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| Valle d'Aosta / Charvensod |
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Autore:
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Mont Emilius (3559 m) - © 2004 Massimo Martini
| Tempo complessivo: | 9h00' |
| Tempo di salita: | 5h30' |
| Tempo di discesa: | 3h30' |
| Sequenza segnavia: | |
| Caratteristiche: | Itinerario per escursionisti esperti |
| Bibliografia: |
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| Cartografia: |
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| Difficoltà: | Ottimi Camminatori Difficile (OCD) - Escursionisti Esperti (EE) |
| Periodo consigliato: | giugno, luglio, agosto, settembre |
| Esposizione: | Nord, Ovest e Sud |
| Quota del punto di partenza: | 1800 m |
| Dislivello: | |
| Quota del punto di arrivo: | 3559 m |
E' una delle classiche cime della Valle d'Aosta. Immersa in un ambiente selvaggio ed incontaminato questa escursione permette, con molta fatica, di raggiungere un belvedere eccezionale su tutta la regione.
All'uscita del casello autostradale
di Aosta Est si imbocca la statale 26 e si prosegue in direzione del capoluogo. Giunti in Aosta si seguono le indicazioni per Pila sino a raggiungere la località Pont-Suaz: da qui, superata la Dora Baltea, si prosegue in direzione di Charvensod. Si risale tutta la strada regionale 18 sino ad arrivare a Pila, al primo parcheggio posto nei pressi dell'arrivo della cabinovia Aosta-Pila.
Lasciato il parcheggio si risale la scalinata metallica che porta all'arrivo della cabinovia e, dopo aver attraversato il praticello antistante, ci si immette su di una stradina, svoltando sulla destra. Dopo pochi metri si trascura la strada che a sinistra porta all'eremo di San Grato e poco dopo si incontra un pannello segnaletico provvisorio che indica di svoltare a sinistra in direzione dell'Alpeggio Chamolé. Si risale una stradina sterrata che in pochi minuti conduce dapprima ad un alpeggio e dopo pochi metri si conclude all'altezza di una palina segnaletica che ci indica Alpe Chamolé
(1851 m, 0h10').
Il sentiero risale una striscia disboscata tra gli abeti, popolata da Sorbo (Sorbus aucuparia) ed Ontano (Alnus cordata) sino a quota 2000 m circa dove il tratto disboscato si fa più ampio e lascia spazio ad un po' di prateria. In breve si raggiunge un sentiero più ampio (2062 m, 0h30') e si svolta a sinistra risalendo un bellissimo sentiero che supera rapidamente il bosco e si porta nella bella radura dedita a pascolo sottostante l'alpeggio Chamolé. Il sentiero con un ampio semicerchio verso sinistra si avvicina dapprima ad un rudere ed infine raggiunge l'alpeggio Chamolé (2154 m, 0h50'): da qui il panorama è già esemplare, in lontananza si staglia il Monte Bianco e davanti a noi è imperdibile la vista sul gruppo del Fallère e sul Grand Combin... soprattutto ai primi albori.
Sul retro dell'alpeggio si imbocca una piccola stradina, sempre seguendo il segnavia
, nei pressi di una fontana.
Si risale dapprima una stradina che diviene sentiero ed entra in una fascia boschiva. Dopo alcuni minuti si incontra un bivio: entrambi portano al Lago Chamolé, il 102 a sinistra lo raggiunge direttamente, il
a destra invece ci conduce, risalendo un piccolo valloncello, all'arrivo della seggiovia Chamolé (2310 m, 1h20') con annesso punto di ristoro.
Dalla seggiovia si percorre un sentiero ampio e quasi pianeggiante che in meno di 10 minuti ci conduce al Lago Chamolè (2325 m, 1h30').
Da qui si incomincia a risalire il crinale che conduce al Col Chamolé: il sentiero, molto frequentato, risale comodamente il crinale erboso sottostante la Tête Noire; man mano che lo si risale il panorama diventa più accattivante e la vista sul lago sottostante diviene sempre più suggestiva. Terminati gli innumerevoli tornanti si raggiunge infine il colle e si apre davanti a noi la comba dell'Arbolle con il rifugio e i due laghetti posti nei suoi pressi. La palina posta sul colle (2655 m, 2h10') indica che sulla destra diparte il sentiero per la Punta Valletta, lo trascuriamo e cominciamo la discesa di circa 150 m sino a raggiungere il pianoro che precede il rifugio. Si oltrepassa il torrentello con le acque di deflusso dei laghi di Arbolle e si raggiunge il Rifugio Arbolle (2523 m, 2h30').
Davanti un rifugio parte un sentierino
che si ricongiunge poco dopo con quello sottostante che costeggia i due laghetti
e incomincia a risalire l'ampio vallone di Arbolle; davanti a noi inizia a
comparire la Punta
Garin (3451 m) e poco a sinistra si intravede l'intaglio del colle omonimo.
Il sentiero fiancheggia il torrente sino a raggiungere un ampio pianoro dove
lo stesso si disperde allargandosi: da qui si inizia a risalire a mezza costa
la sua sinistra orografica incontrando quasi subito il bivio per il Col Garin
(
,
2583 m, 2h50'). A questo punto il sentiero prende quota, si attraversa il
piccolo torrente di deflusso del Lago de l'Echo e con un paio di tornanti
ci si porta su un piccolo crinale spartiacque tra le conche che discendono
dai colli dei Tre Capuccini e d'Arbolle. L'ambiente ormai è quello dell'alta
montagna, la prateria si dirada sempre più lasciando spazio ad immense
pietraie: ogni tanto vale la pena di soffermarsi per ammirare anche il bel
panorama posto alle spalle, dal crinale della Punta Valletta spunta imperiosa
la Grivola
ed il Monte Bianco. La marcia prosegue sempre in costante salita senza, per
ora, eccessiva ripidità sino a raggiungere il Lago Gelato (2970 m,
3h40'). Si risale un tratto detritico e si raggiunge il bivio per il Col d'Arbolle
(3033 m, 3h50'): si prosegue ora sulla biforcazione di sinistra
che ci condurrà alla nostra meta. Dopo un breve tratto di salita si
ridiscende per qualche decina di metri una depressione, nei pressi di un laghetto
di fusione, per poi risalire verso il Colle dei 3 Cappuccini. Stiamo camminando
sotto la parete sud del Mont Emilius su una traccia di sentiero che attraversa
l'enorme fronte pietroso: le frecce gialle ci assistono alla salita del colle
impegnandoci un po' nella ricerca dei corretti passaggi sino al raggiungimento
del culmine del Colle dei Tre Capuccini (3246 m, 4h30'). Dopo aver buttato
un'occhiata sulla stupenda vallata delle Laures e sulle lontane, ma non troppo,
Becca di Salé, Petite e Grande Roèse e Tersiva, si incominica
a risalire la cosiddetta "cresta
sud". Si supera un primo passaggio su rocce che non presenta difficoltà
ma che comunque necessita di una dovuta attenzione e si risale seguendo tracce
di sentiero. Alcuni segni gialli (non sempre evidenti) ci fanno risalire rapidamente
il dislivello che ci separa dalla vetta. Con un po' di fatica si raggiunge
infine la vetta (3559 m, 5h30'), un belvedere di assoluta bellezza: infatti
la posizione centrale rispetto al territorio valdostano permette di poter
osservare a 360° tutte le principali cime della regione.
Sulla cima sono posizionate una croce ed una Madonnina.
Poco sotto la Madonnina, in direzione della cresta ovest, si incontra l'inizio della via ferrata che, in circa 5h00' conduce al Bivacco Federigo Zullo.
Il ritorno si percorre sullo stesso itinerario dell'andata.
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| L'Alpe Chamolé | L'alba sul Fallère | Lago Chamolé | Un Col Chamolé molto frequentato... |
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| Rifugio Arbolle e Punta Garin | Uno sguardo sulla Grivola | La "cresta" Sud | Immagini dalla vetta |
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