lunedì, 13 febbraio 2012
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Tartano

Cima di Dàssola

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

Rosso

Data del rilievo: 
09/10/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1104 m

INTRODUZIONE
Meta panoramica di prim'ordine praticamente sconosciuta: anche la cartografia e i pochi escursionisti locali ne confondono il nome (Cima Zocca) con quello di una vetta contigua. Il percorso è privo di difficoltà tecniche (solo, attenzione all'ultimo tratto un po' roccioso in caso di neve), ma quasi totalmente privo di segnalazioni: lungo un tratto boscoso fra la casera e la vetta - non intuibile nè evidente - una decina di bolli sbiaditi permette di orientarsi a malapena. Dalla croce di vetta, nelle giornate favorevoli per trasparenza dell'aria, si può ammirare un tratto di alpi dal Cervino all'Adamello.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio di Somvalle 1062m si prosegue attraverso la piazzetta centrale e quindi si sale subito a sinistra (varie possibilità) a raggiungere la ripida mulattiera a gradoni già visibile oltre la contrada. Si percorre un lungo traverso ascendente nel bosco di latifoglie che si raggiunge subito dopo due caselli dell'acquedotto; raggiunta una costolatura (margine settentrionale della Val Fulfulèra) la si risale con una serie di brevi tornantini ripidi e sassosi fino al suo culmine. Qui, da un versante caldo e assolato, si volge improvvisamente a ENE e - in semipiano - si attraversa lungamente una abetaia umida e buia: oltrepassato un canale di frana si giunge ad una valletta paludosa secondaria aperta alla base dell'Alpe Dàssola a circa 1700m. Sull'altro lato della conca, poche decine di metri nel bosco portano a raggiungere il punto più basso della vastissima radura di Dàssola - da 1737m a 1930m. Dalla prima baita isolata si risale il pascolo abbandonato fino alle baite della casera (piccolo gruppo di rustici con cappelletta votiva) e quindi, seguendo vaghissime tracce nell'erba, alla baita più alta. Le tracce proseguono - quasi invisibili - in piano: appena entrati nuovamente nel bosco è necessario fare riferimento ad un muro a secco, dove si nota un primo bollo di vernice rosso scuro. I segnali sono visibili sui tronchi degli alberi e guidano la risalita di una valletta ricoperta di rododendri; al suo termine una nuova radura (baita con adiacente tronco di larice fulminato) precede il raggiungimento di un sottile crinale a confine con la media Valtellina (belle inquadrature panoramiche): da qui un sentiero - anche con tratti di adattamento artificiale - conduce fino ad una conca sotto la verticale delle rocce di vetta. Si prosegue - vista l'impraticabilità del versante - compiendo un ampio giro verso sinistra in senso orario sui dossi sassosi a margine della conca fino a raggiungere un grosso ometto di pietre. Da questo si sale ad attraversare una pietraia instabile in direzione di una breve cengia alla base di un lastrone di roccia: pochi passi e si raggiunge la cresta erbosa e sottile che conduce alla croce della Cima di Dàssola 2166m.
Ritorno per la via di andata.

Alpe Lemma bassa

Scheda
Foto: 
Paesaggio autunnale in Val Tartano - loc. Alpe Lemma
Autore: 
Emanuele Giolito
Data scatto: 
Dom, 27/11/2011 - 13:12
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Dati Exif
Marca: 
OLYMPUS IMAGING CORP.
Modello: 
E-420
ISO: 
100
Tempo di esposizione: 
1/160
Apertura: 
f/5.0
Lunghezza focale: 
55/1

Altra gita fuori porta sempre in Val Tartano, fatta il 27-11-11.

Val tartano

Scheda
Foto: 
Baite della Valtartano
Autore: 
Emanuele Giolito
Data scatto: 
Dom, 20/11/2011 - 14:15
0
0
Dati Exif
Marca: 
OLYMPUS IMAGING CORP.
Modello: 
E-420
ISO: 
400
Tempo di esposizione: 
1/160
Apertura: 
f/4.8
Lunghezza focale: 
83/1

Escursione fuori porta in Val Tartano il 20-11-11.

Passo Pedena

3
-2
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
13/11/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1094 m

INTRODUZIONE
Il Passo Pedena, larga apertura fra il Monte Fioraro (o Azzarini)2431 m e il Pizzo Pedena 2399 m, è l'unico punto di passaggio possibile fra la convalle di Tartano e la Valle del Bitto di Albaredo: ambedue i versanti sono ricchi di pascoli e le numerose alpi sono tuttora caricate nel periodo estivo. Ci si trova inoltre sul percorso della "Gran Via delle Orobie", splendido trekking ben poco frequentato nella sua interezza per la scarsità di appoggi logistici e la segnaletica a terra ormai deteriorata.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio in contrada Biorca 1140 m si cammina lungamente sulla pista forestale che percorre la Val Corta sul fondovalle fino al bivio presso la contrada Barbera 1298 m: lasciata la pista che attraversa il torrente diretta alla Val di Lemma, si imbocca la mulattiera della Val Bùdria che prosegue con alcune brevi e brusche risalite al fianco delle acque. Alternando l'attraversamento di alcuni valloni laterali franosi e alluvionali a pascoli punteggiati dai cumuli di sassi dello spietramento, si raggiungono le costruzioni della Casera di Val Bùdria 1488 m. Da qui la traccia si fa meno evidente nel pascolo paludoso, ma, avvicinandosi alla barriera rocciosa al fondo della valle, alla destra di una cascata, si ritrova il passaggio: il sentiero diventa ben presto una bellissima mulattiera a gradoni lastricati, a tratti scavata in cengia artificiale con protezioni a valle per la sicurezza del bestiame. Arrivati ai terrazzi superiori della valle, si raggiunge l'Alpe Saroden, due baite e un baitone (lungo porticato ad uso stalla per i periodi di maltempo) con ampi recinti di muro a secco. Risalendo proprio alle spalle del baitone, si rimonta una spalla abbondantemente rocciosa che porta in vista del passo; un traverso a destra permette di evitare terreni inutilmente ripidi fino a toccare le rocce basali di un'anticima del Pizzo Pedena. Da qui, in obliquo a sinistra, si raggiunge il vasto spazio del Passo Pedena 2234 m.
Bello il punto di vista verso il gruppo del Pizzo dei Tre Signori e grandiosa - alle spalle - la veduta sulle cime del Masino - Disgrazia - Bernina.
Ritorno per la via di andata.

Alpe Gerlo

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sottotitolo: 
Alpeggi della Val Tartano
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

126

Data del rilievo: 
31/07/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
687 m

INTRODUZIONE
Gradevole escursione che conduce a visitare alcuni vasti alpeggi del versante solivo della Val Tartano. Si percorrono sentieri di collegamento in quota, che a tratti mantengono le caratteristiche dell'antica attiva frequentazione: lastricati, gradoni, corrimano di protezione a valle. Oggigiorno rimane caricata nel periodo estivo solo l'Alpe Torrenzuolo, con un'attività di vendita di prodotti caseari. Alcuni tratti di sentiero sono ormai scomparsi nell'erba, con necessità di procedere "a istinto".

DESCRIZIONE
Dal parcheggio sulla provinciale 1200 m circa si sale subito (indicazioni) una ripida mulattiera nel bosco misto di faggi e abeti; una serie di tornanti consente di raggiungere Dossàla 1333 m, una radura riconquistata dalla foresta con quanto rimane di alcune baite (notare i tipici fienili di tronchi a incastro - "carden" - unici nella zona delle Orobie valtellinesi e di tipo nettamente walser). Si prosegue salendo il culmine di un ampio dosso coperto di faggi, fino a raggiungere il margine di una vasta costa di prati: lo si contorna verso sinistra lungo un muro a secco fino a innestarsi su di un più evidente sentiero proveniente dalla contigua Val Vicima. Seguendolo sulla destra si entra nelle vaste praterie di Barghet 1627 m. La traccia scompare nell'erba alta: è necessario risalire di baita in baita tutta l'alpe fino all'ultimo rudere ai margini del bosco. Da destra (Alpe Vicima) arriva un buon sentiero da seguire verso destra: un lungo traverso in lieve salita fra i larici (numerosi voluminosi formicai) conduce ad una radura con baita abbandonata ("Cur d'Aser" 1846 m). Continuare sulla traccia in piano trascurando alcuni recenti segnali che risalgono il pendio: si entra in una valletta umida che precede i pascoli dell'Alpe Torrenzuolo 1794 m. Nei pressi della baita più alta ricompare una buona traccia che si dirige verso una baita recentemente restaurata: senza raggiungerla, si individua un sentierino che in piano si addentra in Val Lunga. Si procede lungamente a saliscendi in mezzacosta fino ai vasti pascoli dell'Alpe Gerlo 1887 m, un caratteristico nucleo di sei baite disposte su due file parallele. Qui il sentiero scompare nell'erba. Bisogna individuare un varco in un muro a secco, in basso un po' verso sinistra: qui ricompare una traccia che si avvia verso una nuova estensione di prati, che vanno ripidamente discesi fino ad una antica splendida baita ("Baita Caurìil") 1735 m. Ai margini del vicino bosco si ritrova il sentiero: lunghi tornanti si dirigono al fondo di una valletta umida ("Val de la Fracia"). Dopo il guado la traccia si affievolisce nelle erbe veramente molto invadenti, ma ormai si è in vista del fondovalle della Val Lunga, con la sua strada carrozzabile che unisce le varie contrade. Raggiunto l'asfalto, senza alcuna alternativa, ci si porta a Tartano 1210 m e da qui, lungo la provinciale - in alcune centinaia di metri - al parcheggio presso la partenza.

Pizzo della Pruna

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

163 (bianco-rosso)

Data del rilievo: 
10/07/2011
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
950 m

INTRODUZIONE
Escursione pochissimo frequentata, causa la vicinanza di altre mete più popolari sul versante solivo della Val Tartano. La meta, che alla partenza appare come un picco boscoso incombente sul fondovalle abitato, in realtà è una cupola alberata priva di importanza alpinistica, ma posta in posizione privilegiata davanti alla sfilata di tutti i monti del Masino (e oltre fino al gruppo del Bernina). L'interesse del percorso è perlopiù ambientale, con l'attraversamento di ombrose abetaie, fra un maggengo e l'altro, in mezzo ad una natura che - cessate le attività umane - recupera velocemente spazi e aspetti originari. Possibilità di incontro con selvatici.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio nei pressi del cimitero 1050 m, si va subito ad imboccare la discesa di Via Costa che, ripida cementata, conduce al fondovalle della Diga Enel di "Culumbéra" 960 m. Attraversato il suggestivo camminamento, si inzia a risalire con regolari tornanti ("sentée del pic") il bosco che conduce alle poche baite di Frasnino 1074 m; la traccia si fa larga entrando nel fitto bosco di abeti e, con un lungo traverso in ascesa, (ignorare i bivii non segnalati), attraversati diversi canaloni dirupati, raggiunge le case di Foppa 1280 m. Da qui una breve discesa permette di raggiungere un bivio (punto di deviazione al ritorno): a destra si arriva ad un prato con steccato, ma il sentiero svolta a destra immediatamente prima di raggiungerlo. Il bosco diventa più umido e roccioso: una serie di ampi tornanti conduce alla radura abbandonata di Marscia 1540 m; proseguendo la salita in breve si arriva ai primi prati delle vastissime alpi di Corte e Postareccio 1714 m: dal gruppo di baite più restaurate (una a quasi due piani) si diparte un sentierino poco evidente nelle erbe molto alte; si dirige verso nord e diventa ben evidente appena entrato nel bosco. Un tratto piano precede una breve salita fino allo slargo boscoso al margine del Pizzo della Pruna 1795 m dominato da una croce di tronchi di legno. In assenza di foschie estive il panorama è veramente quanto di più ampio sul versante retico. Per il ritorno è conveniente tornare a Corte-Postareccio attraverso un ampio giro sul crestone sommitale del Pizzo, recentemente denominato "Sentiero dei mirtilli"): la traccia è talora quasi assente, ma le indicazioni a vernice sono sufficienti ad indirizzare opportunamente attraverso splendide piccole radure collegate da un'estensione continua di cespugli di mirtillo, qualche rododendro e ginepri.
Raggiunta nuovamente l'alpe, si prosegue sul sentiero di salita fino al bivio evidenziato nei pressi della Foppa: si sceglie la traccia in discesa e si divalla rapidamente nel bosco umido e fitto fino alla baita isolata di Corna 1120 m (nei pressi, fonte ferrugginosa "Acqua de la ram"). Ancora qualche ripido tornante - anche parzialmente scavato nella parete - e si raggiunge il fondo della forra del torrente Tartano, dove viene scavalcata dal tenebroso Ponte della Corna; sull'altro versante si risale per la massima pendenza un canalone umido e sassoso fino a sbucare sulla provinciale per Tartano. Senza alternative a seguire l'asfalto, in circa mezzora si torna a Campo, al punto di partenza.

Monte Valegino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
04/02/2011
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
BSA
Attrezzatura: 
normale da scialpinismo, rampant
Periodo Consigliato: 
dicembre, gennaio, febbraio, marzo
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
900 m

INTRODUZIONE
Una delle molte belle gite possibili da Tartano, e probabilmente una delle meno frequentate. L'arrivo in vetta viene sempre evitato per le caratteristiche dell'ultimo tratto: roccioso oppure con generose cornici. Generalmente ci si ferma al passo a ovest della cima (nè quotato nè nominato in cartografia) oppure, con ottime condizioni, si può arrivare alla spalla nevosa a circa metà della cresta fra passo e vetta. Dai Laghi di Porcile in avanti, i lunghi mezzacosta ascendenti - da percorrere in traverso o in risalita a stretti tornanti - sono quasi sempre di crosta ghiacciata.

DESCRIZIONE
Dal punto di parcheggio 1300 m si prosegue sulla pista innevata di fondovalle fino al ponte nei pressi di un gruppetto di baite con cappella; si evita di attraversare il torrente (via di ritorno) e, in corrispondenza di una fonte, si imbocca un sentiero fra gli abeti del versante sinistro della valle. La traccia risale alcune ripide radure con poche baite fino a portarsi a ridosso del torrente e ad attraversarlo in un tratto un poco scosceso. Una serie di tornanti ben tracciati nel bosco conduce al pianoro della Casera Porcile 1803 m; si prosegue sul pendio alle spalle delle tre baite seguendo il percorso migliore fra dossi e vallette. All'altezza della Baita Lares 1900 m si abbandonano le marcate tracce per il frequentato Passo Tartano e si comincia un lungo spostamento a sinistra in direzione della Baita Q 2005 m, posta nei pressi del primo Lago di Porcile (invisibile sotto la neve, e già molto intorbato in condizioni estive). Risalendo sui margini di una serie di ripiani - intervallati da ripidi strappi - si giunge alla base della cresta proveniente dal Passo Tartano e la si segue verso sinistra (traverso ghiacciato e minacciato da cornici), fino a trovarsi sotto la verticale del visibile passo a ovest del Monte Valegino. Si risale il ripido pendio con stretti zigzag fino alla bocchetta non quotata (2200 m circa). Potendo proseguire, ci si porta sul versante nordovest del Monte Valegino risalendo la parete con stretti traversi molto esposti fino alla base delle rocce terminali della cresta ovest. Raggiungere la vetta 2415 m ha carattere alpinistico. Discesa per la via di andata fino alla Casera Porcile; da qui conviene mantenersi sul lato sinistro della valletta di accesso al pianoro, scendendo un bosco ripido e ghiacciato (molto tracciato), fin nei pressi del torrente di fondovalle. Affiancate le due tipiche baite di Q 1550 m si giunge al ponte segnalato all'andata, e quindi sulla strada innevata fino al punto di parcheggio.

Monte Piscino

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Montagna
Altitudine: 
2091 m

Redazione
Autore: 
Massimo Martini

Le Valli del Tartano

Scheda
Foto: 
Le Valli del Tartano ©2010 Chiara Crugnola
Autore: 
Chiara Crugnola
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