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  Valle d'Aosta / Arnad Arrampicata Copertura GSM  

Un po' di storia

Autore: Andrea Duc

Sito personale: http://www.inalto.com/pagine/guidearnad

Arrmapicare ad Arnad - © Marco Spataro
Arrampicare ad Arnad - © Marco Spataro

Entrati in Valle d'Aosta, appena superato il primo bastione di guardia costituito dal forte di Bard, si notano a nord delle alte placche rocciose. L'ambiente circostante può talvolta non sembrare idilliaco a causa dell'intensa antropizzazione, caratterizzata anche da numerosi insediamenti industriali. Basta invece uscire un po' dall'abitato di Arnad per incontrare degli scorci pressoché incontaminati: è il caso del vallone di Va, che porta al santuario di Machaby e, più in su, alla vetta della Corma, di facile accesso grazie ad una comoda mulattiera.
Le placche che dalla Corma degradano fino quasi alla strada statale sul fondovalle sono state oggetto di attenzione da parte di arrampicatori valdostani e non, che, in epoca relativamente recente, vi hanno incontrato il terreno ideale per allenarsi ed affinare le loro capacità tecniche.
La tradizione alpinistica nelle Alpi occidentali era in origine diversa da quella delle Dolomiti: ad ovest si privilegiavano le salite ad alta quota sul misto granito-ghiaccio, entrambi elementi caratterizzati da un aspetto liscio, ostico, dove è particolarmente difficile trovare delle buone prese. Le Alpi orientali, invece offrono pareti verticali e spettacolari, ma la diversa consistenza della roccia, molto più porosa, ha favorito il precoce sviluppo di un alpinismo di tipo più "acrobatico".

fine anni 70: Marco Giordano al Grand Capucin
"fine anni 70: Marco Giordano al Grand Capucin"

I primi tentativi di scalata delle lisce pareti della Corma di Machaby (oggigiorno nota come Gruviera) risalgono al 1966 ad opera di Aurelio Perruchon e Domenico Da Ross, di Verrès, che salirono i primi 40 metri della via oggi denominata Topo Pazzo. Sempre dello stesso anno è il primo attacco al diedro rosso che sta tra la Gruviera ed il diedro bianco. La cordata era "mista", cioè formata da un valdostano, Ottavio Bastrenta, e da Bruno Giovannetti, aspirante guida delle Alpi Apuane. A completare il successo, condotto in parte con tecnica di arrampicata artificiale, ci fu anche il contributo del piemontese Gianni Ribaldone, sempre in coppia con il Bastrenta. La via prese il nome di Diedro delle corde bruciate, perché nell'operazione di recupero delle corde queste caddero in un fuoco acceso alla base della parete (era il mese di marzo). Con il tempo la denominazione in uso divenne quella di Diedro rosso, ma ora si torna all'originale.
Sempre "nell'era degli scarponi", così come allora si usava nelle Alpi Occidentali, bisogna citare i valdostani Enrico Rovarey e Primo Tatto, che nel 1971 aprirono la via del ritorno. Seguirono anni di oblio per le rocce della Corma, che restò dimenticata da tutti fino al 1975, quando Sandro Jaccod di Donnas, per allenamento al corso di aspirante guida, salì quella che ora si chiama la via Jaccod, naturalmente calzando gli scarponi e limitando la chiodatura alle sole soste! Era con lui il compaesano Ildo Ruggeri.
La difficoltà nella chiodatura contribuì non poco a tenere lontani molti arrampicatori, infatti è solo del 1977 l'apertura di due nuove vie, oggi tra le più frequentate: la via Sara, grazie a Marco Giordano, Danilo Chatrian, R. Albaney e G. Barbero; mentre via le mani dal banano è opera di Guido Azalea, Roberto Francesconi e Fausto Lorenzi.
Iniziò l'epoca delle scarpette a suola liscia di importazione americana e la disciplina dell'arrampicata sportiva divenne subito molto più popolare.

1977 - Giordano, Chatrian, Arbaney e Barbero durante la chiodatura di
Sara
"1977 - Giordano, Chatrian, Arbaney e Barbero durante la chiodatura di Sara"


Bisogna però ricordare ancora una vera e propria impresa "tradizionale" compiuta nel maggio del 1979 dall'alpino friulano Ernesto Lomasti, che con il suo amico Ricchi aprì una via (valutata TD+/ED) su un massiccio pilastro roccioso che sovrasta il villaggio di Machaby. E' quello che ora si chiama Pilastro Lomasti in ricordo non solo dell'impresa, ma anche dell'uomo, dato che lo sfortunato alpinista trovò la morte pochi mesi dopo, precipitando nella zona della Gruviera, mentre arrampicava in solitaria. Per sottolineare la difficoltà della via Lomasti basti ricordare che la prima ripetizione riuscì solo nel 1982, ad opera di Massimo Arcaro e Corrado Framarin, entrambi valdostani di Quart.
Ormai i tempi erano cambiati e fu introdotto il metodo della chiodatura delle vie calandosi dall'alto, eliminando così il gusto dell'avventura e della "prima", ma al tempo stesso aumentando di molto gli standard di sicurezza grazie agli spit ed alle soste attrezzate. L'arrampicata in palestra divenne una pratica sportiva, che ha trovato sulle rocce della Corma di Machaby un terreno ideale, facilmente accessibile e di rara ampiezza.

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