Laghi
Lago dell'Acqua Fraggia
Il lago si trovo lungo il sentiero che conduce al passo di Lei(Lei=lago)che conduce nell'ononima vallata, detta anche Val de Ca' dagli abitanti di Piuro, dove esiste un grande lago artificiale, la cui diga è in territorio svizzero.
Questa valle appartiene al bacino del Reno ed è uno dei pochi territori italiani, con Livigno e Tarvisio, a Nord delle Alpi.
Il suo nome deriva forse dal latino Aqua Fracta, nella letteratura escursionistica si trova sia Acquafraggia che Acqua Fraggia.
Da Borgonuovo di Piuro si sale a Savogno per uno dei due sentieri che raggiungono la località, abitata come Codera tutto l’anno (ore 1,15).
Quello panoramico passa vicino alle cascate ed è attrezzato con un paio di comode scalette metalliche, quello storico passa per le antiche stalle utilizzate dagli abitanti di Savogno.
Da Savogno (rifugio), dopo aver visitato il paese e sostato sulla panoramica piazzetta (statua di don Guanella, che vi visse per qualche anno), si seguono le indicazioni per il passo di Lei, che portano a superare una balza con bella vista su ripide placche e il torrente Acquafraggia, raggiungendo l’Alpigia, un pascolo disseminato di baite, molte fornite di parabole televisive e celle solari.
Il sentiero, sempre ben segnalato, dopo aver superato il torrente piega a sinistra, supera con un bel tracciato un ripido pendio, piega poi a Nord per raggiungere le baite di Ponciagna (fontana, lapide per i partigiani garibaldini caduti pochi giorni prima della liberazione) e con un ultimo balzo raggiunge la conca nella quale si trova il lago, a cui si arriva con una breve discesa.
Ore 4,30.
A sinistra si raggiunge il passo di Lei, a destra quello di Madris. Per entrambi ore 1,30.
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Centovalli: la via dei Mercati, parte 1, da Locarno a Camedo
Escursione in solitaria, e con i sintomi imminenti di un mega-raffreddore che mi ha tagliato le gambe...
La "Via dei Mercati" era una mulattiera che univa Domodossola con Intragna, passando i vari paesini della valle Vigezzo e delle Centovalli. Percorsa dai mercanti, che portavano granaglie, metalli e sale provenienti dalla Pianura Padana, e tornavano con lana, formaggi e salumi. Esistono ancora alcuni tratti originari, ma la maggior parte del percorso del Medioevo è stato mangiato dal tempo.
Partenza dal tennis di Locarno alle 7:15, scavalco la Maggia sulla nuova passerella (accanto alla "direttissima" Locarno - Ascona), e subito dopo scendo per infilarmi sulla Astrovia, il percorso creato sulla diga insommergibile che propone il sole ed i pianeti messi a distanza proporzionata, con cartello didascalico. I primi (mercurio, venere, terra) distano tra di loro poche centinaia di metri, gli ultimi più di 1 Km.
La gamba non va, non riesco a tenere il mio passo normale, non riesco a scaldarmi. Percorro tutto l'argine fino alla confluenza della Melezza con la Maggia, poi svolto a sinistra per portarvi verso Golino prima, e Intragna poi, dove arrivo alle 9:10, e mi faccio la sosta di un quarto d'ora.
Da Intragna, passato il grotto "Du Rii" si trova la scalinata che porta a Calezzo, ultimo tratto della via dei Mercati. Salita fino a Calezzo, giornata splendida e mite per essere la fine di ottobre. Da Calezzo si continua su forestale per un bel pezzo di direzione di Slögna, poi finalmente si entra nel bosco, splendido in questo periodo, e appare la mulattiera. Inizia un bel sali-scendi continuo, per seguire la miriade di vallette laterali, ogni tanto la mulattiera scompare, per lasciare posto a semplice sentiero, e riapparire più avanti. A Slögna prendo a sinistra (a destra si sale ai Monti di Comino), e tra alti e bassi, splendido bosco autunnale di castagno, faggio e betulla, arrivo alle 12:00 a Verdasio.
Sosta pranzo al ristorante "Il Pentolino" sulla bella terrazza baciata dal sole, e alle 12:45 mi rimetto in marcia. Il sentiero scende subito in modo marcato, per risalire nuovamente, e questo due volte. Poco prima di Lionza ritrovo finalmente la mulattiera, passo la zona del maglio e del lavatoio, poi via quasi in piano fino a Borgnone, e discesa su Camedo stazione, dove arrivo alle 14:35.
Rientro a Locarno con la Centovallina, diventata un trenino comodissimo (io avevo ricordo di panche di legno).
Escursione splendida, che dà la vista sulla parte più bella delle Centovalli, quella in alto, che si apre come i petali di una genziana: stretta e incassata in basso, ampia e dolce in alto. Da Intragna niente rumori di traffico (al massimo lo sferragliare delle ruote della Centovallina sui binari), e quasi tutto bosco.
A dicembre probabilmente la seconda parte, da Camedo a Domodossola.
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Laghi di Ponteranica
Introduzione
Gita per la gran parte in territorio bergamasco con salita e discesa sul versante valtellinese. I due ameni laghetti meta dell'escursione vengono raggiunti tramite un bel sentiero a mezzacosta attraverso i pascoli alti dei Piani d'Avaro, all'apice della Valbrembana. Il percorso di discesa è un poco più tecnico, seguendo un canalone ripido e franoso. Panorami di caratteristiche drammaticamente opposte sui due versanti e possibilità di incontro con ungulati selvatici. Incompletezze, confusioni ed errori nella cartografia disponibile.
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Lago di San Grato
La nevicata di sabato ha lasciato il segno in questa vallata. Nell'ultima parte del tracciato per arrivare al lago, la neve sul sentiero mi ha costretto a salire scavandomi i gradini perchè si sprofondava sino a metà polpaccio.
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Il lago Calvaresc e la capanna Boffalora
Il Calvaresc non è presente nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", non ostante sia vicino al Trescolmen. Decidiamo di fregarcene, e andare a visitarlo ugualmente.
Partenza alle 9:00, salita agevole da Rossa per il primo pezzo, fino ad una corte posta di fronte ad Augio, con tantissimi muretti a secco diroccati. Poi si entra nella valle, e si sale più decisi. Sentiero di sasso, il durone sotto il piede non è molto contento.
Breve pausa all'altezza dello slargo della valle, prima di affrontare l'ultima salita fino all'alpe Calvaresc Sot. Qui giriamo a destra, e saliamo fino alla capanna Boffalora, con fermata pranzo. Struttura piccola, ma molto carina, gestita da volontari. La signora che ci accoglie è sorprendentement cordiale ed ospitale, e si sforza di parlare italiano. Piatto di minestra e dolce, prima di rimetterci in moto.
Restiamo alti percorrendo l'anfiteatro che chiude gli alpi, per arrivare tra ganne e sali-scendi all'alpe Calvaresc Desora, da dove una piccola salita conduce al lago. Merendina sulle rive, e la batteria della macchina fotografica tira le cuoia. Colpa mia, non l'ho ricaricata dopo l'ultima escursione 
Iniziamo la discesa, alp Desora, poi sorpresina. La discesa da Desora a Sot è bella tosta, pendente, catene in basso, sasso scivoloso in alto. Arrivati a Sot nuova pausa per permettere ai quadricipiti di recuperare, poi giù fino a Rossa, lunghissima, dove arriviamo alle 19:00.
Ripartizione delle difficoltà: T2 da Rossa alla Boffalora, e da Desora al lago. T3 dalla Boffalora a Desora, e da Desora a Sot.
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Lago Money
Lavori in corso per una frana nei pressi della piccola Cappella, costringono ad una deviazione dell'itinerario passando dal Pian della Cretetta e dall'Alpe Tchezeu. In questo periodo il livello dell'acqua del lago è molto basso, ma la bellezza del luogo ripaga la fatica.
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Il lago Trescolmen (alta Calanca)
Ho marcato come T3 (EE) questa escursione, dato che a partire da Cascinot il sentiero è praticamente in stato di abbandono: il tratto lungo il fiume, spazzato da una frana, non è più stato ripristinato. Salendo il sentiero si sta chiudendo, è esposto e frana. In diversi punti è difficile vedere dove si mettono i piedi.
La fine estate è l'occasione per riprendere in mano la serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana": ormai ne abbiamo fatta la metà, ci mancano quelli più "lontani" da raggiungere. Dato che il prospetto parla di "sentiero facile senza problemi", invitiamo anche Marco con Ivan e Alice. A noi si unisce Silvia.
Partenza da Valbella, discesa al ponte, poi si inizia la salita. La zona è bandita di caccia, ciò non ostante salendo incontriamo 4 cacciatori con tanto di preda, che stanno osservando qualcosa sull'altro versante della valle, Per non farci prendere a pallettate non commentiamo e non poniamo domande...
Arrivati a Cascinot, i bimbi hanno bisogno di fare il pieno, per cui piccola sosta. Un cartello indica "in su", senza dare la meta. Controlliamo la cartina, bisogna tenersi a filo del fiume. Arrivati alle sponde, il sentiero non c'è: alcuni omini indicano il passaggio, non agevole, lungo la riva. Passiamo dall'altra parte, risaliamo fino al punto in cui è visibile il sentiero, riguadiamo, ed iniziamo la salita.
A partire da qui la situazione si fa un po' più complicata: alti gradoni, problematici per Alice, i rododendri che stanno invadendo il sentiero (e non sono morbidi a strusciarsi contro), il sentiero smangiato dall'acqua e in alto esposto e franato in diversi punti.
Passiamo il guado che porta sull'altro versante, e il sentiero diventa ancora più problematico. Poco oltre Marco decide di fermarsi, e tornare al fiume: il pericolo per i bimbi è troppo elevato.
Silvia, Rita ed io continuiamo, e salendo ci convinciamo della saggezza della decisione di Marco. Riguadiamo il fiume per l'ultimo strappo che ci porta all'alpe di Trescolmen, da dove praticamente in piano si arriva al lago.
Mentre Rita e Silvia imbadiscono il sasso che funge da tavolo, salgo su di una piccola frana per cercare di riprenderlo per intero, senza riuscirci. Una coppia sta prendendo il sole, e non ci degna di atenzioni. Pic-nic veloce, il cielo si sta oscurando velocemente, hanno previsto precipitazioni nel tardo pomeriggio. Così iniziamo la discesa, e raggiungiamo Marco e bimbi a Cascinot, dove troviamo una thermos di caffé che ci attende 
Da qui discesa agevole fino a Valbella, poi gelato e bibite per tutti a Rossa.
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Lago di Loie
Percorso inverso a quello descritto nella relazione. Salito nel bosco con il sentiero 12 e dopo aver raggiunto il lago, proseguito verso il Vallone di Bardoney. Pausa pranzo all'Alpe Bardoney e ritorno a Lillaz. Percorso tutto in solitaria non avendo incontrato nè persone nè avvistato fauna alpina.
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Il "Sentiero degli Stambecchi"
L'avevo fatto l'anno scorso con Andreas, mi aveva fatto piangere di commozione. Ma Rita non aveva potuto venire. Così chiedo ad Andreas se è disposto ad accompagnarci nuovamente: risposta affermativa. Al gruppo si unisce anche Pietro, anche lui, come Rita, alla prima esperienza su di un percorso di questo tipo.
Partiamo alle 8:40 da Pian Geirett, unici che salgono verso l'Uffiern invece che la Scaletta. Vampate di nebbia si alzano ed iniziano a nascondere le cime delle montagne.
La salita fino al passo Uffiern è senza problemi di rilievo. Nella parte alta è tutto sfasciume, ma la via è marcata benissimo. La nebbia, però, si infittisce sempre più. Guardo Andreas, che continua serafico: se lui dice che è tutto a posto, è tutto a posto.
Verso le 11:00 arriviamo al passo, non senza due belle soste lungo il percorso (Andreas è una guida splendida, ha un passo da ammazzare tutti, ma quando vai con lui non ti fa morire, e ti fa gustare ogni momento dell'escursione). Attacchiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone in una marea di nebbia che si alza e si abbassa a ritmo forsennato. Vedi uno scorcio, e non fai neanche in tempo a scattare la foto che è già scomparso.
Arrivati alla cresta (somiglia alla schiena di uno stegosauro), guardo Andreas con la macchina fotografica in mano. L'anno scorso me l'aveva fatta mettere via. Quest'anno mi sorride, scuote la testa: posso tenerla. Sono tutto orgoglioso, vuol ben dire che in questo anno qualcosa ho migliorato 
Percorriamo la cresta con l'aiuto della nebbia, che non ci fa vedere lo strapiombo di 1500 metri a sinistra, e quello minore di 300 a destra. Esiste solo la cima, ed il percorso. Tengo botta, non vado mai in apnea né iperventilazione. Dopo solo 25 minuti (l'anno scorso avevo impiegato 45 minuti per lo stesso tratto) arriviamo alla picolissima sella che segna la fine del Sasso Lanzone e l'inizio della Cima di Garina. Qui il sentiero piega a sinistra, e tramite una serie di cordine ci fa scendere di diverse decine di metri in pochissimi minuti. Firma sul libro di vetta, poi giù, sotto l'occhio attento di Andreas. Rita e Pietro hanno stabilito il loro nuovo record di quota massima: Q2826.
Iniziamo la cirumnavigazione della Cima di Garina, non senza fermarci per il pic-nic alle 13:00. La nebbia, accortasi che non è più necessaria, ha iniziato a dissolversi, e ci permette di gustare lo splendido panorama tutt'attorno, compresa la bella discesa a picco fino a Ghirone.
Passato l'iultimo poggio vediamo finalmente il lago Retico, splendido e cangevole. Scendiamo quasi saltellando lungo il canalone, e ci fermiamo a gustarcelo sulle sue rive, oltre a dare sollievo ai piedi.
Poi giù di nuovo, questa volta lungo i prati pascolati che portano alla Bovarina. Ultimo tratto nel bosco di larici, poi alle 16:25 gambe sotto il tavolo, caffé e gelato, il mio premio partita. Un bel "batti 5" per tutti quanti, ce lo siamo meritati.
Ripartiamo alle 16:55, dato che sul tratto "Ronco di Gualdo - Campo Blenio" sono il più veloce, ci siamo messi d'accordo che scendo io a prendere l'auto, e recupero i miei compagni. Alle 17:15 sono a Ronco (spero che le gambe non faranno male per tre giorni), e mentre inizio la discesa passa un auto. Butto alle ortiche il mio amor proprio, e faccio autostop. Mi accompagnano fino a Campo Blenio, telefono ad Andreas, li informo che in un quarto d'ora sarò da loro.
Recuperati i compagni, scendiamo ad Olivone, e in terrazza ce la contiamo su, con birretta e caffé (e si, sono astemio), le impressioni della giornata, il condividere le emozioni dei momenti di silenzio.
Percorso splendido, da rifare l'anno prossimo, magari con il cielo azzurro.
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Lacs de Fenètre
Intro
Piacevole escursione che porta a tre laghi in territorio svizzero che si trovano su un balcone panoramico d’eccellenza sul massiccio del Monte Bianco con belle viste su Grand Jorasse e Mont Dolent.
Descrizione
Dal colle del Gran San Bernardo si imbocca il sentiero 13A che corre lungo la traccia dell’antica via romana che saliva al colle, si transita di fianco alla statua di San Bernardo e si scende fino ad incrociare la strada statale, la si attraversa e si riprende il sentiero che si abbassa leggermente rispetto alla rotabile.
In 5 minuti si perviene ad un bivio, si lascia alla sinistra il sentiero che scende a valle e si continua in piano fino ad attraversare di nuovo la strada per il colle, si passa vicino all’alpeggio di Baou, dove poi si inizia a salire lungo l’impluvio. Risalito il vallone si giunge ad un bivio ove si tiene la destra (indicavia 13A) e si entra in un anfiteatro racchiuso tra il Mount Fourchon, Pointe de Drone e Grand Chenalette. Si procede per un breve tratto a bassa pendenza per poi tornare a guadagnare quota rapidamente lungo il sentiero che con una serie di svolte conduce al valloncello detritico sotto al colle di Fenetre. Ormai in vista del colle, caratterizzato da diffusi affioramenti di rocce calcare alle nostre spalle la vista si apre sui lontani ghiacciai del Gran Paradiso, sul Grand Nomeon, sul Ciarforon e sulla becca di Monciair.
Valicato il colle si inizia a scendere verso i laghi con le viste che si aprono, prima sul Mont dolent e progressivamente sulle Grand Jorasse (parete nord) e sul monte Bianco.
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