Ferrata
Canyon della Gallavesa
INTRODUZIONE
Interessante itinerario di bassa quota che percorre il profondo solco del torrente Gallavesa ai piedi del Resegone, seguendo quanto rimane di un vecchio acquedotto idroelettrico dismesso. Il percorso è completamente attrezzato con cavo metallico nei lunghi tratti di esposizione in traverso, e con catene per facilitare le salite su terreno roccioso o fangoso. Al termine delle difficoltà si raggiunge il piccolo paese di Erve e da qui, per la discesa, è interessante e "culturale" tornare alla partenza attraverso un sentiero che conduce alla visita del Castello dell'Innominato e dell'Eremo di San Gerolamo.
DESCRIZIONE
Dal parcheggio si va ad attraversare Somasca lungo la Via San Gerolamo fino all'imbocco del viale alberato che conduce all'Eremo: sulla destra si prende la Via per Beseno e la si segue lungamente fino ad un bivio sterrato (indicazioni per la ferrata). La traccia di sinistra in breve diventa un sentierino in costa che, con ripetuti saliscendi, conduce verso il profondo della Valle Gallavesa: un minimo slargo alla base di un passo roccioso è il punto di inizio delle attrezzature. Da qui, in forte esposizione, si prosegue presso una conduttura di cemento fino al fondo della valle; le poche variazioni di pendenza sono assistite da tratti di catene di progressione. Poco dopo un'insenatura con pittoresca cascata, si guada il torrente e si prosegue in costa fino ai resti di una centralina: passaggio-chiave su appoggi artificiali nel vuoto sull'acqua. Da qui prevale lo spostamento verticale in un bosco roccioso che manmano si avvicina all'ultimo tratto, che si svolge lungo la ripida scalinata di servizio alla condotta metallica. Poche decine di metri a fianco del torrente con belle cascate, e si giunge alle prime case di Erve. Per il ritorno è molto consigliabile effettuare un giro che riporta a Somasca lungo le pendici del Monte Mudarga. Al primo ponte in paese - indicazioni - si volge a sinistra e, dapprima fra le case, si segue per circa mezz'ora una stradetta asfaltata che conduce alla frazione Saina; la strada si trasforma in pista sterrata e poi in sentiero fra i boschi raggiungendo il punto di massima quota presso la panoramica Croce di Vicerola. Da qui una regolare serie di tornanti sassosi scende in una valletta fino ad una moderna cappella degli Alpini: nei pressi si alza una collina con i resti di un castello (dalla tradizione attribuito al manzoniano Innominato). Dal versante a valle inizia un pittoresco percorso che, attraversando le strutture religioso-devozionali dell'Eremo di San Gerolamo, conduce piacevolmente a Somasca nei pressi del punto di partenza.
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Moregallo
Dove andare a cercar rogne in un sabato di novembre con il meteo a rischio e la promessa di sicura perturbazione per la domenica?
Poca la voglia di fare lunghi percorsi in auto, pochissima quella di alzarsi presto.
La Grigna è a due passi, ma ormai per quest'anno basta. Le gite sul Triangolo Lariano sono ormai trite e ritrite. A meno che .....
Il Moregallo, subito dietro Valmadrera, può essere raggiunto per la via diretta: il Canalone Belasa. Mai stati. Le informazioni su internet lo danno come ferrata. Beh, vedremo.
In effetti ferrata non è, sentiero nemmeno, è un canalone e di quelli tosti. Da Sambrosera tira dritto come segnato con il compasso tra pietre, boscaglia, qualche salto con catene, molti salti senza niente. Pinnacoli sulla testa e di lato, sudore, fatica.
E quando credi di esserne fuori ti aspetta il più bello: un prato così in piedi che di più potrebbe solo strapiombare. Sali con le unghie e con i denti. Finito il prato un bel sentierino, talmente stretto che una cengia darebbe più sicurezza, e infine sei alla croce e pensi: meno male, adesso si scende sul sentiero facile.
E mentre, speranzoso, compi i primi passi di discesa trovi una catena che ti toglie il sorriso. Il sentiero facile in effetti c'è: là in fondo, sic!
Alla fine, come ogni cosa sulla terra, anche questa finisce.
Da domenica prossima solo gite "T"!!!!
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Monte Moregallo
Introduzione
Il Moregallo è una cima del Triangolo Lariano poco elevata ma interessante perché la sua posizione molto panoramica a picco sul lago e sulla pianura, nonché la sua conformazione calcarea offrono all’escursionista percorsi sempre impegnativi e di dislivello importante. La via per il Canalone Belasa, valutata come ferrata, è piuttosto un percorso alpinistico di bassa quota, molto impegnativo e con difficoltà di diverso genere: passi di arrampicata senza assicurazione, superamento di tratti franosi, salti attrezzati con catene ma solo nelle situazioni più impegnative. Per ultima, da non sottovalutare, la salita per un prato ripidissimo che in caso di umidità diventa scivoloso. L’attrezzatura da ferrata è perlopiù inutile, in quanto i salti attrezzati sono piuttosto brevi. Meglio eventualmente una corda per assicurare chi dovesse trovarsi in difficoltà. Da affrontare comunque con la dovuta esperienza ed allenamento.- Leggi tutto
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Via Ferrata CAI Mandello
Fatta nell'ambito di un giro molto lungo. Ferrata facile, articolata e molto panoramica. Si alternano tratti di sentiero, di cammino su cresta e tratti attrezzati mai difficili. Ottima per neofiti. Relativamente lunga, rispetto ad altre, non è però faticosa. Ottima anche se combinata con la traversata alta, prima tappa di due giorni (dormendo al Brioschi). Sconsigliabile la domenica per il grande affollamento e nei periodi caldi. Ideale in settembre/ottobre se non ha ancora nevicato.
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Via Ferrata CAI Mandello
Introduzione
L’itinerario percorre la cresta Nord-Ovest del Sasso Carbonari e termina alla Bocchetta del Releccio, 200 m sotto la vetta della Grigna Settentrionale. E’ parte integrante dell’Alta Via delle Grigne e l’attacco può essere raggiunto sia dal rifugio Bietti in circa 40’ (consigliabile), sia dal rifugio Elisa, passando per il Canalone della Val Cassina, in poco meno di 2 ore.
La ferrata non è tecnicamente impegnativa ma di grande soddisfazione in quanto si presenta molto varia ed articolata. Salti rocciosi si alternano a tratti di sentiero. Si cammina su sfasciumi, su prati e tra i mughi con diversi saliscendi lungo la cresta irregolare.
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ferrata Silvano De Franco
Seconda ferrata della giornata, dopo la più semplice del Centenario. Questo percorso, a differenza del primo, si caratterizza per l'assenza di aiuti artificiali, salvo una staffa nel punto chiave. La roccia fortemente appigliata rende però la progressione divertente pur se impegnativa. La catena di sicurezza complica spesso la salita perchè, essendo di grosso diametro, ostacola lo scorrimento dei moschettoni (Ermanno ha dovuto disarrampicare un tratto verticale a causa di ciò). Anche su questo percorso bisogna fare attenzione alla caduta di sassi. Ferrata breve ma intensa, da provare.
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Ferrata del Centenario
prima parte dell'itinerario che ci ha portati in vetta al Resegone percorrendo questa e la successiva ferrata De Franco. Percorso divertente e sicuro, forse un pò troppo ricco di pioli nella roccia, che semplificano la progressione ma che sono spesso ridondanti. Adatta anche ai principianti. Da percorrere con la massima attenzione se ci sono persone davanti, per il rischio di caduta di sassi, MOLTO FREQUENTE.
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Ferrata del Centenario
Introduzione
La ferrata del Centenario è stata ristrutturata negli ultimi anni e presenta nella sua prima parte tratti verticali attrezzati con un cavo metallico rivestito con guaina in gomma e numerosi pioli per la progressione, intervallati da tratti più facili in cui è presente la catena. E' una ferrata di medio impegno e molto sicura.
I tempi indicati si riferiscono all'intero percorso.
La sola ferrata richiede un tempo di percorrenza di 45'-50' con un dislivello di circa 150 m.
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Ferrata del Gorbeillon
lo strapiombo inclinato a destra, appena prima del ponte tibetano, è veramente duro. Percorso divertente e impegnativo. Fare attenzione alle rocce lisce, e a non banalizzare il sentiero di ritorno che ha dei punti insidiosi, specie se ha piovuto da poco.
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ferrata Gamma uno al Pizzo D'Erna
ferrata lunga e abbastanza faticosa. La catena di sicurezza rende la salita faticosa perchè i moschettoni non scorrono facilmente (a quando un cavo?). I tratti arrampicabili sono molto divertenti perchè ricchi di appigli, e si può salire elegantemente ignorando la catena come progressione. Purtroppo la gran quantità di scale rende meno divertente il tutto; si risalgono pareti verticali e molto esposte, in un caso con un passaggio da una scala all'altra da brivido, ma c'è da domandarsi se un percorso del genere, che senza scale non sarebbe praticabile, abbia un senso. In ogni caso, si tratta di una ferrata piuttosto famosa e frequentata, che consiglio di evitare la domenica (già il sabato era frequentatissima).
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