domenica, 12 febbraio 2012
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Oyace

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Scheda Territorio
Photo: 
Oyace, Chiesa Parrocchiale ©2004 Massimo Martini
Numero Abitanti: 
229 abitanti
Superficie: 
30.6200 kmq
Altitudine: 
1369 m
Maggior Elevazione: 

3332 m (Punta Fiorio)

Comuni confinanti: 

Bionaz, Nus, Ollomont, Quart, Valpelline

Santo Patrono: 
San Michele Arcangelo (29 settembre)
Villaggi e Frazioni: 

Le Berrioz, Le Bouyoz, Chalambé, Chez-les-Brédy, Chez-les-Chenaux, Le Clou, Le Closé, La Condemine, La Crétaz, Les Cretes, Le Fiou, Les Gallians, Le Grenier, Les Liers, Pied-de-Ville, Les Prélés, Le Rafor, La Rissaz, Les Sergnoux, Le Treysou, Vernosse, Veynes, Le Voisinal

Codice Postale: 
11010

Piccolo paese della media Valpelline, la cui esistenza in epoca romana è certificata già da Strabone, che cita un Castrum Agaciae, da cui sarebbe derivato il toponimo attuale. Il comune vanta una torre ottogonale duecentesca, detta in patois locale la "Tornalla": si tratta probabilmente della ricostruzione di una precedente fortificazione ad opera dei signori di Quart, dopo che quelli di Oyace furono privati dei titoli a causa della loro insubordinazione ed il loro castello raso al suolo.
Nella parte alta del territorio comunale ci sono due colli, quello di Crète Sèche e il Collon, che fino al secolo scorso erano assai frequentati. Mettono in comunicazione la Valpelline rispettivamente con le svizzere Val di Bagnes e Val d'Hérens.

Tra le curiosità storiche possiamo ricordare come nel 1630, anno della terribile peste, i valligiani abbiano installato un cancello nei pressi del villaggio di Bouioz, chiudendo di fatto l'accesso alla parte alta della Valpelline con una sorta di cordone sanitario al contrario. Il risultato fu che il contagio non raggiunse i loro villaggi.
Lo storico ed alpinista valdostano Joseph-Marie Henry, a lungo parroco di Valpelline, ci tramanda la notizia che ad Oyace non esisteva un cimitero e che i defunti dovevano essere inumati otto chilometri più a valle, a Valpelline. Ovviamente nei mesi invernali la cosa risultava praticamente impossibile, così i cadaveri venivano conservati nella neve fino a quando non fosse possibile trasportarli al camposanto.

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