La svolta industriale
Nel periodo compreso tra le due guerre mondiali la città di Aosta conobbe un'ulteriore fondamentale evoluzione: alla periferia sud
venne costruita nel 1916 una gigantesca acciaieria. L'opera era dovuta alla Società Ansaldo di Genova, che aveva acquisito le miniere di
Cogne. Tralasciando le vicende societarie, assai complesse nell'arco di ottant'anni, possiamo senz'altro affermare che fino al "boom
economico" del secondo dopoguerra ci fu un costante crescendo: prima la realizzazione della galleria Cogne-Acquefredde per il trasporto
del minerale, poi la costruzione della ferrovia fino a Pré-Saint-Didier per il trasporto del carbone ricavato dalle miniere di La Thuile,
quindi l'espansione della produzione, dell'occupazione e la specializzazione nella realizzazione di acciai speciali. La chiusura delle
miniere, gli alti costi del trasporto della materia prima e le diverse congiunture dei mercati internazionali, hanno oggigiorno
considerevolmente diminuito le dimensioni e l'importanza stessa di questa industria, denominata dai locali "la Cogne", retaggio di una
sua antica ragione sociale (Società Anonima Nazionale Cogne).
Ma l'importanza storica e sociologica di questa industria è stata enorme ed un accenno alle più importanti problematiche risulta
indispensabile per la comprensione della realtà aostana attuale. La grande acciaieria sconvolse totalmente il tessuto sociale e urbano,
provocando il raddoppio della popolazione residente nell'arco del ventennio 1911-1931, e più che triplicandola nel 1951; nel 1939
occupava quasi 3500 addetti, determinando direttamente la sussistenza di metà della popolazione aostana, senza calcolare l'indotto. La
maggior parte di questa manodopera era composta in origine da immigrati piemontesi e veneti, mentre solo nel secondo dopoguerra è
apparso il "flusso" meridionale. Il risultato è comunque stato quello di una forte italianizzazione della città, fatto fortemente
supportato dal regime fascista, che dopo un inizio tollerante, ha inaugurato la ben nota politica di intolleranza verso il pluralismo
etnico e linguistico. Sempre allo stesso periodo storico risale l'inizio della costruzione di vasti quartieri popolari nella periferia
occidentale, mentre all'interno della cerchia muraria si sono realizzati nuovi edifici pubblici, per fronteggiare un settore terziario in
espansione. Monumenti romaneggianti, palazzi in stile neoclassico o nel più moderno "stile fascista", il nuovo Ospedale Mauriziano,
caserme e piazza d'armi (ora piazza della Repubblica) hanno sovvertito il vecchio centro cittadino, cresciuto nei millenni ai blandi
ritmi dell'esistenza contadina.
Nel secondo dopoguerra si è assistito anche al progressivo degrado del centro storico, abbandonato dall'antica borghesia che vi
risiedeva, in favore della circostante collina o dei comuni limitrofi. Solo negli ultimi decenni si è invertita la tendenza e molti
palazzi hanno ritrovato nuova vita grazie a costose opere di restauro.
Oggigiorno l'importanza economica del settore industriale, e della "Cogne" in particolare, è nettamente inferiore, a fronte di un
settore terziario nettamente predominante. Servizi e commercio sono le attività prevalenti. L'importanza del turismo di massa come fonte
di ricchezza è ormai nota a tutti, tanto che l'esigenza di offrire un'immagine attraente della città ha fatto sì che molti lavori di
restauro e conservazione si succedano senza soluzione di continuità, non senza difficoltà burocratiche, tecniche e di accordo tra le
diverse esigenze ed aspettative dei cittadini.
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