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Rara Lake

Alla ricerca del più grande lago del Nepal

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Rara Lake 2007 - © 2007 Fiorentino Raimo
Rara Lake 2007 - © 2007 Fiorentino Raimo

Marco, Silvio e Fiore (il sottoscritto), nessuno alpinista professionista ma "montanari" per passione, da qualche anno (un anno si ed uno no) si "impacchettano" e decidono di affrontare qualche montagna o vallata qua e là in giro per il mondo.
Il Kilimanjaro (Tanzania – Africa) nel 2002, la valle del Mustang (Nepal – Tibet) nel 2004, la valle di Rara Lake (Nord Ovest del Nepal) nel 2007.
L’amicizia e la confidenza in questi anni si è consolidata ed è diventata, come ogni sentimento che sia degno di portare questo nome, inossidabile grazie anche a queste esperienze.
Il viaggio incomincia all’insegna delle incertezze date dalla poca disponibilità del Consolato Indiano in Milano a fornire le adeguate informazione circa i visti d’ingresso/transito in India; colpa nostra, avremmo dovuto accertarcene prima.
Pazienza, rinvieremo la partenza se non sarà possibile superare le difficoltà.
In effetti partiamo quattro giorni dopo la data prevista, per cui dobbiamo forzatamente informare il nostro agente di viaggio di Kathmandu (tale Tilak Lama), guide, cuochi, portatori e quant’altro del ritardo che inevitabilmente si ripercuote su tutta l’organizzazione.
Partiamo l’11 agosto alla volta di Jumla, ultimo posto avanzato raggiungibile con l’aereo nel nord-ovest del Nepal, a pochi giorni di cammino dalla Cina. Volo (meglio dire voli) Milano, Monaco di Baviera, Delhi, Kathmandu, Nepalganj, Jumla ci portano alla partenza del trekking. Pessime sistemazioni in Nepalganj (il sedicente albergo non era altro che una sporca topaia piena di insetti, animali e quant’altro) ma la voglia di affrontare il trekking è tale che si passa sopra a tutto.
Finalmente si parte il 13 agosto, alle 14.00 circa, una volta atterrati a Jumla con un aereo da 18 posti della Buddha Air che ha preso il volo solamente alle ore 13.00 date le avverse condizioni climatiche – monsone-. Reclutiamo portatori (8), cuochi (2) pattuiamo con loro compiti, paga e tutto il resto ed assieme alla guida Lapsang Lama, nostra vecchia conoscenza e fedele punto di riferimento in Nepal che ci ha già accompagnato altre volte in queste avventure, partiamo alla volta di Rara Lake.
Mezz’ora di cammino ed è già ora di coprirsi con le mantelle, piove a dirotto. Alle 19.00 circa dopo circa 20 km troviamo il posto dove poter piantare le tende; sopra il tetto di una stalla (tetto coperto di terra che è stato approntato alla bisogna).
L’inizio del viaggio non è nient’altro che un assaggio di quello che avverrà.
La pioggia ci accompagnerà fedele per tutta la durata del trek, di giorno (almeno una "sciacquata" al dì) e qualche volta anche di notte. Problemi con le tende (il mattino di ferragosto ci svegliamo nuotando nell’acqua della tenda, causa qualche infiltrazione). Problemi con i portatori, così autodefinitisi ma ben presto rivelatisi solamente della gente abituata sì a camminare in montagna ed anche con grossi pesi sulle spalle, ma non certo forti ed abili come i "veri" sherpa o i portatori che abbiamo conosciuto nella valle del Mustang.
Loro sì che sono veri professionisti e camminano ininterrottamente dal mattino alla sera.
II paesaggio comunque è incantevole, camminiamo perennemente su sentieri molto pericolosi causa la pioggia, non adeguatamente segnati, sovente letti di ruscelli molto scivolosi, con pietrame e fango. Le montagne sono molto simili alle nostre ma molto più verdi e con certi funghi di dimensioni giganti. Attraversiamo immense distese di marijuana che in quella terra cresce libera e probabilmente anche utilizzata liberamente (nonostante i rigidi divieti di legge) dagli indigeni. Abbiamo il tempo anche di raccogliere i “finferli” (funghi gialli buonissimi da noi molto noti ed utilizzati) ed alla sera insegnamo al cook (al cuoco) come si cuoce un buon risotto ai funghi. Noi ovviamente abbiamo tutto il "necessaire", formaggio grana, pepe, sale, il riso non manca certo in quelle zone, ed abbiamo anche una buona bottiglia di vino bianco, rigidamente valdostana, rigidamente fredda.
Dopo quattro giorni di cammino, scavalchiamo passi a circa 4200 m e camminiamo ad una quota media di 3500 - 3700 m.
Il parco di Rara Lake è veramente incantevole; questo lago, situato ad una altitudine di circa 3100 m è molto grande ed è totalmente disabitato; un campo avanzato militare, abitato da un manipolo di militari (circa 200) occupa una parte delle rive, il custode del parco abita una casetta in pietra e legno molto simile alle nostra valdostane, un posto di ristoro per i viandanti garantisce una ciotola di latte di mucca (ce ne sono tantissime) ed una manciata di riso a chi si sposta (ovviamente a piedi) tra un villaggio e l’altro. Gli unici mezzi di trasporto in queste zone sono i cavalli (per pochi fortunati) oppure le proprie gambe. Non esiste nessun mezzo di trasporto, non esiste l’elettricità, non esiste nulla. Si ritorna indietro nel tempo di almeno 200 anni. E’ una meta turistica ma praticamente irraggiungibile; dal 1999 ad oggi, il registro delle presenze del Parco (è obbligatorio una volta raggiunto Rara Lake registrarsi e pagare una "tassa di soggiorno" di poche rupie) annota 221 presenze (circa 20 annue) di cui buona parte hanno raggiunto questa meta con l’aereo che atterra in un vicino paese (4 ore di cammino). Solamente 6 italiani hanno raggiunto questo posto; noi siamo tre di quei sei!
Il tempo di percorrenza dell’intero trekking (circa 200 km andata e ritorno) per raggiungere il parco nazionale di Rara Lake è previsto in 10/11 giorni; cerchiamo, d’accordo con la guida e con i portatori di accorciarne la durata. Magari riusciamo a ritagliarci qualche giorno in più per rilassarci in riva al mare nel sud dell’India. Così è; in sette giorni copriamo l’intero percorso e riusciamo quindi nell’intento. Con molta soddisfazione da parte nostra perché ancora una volta abbiamo "tenuto duro" e, nonostante i problemi, siamo riusciti nel nostro intento; con molta soddisfazione per guide e portatori perché, nonostante la durezza del tour, hanno lavorato sette giorni e sono stati pagati (com’è giusto) per 11.
Il giorno della partenza da Jumla, convochiamo tutti i "porters", i cooks e la guida Lapsang (che successivamente rientrerà con noi a Kathmandu) per la festa d’addio; non vedremo probabilmente più quelle persone che per una settimana hanno condiviso con noi momenti belli e momenti tragici. Le cibarie che non abbiamo consumato (al nostro seguito abbiamo sempre un "bidone" riservato al cibo italiano, microrazioni sottovuoto di formaggi, prosciutti, salami ecc. a qualche bottiglia di buon vino ed all’immancabile genepì) le mangiamo tutti assieme e, quelle che rimangono vengono assegnate a tutti i portatori. Agli stessi, come d’uso, consegnamo una mancia in denaro ed ad ognuno di loro regaliamo indumenti ed attrezzature da montagna che potranno loro venir comodo in occasione di futuri lavori.
Serberemo anche per questo trekking bellissimi ricordi, ottimi rapporti umani, estrema disponibilità nella gente, vera semplicità nei rapporti. Tutti i problemi si superano senza strascichi, così come succede con tutte le popolazioni di montagna (quelle vere).
Qualche giorno sotto Chennai (ex Madras) nel sud dell’india, al sole, in riva all’oceano indiano e sorseggiando una birra ghiacciata ci rimetteranno in sesto; serviranno da trait d’union in vista del lavoro che, puntuale come un orologio, ci attende ai primi giorni di settembre.

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Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo
Preparativi al lodge Ricovero di fortuna... Ponti sospesi ed amici nepalesi Portatori lungo il cammino Panorama sui rilievi della zona
Rara Lake © 2007 Fiorentino Raimo
In vetta!


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