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Alta Via dei Monti Liguri

Autore:

Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme
Incontri lungo l'Alta Via dei Monti Liguri

Da Altare a Casoni di Suvero

Giovedì 3 giugno 2005

Ore 9 mi ha svegliato Chicco, preparo lo zaino e parto da casa loro, saluto i cavalli Ribot e Jolly che pascolano nel prato lungo la provinciale, continuo per un po su asfalto poi davanti ad un gigantesco olmo entro nel sentiero, riserva naturalistica dell’Adelasia... Cristina mi ha raccontato della nobile Adelasia, il 19 giugno ci sarà da loro una commemorazione storica in abiti dell’epoca e la loro famiglia ha contribuito in passato e tutt’ora contribuisce per la riuscita della manifestazione, sarò senz’altro da loro in quei giorni.
Continuo a camminare, arrivo al ristorante Le Meugge, prendo un caffé, proseguo, percorso adatto all’escursionismo equestre in boschi di faggi, al colle del Giovo incontro parecchi gruppi di cavalieri, sono bellissimi in questo contesto, mi sembra di essere tornato indietro nel tempo.Sono ora nel parco del monte Beigua, passo dai cartelli della riserva litoranea di ponente a quelli che indicano “riserva litoranea di levante”, sento che tra poco entrerò nella provincia di Genova.
Ore 10,30 sono davanti al cartello della tappa 18. Sotto dei tralicci dell’alta tensione mi sbaglio, seguo dei segni rossi su esili tronchi, continuo a scendere, arrivo ad un ruscello, mi lavo e lavo i calzini, risalgo su una strada asfaltata, ho raggiunto un gruppo di case mangiando dei biscotti, ho chiesto indicazioni e mi hanno risposto che devo risalire su per la strada asfaltata fino al passo del Giovo.
Inizio subito la tappa 19, bevo la mia solita amata bibita, un caffé, caldo, sole sul collo, subito salita dura poi castagni, castagni, castagni, poi faggi, sempre faggi, ma almeno c’é ombra, incontro 3 ragazzi in mountain bike, mi fermo a parlare con loro, poi ci presentiamo, Roberto, Marco, ... ed io Manfredi, di nome, uno fa: "MANFREDI? Ma si, infatti mi sembrava di conoscerti! Abbiamo fatto la settimana bianca ad Arabba nel 86 !!! Con le poste, tu eri col marito di Danila, il tuo collega, l’avvocato!!!" Ci abbracciamo sbalorditi, ci scambiamo i numeri telefonici, ci salutiamo. Riprendo a salire, d’un tratto il bosco si dirada, inizio a vedere dei mostri orribili: le antenne televisive e gente, tanta gente, macchine, bambini, cartacce, bottiglie di birra. Entro nel rifugio tutta gente che mangia che grida, cameriere che attraversano le sale, odore forte di fritto, bevo 2 birre e scappo via, scendo verso Pra Riondo, scatto qualche foto verso il monte di Portofino avvolto nella foschia, sbando per effetto delle birre, sono a Genova, sono a casa, arrivo a Pra Riondo, c’é un albergo rifugio tranquillo, prendo la camera, mi faccio una lunghissima doccia, lavo e stendo un po di biancheria, ceno a base di ravioli e carne e mezzo litro di vino rosso, vado a letto e dormo benissimo, sembrava il mio cuscino, io ho un cuscino che ho portato con me nei tre anni di marina e nella casa da sposato, ha almeno 40 anni, ogni tanto cardo la lana, la metto al sole e diventa gonfio, altissimo, ma é perfetto quando la lana si arriccia e fa i groppetti… dormo benissimo.

Venerdì 4 giugno 2005

Sveglio alle 7, colazione, partenza alle 8.
Cammino e comincio a vedere vasti agglomerati del ponente ligure, vertiginosi panorami sul mare, non mi volto mai e se lo faccio non fotografo il Beigua, di fianco al monte Argentea trovo un rifugio del Cai aperto, con acqua, coperte, tavolino e panche, stufa con la legna pronta e gli accendini, poco lontano addirittura una sorgente!!!! Penso che dovrebbe essere sempre stato così, ma comunque é andata bene e sta andando anche meglio, Bric del Dente, Bric Geremia e poi... Forte Geremia splendidamente ristrutturato, il Monte Giallo, al passo del Turchino stavo per visitare il sacrario dell’eccidio, sono andato oltre non prima di aver pensato un poco a quella povera gente disgraziata.
Sono sceso a Masone, avevo voglia di caffé di gelato, al ritorno ho preso l’autobus, di fianco alla fermata, prima del tunnel ho ripreso il sentiero, monte veleno e monte Martin (bellissimo) purtroppo con qualche nuvolaglia che toglieva di tanto in tanto la visibilità.
Ho lasciato poco fa Benedetto e Matieu, una coppietta di belgi che stavano gia montando la tenda, stanno facendo tutta l’Alta Via da Ceparana a Ventimiglia, sono passati dai Casoni di Suvero, hanno conosciuto Mauro.
Ore 20 Colla di Praglia, ho avuto alla mia sinistra fin ora il santuario della Madonna della Guardia.
Cercando il ristorante (forse sarei dovuto rimanere sull’asfalto) sono arrivato a superare la tappa 23, supero Piede Sud, Bric Guana... metto la tenda alle 21,30, stanchissimo.

Sabato 5 giugno 2005

Sono le 5,50, smonto la tenda e verso le 6,30 riprendo il cammino, voglio arrivare alla tappa 27, Passo della Scoffera, nomi conosciuti, paesini che ben conosco, mi sento euforico, ho già superato da un po il 50 % del percorso, il più difficile é passato, le cime alte, ora ogni volta che arrivo in un posto so esattamente dove mi trovo, comincio a non guardare più la guida, anche se dovrei, probabilmente mi perdo qualcosa, ma l’importante é andare avanti... avvicinarsi alla meta, passo dopo passo.
Ore 9,45 sono alla Bocchetta, poco fa ho incontrato un branco di mucche, non sapevo come comportarmi, si sono girate tutte verso di me, hanno smesso di mangiare, mi guardavano, i vitellini, forse incuriositi, facevano qualche passo verso di me, le grandi li affiancavano, c’era poi un manzo (aveva il ciuffo di peli sotto la pancia) che forse si sentiva un toro,ed era quello che mi sembrava più innervosito, muggiva e mi guardava, ho dovuto salire un pendio per aggirarli. Ho sempre visto le mucche la lontano pascolare pacifiche, in gruppo forse sono come le persone, si sentono forti, diventano aggressive, cattive...
Poco dopo, nella nebbia, un branco di cavalli, qui addirittura due maschi sono venuti verso di me nitrendo ho capito che era meglio andarsene, stessa strategia, aggiramento e fuga, uno poi aveva sfoderato un attributo enorme...ho fatto benissimo ad andarmene, mi sarebbe piaciuto che fossero come Ribot e Jolly, ma allontanarmi da loro penso sia stata una mossa saggia.Sento la necessità di quelle salviette detergenti, se mi ricordo quando arrivo dove c’é civiltà le compro.
Ore 13 arrivo al Santuario della Vittoria, c’é un ristorante, mangio, mi lavo, mi faccio regalare tre saponette, al tavolo accanto al mio c’é un vecchio prete di campagna, mezzo sordo, parliamo un po, mi dice che sono stato fortunato ad arrivare indenne fin li, mi benedice con un rito in lingua latina, sono emozionato, attento e felice, lo ringrazio, Don Paolo, parroco credo del Santuario della Vittoria…… GRAZIE !!!
A Crocetta d’Orero fotografo il trenino di Caselle, prendo un caffé in un bar, arrivo a Colle di Creto con fatica, ho mangiato troppo, ho bevuto troppo vino, ma la benedizione di don Paolo mi fa arrivare all’Hotel dei Cacciatori gestito da Pietro Sabatini e la moglie, lui giocatore della Samp, appare in una foto con Benetti, Cacciatori.
Mi addormento stordito da un buon vino toscano.

Domenica 6 giugno 2005

Ore 9 sono in cammino, continuo a vedere il mare, incontro uno del cai di Sampierdarena, lo lascio andare avanti, il tendine mi fa male, lui si offre di aspettarmi, ma io gli dico di no, lo vedo allontanarsi sul crinale fra l’erba alta, mi siedo, faccio delle foto, bevo, poi lo seguo, arrivo al passo della Scoffera, chiamo i miei figli, arrivano in mezz’ora, mangiamo salciccia e fagioli insieme, Barbara e Massimo i miei ragazzi... non mi faccio vedere emozionato, sdrammatizzo, scherzo e poi li lascio andare, mi hanno portato le ciliege di Marietto il mio vicino di casa a Cogorno, penso che uno come lui, ex alpino, sarebbe utile e piacevole incontrare in montagna, é gentile, premuroso e disponibile, mi accorgo di sentire la mancanza di troppa gente, della mia gente.
Vado avanti, supero la Giassina, arrivo a Barbagelata... deserta, alle ore 20 arrivo al passo della Scoglina, fotografo una volpe, salgo verso la postazione di caccia di Mario, lui non c’è, é buio quando con la torcia monto la tenda, ora la notte non riesco più a dormire bene, forse la troppa stanchezza...

Lunedì 7 giugno 2005

Ore 5 sveglio, smontato la tenda, non é una bella giornata, minaccia pioggia, cammino quasi al buio, bosco di faggi, sempre faggi, fortissimamente faggi e poi... prato verde, una cappelletta in cime, davanti a me, salgo con frenesia, la raggiungo... SONO SUL RAMACETO !!!!!!!!
Piango, non riesco a smettere, non ho il coraggio di guardare al di la della cappelletta, prendo la macchina fotografica e vedo Chiavari, Lavagna, Leivi, Sestri Levante, la collina di Suea, San Rocco, la chiesetta disastrata della Madonna del Caravaggio... casa mia... e piango e non mi vergogno di dirlo, piango di felicità, di nostalgia, di tristezza, qui c’é anche un altare dedicato a Calcagno e Roberto Piombo... Roberto era un mio amico, accarezzo il suo nome, poi mi siedo accanto a loro, leggo la scritta che qualcuno per loro ha scritto e penso che non sono morti stupidamente, praticavano uno sport intenso, vero, sacro e se ne sono andati senza paura, con la forza che solo le grandi persone hanno.
Nella cappelletta trovo il nome di un altro amico, morto anche lui in montagna, non sapevo che fosse successo, resto insieme a i loro visi usciti fuori dai ricordi, poi me ne vado lentamente,pieno di tristezza
Telefono a Lisa, credevo di aver esaurito le lacrime, lei si spaventa mi chiede se sto bene, le dico che é solo emozione, cammino e sul crinale del Ramaceto resto incantato dalla valle di Cichero, sembra staccata dal resto del mondo, spero tanto che mai la gente capisca che é un paradiso e che resti sempre così;
Arrivo al passo della Forcella, riempio le borracce, cammino fino a Parazzuolo, compro pane e formaggetta di San Stea, prendo l’autobus e torno al passo, ora sono qui che scrivo, la tenda é ben messa in un prato, ho il tavolo e la panca, sto da DIO.
Ore 17,30, mi prendo il sole, aspetto la notte, un po di pausa mi farà bene, ho tutte le maglie ad asciugare.
Ho fatto i calcoli, ho percorso 350 chilometri, me ne restano un centinaio, non ne ho quasi più voglia.

Martedì 8 giugno 2005

Ore 7 partenza, salgo fra recinti di animali al pascolo, non mi intimidisco più, passo accanto a mucche ruminanti, le sfioro, si alzano e se ne vanno, al passo delle Lame c’é tanta acqua, cavalli che mi guardano appena, salgo sull’Aiona, vedo le Apuane, sono tentato all’Incisa di salire sul Penna, ma vado avanti, al Passo del Bocco il ristorante é chiuso, dietro la Madonnetta, al bivio monto la tenda, guardo la guida oggi ho fatto si e no 12 Km, mi sto spegnendo, mi metto a dormire.
Mi sveglio verso mezzanotte, la tenda é sconquassata dal vento, non l’ho ancorata, allargo le braccia e le gambe, io sono circa 80 Kg, lo zaino sarà un po più leggero ma 12 Kg senza dubbio peserà, penso che posso tenere, mi addormento e mi sveglio diverse volte, durante la notte ho avuto freddo e mi sono messo tutto quello che avevo.

Mercoledì 9 giugno 2OO5

Mi sono svegliato alle 7, sono partito alle 8, la salita dello Zatta é piacevole ed ogni tanto uno scorcio di Chiavari sempre più esteso, in cima mi accorgo che il versante sud é come il Ramaceto, derupato, a nord invece i faggi arrivano ad affacciarsi sullo strapiombo, mi siedo pochi minuti, ho fretta di finire, al colle Craiola trovo un Bed senza breakfast, sono le 11,30, la Signora Maria, la titolare mi regala 2 pomodori, la saluto e me ne vado (potevo fermermi?), vado avanto un po, mangio i pomodori, sorpasso la Crocetta, passo Sericiotto, passo Revoia... alle 17,30 arrivo al Passo Cento Croci, durante il percorso ho mangiato un porcino e qualche fragolina di bosco, niente barrette, sperando nell’albergo,
ALBERGO CENTO CROCI... un rudere
LOCANDA RANCH LUCIANO... (aperto tutto l’anno)... ha le finestre del piano di sopra aperte, nel ristorante si vedono i tavoli apparecchiati, aspetto, aspetto fino alle 20,30, poi decido di montare la tenda, sono al limite... CASONI, CASONI, CASONI !!!!
Stanotte mi sogno Mauro e tutta la sua famiglia, le formaggette, lo stufato di cinghiale, i ravioli... Mi addormento digiuno.

Giovedì 10 giugno 2005

Ore 7,30 sveglio, ho avuto degli incubi stanotte, metto i calzini puliti e salgo per una strada prima asfaltata, poi sterrato, arrivo al passo della Cappelletta, tante mosche, tante mucche e una cappelletta, entro in una faggeta, inizia a piovere, cambio abbigliamento, copro lo zaino e indosso anche il poncho impermeabile, sono ben protetto, arrivo ad un bivio scelgo quello in salita, è il monte Gottero, é quasi buio, c’é la nebbia e continua a piovere, alle 11,30 sono sul punto più alto, non si vede nulla , a fatica seguo i segnavia, incontro due tipi di Tarsogno, si erano portati l’insalata russa, il formaggio, il salame, il lambrusco e... le carte da gioco, scendono insieme a me e poi, alla Foce dei Tre Confini ci separiamo, dalla guida scelgo la AV2, dovrei risparmiare un’ora?
Mi perdo nella nebbia, cerco disperato il segnavia, non riesco a trovarlo, risalgo fino alla Foce dei Tre Confini, prendo l’altro sentiero, mi trovo in un punto che il sentiero si trova fra uno steccato con del filo spinato e piante di rose canine, il poncho comincia a lacerarsi, lo butto e mi tolgo la giacca ed i pantaloni in Goretex, resto a braccia e gambe nudi, mi graffio ma almeno non rovino quella roba!
Ponte sul torrente Adelano, Calzavitello, alle 14 lascio l’alta via e proseguo su asfalto verso il passo del Rastrello, mangio un porcino, un gelato lo scrocco ad un venditore di prodotti surgelati, al passo ci sono le case a schiera ricoperte di legno, un rifugio bar ristorante... CHIUSO, sorpasso il tutto e mi avvio verso il paradiso, ogni passo ora diventa sempre più pesante, non ne ho più voglia, sono stanco, affamato, voglio arrivare ai Casoni di Suvero, da Mauro, ha un agriturismo che gestisce con la sua famiglia, sa che sto arrivando, ci siamo sentiti quasi tutti i giorni, il telefono é spento, batteria scarica, la macchina fotografica é spenta, batteria scarica, io sono spento, batteria scarica, ma cammino e ad ogni curva scruto se vedo la stalla, il recinto dei cani, vado avanti e guardo, una curva, no, forse l’altra… si eccola la stalla, ecco il recinto dei cani, sorrido, prendo vigore, scendo, salgo, scendo…….. arrivo non so a che ora, non so come, so solo che mi trovo seduto davanti ad un vassoio pieno di affettati, formaggetta, vino rosso, pane… mando giù quello che mi capita, bevo di continuo, Francesco, il figlio di Mauro mi chiede da dove sono partito, mi alzo, scappo fuori e vomito, vomito la stanchezza, il fungo, il gelato, l’acqua, gli affettati, mi lavo e torno dentro, mi fanno un the caldissimo.
Sto meglio, mangio, bevo, sto meglio, é passata.
Poi vasca da bagno, barba, resto sdraiato sul letto qualche minuto, esco, i monti sono accesi da un sole che ha sconfitto la pioggia e promette un domani migliore, più sereno.
Ceno con loro, in famiglia, poi Mauro mi accompagna a Cogorno, da mia moglie, dai miei figli, da ZAC il mio boxer che impazzisce di gioia e mi commuove.
Parlo, parlo, parlo e sono felice, sono a casa finalmente, penso che dovrò ancora fare 25 Km da passo dei Casoni a Ceparana, lo farò la prossima settimana, senza zaino, sarà una passeggiata, magari con Zac, ma con la forza nel cuore di uno che ha pensato... voglio fare questo e ... l’ha fatto!!!
Sono Fiero di ME

MANFREDI

Pensiero finale

L’Alta Via é una cattedrale nel deserto, non c’é assistenza, non c’é nulla, tutti  quei disgraziati che la percorrono trovano strutture ricettive inesistenti o chiuse perché gestite da clubs privati che le usano solo per loro. Si é soli, l’unica cosa bella é la natura, anche se talvolta rovinata e abbruttita conserva un suo fascino, bisogna avere la capacità di viverla pienamente. Non basta mettere dei segnavia, bisognerebbe trovare più spesso strutture ricettive aperte, con acqua, coperte, viveri in scatola, gli stranieri tratterebbero queste strutture con civiltà, probabilmente versando un “obolo” se richiesto. Ma si sa che le cose più semplici sono le più difficili da realizzare.
Qualcuno ha detto “toglietemi tutto ma lasciatemi il superfluo”, se arrivato a qualche tappa avessi trovato qualche cosa di superfluo... almeno ci avrei riso sopra e mi sarei addormentato sorridendo.

Galleria fotografica

Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme Alta Via dei Monti Liguri © 2005 Manfredi Salemme
Segnaletica sulla tappa 18 In lontananza, il mare... Lago del Brugneto Cavalli liberi tra le colline La fatica si fa sentire!
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La meta si avvicina Colline verdeggianti Monte Ramaceto Il mare a Levante Monte Zatta
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