lunedì, 13 febbraio 2012
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Escursionismo

Passo del Forcellino

1
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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/09/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
7h30'
Dislivello: 
1149 m

INTRODUZIONE
Lunga escursione che unisce in un unico anello due delle valli che convergono sul centro idroelettrico di Vedello. Si percorrono monti solitari e particolarmente selvaggi nonostante la quota non eccessivamente elevata. Isolamento non intaccato dalla presenza del sentiero "Gran Via delle Orobie", attualmente quasi invisibile sul terreno per lunghi tratti e con segnali a vernice molto deteriorati. Nel tratto di salita al Passo del Forcellino si percorre la Val Vedello, sede negli anni 1970 di scavi minerari per la ricerca di uranio, ancora pesantemente caratterizzata da discariche, strade di accesso, canalizzazioni e muri di contenimento. Le gallerie sono invece scomparse, minate e fatte saltare negli anni '80 su richiesta delle autorità locali. Durante la discesa si può incontrare il vasto Lago Zappello: a seconda della stagione - disgelo e piogge abbondanti oppure siccità - uno specchio d'acqua o una distesa di sabbia. Per affrontare il percorso è necessaria un'ottima visibilità e una particolare attenzione a seguire la scadente segnaletica a vernice.

DESCRIZIONE
Dal bivio Ambria-Agneda 1096m ci si dirige verso quest'ultima su pista cementata: le poche case dell'abitato stagionale (Agneda 1228m) si trovano all'inizio di una lunghissima piana alluvionale che termina alla base della Diga di Scais. Una sterrata sequenza di tornanti ripidissimi porta all'altezza del muraglione; la pista sterrata prosegue poi sul lato destro del lago: si tratta di un residuato dei lavori minerari, e attualmente è molto rovinata da dilavamenti, frane e valanghe. Il percorso prende quota gradualmente fino ad un tornante dove alcuni segnali della GVO (Gran Via delle Orobie) indirizzano a destra verso un sentierino sassoso e ripido che - successivamente in semi-piano - conduce all'Alpe Zoc 1814m. Da qui la traccia, fra pascoli e sassi, retroverte e con un lunghissimo traverso ascendente si porta alla base delle rocce del soprastante Pizzo Ceric 2536m. Raggiunto il fondovalle alla base della cupa parete nord del Pizzo del Salto 2665m, i radi segnali indicano il miglior percorso in un labirinto di blocchi rocciosi di verrucano. La salita termina ai 2245m del Passo del Forcellino. Sull'altro versante diventa veramente indispensabile poter distinguere le segnalazioni perchè il percorso - raramente visibile sul terreno - non segue una direzione logicamente intuibile: a grandi linee, dopo un traverso esposto e franoso si scende ad un guado che precede i ruderi di un baitello; si prosegue a saliscendi fra i cespugli di ontano fino a raggiungere il faticoso pietrame di un'antica morena. Facendo attenzione, la scritta a vernice "Ambria" (a terra, su di un sasso rivolto contro il senso di marcia) indica il punto in cui abbandonare la GVO; da qui, verso destra e senza traccia, ci si dirige alle baite Dossello 1593m, punto di arrivo di una bella mulattiera percorribile da piccoli mezzi agricoli. Seguendo questa pista si scende alla piana del Lago Zappello 1530m, sbarrata a valle dal gradino del Passo Zappello 1560m. proseguendo si incontrano le baite Zappello 1480m (recentemente molto danneggiate dalla neve) e una grande presa d'acqua, già in vista del villaggio di Ambria 1325m. La discesa a valle segue una carrozzabile sterrata (percorribile dai veicoli autorizzati) che in poco più di 2 km porta al bivio iniziale.

Cima di Dàssola

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

Rosso

Data del rilievo: 
09/10/2011
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1104 m

INTRODUZIONE
Meta panoramica di prim'ordine praticamente sconosciuta: anche la cartografia e i pochi escursionisti locali ne confondono il nome (Cima Zocca) con quello di una vetta contigua. Il percorso è privo di difficoltà tecniche (solo, attenzione all'ultimo tratto un po' roccioso in caso di neve), ma quasi totalmente privo di segnalazioni: lungo un tratto boscoso fra la casera e la vetta - non intuibile nè evidente - una decina di bolli sbiaditi permette di orientarsi a malapena. Dalla croce di vetta, nelle giornate favorevoli per trasparenza dell'aria, si può ammirare un tratto di alpi dal Cervino all'Adamello.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio di Somvalle 1062m si prosegue attraverso la piazzetta centrale e quindi si sale subito a sinistra (varie possibilità) a raggiungere la ripida mulattiera a gradoni già visibile oltre la contrada. Si percorre un lungo traverso ascendente nel bosco di latifoglie che si raggiunge subito dopo due caselli dell'acquedotto; raggiunta una costolatura (margine settentrionale della Val Fulfulèra) la si risale con una serie di brevi tornantini ripidi e sassosi fino al suo culmine. Qui, da un versante caldo e assolato, si volge improvvisamente a ENE e - in semipiano - si attraversa lungamente una abetaia umida e buia: oltrepassato un canale di frana si giunge ad una valletta paludosa secondaria aperta alla base dell'Alpe Dàssola a circa 1700m. Sull'altro lato della conca, poche decine di metri nel bosco portano a raggiungere il punto più basso della vastissima radura di Dàssola - da 1737m a 1930m. Dalla prima baita isolata si risale il pascolo abbandonato fino alle baite della casera (piccolo gruppo di rustici con cappelletta votiva) e quindi, seguendo vaghissime tracce nell'erba, alla baita più alta. Le tracce proseguono - quasi invisibili - in piano: appena entrati nuovamente nel bosco è necessario fare riferimento ad un muro a secco, dove si nota un primo bollo di vernice rosso scuro. I segnali sono visibili sui tronchi degli alberi e guidano la risalita di una valletta ricoperta di rododendri; al suo termine una nuova radura (baita con adiacente tronco di larice fulminato) precede il raggiungimento di un sottile crinale a confine con la media Valtellina (belle inquadrature panoramiche): da qui un sentiero - anche con tratti di adattamento artificiale - conduce fino ad una conca sotto la verticale delle rocce di vetta. Si prosegue - vista l'impraticabilità del versante - compiendo un ampio giro verso sinistra in senso orario sui dossi sassosi a margine della conca fino a raggiungere un grosso ometto di pietre. Da questo si sale ad attraversare una pietraia instabile in direzione di una breve cengia alla base di un lastrone di roccia: pochi passi e si raggiunge la cresta erbosa e sottile che conduce alla croce della Cima di Dàssola 2166m.
Ritorno per la via di andata.

Il Tracciolino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/01/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
705 m

INTRODUZIONE
Il Tracciolino è il classico e ben noto viottolo pianeggiante che unisce, con percorso caratteristico vario e panoramico, gli impianti idroelettrici della Valle dei Ratti a quelli della Val Codera. Questa gita è pensata per conoscere due accessi insoliti, risalenti agli anni 1930 all'epoca di inizio lavori: la via di salita è tuttora in uso come percorso diretto da Verceia agli alpeggi del versante meridionale della Valle dei Ratti; al contrario, il sentiero di discesa, capolavoro di ricerca del passaggio in zone molto impervie, è in condizioni di avanzato degrado: l'invasione da parte della vegetazione e l'erosione per il passaggio di ungulati lo rendono talora di difficile riconoscimento e spesso di arduo percorso.
Da considerare con attenzione - in autunno e inverno - la considerevole massa di foglie secche che occulta il sentiero in modo insidioso: usare ulteriore prudenza nei tratti esposti.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio di Via del Mulino 200m si imbocca la mulattiera segnalata e, fra le case, si raggiunge una fontana: la mulattiera prosegue a destra e subito entra nel castagneto. Alcuni regolari tornanti e si raggiunge un bivio pochi metri sotto una strada asfaltata nei pressi dei Crotti di Sceglio in Contrada Zocche 400m. Si prende a sinistra e si inizia un lungo traverso - ascendente a tratti - che si addentra in Valle dei Ratti. La mulattiera, talora protetta da corrimano a valle, oltrepassa una galleria paramassi e guada le poche acque della Val Priasca; aggirati alcuni valloni secondari, affianca i resti di una teleferica e, nei pressi di una baita con faggio monumentale, raggiunge uno snodo di sentieri. Si sceglie il ramo di sinistra che, in breve, scende nel fondovalle in corrispondenza del camminamento superiore della Diga di Moledana 905m: raggiunto l'altro versante si inizia in galleria il cammino sul Tracciolino. Seguendo i binari si oltrepassano nell'ordine il bivio a destra per Frasnedo e l'alta valle, la casa del guardiano e la stazione intermedia della teleferica da Verceia, e alcuni ponti in ferro, fino ad arrivare al bivio principale del Tracciolino: si lascia a destra la lunghissima galleria per san Giorgio e la Val Codera scegliendo la via di sinistra. In poche centinaia di metri i binari raggiungono il capolinea, un piazzale - panoramicissimo sul sottostante Lago di Mezzola - alla convergenza con il piano inclinato della condotta della centrale di Campo Mezzola. Il sentiero di discesa, ben individuabile sotto l'ultima arcata della funicolare di servizio, parte molto ripido nella boscaglia che interseca la parete rocciosa (molto esposto !!): percorrendo boschetti sospesi, cenge e terrazzi erbosi, la traccia si porta in una zona meno ripida, dove si riconoscono le originali strutture a secco di sostegno del passaggio. Una particolare estensione di eriche arboree precede un ponticello di attraversamento della condotta e un dosso di vecchio rimboschimento con specie esotiche (pini himalayani e querce rosse americane). La mulattiera, ormai molto comoda, dopo aver affiancato una vecchia cava di granito, raggiunge un gruppo di crotti al confine con prime case di Campo Mezzola. Da qui si scende ad attraversare la statale e si raggiunge un tratto di strada dismessa sulla riva del lago; la si percorre verso sinistra fino a raggiungere l'abitato di Verceia: le indicazioni per l'Hotel Saligari conducono al punto di partenza.

Rifugio Benigni

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
11/10/2011
Foto: 
Da sx: M.Disgrazia, P.Roseg, M.Scerscen, P.Bernina, Cresta Guzza, P.Argent, P.Palù
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
768 m

INTRODUZIONE
Sicuramente non si tratta dell'itinerario più breve e logico per raggiungere il rifugio, ma permette un "giro turistico" molto esaustivo nella conoscenza dei vari ambienti dell'alta Val Gerola. Si passa dai pascoli alle dighe, ai laghi naturali, fra pietraie e guglie rocciose, con anche la possibilità di incontrare branchi di stambecchi.

DESCRIZIONE
Da Pescegallo 1454m, a fianco della stazione della seggiovia, ci si dirige a destra verso una baita isolata dove alcune segnalazioni ci indirizzano nella soprastante abetaia. Risalitala con alcuni tornanti, si raggiunge la baita del Dossetto all'imbocco della solitaria Val Tronella; oltrepassato il fondovalle, si percorre a tornanti il versante alla base del Pizzo di Tronella per portarsi poi in piano al poggio del Pich 1835m con baita e micro-laghetto. Una larga mulattiera più o meno pianeggiante (risalente ai tempi dei lavori idroelettrici) consente di avvicinarsi rapidamente al Lago di Trona 1805m, ma, senza raggiungerlo, all'inizio della discesa - al bivio nella pietraia - si volge a sinistra per un lungo traverso ascendente a mezzacosta sopra il medesimo Lago di Trona e il contiguo Lago Zancone. Dopo un incremento della salita, un nuovo bivio ci fa lasciare a destra la traccia per il Lago Rotondo indirizzandoci alla visibile Bocchetta di Val Pianella 2224m: ci troviamo al confine fra le province di Sondrio e Bergamo. Il sentiero, ormai pianeggiante, percorre il bordo di una conca sassosa per poi imboccare la parte terminale di un incassato canalone (senza nome sulle carte, detto "di Val Pianella", che termina nel ripiano pascolivo della baita del Piano 1855m). La traccia - molto sassosa e a tratti franosa - si sposta verso Nord fino a convergere nel percorso proveniente dalla Val Brembana: poche decine di ripidi metri e ci si ritrova sull'ampia spianata del Lago dei Piazzotti 2224m e del Rifugio Benigni 2222m. Prima di intraprendere la discesa è conveniente raggiungere - verso nord - un poggio panoramico verso la Valtellina attrazzato con una tavola identificativa dei monti all'orizzonte. Si torna sui propri passi a riprendere il sentiero che scende in Val Brembana: è molto ripido e con sassi mobili - specialmente lungo uno stretto canale di un centinaio di metri - fino a raggiungere un bivio. Si prende a sinistra una traccia a mezzacosta lievemente ascendente diretta allo stretto valico del Passo di Salmurano Occidentale 2017m. Di nuovo sul versante valtellinese, in breve si raggiugono le strutture a monte della stazione sciistica di Pescegallo 1991m, e, seguendo sul pascolo la linea dello skilift, si scende al Rifugio Salmurano 1750m. Due le possibilità per tornare al punto di partenza: seguire la pista di servizio agli impianti (più comoda, ma lunga) oppure portarsi verso sinistra a percorrere il tracciato della Pista Rocca (più breve, ma ripida e sassosa nella parte alta).

Bellavista

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

bianco/rosso/bianco

Data del rilievo: 
03/01/2012
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
570 m

INTRODUZIONE
Ampio giro sul versante boscoso del Monte Generoso, quello più abitato e ancora parzialmente utilizzato per le attività forestali e di pastorizia. La meta finale - peraltro raggiungibile per altre vie in auto o con il tipico treno a cremagliera - è un noto punto panoramico affacciato a sbalzo sul Lago di Lugano con panorami fin sulle vette del Vallese. Lungo il percorso si possono visitare esemplari di nevere (edifici per lo stoccaggio della neve a scopo di refrigeramento dei prodotti caseari) ancora perfettamente conservati. Inoltre, non è inconsueto l'incontro con begli esemplari di camoscio.

DESCRIZIONE
Da Muggio 651 m, tramite una stradina asfaltata chiusa al traffico non autorizzato, si scende al ponte sulla Breggia 570 m per poi risalire alla chiesa di San Giovanni 658 m; poco oltre - alle antiche case di Tur (un'architrave è incisa con la data 1797) - la pista carrozzabile termina e si imbocca sulla sinistra una bella mulattiera che sale con lunghi traversi e regolari tornanti nella selva di castagni da frutto. Raggiunta la cascina abbandonata dell'Alpe di Germania 967 m, ci si presenta un bivio (punto di convergenza con la via di ritorno): si svolta a destra e con un lungo mezzacosta nella faggeta - toccate le cascine con nevera di Dosso Piatto - si raggiunge con un ultimo strappo il villaggio di Muggiasca 951 m, abitato tutto l'anno e con vivace attività agricola. Si prosegue in salita sulla strada asfaltata per alcune centinaia di metri finchè le indicazioni non indirizzano su di un ripido sentierino sulla destra: qualche tornante nel bosco e ci si ritrova sulla vasta costa prativa della Cascina d'Armirone 1152 m. [Dell'alpeggio originale rimane solo - ben restaurato - l'edificio dell'oratorio del 1750]. Sotto un filare di aceri monumentali si incrocia una pista carrozzabile: la si segue verso destra fino al piazzale di un ristorante; qui - di nuovo a destra - viene indicata la strada per la stazione ferroviaria di Bellavista: sono 700 metri di comoda strada in un luminoso bosco di faggi. Nei pressi della stazione 1221 m (fermata intermedia estiva del treno per la vetta del Monte Generoso) si attraversano i binari e, a fianco dei ruderi dell'albergo "Des Alpes", si imbocca un viottolo che conduce in piano al terrazzo panoramico a picco sul sottostante Lago Ceresio. Si torna alla cascina d'Armirone (possibilità di scorciatoia indicata sulla sinistra) e si prosegue sulla pista asfaltata fino ad uno slargo - i Cassinelli 1105 m - dove viene segnalata a sinistra la discesa verso il dosso di Pianspessa 1035 m (nevera e roccolo). Percorsi i panoramici prati, il sentiero si infila nel bosco e - stretto ma ben tracciato - scende con ripidi tornanti all'Alpe di Germania, dove ci si ricongiunge - come indicato - col percorso di salita.

Monte Rudo Quota 2175

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sottotitolo: 
Rautkofel Quote 2175
Autore
Autore: 
Giovanni Mazzolani
Scheda
Via: 
dal Forte di Landro
Segnavia: 

s.n.

Data del rilievo: 
24/07/2005
Foto: 
Caserma austriaca 1915-1917 ©2012 Giovanni Mazzolani
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
fine giugno, luglio, agosto, settembre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
769 m

Introduzione

Quasi di fronte all’Hotel Tre Cime (Dreizinnenhotel) di Landro (Höhlenstein) si trova uno spiazzo erboso dove è possibile lasciare l’auto, oppure giungere dalla fermata del bus presso il Lago di Landro (Dϋrrensee). Il Monte Rudo (Rautkofel) è stato nella Prima Guerra mondiale un posto molto importante per le truppe austriache. Da questo monte era possibile controllare le attività belliche sul Monte Piana, dove erano attestate le truppe italiane. Il mattino del 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, dal Monte Rudo venne sparato il primo colpo di cannone verso le postazioni italiane sul Monte Piana. Successivamente altri colpi di cannone colpirono Misurina e Forcella Lavaredo.

Punta della Valletta e Lago Citrin

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Autore
Autore: 
Giovanni Consigli
Scheda
Data del rilievo: 
27/08/2011
Foto: 
La Punta Valletta dal Vallone di Citrin
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Pendenza max: 
45°
Periodo Consigliato: 
luglio - sttembre
Tempo Complessivo: 
6h00'
Dislivello: 
1335 m

Introduzione

Affascinante escursione in un luogo solitario e peculiare, lunghissima e mai monotona, estremamente variegata nei suoi aspetti naturalistici, come molte altre escursioni in Valle d'Aosta, presenta purtroppo un lato negativo: il bellissimo Vallone di Citrin è orribilmente segnato dalla trafila di tralicci per l'alta tensione che dal basso giungono fino al Colle omonimo, con grave nocumento del paesaggio. Non ci soffermiamo più di tanto a commentare l'ennesimo scempio dell'ambiente, rimandando a quanto già ampiamente dibattuto nella relazione della Finestra di Champorcher, e cercheremo di concentrarci sugli aspetti naturalistici più belli di questo percorso. Non possiamo tuttavia non aggiungere (e anche qui il tema è già stato sollevato più volte) che i begli alpeggi che punteggiano il bel Vallone di Citrin versano in disastrose condizioni di abbandono.

Il Sacro monte di Ossuccio

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Autore
Autore: 
Giovanni Consigli
Scheda
Segnavia: 

s.n.

Data del rilievo: 
31/12/2011
Foto: 
Una cappella sulla Via del Santuario
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
T
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
1h15'
Dislivello: 
148 m

Introduzione

Il Sacro Monte di Ossuccio è uno dei 9 siti classificati di Piemonte e Lombardia con un percorso tematico religioso svolgentesi in genere in ascesa lungo un crinale cosparso di cappelle votive e terminante in genere a un Santuario o Chiesa maggiore. L'iconografia e l'arredo delle cappelle, nonchè la caratterizzazione dei personaggi che le popolano, si richiamano alle stazioni della Via Crucis con la storia della Passione di Cristo, ma possono anche riguardare vite di Santi. La breve ma ripida ascesa al Sacro Monte di Ossuccio si svolge in un ambiente spettacolare, con una vista di grande bellezza sul Lago di Como e tutto il suo comprensorio sparso di ville e paesi. In più, il colpo d'occhio sui gruppi montuosi delle Prealpi Lombarde è semplicemente splendido: dalle Grigne al Monte Legnone si ha una vista completa dei versanti occidentali di queste montagne, uno dei più scoscesi e rocciosi e di grande effetto scenografico.

Torre del Signame

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
28/09/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
345 m

INTRODUZIONE
Breve gita con meta storico-panoramica. Già dalla piana di Chiavenna non si può fare a meno di notare, all'imbocco della Val Bodengo, un isolato cocuzzolo roccioso sormontato da una torre. Si tratta della Torre del Signame, risalente al X secolo e ben restaurata nel 1998, postazione di vedetta e segnalazione parzialmente smantellata nel 1500 dai Grigioni. I boschi che si attraversano per compiere questo anello testimoniano di un'antica estesa frequentazione: muri a secco, baite, terrazzamenti ormai ridotti perlopiù a rudere. Notevole la "Cà Pipeta", una baita di inconsuete dimensioni interamente costruita sotto un larghissimo masso: due piani di stanze, stalle, dispense e anche una cantina con sorgente interna.

DESCRIZIONE
Da Ronscione 310 m, proprio al margine del piazzale di parcheggio, si seguono le numerose indicazioni che mandano a imboccare una ripidissima mulattiera a fondo un po' smosso (usata anche per lo strascico del legname a valle). Dove la salita s'impenna ulteriormente alcune curve conducono ad una limitata spianata con ruderi di baite: pochi metri prima di queste una scritta a vernice su di un sasso "Cà Pipeta" indirizza verso destra. Un traverso a saliscendi conduce, attraverso fitti castagneti, davanti al masso erratico adattato ad abitazione; proseguendo il traverso, in pochi minuti si raggiungono due bivii consecutivi separati da una passerella sul fondo di una valletta umida. Seguendo le indicazioni si sale a destra in direzione della torre: il sentiero, dopo un passaggio roccioso su cengia artificiale, risale ripidamente una dorsale boscosa che conduce ad una seconda valletta alla base delle rocce terminali. Una larga mulattiera a gradoni di tronchi (più utili al contenimento del pendio che alla progressione) permette di raggiungere il culmine granitico del colle della Torre del Signame 655 m. La torre, costruita direttamente sulla roccia, in origine non presentava aperture e probabilmente ne veniva raggiunta la sommità mediante scale a pioli: ora una breccia di antica demolizione (protetta da un cancello) permette di accedere ad una incastellatura metallica interna che consente di raggiungere la panoramicissima sommità. Tornati sullo sperone roccioso, lo si percorre sul culmine tra rade betulle, finchè una discesa decisa - come in un corridoio di bosco erboso - conduce sul fondo di una larga valletta all'Avert Signame 543 m (avert = alpe). Qui si volge a sinistra e si percorre una conca umida e oscura cintata da muri a secco (limite delle pertinenze dell'Avert); quindi la traccia inizia di nuovo a scendere fino a raggiungere i due bivii precedentemente incontrati: si procede diritto lasciando a sinistra la salita alla torre e a destra il sentiero per la Cà Pipeta. La via, sassosa e a tratti poco evidente nel fogliame, scende collegando vari gruppi di baite diroccate nel castagneto da frutto fino a raggiungere le case di Ronscione, al punto di partenza.

Monte San Martino e Corna di Medale

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sottotitolo: 
Per il "Sentiero della Vergella" e il "Sentiero Silvia"
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

Tre punti rossi, tratti gialli, due punti rossi

Data del rilievo: 
25/12/2011
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EE
Grado Alpinistico: 
II
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno in assenza di neve
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
629 m

INTRODUZIONE
Nella grandissima scelta di percorsi escursionistici nei dintorni di Lecco, con questa accopiata di sentieri attrezzati si raggiungono due cime fra le più emblematiche della zona attraverso percorsi fra i meno noti. Le difficoltà tecniche sono veramente modeste e l'interesse della gita è legato allo straordinario panorama che accompagna tutto il tragitto. Abbondanza di segnali a vernice lungo i sentieri, ma spesso (specialmente lungo la via di ritorno) ai bivii non sono indicate le direzioni.

DESCRIZIONE
Dallo slargo presso il cimitero 400 m circa, si imbocca verso monte (sbarra sempre aperta) una stradina asfaltata ripidissima; al primo bivio si prende a sinistra in piano e si prosegue fin poco oltre un tornante, dove una palina indica di salire una scalinata. La ripida gradinata porta nei pressi di una rete paramassi dove inizia la mulattiera per il Monte S.Martino; la traccia risale il bosco sassoso per alcune centinaia di metri fino a raggiungere una zona di placche rocciose compatte (Palestra del san Martino), dove una piccola freccia sul tronco di un albero invita a distaccarsi dalla direzione principale per proseguire a sinistra sul Sentiero della Vergella. Un breve traverso a saliscendi conduce alla base di una sorta di canale roccioso: qui inizia la lunga catena (di progressione, non di sicurezza) che permette di risalire le facili placche verso sinistra fino a raggiungere tramite una cengetta una sorta di pulpito panoramico. Si prosegue poi su terreno più facile, sempre roccioso, alternando tratti ghiaiosi a saltini di roccia compatta nel rado bosco di querce. Al culmine del crestone si raggiunge la cappella della Madonna del Carmine 746 m, con terrazzo affacciato su Lecco, il lago e la valle dell'Adda. Una palina sul lato destro della chiesetta indica la partenza del Sentiero Silvia, che prosegue la linea di salita sulla costa diretta alla visibile cima del Monte S.Martino. La traccia risale la boscaglia con regolarità e, dopo essersi avvicinata alla Baita del Falco (teleferica), supera un paio di saltini rocciosi non particolarmente impegnativi ma un poco esposti. Presso una selletta sul versante del lago, il sentiero converge nel percorso principale - proveniente dal sottostante Rifugio Piazza - per la vetta; un traverso protetto a valle da una catena permette di raggiungere il panoramicissimo pulpito con il "Crocione" del Monte San Martino 1046 m. Osservando verso sinistra l'imbocco della Valsassina, si nota la cima, con croce analoga, della Medale [parete alpinisticamente notissima, percorsa da decine di difficili vie d'arrampicata]: la si raggiunge mediante un sentierino a saliscendi a mezzacosta talora esposto, fino al bivio segnalato presso la Bocchetta della Medale 1020 m. Qui, trascurata la via principale verso sinistra (Monte Coltignone e Piani Resinelli), si volge a destra per tracce di sentiero lungo una cresta sottile e dentellata che, fra i cespugli, appoggiando a volte sui lati, arriva alla croce al vertice della parete della Medale 1029 m. [La vera cima è occupata da una piazzola d'atterraggio per elicotteri di soccorso].
Per il ritorno, si percorre la stessa strada fino al bivio - precedentemente indicato - per il Rifugio Piazza e si procede in ripida discesa alternata a traversi pianeggianti, fino alla Cappella della Madonna del Carmine (a due bivii non segnalati mantenere la sinistra). Dal terrazzo, trascurando il Sentiero della Vergella, si seguono le gradinate della mulattiera del S.Martino, ricongiungendosi con la via di salita presso le placche della palestra di roccia. Da qui fino al parcheggio per la via di andata.