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Trekking in Val Nervia
Tempo complessivo: 14h00'
Primo Giorno: 4h00'
Tempo di salita: 7h00'
Tempo di discesa: 3h00'
Dislivello: Salita1095+120 m (1°giorno) Salita498 m Discesa 850 m (2°giorno) Salita262 m (3°giorno)
Introduzione
Interessantissimo giro circolare in una zona molto bella e particolare, sia per la morfologia del territorio che per le fortificazioni belliche, e anche per le particolari fioriture primaverili.
Prima tappa:
Sotto il Toraggio c'è un branco di cavalli bradi, bellissimi; noi abbiamo percorso il giro in Agosto, c'era pochissima gente, più bikers che escursionisti; i sentieri erano profumati di lavanda, il comparire dei cavalli bradi tra la nebbia ci ha fatto vivere emozioni d'altri tempi. Attenzione: per tutto il giro non abbiamo trovato una sola fonte d'acqua, anche quelle che avrebbero dovuto esserci erano a secco!!! Fare rifornimenti adeguati prima di mettervi in cammino. Dolceacqua: il nome può derivare dalla presenza in questo luogo del fondo rustico di un romano dal nome Dulcius, oppure da un antico toponimo dei celti, Dussaga. Questa zona era abitata già cinque secoli prima di Cristo, epoca a cui risalgono alcuni castellieri dell'età del ferro eretti a scopo difensivo sulle alture circostanti. I primi documenti che parlano della città risalgono al 1151, epoca in cui fu costruito il castello, acquistato nel 1270 dal capitano genovese Oberto Doria, quello che vinse i Pisani alla battaglia della Meloria. Buggio ha antiche e belle case in pietra; attualmente è frazione di Pigna, mentre in passato era un comune a sè stante. La leggenda vuole che sia stato fondato da tre ladroni scappati dalla Francia attraverso il Passo dell'Incisa, nel IV secolo dopo Cristo; secondo un racconto tramandato da padre in figlio, nell'VIII secolo dopo Cristo, San Siagrio, vescovo di Nizza e nipote di Carlo Magno, si recò a Buggio a cresimare i bambini; è singolare che qui intorno ci sia l'unica chiesa esistente dedicata al santo. Buggio appartenne per un certo periodo a Genova, poi passò al Piemonte; diede i natali al Ministro delle Finanze Siccardi. Un centinaio di anni fa contava un migliaio di abitanti, ora ne ha un centinaio. Oltre che per escursioni e tracciati in MTB, la zona di confine sopra il rifugio Allavena ha anche una valenza storica; La Cima di Marta e i Balconi di Marta, che si affacciano sulla valle Roja, fino al Saccarello, furono fortificate dagli austro piemontesi e si ritrovarono ad essere teatro degli scontri sanguinosi contro i francesi nel 1794. Verso la fine del 1800 nella stessa zona furono costruiti ricoveri e baraccamenti serviti da strade militari tuttora esistenti. Il collegamento più importante partiva dal col di Tenda, con una strada militare che raggiungeva un colle dove c'erano 100 uomini, dal quale uno sterrato saliva al Saccarello, dove fu montata una batteria di cannoni. Cima Marta per la sua posizione strategica, era la postazione più importante di tutto lo spartiacque, perché attraverso i sentieri di montagna della zona si potevano aggirare con una sola mossa i forti del colle di Tenda e gli sbarramenti delle Alpi Liguri. Per questo motivo la posizione fu rafforzata ulteriormente con cinque batterie in grado di colpire obiettivi francesi, e nella zona furono costruiti baraccamenti per 500 persone e 30 animali. Tutta l'area tra il Toraggio e i balconi di Marta aveva una prima linea ed una linea arretrata di difesa. Tra il 1931 e il 1939, all'interno della montagna, sotto i balconi di Marta, venne realizzato un complesso sotterraneo che è il più grande del Vallo Alpino delle Alpi Occidentali e una tra le più grandi fortificazioni dello scorso secolo. Il complesso ha 1500 metri di cunicoli su 140 metri di dislivello, collegati da ripidissime scale; era costituito da una serie di postazioni tutte autonome (in termini di acqua, vettovaglie, ventilazione, munizioni, armamenti) e collegate da cunicoli, con cannoni puntati su obiettivi francesi; tutto questo complesso sparò solo pochi colpi, finché nel 1943 le opere vennero abbandonate e il confine rettificato, per cui si ritrovarono sotto la Francia e furono saccheggiate dai locali e dai partigiani. Il complesso può ancora essere visitato con le opportune cautele, non andarci però MAI da soli e munirsi di torce.
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