltà dell'uscita aumenta considerevolmente, ma un PD deve intendersi solo nel complesso tecnico ed un PD da 10 ore deve fare riflettere sulle proprie condizioni fisiche.
Ti ringrazio per aver aperto questa discussione e spero che altri si uniscano a questa chiaccherata: ogni punto di vista è sempre ben accetto.
Buona Montagna
Massimo
Grazie dell'intervento!
E... buone gite a tutti.
Non perdetevi la Caspolada di Vezza d'Oglio del 16 febbraio, mi raccomando!!
E' un argomento interessante e credo che valga la pena di essere approfondito anche da esperti del settore. Le difficoltà, come già da voi ribadito, non sono solo tecniche, perchè per esempio un ruolo importante lo gioca la lunghezza del percorso e quindi la FATICA: un conto è fare una parete di 1/2 tiri di V grado alla cui base si arriva in auto ed un conto è trovare una stessa parete a 3.800 metri di quota dopo 6/7 ore di cammino?!
Oltretutto non bisogna dimenticare i pericoli derivanti dal percorso: l'attraversamento del Gran Couloire per la normale al Bianco dalla Francia, dicono, sia molto insidioso per le continue scariche (pietre/ghiaccio) anche se è una traccia senza difficoltà tecniche.
Quindi, secondo me, ogni escursione dovrebbe avere una valutazione che tenga conto delle diverse difficolta (Tecnica/Lunghezza/Pericoli) e non solo un grado (es. AD) che alla fine viene dato perchè magari in un certo punto c'è un passaggio di III+ su roccia o di 45° su ghiaccio e nient'altro.
Ciao
Arnold
Ciao ragazzi, volevo dire anch'io la mia opinione in merito.
Innanzitutto penso che la valutazione di una difficoltà alpinistica (non escursionistica) che parte da F ed arriva ad EX debba essere stabilita solo da chi è un professionista della montagna tipo guide, istruttori, ecc.. Tutto questo perchè per valutare bisogna avere moltissima esperienza ed un bagaglio di salite non indifferente effettuate nelle più disparate condizioni, per es ambientali e climatiche .
Chi ad es. come me ha effuttuato solo alcune salite alpinistiche darà un giudizio soggettivo legato a quel giorno ed a quelle condizioni, climatiche e fisiche, e non oggettivo perchè, a parte forse il Grampa, il Breithorn, la Margherita e qualche altra salita, sarà difficile che si ripetano salite di un certo livello ma al contrario si cercherà di farne di nuove e quindi non si avrà l'esperienza di salire magari una decina di volte il Cervino piuttosto che la goulotte Lafaille o la Rebuffat all'Aiguille du Midi.
Per ultimo, ma non meno importante, è il nostro limite fisico e psicologico che, vista appunto l'occasionalità delle uscite alpinistiche, non sarà mai come quello di chi le vive tutti i giorni quindi, e faccio il mio esempio, una difficoltà TD+ con un 6a che ho provato un paio di volte so che è (era) il mio limite e per la mia personale scala di difficoltà corrisponde ad un EX+ del tipo "divine providence" al Pilier d'angle.
Questo tipo di discussione certamente non si può esaurire in poche righe ma è utile senz'altro il confronto di opinioni e,per sviscerare meglio l'argomento, lo si può fare raccontando la propria esperienza dopo aver fatto salite alla stessa meta e per la stessa via.
p.s.: effettivamente il grand couloir sembra proprio un tiro al bersaglio, l'ho passato in due occasioni e quest'anno penso ci sia la terza, ma come sempre in montagna ed in quel tratto specifico con la dovuta attenzione si può passare bene, beninteso legato al cavo di sicurezza e......di corsa! Se vuoi altre notizie sulla salita al Bianco fammi sapere.
Ciao e buona montagna a tutti.
Il problema è annoso e ognuno di noi ha fatto le riflessioni che avete descritto (sopratutto Bergian). Un tentativo di completezza - ma con risultati di complicazione - partì anni fa dal Canada per illustrare le scalate alle cascate di ghiaccio; ora il sistema è in uso anche da noi e ci troviamo a poter conoscere la situazione precisa: difficoltà strettamente tecnica, pericolo oggettivo, situazione ambientale, eventuale presenza di misto.
Personalmente lo trovo un sistema esaustivo, ma poco memorizzabile: in poche parole, ogni volta devo consultare una legenda. Il metodo, eventualmente allargato a situazioni escursionistiche o di alpinismo "facile", sarebbe auspicabile, ma come non tenere conto della praticità per "utenti" non assidui? Il CAI saltuariamente affronta l'argomento, ma mi sembra che da anni non ci siano novità.
Un saluto.
Marco Bonati.
Il tema in effetti non è di semplice dipanamento! Comunque io credo che alcuni punti fermi ci debbano essere:
a) l'indicazione della difficoltà maggiore incontrata nel corso della via/itinerario (deve essere un dato oggettivo: ad esempio passaggio di III°)
b) la valutazione della difficoltà complessiva rimarrà sempre soggettiva o legata al proprio stato di forma: può essere riportata ma non deve essere presa come oro colato ma solo come una prima indicazione.
Infine mi permetto di segnalare che esiste una grande zona d'ombra nelle valutazioni di itinerari, spesso classificati in EE. Nei paesi anglosassoni esiste una "specialità", lo scrambling, che rende giustizia a questo ambito di itinerari posti al confine tra l'escursionismo e l'alpinismo. Magari, un giorno, anche qui da noi si comincerà a fare un ragionamento in merito
http://en.wikipedia.org/wiki/Scrambling
Massimo