Gerola Alta
Rifugio Benigni
INTRODUZIONE
Sicuramente non si tratta dell'itinerario più breve e logico per raggiungere il rifugio, ma permette un "giro turistico" molto esaustivo nella conoscenza dei vari ambienti dell'alta Val Gerola. Si passa dai pascoli alle dighe, ai laghi naturali, fra pietraie e guglie rocciose, con anche la possibilità di incontrare branchi di stambecchi.
DESCRIZIONE
Da Pescegallo 1454m, a fianco della stazione della seggiovia, ci si dirige a destra verso una baita isolata dove alcune segnalazioni ci indirizzano nella soprastante abetaia. Risalitala con alcuni tornanti, si raggiunge la baita del Dossetto all'imbocco della solitaria Val Tronella; oltrepassato il fondovalle, si percorre a tornanti il versante alla base del Pizzo di Tronella per portarsi poi in piano al poggio del Pich 1835m con baita e micro-laghetto. Una larga mulattiera più o meno pianeggiante (risalente ai tempi dei lavori idroelettrici) consente di avvicinarsi rapidamente al Lago di Trona 1805m, ma, senza raggiungerlo, all'inizio della discesa - al bivio nella pietraia - si volge a sinistra per un lungo traverso ascendente a mezzacosta sopra il medesimo Lago di Trona e il contiguo Lago Zancone. Dopo un incremento della salita, un nuovo bivio ci fa lasciare a destra la traccia per il Lago Rotondo indirizzandoci alla visibile Bocchetta di Val Pianella 2224m: ci troviamo al confine fra le province di Sondrio e Bergamo. Il sentiero, ormai pianeggiante, percorre il bordo di una conca sassosa per poi imboccare la parte terminale di un incassato canalone (senza nome sulle carte, detto "di Val Pianella", che termina nel ripiano pascolivo della baita del Piano 1855m). La traccia - molto sassosa e a tratti franosa - si sposta verso Nord fino a convergere nel percorso proveniente dalla Val Brembana: poche decine di ripidi metri e ci si ritrova sull'ampia spianata del Lago dei Piazzotti 2224m e del Rifugio Benigni 2222m. Prima di intraprendere la discesa è conveniente raggiungere - verso nord - un poggio panoramico verso la Valtellina attrazzato con una tavola identificativa dei monti all'orizzonte. Si torna sui propri passi a riprendere il sentiero che scende in Val Brembana: è molto ripido e con sassi mobili - specialmente lungo uno stretto canale di un centinaio di metri - fino a raggiungere un bivio. Si prende a sinistra una traccia a mezzacosta lievemente ascendente diretta allo stretto valico del Passo di Salmurano Occidentale 2017m. Di nuovo sul versante valtellinese, in breve si raggiugono le strutture a monte della stazione sciistica di Pescegallo 1991m, e, seguendo sul pascolo la linea dello skilift, si scende al Rifugio Salmurano 1750m. Due le possibilità per tornare al punto di partenza: seguire la pista di servizio agli impianti (più comoda, ma lunga) oppure portarsi verso sinistra a percorrere il tracciato della Pista Rocca (più breve, ma ripida e sassosa nella parte alta).
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Monte Valletto
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Laghi di Ponteranica
Introduzione
Gita per la gran parte in territorio bergamasco con salita e discesa sul versante valtellinese. I due ameni laghetti meta dell'escursione vengono raggiunti tramite un bel sentiero a mezzacosta attraverso i pascoli alti dei Piani d'Avaro, all'apice della Valbrembana. Il percorso di discesa è un poco più tecnico, seguendo un canalone ripido e franoso. Panorami di caratteristiche drammaticamente opposte sui due versanti e possibilità di incontro con ungulati selvatici. Incompletezze, confusioni ed errori nella cartografia disponibile.
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Cresta della Motta
INTRODUZIONE
Gita localmente conosciuta ma in generale poco frequentata nella sua interezza.
Grandissimo interesse panoramico su tutte le cime della Val Gerola: un complesso orografico frequentato solo in poche note vette e completamente trascurato nella gran parte dell'estensione. La complessità viene anche rimarcata dall'assenza di una cartografia accurata, precisa o perlomeno credibile.
DESCRIZIONE
Dai parcheggi si va ad attraversare il torrente Bitto sul ponte di fronte all'Albergo Tre Signori: da qui, sulla sinistra, parte una bella mulattiera che risale con una lunga diagonale boscosa tutto il versante alla base delle ultime propaggini del M. Motta. All'uscita dalla faggeta, si raggiungono le prime radure dell'alpeggio di Bominallo 1357 m: vaste praterie punteggiate di rade baite circondate da belle abetaie. Il sentiero, poco visibile nell'erba, segue le segnalazioni a vernice sulle baite mantenendosi sempre al margine del bosco in direzione SUD. Si percorre in falsopiano un lungo splendido tratto con rigoglioso sottobosco di mirtillo e rododendro; in località "Pantano" (presenza di stagno stagionale) si lascia a destra il bivio per "Rundanit" e si prosegue fino a sbucare nel pascolo della baita "i Piaz" 1600 m circa. La traccia tende a sparire, ma dalla baita si diparte una fitta segnalazione (tre punti rossi) che conduce in traverso talora ripido a raggiungere l'alpeggio "Piä da la Gianzana". Da qui è visibile l'ultimo ripidissimo tratto per la vetta: fra i cespugli di ontano una stretta serpentina aggira alcuni vetusti paravalanghe fino ai prati sommitali del Monte Motta 1971 m. Un pregevole crocifisso ligneo è posto al margine settentrionale del ripiano in posizione dominante sulla vallata. Un sentierino ben marcato risale fino al punto culminante della cresta della Motta 2004 m per poi scendere ad una bocchetta non quotata: da qui in discesa attraverso numerose file di paravalanghe nel bosco rado fino ad un paio di baite con bivio. Si prende a sinistra in traverso ascendente ed in breve si raggiunge la Bocchetta di Scioch 1950 m circa (comunicazione con le baite alte di Bomino Vaga); si prosegue con traverso esposto, a tratti roccioso e franoso, fino ad un dosso roccioso con bella vista sul Lago Pescegallo e le cime del gruppo Ponteranica. Un valloncello erboso conduce all'attraversamento della diga di Pescegallo 1865 m; sull'altro lato si segue la pista di servizio fino alla Casera Pescegallo Lago 1778 m, dove parte una mulattiera (appena a lato della pista) sassosa e ripida che rapidamente scende ai parcheggi della località turistica di Pescegallo 1454 m. Passando a destra della stazione della seggiovia, si reperisce una pista nei prati a lato del torrente (segnali di un "percorso vita"): la si segue lungamente fino alla località Fenile 1238 m, dove si torna per breve tratto sulla provinciale. A sinistra, nei pressi di una presa d'acqua idroelettrica, inizia la vecchia mulattiera di valle che conduce rapidamente a Gerola Alta, proprio ,nei pressi del ponte iniziale.
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Parco delle Orobie Valtellinesi
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Lago dell'Inferno
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La Via del Bitto
INTRODUZIONE
Il breve trekking ripercorre le tracce degli antichi percorsi della transumanza stagionale che conducevano le mandrie dal fondovalle valtellinese ai maggenghi e ai pascoli d'alta quota a cavallo fra la Valgerola (SO) e la Valvarrone (LC). Tuttora il latte munto a mano in loco viene usato per produrre il pregiato formaggio Bitto: poche forme al giorno per poche settimane all'anno. Già venduto prima di essere prodotto! Il sentiero, fino a Gerola Alta, solo in pochi tratti mantiene l'aspetto e la struttura originali, ma riesce a seguire un tracciato - nonostante l'obbligata esigua distanza dalla provinciale - isolato e sufficientemente rappresentativo dell'ambiente originale. La zona degli alti pascoli è stata sottoposta a pesante sfruttamento idroelettrico, ma ormai i numerosi laghi artificiali fanno parte del paesaggio. Si trovano anche tracce di scavi minerari attivi dall'epoca romana al tardo medioevo e rovine delle strutture miltari della Linea Cadorna. Il percorso è effettuabile con comodo in 2 -3 giorni (ritorno con autolinea) oppure con tre gite separate (due passeggiate di difficoltà T ed una escursione EE): nella descrizione vengono evidenziati - quando possibile - percorsi ad anello per le gite singole.
DESCRIZIONE
Dalla stazione ferroviaria di Morbegno 244 m si percorre tutto il viale antistante (Viale Ambrosetti) fino al caratteristico trivio di Piazza III Novembre (di fronte, famoso negozio di generi vari e, tipicamente, di formaggio Bitto); si passa sulla destra in Via Pretorio (edificio della Pretura) e si attraversa il fiume Bitto in Via Cotta (nei pressi il Museo Civico di Scienze Naturali, piccolo ma ben fatto). Fra le case del lato sinistro di Via Cotta si apre l'angusto Vicolo Nani (indicazioni, anche d'epoca), che rappresenta l'inizio della vecchia strada per la Valgerola. Sottopassato un portico, inizia subito la salita: inizialmente una ripida gradinata erbosa fra i muri di orti e giardini, che va in breve a confluire in un più moderno viottolo che risale a tornanti il versante boscoso. I ruderi di un'antica chiesa (da tempo in lentissimo restauro) e una sorta di osteria rustica precedono la conca di Campione 580 m con le sue baite e villette sparse. Ancora qualche tornante e si arriva ad attraversare la provinciale per la Valgerola: sull'altro lato la traccia continua rettilinea per qualche centinaio di metri fino a raggiungere Sacco 700 m, frazione di Cosio Valtellino. Molto consigliabile una visita al paese e al suo Museo dell'Homo Selvadego.
[Un'eventuale escursione limitata a Sacco può prevedere un ritorno con percorso parzialmente circolare. Tornati a Campione, si individua sulla sinistra un'indicazione per "Regoledo di Cosio": è una splendida antica mulattiera acciottolata racchiusa fra muri a secco ("risc"). Si raggiunge il fondovalle nella frazione di Cosio adiacente a Morbegno: percorrendo le stradette del paese in direzione est si arriva senza possibilità di errore al punto di partenza nei pressi del fiume Bitto. Difficoltà in salita T; per la variante di discesa E; giro completo 3 ore 30 min.].
La seconda parte del trekking si svolge su un percorso parallelo e più basso rispetto alla viabilità provinciale. Solo un breve tratto scavato nella roccia presso la Val di Pai è originale: il resto, per il grande uso è stato costantemente rimodernato. A fianco dell'Albergo S.Marco si stacca dalla provinciale una stradina dapprima asfaltata, che conduce a Rasura 762 m. Rilevante, lungo il tratto, la presenza del Mulino del Dosso, attualmente sede principale del piccolo Museo Etnografico "Vanseraf"( http://www.museovanseraf.com/index.html ). Contornate le mura del cimitero, si continua a mezzacosta fino all'attraversamento su di un bel ponte della forra di Val Mala: in posizione dominante, una cappella nota per gli ex-voto ("Gisoeul del Pich") 906 m. Attraversata la strada bianca che scende a una centrale idroelettrica, si arriva alle poche baite restaurate di Valcornale. Qui la nostra strada si perde in una frana e, per raggiungere - in breve - Pedesina 991 m, tocca di percorrere un tratto di provinciale. Si ritrova il sentiero appena oltre il paese, sulla sinistra presso una bacheca indicante "lavori in corso". La traccia è solo un sentierino molto ripido che scende a stretti tornanti fino a portarsi sul fondo della Val di Pai (antichissima scalinata incisa nella roccia e moderno ponte in legno lamellare). Si risale l'altro versante (Pericolo!) su terreno franoso, sconnesso, bagnato e soggetto a caduta sassi. Un fitto bosco di rimboschimento precede i prati della contrada Valle 998 m. Si giunge a Gerola Alta 1053 m lungo la provinciale.
[Escursione singola A/R. Difficoltà T con breve tratto EE; tempo 2 ore 30 min.].
Da Gerola Alta si entra nel territorio di foreste e pascoli, dove le mandrie di bovini da latte (fin qui in transito stagionale: "cargamunt" e "scargamunt") si dedicano alla loro pregiata produzione lattifera. Poco oltre il paese, presso la stazione a valle della funivia ENEL, inizia il sentiero della Valle della Pietra: con poca pendenza fino al ponte, sull'altro lato parte con una serie di tornanti nel lariceto che si conclude sulle praterie di Trona Soliva. Lungo il percorso si incontra un bivio segnalato con la stessa meta: Rifugio Trona; il sentiero di destra - il nostro - è quello tradizionale pastorizio, l'altro è più recente e legato alla costruzione dei numerosi impianti idroelettrici. In piano si raggiunge la Casera di Trona Soliva 1907 m: edificio per metà casera e per metà Rifugio Trona. Il percorso, con poca pendenza, va a contornare una valletta paludosa portandosi poi alla base del breve canalone adducente alla Bocchetta di Trona 2092 m. Raggiunto il passo, il panorama si apre sui pascoli della testata della Valvarrone dominati dalla cuspide del Pizzo Varrone. Qui termina il trekking sui luoghi di produzione del formaggio Bitto e possibili proseguimenti - non sulle tracce della transumanza - sono molteplici sugli alti pascoli in direzione di Premana (LC) o della Valsassina (LC).
[Volendo effettuare un rientro a Gerola Alta lungo un percorso circolare, è possibile proseguire con questa bellissima gita. Dalla Bocchetta (ruderi della Linea Cadorna) si imbocca un sentierino sulla sinistra che conduce fino a al Rifugio FALC 2126 m alla Bocchetta di Varrone: è un percorso in cengia, con qualche saliscendi, nei tratti più esposti assisitito da cavo corrimano. Dalla conca del rifugio si scende su bel sentiero fino alla diga del Lago d'Inferno 2085 m; si prosegue - scritte a vernice sui sassi - in direzione "direttissima Pescegallo": il sentiero, stretto ripido e sassoso, cala rapidamente alla diga del Lago di Trona 1805 m, passando a monte dei resti di antiche miniere di minerale ferroso. Una breve risalita nel rado lariceto porta ad una larga traccia pianeggiante che costeggia in quota il Pizzo del Mezzodì fino ad una spalla erbosa con baitello e pozza d'abbeverata 1835 m. La traccia, ben poco visibile, scende a fianco della costruzione nei prati per la linea di massima pendenza: arrivati nel bosco si ritrova un bel sentiero. Con pendenza costante, a tornanti, si raggiunge il piccolo maggengo della Casera 1580 m; oltre una seconda fascia di bosco, si raggiunge una pista forestale nei pressi della frazione Fenile 1238 m. Senza attraversare il fiume Bitto si continua verso valle fra le villette seguendo una strada bianca che, prima di inoltrarsi nell'abetaia, si trasforma in pista forestale: pochi metri e, nei pressi di alcuni muri a secco, si ritrova un ripido e sconnesso sentierino che riconduce ad una nuova pista proprio nei pressi della stazione a valle della funivia ENEL. Difficoltà EE; tempo 6 ore e 30 min.].
Un eventuale rientro a Morbegno si può effettuare comodamente con le autolinee.
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Torrione di Mezzaluna
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Torrione di Mezzaluna
Introduzione
Breve gita di mezza giornata che pochissime volte nell'inverno può essere affrontata in sicurezza. La seconda parte del percorso, abbandonato il fondo della Val Tronella, costringe a tagliare pendii ripidissimi carichi di neve polverosa che - mai raggiunta dal sole - si assesta in tempi molto lunghi. Il tracciato nelle sue ultime centinaia di metri (all'ingresso del canalone vero e proprio) può richiedere l'uso di piccozza e ramponi per un breve attraversamento orizzontale di una colata di ghiaccio a 60° coperta infidamente di neve. Il vero e proprio Torrione 2333 m presenta difficoltà alpinistiche (tratto in aderenza di IV+) non affrontabili con attrezzatura scialpinistica.
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Gerola Alta
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