Settecento ed Ottocento
Nel corso del XVIII secolo iniziò per Aosta un lento processo di crescita, sia economica che demografica: il lungo periodo di pace
successivo al 1748 (pace di Aquisgrana) favorì l'immigrazione di contadini ed artigiani. Ma mentre i contadini provenivano dalle vallate
laterali, gli artigiani erano per lo più dei piemontesi. Essi iniziarono il processo di italianizzazione di una città, che fino ad allora
non aveva conosciuto altre lingue se non il francese ed il patois.
Il grande scossone all'ordine costituito si ebbe in seguito alla Rivoluzione Francese: nel settembre del 1792 le armate rivoluzionarie invasero
la Savoia. La linea del fronte alpino attraversò la Valle d'Aosta. Alcune chiese, il Collegio ed il Seminario di Aosta furono requisiti
per alloggiare le truppe, mentre in città si riversavano i fuoriusciti savoiardi, molti dei quali nobili o religiosi.
Nel 1798 le armate francesi entrarono in Aosta e nel gennaio dell'anno seguente vi installarono un governo municipale provvisorio. Gli influssi
del giacobinismo furono assai limitati, fatto salvo per il crescente malcontento suscitato dalla pesante fiscalità e dall'atteggiamento
oltraggioso del nuovo potere verso le secolari tradizioni civili e religiose della comunità locale. La più importante conseguenza di ciò
fu la prima Révolution des Socques ai primi di maggio 1799, così chiamata dalle calzature di legno che portavano i rivoltosi partiti
dalla campagna, soprattutto da Champorcher e Donnas. Già entro la fine del mese stesso le truppe austro-russe liquidarono la municipalità
giacobina, ma esattamente un anno dopo furono le armate di Napoleone a ripresentarsi in città, per poi proseguire verso la vittoria di
Marengo, con la conseguente fine (per un quindicennio) del regno sabaudo.
Al potere napoleonico si devono però notevoli influenze sul tessuto sociale ed urbanistico della città di Aosta. In primo luogo essa
venne amministrativamente accorpata ad Ivrea, in un unico Département de la Doire, mentre la sede vescovile fu abolita ed annessa a
quella di Biella e della stessa Ivrea; quindi la città fu sottoposta ad un pesante processo di laicizzazione, comprendente l'espulsione
della maggior parte dei religiosi regolari, la vendita dei beni ecclesiastici e la chiusura di diverse chiese con relativo spoglio dei
loro arredi. Malgrado la restaurazione post napoleonica, la maggior parte di questi provvedimenti ebbero conseguenze definitive.
L'espulsione ed il non ritorno dei padri francescani conventuali, che avevano la loro sede nel cuore della città, liberò di fatto una
vasta area, sulla quale fu edificato tra il 1836 ed il 1842 il nuovo Municipio (cioè l'attuale), mentre l'abbattimento della chiesa di
San Francesco lasciò il posto alla grande piazza antistante (per circa un secolo Piazza Carlo Alberto, ora Piazza Chanoux). Se questa
realizzazione fu senz'altro la più "spettacolare", non di minore importanza furono l'abbattimento di numerose porte che sbarravano le vie
centrali, la rettificazione di alcune vie e l'interramento di canali irrigui e di scolo. Insomma Aosta cominciava ad assumere il volto di
una vera città, aperta ai traffici commerciali ed amministrata con criteri più moderni, simboleggiati dall'abolizione del doppio sindaco
(del Bourg e della Cité) e dall'adozione del Règlement d'embellissement de la ville, primo tentativo di piano regolatore.
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