lunedì, 20 maggio 2013
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Escursionismo

Rifugio "Il Biondo"

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Scheda
Autore: 
Ermanno Panara
Data del rilievo: 
12/05/2013
Relazione Gita: 
Rifugio "Il Biondo"
Traccia GPS: 

Rifugio "Il Biondo"

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Autore
Autore: 
Ermanno Panara
Scheda gita
Data della gita: 
12/05/2013
Relazione Gita: 
Rifugio "Il Biondo"
Foto: 
davanti al rifugio
Difficoltà: 
T3
Tempo Complessivo: 
7h00'
Dislivello: 
1012 m
Distanza percorsa: 
12,30 km
Condizioni
Condizioni meteo: 

coperto, poco sole, qualche goccia di pioggia

bella gita in ambiente selvaggio e poco frequentato

Rifugio "Il Biondo"

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco/rosso

Data del rilievo: 
12/05/2013
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
T3
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
970 m

INTRODUZIONE
Indicare come meta dell'escursione un rifugio (peraltro frequentabile solo dopo richiesta delle chiavi presso due negozi di Prata), in questo caso, è semplicemente un'espediente per visitare una vallata estremamente selvaggia, pochissimo frequentata dai turisti e meno ancora dagli alpinisti. L'alpeggio dove è situato il rifugio (sulle carte indicato come Prà Baffone, ma localmente solo "Suta 'l Piz") è dominato da una corona di cime dalle ripide pareti e dalle cime aguzze come guglie: fra queste la dominante è il Pizzo di Prata 2727m, nel suo versante nord percorso da due camini. Questa parete conta una decina di salite in meno di cent'anni, e forse altrettanti incidenti durante i numerosi tentativi: il "Biondo" cui è dedicato il rifugio era infatti un alpinista caduto da queste rocce durante una solitaria nel 1994.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio ci si dirige subito ad attraversare il ponte sul torrente Schiesone: sull'altra riva si abbandona dopo pochi metri la pista forestale di Pradella per imboccare la storica mulattiera acciottolata che si sviluppa nei suoi pressi; la salita è comoda ma continua lungo il bel percorso che, affiancando o attraversando piccole contrade abitate solo nei giorni di festa, arriva a confluire nell'asfaltata in corrispondenza di un tornante. Si segue in piano un sentiero che entra nella valletta sulla sinistra e lo si abbandona dopo poche decine di metri (proseguire sul sentiero apparentemente più evidente è inutile e pericoloso) riprendendo le segnalazioni per Pradella sulla destra: un'ultima salita gradinata dà accesso al sagrato erboso della chiesetta di Pradella di Prata 999m; ci troviamo al margine di un'ampia conca prativa sparsa di numerose baite, tutte ormai restaurate o in via di sistemazione a casa di vacanza. Seguendo una traccia nell'erba si raggiungono le ultime costruzioni verso nord, dove si trova la continuazione del sentiero: da qui, e per lungo tratto, ci si immerge in uno scurissimo bosco di abeti ("Bosco Gualdo") percorrendo un traverso che conduce gradualmente in profondità verso la val Schiesone. Si attraversano numerosi canaloni percorsi da ruscelli e piccole frane, su di un pendio sempre più inclinato ed esposto; si risale con stretti tornanti un costone molto ripido, che porta ad un nuovo traverso a saliscendi diretto al fondovalle. Tutti questi tratti, ove necessario, sono assistiti da cavo passamano di sicurezza, gradinate artificiali e ringhiere di protezione. Al termine del bosco si scende nell'alveo sassoso del torrente Schiesone e lo si guada (qualche difficoltà in caso di piena): un breve sentierino sull'altra riva conduce al Rifugio "Il Biondo" 1322m e alle altre due baitelle che compongono l'alpe.
Il ritorno avviene seguendo il versante opposto della Val Schiesone, sempre boscoso, ma esposto a sud e più roccioso: il sentiero scende gradualmente nella pineta con qualche tratto esposto e l'attraversamento di poche colate di sassi (una frana, in particolare, che si passa nei pressi della nicchia di distacco, appare decisamente delicata). Si sbuca infine sui prati di Corleggia, con qualche baita sul pendio, e si prosegue - attraverso radure sempre più ampie - verso Bonamarcia e Belvedere; in quest'ultima località, benchè raggiunta da una pista forestale, si riesce ancora ad individuare il vecchio sentiero di accesso: la discesa, piuttosto ripida e diretta, oltrepassate le case di Pradelli, conduce al bel villaggio di Lotteno 654m. La traccia fra le case si porta ad uno slargo con fontana: qui parte la mulattiera acciottolata e gradinata che scende verso Dona, contrada a monte di Prata; seguendo in discesa la strada asfaltata, si raggiunge in breve il punto di partenza.

Monte San Genesio

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco/rosso, giallo

Data del rilievo: 
01/05/2013
Foto: 
Ingresso dell'ex-Eremo di San Genesio
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
T2
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
6h00'
Dislivello: 
750 m
Distanza percorsa: 
25,00 km

INTRODUZIONE
Gita circolare attorno al cosiddetto Monte di Brianza, assieme di alture boscose allineate lungo un cordone morenico dell'antico ghiacciaio dell'Adda. Tutto il territorio è disseminato di isolati agglomerati di cascine (ormai perlopiù abbandonate) e qualche piccola frazione cresciuta attorno ad una cappella (spesso si tratta di tutto ciò che rimane di antichi monasteri cluniacensi risalenti al medioevo). Più moderna e notevole è la vicenda del borgo di Consonno: attualmente rimangono la chiesa di S.Maurizio e la relativa canonica; il resto è un ammasso di macerie e di scenografici relitti. All'inizio degli anni 1960 il villaggio originario venne acquistato da un imprenditore edile e raso al suolo, con l'intento di costruire al suo posto una sorta di piccola Las Vegas lombarda: sono tuttora riconoscibili un minareto, una cupola di moschea, un ponticello giapponese e alcuni monumenti astratti. L'iniziativa rapidamente abortì e cominciò la decadenza; un edificio destinato a diventare albergo ospitò per alcuni anni una casa di riposo per anziani, ma ora anche questa è vuota e pesantemente vandalizzata.
L'escursione, vista la modestissima quota, è praticabile tutto l'anno, ma la gran quantità di fango e argilla del terreno consigliano una frequentazione lontana dai periodo piovosi.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio della frazione Cogoredo 355m, seguendo la via acciottolata che
si trasforma in ripida gradinata, si sale alla chiesetta di S.Alessandro (XII secolo, ma praticamente ricostruita col materiale dei ruderi); proprio dietro l'abside si nota il segnale del sentiero che prosegue erboso. A lato delle case di Cavonio 395m il sentiero si porta comodamente fra boschi e prati a guadare il torrente Gandaloglio (attraversamento difficile in caso di piena) e prosegue fino a confluire su di una strada asfaltata presso una fontana a Fura 379m. Si segue la strada in salita fino alla frazione Marconaga 420m: a fianco della chiesa di S.Bernardo (XVII secolo) si segue una traccia nei boschi che conduce fino a Ravellino 599m (tratto di difficile orientamento). Dalla piazzetta, seguendo le indicazioni, si va ad attraversare una strada asfaltata e quindi a proseguire su di un sentiero nei boschi: talora incrociando confuse carrarecce provvisorie per attività boschive, si arriva alla conca di prati (detta "Badia") di Figina 632m; si tratta di una vasta cascina con artistica casa padronale e chiesa dei Ss.Nicolao e Sigismondo. Proseguendo attraverso un vivaio di piante ornamentali, si rientra nel bosco e un sentiero a saliscendi conduce ad una strada asfaltata molto sconnessa che, contornando le pendici del Monte Regina, verso destra, ci accompagna fino ai ruderi di Consonno 627m. A lato di quanto resta della casa di riposo, le indicazioni ci guidano verso una carrareccia che si addentra nel bosco; trasformatasi in largo sentiero, procede a saliscendi fino ad oltrepassare in quota la località Dozio 584m, per poi scendere a Biglio Inferiore 498m. Da qui riprende una ripida salita su acciottolato che risale a tornanti i prati fino a Biglio Superiore, con vari edifici ormai diroccati; al bivio si prende a sinistra e si procede nel bosco: evitando a sinistra la direzione per Campsirago (ex-monastero, ex-comunità hippie, attualmente residenza di pregio) si inizia la salita per la linea di massima pendenza al Monte San Genesio 846m. [In questo tratto ogni bivio o cambiamento di direzione sono precisamente segnalati]. Ci troviamo su di un'altura boscosa in gran parte occupata da un recinto in muratura: nel punto culminante sorge una chiesa originariamente risalente al X secolo, sede fino al 1947 di una comunità di monaci polacchi; attualmente è proprietà privata. Dal piazzaletto antistante S.Genesio si entra in piano nel fitto bosco di conifere e si imbocca un sentiero sconnesso che scende lungamente le pendici del monte fino alle case di Fumagallo 768m; si prosegue nei boschi, si attraversa una strada asfaltata dismessa e si continua su comoda cementata scendendo gradualmente di quota. Tralasciate le deviazioni per la chiesa di S.Nicola e per la baita Alpe, si raggiungono le case di Scerizza 680m: attraversandole, in poche curve si passa anche la più piccola Scerizzetta. Dove la strada asfaltata compie un tornante verso sinistra, ci si distacca nei pressi di un cascinale sulla destra e si scende un sentierino erboso ripidissimo che, poi più comodamente, raggiunge una strada provinciale non lontano da una cappelleta votiva. Attraversata la strada e il contiguo parcheggio si entra fra le case di Ravellino: nella piazzetta si incontrano le segnalazioni che riconducono sulla via di andata.

Barma Sou Frit

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Autore
Autore: 
Massimo Martini
Scheda gita
Data della gita: 
25/04/2013
Relazione Gita: 
Barma Sou Frit
Foto: 
Foto di gruppo alla Barma Sou Frit ©2013 Massimo Martini
Difficoltà: 
EE

Il riparo “Ai Belli Venti”

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sottotitolo: 
Un anello dalla Agueta fino alla Rocca dell’Erxo
Autore
Autore: 
Maurizio Lo Conti
Scheda
Segnavia: 

due bolli rossi, percorso Natura senza simboli Fie, una X rossa, tre pallini a triangolo rossi, due bolli rossi e poi non segnato

Data del rilievo: 
14/04/2013
Foto: 
il riparo Ai Belli Venti ©2013 Maurizio Lo Conti
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
marzo, aprile, maggio, settembre, ottobre,
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
680 m

Descrizione

Si parte dall’Agueta (270 m), salendo a piedi lungo la via principale, asfaltata fino al Curlo, dove c’è una zona pic-nic. Qui, ci si inerpica con i due bolli rossi e, dopo, si ignorano le deviazioni a sinistra e a destra per continuare sull’ampia pista forestale (per un tratto ridotto pure la A rossa in campo bianco). Il sentiero segnalato, a volte, taglia i tornanti, ma è preferibile usare la strada bianca, per non sbagliare, più avanti, il bivio… In circa 1h, si arriva al Prato Luso (punto ideale per una breve pausa), da dove il percorso Natura procede senza contrassegni Fie. Passati 15’, si sfiora il riparo Beppillo, con la via che si fa meno ripida, e, in 30’, si è in vista della costruzione ‘Ca di Gava’. Poco sopra, si trova il passo della Gava (752 m): il luogo è un crocevia di sentieri e si sceglie quello che va a destra rimontando il crinale (simbolo X rossa – attenzione, il ramo sinistro si dirige invece verso la vetta del Reixa… ). In seguito, sulla sinistra in basso, si nota il villaggio di Sambuco e, in 30’, si perviene al passo Tardie (870 m). Si piega a destra, con i tre pallini a triangolo rossi, verso la vetta del Tardia di Ponente: la rampa finale è ripida e, così, si conquista la croce di vetta (928 m), con bel panorama in tutte le direzioni. Si scende verso la Rocca dell’Erxo e il minuscolo riparo Ai Belli Venti (899 m). Qui (o meglio fuori, dato che il piccolo edificio può contenere solo 4 persone al suo interno), si può fare la pausa pranzo (al sacco), con vista superba sul porto, l’aeroporto e tutta la costa (30’). Terminata la sosta, si precipita verso il Passo Gavetta (702 m – 20’), altro incrocio con diversi camminamenti. Si opta per il simbolo due bolli rossi (a sinistra, lato mare), lambendo il riparo Salve Regina, recuperato nel gennaio 2007 (10’). Si persevera con il segnavia Fie e, successivamente, per un breve tratto si ripercorre il tracciato del mattino, fino ad un evidente curva a gomito (a destra si dirama la A rossa). Da riferimento, c’è un traliccio dell’alta tensione e si lasciano i due bolli rossi (30’). Si scende e si vede un cartello esplicativo che racconta l’avifauna presente in zona. In un paio di minuti, si è ad un nuovo bivio: si prende a sinistra e poi si nota, subito, un pannello, poco distante, che induce ad abbondonare la discesa per risalire il crinale. Si continua dritti lungo questa nuova traccia che in 5’ porta alla torre d’avvistamento del Bric Cravio (499 m), in splendida posizione. Ritornati poi sui propri passi, si svolta a destra, perdendo quota verso il centro Ornitologico dell’ente parco Beigua (5’). Dopo, invece che seguire la strada del mattino distante pochi metri, si scende per un sentierino (ben visibile dal punto d’osservazione appena raggiunto in precedenza), fino ad immettersi sull’ampio tracciato che arriva dal passo Gua e torna all’Agueta, dove attende l’auto (30’).

se volete alcune foto ai link
http://www.cralgalliera.altervista.org/anno2013.htm

NB: in caso di gita, verificare, sempre, con FIE, Cai, eventuale Ente parco o altre Istituzioni, pro loco, ecc., che non ci siano state variazioni che abbiano aumentato le difficoltà! Si declina ogni responsabilità. Il presente testo ha solo carattere puramente indicativo e non esaustivo.

In zona sono disponibili altri itinerari ai collegamenti sotto riportati:
Anello Sambuco http://www.inalto.org/relazioni/escursionismo/l%E2%80%99anello_di_sambuco
Anello Faiallo http://www.inalto.org/relazioni/escursionismo/anello_dal_passo_faiallo
Faiallo Vara Inferiore
http://www.inalto.org/relazioni/escursionismo/dal_passo_del_faiallo_vara...
Bric Gavetta http://www.inalto.org/content/bric_gavetta
Alta Val Leone http://www.inalto.org/relazioni/escursionismo/alta_val_leone
Anello Piampaludo http://www.inalto.org/content/da_piampaludo_prato_rotondo_pra_riondo_lun...
2 escursioni da Pra Riondo http://escursionismogalliera.xoom.it/articoli/escursionismodic010.pdf
Rio Sansobbia http://escursionismogalliera.xoom.it/articoli/06escursionismodic04.pdf

Autore

Sassariente

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

bianco/rosso/bianco, bianco/blu/bianco

Data del rilievo: 
25/04/2013
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
T3
Periodo Consigliato: 
in assenza di neve
Tempo Complessivo: 
4h45'
Dislivello: 
688 m

INTRODUZIONE
La cima del Sassariente è un notissimo e spettacolare punto panoramico sulla parte terminale del Lago Maggiore: accanto alle turistiche località di Locarno ed Ascona si allargano le Bolle di Magadino, area naturalistica a protezione integrale nelle paludi alla foce del Ticino. La parte terminale della salita, proprio al culmine roccioso della guglia - ormai dismessa l'antica ferrata - si svolge su aeree passerelle di legno.
La discesa avviene attraverso solitari alpeggi lungo un buon sentiero scarsamente segnalato. Interessante anche il passaggio attraverso un varco della cosiddetta "Muraglia dei Polacchi", possente muro a secco che si estende per oltre un chilometro sul crinale alle spalle del Sassariente.

DESCRIZIONE
Dal piazzale di parcheggio 1080m c. si oltrepassa la barriera e si prosegue per mezz'ora lungo la pista asfaltata che conduce ai Monti della Gana 1286m. Seguendo la precisa segnaletica, si prende il sentiero di sinistra e ci si addentra in una vasta faggeta; si prosegue per un lungo traverso comodamente ascendente attraverso dossi e valloni alberati fino alla base di una assolata parete rocciosa. Il sentiero la risale con una serie di tornanti, scavato su cenge naturali o artificiali; quindi, oltrepassate alcune radure con tracce di recenti abbattimenti, si porta nei pressi del crinale di confine con la valle della Porta (convalle della Val Verzasca) e scende in un vallone verso un bosco di abeti. Qui inizia la lunga serie di passerelle che - a parte un breve tratto mediano boscoso - si arrampica alternando scalette e giravolte fino al piazzaletto di vetta del Sassariente 1768m con grande croce metallica. Tutto il tratto artificiale è assistito da cavi corrimano o parapetti in legno; il canalino finale - roccioso - è un residuo della vecchia ferrata ed è percorso da un canapo ancora in discrete condizioni.
Per la discesa ci si riporta nei pressi del crinale, dove, volgendo a sinistra, si raggiunge la Muraglia dei Polacchi e la si oltrepassa scendendo brevemente in una valletta fino ad incontrare nuovamente la Muraglia: da qui inizia una ripida discesa a tornanti in un cupo bosco che conduce alla radura dell'Alpe di Foppiana 1495m. Senza raggiungere le due cascine si volge subito a sinistra rientrando nel bosco nei pressi di una fonte; un lungo traverso in blanda discesa permette di raggiungere i Monti di Gola Secca 1296m, panoramicissimo agglomerato di baite parzialmente restaurate. Si ritrova il sentiero in basso a destra della radura e si prosegue fino ai Monti Bared 1210m. Da qui, attraverso una bellissima faggeta, su largo sentiero, si torna al piazzale di partenza.

Mont Avi m1118

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Autore
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Scheda gita
Data della gita: 
14/04/2013
Foto: 
© Fabio Bertuzzo

Ligàri

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco/rosso

Data del rilievo: 
07/04/2013
Foto: 
L'oratorio del 1731 a Ligàri
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
T2
Periodo Consigliato: 
autunno, inverno, primavera
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
785 m

INTRODUZIONE
Itinerario poco conosciuto che conduce attraverso spettacolari vigneti (è recente la richiesta per entrare a far parte del patrimonio dell'UNESCO) verso antiche contrade sorte a servizio delle attività contadine: agglomerati di modeste abitazioni rurali, ma con inaspettate tracce artistiche di pittori e architetti locali. La meta è Ligàri (peraltro raggiungibile in auto), in invidiabile posizione panoramica, con il suo oratorio ottagonale edificato nel 1731. La discesa, ben segnalata come quasi tutta la gita, è più breve e ripida, con un ultimo tratto fra i vigneti di Triasso piuttosto esposto ed attrezzato di cavi corrimano: molto suggestivo.

DESCRIZIONE
Dalla Piazza Garibaldi in centro a Sondrio 307m si sale al Lungo Mallero Cadorna e lo si segue fino alla Piazza Cavour (più nota come Piazza Vecchia); si attraversa il fiume tramite la moderna passerella coperta (costruita dopo l'alluvione del 1987 e rialzabile per il caso di piene). Sull'altra riva - Lungo Mallero Diaz - si imbocca subito l'antica Via Romegialli, tenendosi a sinistra al primo bivio (bell'affresco del 1750); proseguendo fra antichi palazzi e cortili nascosti, si esce in Piazzetta Carbonera (Palazzo Carbonera del 1533). Per breve tratto si segue la Via De Simoni fino a svoltare a destra in Via Bassi ( Cappella dell'Annunziata, 1733, prima costruzione di una sorta di Viacrucis che avrebbe dovuto prolungarsi fino alla chiesa della Madonna della Sassella: 14 edicole progettate, 5 costruite). Si cammina lungo questa via fino ad oltrepassare una chiesa moderna e proseguendo poi per Via Quadrio; attraversata la provinciale per la Valmalenco ci si trova in uno slargo quadrangolare con giardino: tenendosi completamente a destra - indicazioni - si nota l'inizio del sentiero. E' il primo tratto di lunghi percorsi di servizio fra gli spettacolari vigneti costruiti ad irregolari terrazzi sorretti da muri a secco sfruttando ogni minima possibilità nell'orografia del versante. I cambi di livello avvengono mediante scalette di pietre o anche con gradini intagliati nella roccia; si incontrano piste cementate carrozzabili che attraversano da una contrada all'altra. L'itinerario raggiunge dapprima le Case Gualzi 538m e, senza raggiungere S.Anna, si porta a Pradella di Sotto 671m, separata da una breve mulattiera da Pradella di Sopra 722m. Qui la segnalazione si fa oscura e carente: si attraversa in salita verso destra fra tutte le case fino ad una pista erbosa che entra nei prati; ad un incrocio a "T" si svolta asinistra e si prosegue lungo una mulattiera nel bosco (trascurare il più evidente prosieguo della pista verso destra). La salita è a tratti ripida in un ambiente isolato e piuttosto selvaggio: ad una sorta di trivio proseguire diritto per la massima pendenza (assenza di segnali); quando la pendenza diminuisce si raggiunge la radura erbosa dei Prati Vesolo 1025m. Seguendo verso monte la pista lastricata che scende alla baita più bassa si arriva - in corrispondenza di un largo tornante - sulla strada asfaltata Triangia-Ligari-Forcola; seguendola in blanda salita verso destra per poche centinaia di metri si raggiunge la contrada Ligàri 1092m. Fra le poche case è ubicato anche un piccolo ristoro. Per il ritorno, proprio accanto all'oratorio, inizia una mulattiera che, oltrepassato un piccolo ripetitore, scende ad attraversare un tratto più basso dell'asfaltata; da qui, a precipizio lungo un sentiero a pietre gradinate e sconnesse, fino al Lago di Triangia 898m, un piccolo bacino gradevolmente adattato ad area di sosta. Un ulteriore tratto, decisamente più agevole, porta al piccolo paese di Triangia 785m; attraversate le abitazioni e la strada provinciale, si accede ad un panoramico terrazzo morenico a prato, mantenendosi a destra di alcune vistose antenne a traliccio. Oltre un avvallamento paludoso si incontrano le segnalazioni per Triasso: la discesa è definita "per EE" e, in effetti, presenta alcuni tratti piuttosto esposti. Si scende ripidamente percorrendo le sommità di muri a secco, gradinate molto verticali, piccole cenge scavate nel pendio e terrazzamenti ormai abbandonati: dove necessario, non mancano cavi corrimano a monte e a valle della traccia. Attraverso un varco in una rete paramassi si entra fra le case di Triasso 432m; quindi nuovi passaggi fra le vigne conducono più comodamente all'agglomerato di case che circonda la chiesa della Madonna della Sassella (anno 1521) 299m [nei pressi notevole palestra di roccia]; volgendo verso Sondrio si segue l'erbosa Via Valeriana (in una valletta l'edicola degli Apostoli) che in ultimo entra fra le ville in località Castellina, nei pressi dei tre campi dello stadio.

Il monte Santa Croce

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sottotitolo: 
Da Sant'Ilario a Santa Croce e discesa a Bogliasco
Autore
Autore: 
Maurizio Lo Conti
Scheda
Segnavia: 

Segnavia assenti, tranne nel tratto finale

Data del rilievo: 
27/05/2012
Foto: 
mare di margherite ©2012 Maurizio Lo Conti
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
ottobre, novembre, dicembre, gennaio, febbraio, marzo, aprile,
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
400 m

Descrizione

La gita inizia dal capolinea della linea urbana Amt 516 a Sant Ilario (185 m); si percorre orizzontalmente e verso levante il piazzale della chiesa fino a imboccare via della Scuola dell'Agricoltura; quando la stessa termina, dall’ingresso dell’istituto scolastico, si prende a sinistra la creusa in salita (via Lastrego) e, subito dopo, sulla destra via L. Cremona. Arrivati presso un vecchio lavatoio, si sceglie via Poggetto di Sopra che sale, in mezzo agli oliveti, fino alla Serra di Musanega (270 m). Qui si ha un ampia visuale sul golfo Paradiso e ci si dirige in via Serra di Musanego (direzione est). Si prosegue in costa su un tracciato panoramico, ma in parte infastidito dalla contigua autostrada, arrivando a Sessarego. Da lì, si attraversa l’abitato fino alla trattoria Paradiso, in prossimità di un incrocio. Si ignora la via a destra in discesa (con il sentiero principale si scende velocemente a Bogliasco) e la scalinata a sinistra (che ricalca una variante alta a quanto pare di più difficile percorrenza). Si opta, invece, per il viottolo che in piano costeggia sulla sinistra l’edificio con la trattoria e si continua tra fasce. Si notano frecce azzurre alternate con altre di color rosso, che aiutano in questa parte di sentiero poco frequentato. Si oltrepassa un torrentello e una casa diroccata sulla sinistra, mentre il viadotto autostradale è sempre più vicino (il sentiero può essere difficoltoso, quasi EE, per via della fitta vegetazione infestante e se la cosa diventasse eccessiva si può sempre tornare sui propri passi e usare la variante da Sessarego a Bogliasco in precedenza accennata). Prima di arrivare alla località Poggio, si supera un torrente, che forma bei laghetti e vista la molta acqua, presenta qualche minima problematica per l’attraversamento… Dopo, si prosegue su asfalto in salita fino al piazzale di San Bernardo (217 m ), dove c’è il ristorante “Il Tipico”. Qui si incrocia il segnale FIE un punto e una linea rossa. Il ramo destro scende in 30’ a Bogliasco (per chi ha fretta), mentre quello sinistro va verso S. Croce. La cima, presieduta da una bella chiesetta, è situata a circa 516 metri e si conquista in 40/50 minuti (nell’ultimo tratto si abbandona il segnale FIE e si piega a dx su evidente pista, verso la visibile struttura). Il panorama è amplissimo e meritata una lunga pausa. Da lì, si ritorna sui propri passi fino a S. Bernardo, per scendere velocemente (in tutto circa 1h dalla cima) a Bogliasco, con il simbolo punto e linea rossa. La percorrenza totale è di circa 4h (3h andata e 1h di discesa – non ritornando a S.Ilario, ma scendendo subito verso la riviera il rientro è veloce).
Arrivati sull’Aurelia a destra in 15’ si rientra a Capolungo, dove transitano i bus dell’Amt, mentre a sinistra, a pochi metri, c’è la stazione ferroviaria (usare le strisce pedonali).

NB: è possibile pure salire a piedi da Nervi a Sant’Ilario (quasi 1h in più da aggiungere al percorso base qui descritto) seguendo le indicazioni della prima parte del percorso (fino alla Chiesa di S. Ilario, a quota 185) reperibile al collegamento: http://www.inalto.org/content/il_balcone_di_nervi

Altre info ai link

http://escursionismogalliera.xoom.it/idea/07.pdf pagina 3

http://escursionismogalliera.xoom.it/articoli/nervicamogli.pdf

e pure su
http://escursionismogalliera.xoom.it

NB: in caso di gita, verificare, sempre, con FIE, Cai, eventuale Ente parco o altre Istituzioni, pro loco, ecc., che non ci siano state variazioni che abbiano aumentato le difficoltà! Si declina ogni responsabilità. Il presente testo ha solo carattere puramente indicativo e non esaustivo.

Autore