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Aosta

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Medioevo e rinascimento

La rinascita della città è testimoniata dal moltiplicarsi delle fonti documentarie, praticamente inesistenti per quanto riguarda i secoli antecedenti all'anno mille. In primo luogo bisogna sottolineare l'importanza assunta dal vescovo anche in campo civile: è infatti nei pressi del vescovado (adiacente alla Cattedrale) che si trovava lo scriptorium dove si formalizzavano gli atti di compravendita, certificati mediante redazione della cosiddetta Charta Augustana, fenomeno del tutto singolare nel panorama della storia del notariato e della paleografia medievale.
Una relativa stabilità politica favorì la ripresa degli scambi commerciali tra i due versanti delle Alpi e quindi la città di Aosta ritrovò il suo ruolo di crocevia che aveva già assunto in epoca romana. Purtroppo però lo schema istituzionale non era più così chiaro come sotto l'imperatore di Roma: infatti diversi signorotti locali si spartivano il dominio su un pugno di case ed imponevano a loro arbitrio tasse e pedaggi ai viandanti. Questa situazione ha portato alla (ri)costruzione di una ricca dotazione di torri, dato che le famiglie più influenti le usavano come residenza (citiamo a titolo di esempio la Torre di Porta Pretoria, la tour Fromage, la Tourneuve), mentre dal punto di vista meramente istituzionale si era di fatto in uno stato di semi-anarchia, aggravato da continue lotte di quartiere. La svolta si ebbe nel 1191, quando a seguito dei buoni uffici del vescovo Valberto e di altri notabili il giovane conte di Maurienne (poi di Savoia) Tommaso I si impegnò a prendere sotto la sua giurisdizione la città, a proteggerne gli abitanti ed i viandanti, e soprattutto a non imporre delle imposte senza il previo consenso degli interessati; contemporaneamente il popolo riconosceva la sovranità del conte, ne sosteneva le finanze con un "donativo" periodico, e l'esercito con l'arruolamento dei propri cittadini. L'accordo, denominato Charte des franchises (Carta delle franchigie), è considerato da molti studiosi la pietra angolare su cui si è costruita tutta la storia dell'autonomia e del particolarismo delle istituzioni politiche valdostane.
Gli effetti furono considerevoli: terminò lo strapotere delle famiglie locali, che rivolsero il loro interesse alle zone rurali; fecero l'apparizione le figure prima del visconte (il "vice-conte" nella persona di un membro di casa Challant), poi a seguito della soppressione della carica, del balivo; prese un notevole sviluppo il settore artigianale, che andava localizzandosi nel Borgo, il quartiere fuori dalle mura ad est della città; andò inoltre delineandosi un diverso aspetto urbanistico, caratterizzato dal parziale abbandono dell'ortogonalità romana; si lasciarono le torri e le case-forti e sorsero i primi veri palazzi, come la presunta casa di S. Anselmo ed il palazzo Lostan (nell'omonima via). Il quarantennale cantiere "sponsorizzato" dal priore Giorgio di Challant, che conferì l'impianto attuale al complesso monumentale di S. Orso, è l'ultima testimonianza cronologica (1470-1510) di un periodo d'oro per la città, che vide la realizzazione di tutte le principali opere d'arte ammirabili nella Cattedrale e nel suo Tesoro, cui si aggiungono diversi codici preziosi conservati in appositi archivi.

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