Dalla preistoria ai Romani
Non vi sono testimonianze storicamente attendibili sull'esistenza di una città o di un villaggio costruito sull'area di quella che è
diventata l'attuale Aosta a partire dal 25 a.C. Solo i resti di una necropoli e di un'area di culto nella periferia ovest (nei pressi
della chiesa di Saint-Martin-de-Corléans) certificano che la zona era frequentata da popolazioni primitive: gli esperti infatti datano i
reperti ritrovati al terzo millennio a.C. Non si tratta di imponenti monumenti di tipo megalitico: a parte
diverse stele lapidee incise con soggetti antropomorfi, l'area oggetto di scavi ha messo in luce delle testimonianze che solo la guida di un esperto permette a tutti di poter
apprezzare; sono assai interessanti, invece, i paralleli che si è potuto effettuare tra le diverse culture europee dell'epoca e quella presente nel centro della Valle d'Aosta.
Quest'ultima infatti non ha affinità con i vicini più prossimi della pianura Padana, mentre rivela similitudini con popolazioni stanziate in Svizzera ed in Sud-Tirolo:
addirittura si ipotizza che la stessa mano che ha scolpito le stele di Saint-Martin abbia anche prodotto quelle ritrovate in Svizzera nei pressi di Sion. Parlando di fatti
avvenuti circa cinquemila anni fa non ci resta che stupirci della "mobilità" della cultura del tempo.
Di certo sappiamo che appena prima dell'avvento dei Romani, in Valle d'Aosta viveva una popolazione denominata Salassi. L'origine di questo popolo è incerta e due scuole di
pensiero si sono adoperate per iscriverli ora al ceppo ligure ora a quello celtico. Oggigiorno sembra prevalere l'idea che essi fossero di stirpe celtica: tale affermazione è
suffragata, tra l'altro, dall'analisi filologica di alcuni vocaboli e toponimi del dialetto valdostano, assai simili all'antico celtico e dall'osservazione di certi
comportamenti collettivi, almeno secondo la descrizione assai sommaria trasmessaci dagli storici romani.
Sicuramente non ha alcun fondamento la leggenda secondo la quale i Salassi avevano fondato una città di nome Cordelia, così chiamata dal nome del loro mitico capostipite.
Sembra infatti che essi preferissero i piccoli agglomerati di collina o di media montagna, come testimonia il tracciato della strada che da Saint-Pierre raggiunge la valle
del Gran San Bernardo e che tradizionalmente si fa risalire ai primi abitanti della Valle.
Il primo urto con la potenza di Roma avviene dopo che la grande potenza latina ha liquidato la "questione" cartaginese: i Galli erano stati alleati di Annibale e come tali
costituivano un pericolo per la sicurezza, inoltre i Romani non avevano mai dimenticato di aver in passato capitolato di fronte a questo popolo. La strategia prevede la
costruzione di una serie di città fortificate, abitate dai militari e dalle loro famiglie, veicolo di diffusione della cultura dei nuovi dominatori: così si costringono le
genti native che non vogliono integrarsi a rifugiarsi sempre più verso le montagne (aborrite dai Romani), ultimo esempio di esse, per quanto ci riguarda, Eporedia
(Ivrea), fondata nel 100 a.C. Inoltre il problema del transito in sicurezza attraverso i due valichi principali verso la Savoia ed il Vallese diviene di tale importanza da
indurre l'imperatore Augusto ad inviare il suo luogotenente Aulo Terenzio Varrone Murena a "pacificare" l'area. La questione si è risolta con un intervento armato pesante,
nato da ragioni pretestuose e concluso con il successo delle armate romane solo grazie all'inganno. Magra consolazione: il Varrone ha in seguito pagato la sua eccessiva
ambizione personale restando invischiato in una presunta congiura conclusasi con la regolare esecuzione dei suoi protagonisti, secondo la migliore tradizione degli intrighi
politici del tempo.
Tradizionalmente si è sempre parlato di un vero e proprio genocidio subìto dai Salassi, completato con la riduzione in schiavitù dei superstiti, la loro deportazione in terre
lontane, sotto un vincolo ventennale da rispettare prima dell'eventuale emancipazione a liberto, provvedimento dettato dal carattere fieramente ostile ed indomabile dei
montanari. Anche in questo caso si tratterebbe di informazioni "tendenziose" forniteci dagli storici romani di epoca successiva ai fatti, preoccupati di dare un fondamento
ideologico ad un'azione sostanzialmente poco gloriosa ed in odore di auri sacra fames (fame di oro). A suffragare questa ipotesi storiografica vi sono alcune
testimonianze archeologiche: sono state ritrovate delle iscrizioni lapidee che testimoniano la presenza di famiglie di etnia salassa nella successiva città romana (una
di esse, dedicata all'imperatore Augusto nel 23 a.C. recita: Salassi incolae qui initio se in coloniam contulerunt patrono).
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