Tutte le relazioni su inalto.org
Col de la Crosatie
Introduzione
Interessante salita lungo il percorso dell'Alta Via 2. L'arrivo al colle permette di gustarsi un panorama privilegiato sulla catena del Monte Bianco.
Mont Avic
Introduzione
Risalendo il vallone di Champdepraz non possiamo non rimanere incantati dalla magica piramide che si erge in fondo valle. Il Mont Avic è sicuramente una delle più belle montagne valdostane e quello che descriveremo qui sotto è un itinerario sicuramente impegnativo ma che vi permetterà di inoltrarvi in questo territorio alpino ancora intatto.
Cerviso
Introduzione
Gita di tipo "filologico" alla ricerca di antichi alpeggi e di sentieri dimenticati. Cevo (frazione di Civo, ma pienamente in Val Masino) si trova alla base di un vallone ormai percorso turisticamente solo per la presenza di alcuni laghetti nell'anfiteatro terminale; ben pochi si accorgono della presenza di vallette laterali e terrazzi sospesi ospitanti ruderi di baite, residua testimonianza di una vita d'alpeggio ben diversa da quella odierna. Cerviso, che vanta ancora un paio di baite abitate nella stagione della caccia agli ungulati e della raccolta dei funghi, è da considerarsi punto di partenza per la ricerca di tracce scomparse fra i monti occidentali della Val Masino.
Greina da amare, giorno 2
Dopo aver pernottato alla Motterascio, partiamo alle 8:15 in una splendida alba, con cielo terso e lindo verso Crap la Crusch. Da qui percorriamo il Plaun di Greina seguendo il Reno di Somovix fino al ponte di Camona, dove il Reno si butta in una gola. Salita sullo sperone che sovrasta la gola, per scendere poi dall'altra parte verso la Terri. Nota: questo tratto penso debba essere considerato T3, dato che vi sono diversi passaggi esposti con catene fisse.
Sosta alla Terri per Nussgiepfel e caffé. La capanna deve essere stata rinnovata recentemente, ho visto una foto in cui era ancora tutta in legno, mentre ora è vi è una estensione in sasso, è molto più grande. Costruita su di un piccolo poggio al centro della vallata, è ben riparata dalle valanghe.
Rientriamo a Crap la Crusch passando lungo l'altra via che segue il lato sx orografico del Reno di Somovix. Breve tratto in una canalina con catene per la discesa. Da questa parte si vedono diversi piccolissimi laghetti invisibili dal basso.
Arriviamo alle 13:20 a Crap la Crusch, bisogna pedalare bene per arrivare a prendere l'ultimo bus alpino delle 16:35 alla diga del Luzzone. Discesa a manetta, ben oltre i miei ritmi, quadricipiti doloranti.
Alle 16:05 sono alla fermata del bus... Non potrebbero farlo partire un po' più tardi? Siamo praticamente a metà pomeriggio, e già bisogna rientrare
Zona splendida, quella della Greina, meglio farla in settimana però: durante il sabato e domenica è troppo frequentata per i miei gusti.
Lac Vert
Introduzione
La salita a questo solitario lago di origine glaciale, che nonostante la vicinanza al rifugio Bezzi è un luogo non molto frequentato, è caratterizzata, oltre il rifugio, dall’itinerario molto diretto che si sviluppa sul filo di due morene con pendenze che vanno sempre più accentuandosi sino all’ultimo breve tratto che è molto ripido. Durante l’avvicinamento, oltre il panorama che si allarga sempre più sull’alta valle, si passa a poca distanza sulla destra della lunga lingua terminale del ghiacciaio di Plattes des Chamois che termina sulle morene sottostanti.
Descrizione
Dal parcheggio si raggiungono le paline degli itinerari escursionistici e si inizia a salire sulla sterrata incontrando quasi subito un bivio (1865 m) dove, ignorando la diramazione della strada a sinistra, si continua verso il vallone centrale. Camminando in leggera salita si arriva al vecchio alpeggio di Tsalé (1938 m) che si lascia a sinistra e si continua su percorso quasi rettilineo sino ad incontrare un bivio (2026 m) dove a destra scende una stradina e davanti a noi inizia un sentiero; imboccato quest’ultimo si prosegue a mezzacosta poco sopra il torrente passando sotto gli scoscesi versanti della montagna arrivando in vista di un traliccio della teleferica. Raggiuntolo ci si trova ormai a poche decine di metri dal rifugio Bezzi (2286 m) che si vede solo all’ultimo momento e si raggiunge in pochi minuti. Dal rifugio si raggiungono le paline che si trovano poco oltre e, seguendo le indicazioni dell’itinerario, ci si indirizza leggermente sulla destra per scendere verso il torrente che si supera su di un ponticello di legno; superatolo si segue il sentiero che, dopo aver attraversato un ruscello, giunge ad un bivio ben segnalato da bolli gialli (2294 m) al quale si devia a sinistra e, dopo aver lasciato sulla destra una traccia che si stacca a quota 2338 m, con qualche tornante si dirige verso una prima lunga morena erbosa. La si risale sul filo e quando la pendenza diminuisce si devia leggermente a destra e si prende il filo di una seconda morena più ripida della precedente ed anche un po’ più aerea; arrivati quasi al suo termine si deve risalire un ultimo tratto molto ripido su zolle erbose che arriva sul bordo alto del bacino di contenimento del lago che si raggiunge con una breve e facile discesa verso destra.
Col du Lac Noir
Introduzione
Lunga escursione che, una volta superato il rifugio Bezzi, si sviluppa in ambienti solitari e poco frequentati attraversando i ripidi pendii erbosi dell’alta Valgrisenche ed inoltrandosi in un pietroso vallone morenico che termina al panoramico Col di Lac Noir. Le difficoltà della salita si trovano nella parte alta dell’itinerario sul lungo traverso dopo il rifugio dove si trova qualche breve passaggio un po’ esposto e nel vallone che conduce al colle dove terminano i bolli gialli e si seguono gli ometti di pietra ed una molto esile traccia; per il resto il percorso è ben segnalato e, vista la solitudine dei luoghi è anche possibile fare avvistamenti di fauna alpina.
Descrizione
Dal parcheggio si raggiungono le paline degli itinerari escursionistici e si inizia a salire sulla sterrata incontrando quasi subito un bivio (1865 m) dove, ignorando la diramazione della strada a sinistra, si continua verso il vallone centrale. Camminando in leggera salita si arriva al vecchio alpeggio di Tsalé (1938 m) che si lascia a sinistra e si continua su percorso quasi rettilineo sino ad incontrare un bivio (2026 m) dove a destra scende una stradina e davanti a noi inizia un sentiero; imboccato quest’ultimo si prosegue a mezzacosta poco sopra il torrente passando sotto gli scoscesi versanti della montagna arrivando in vista di un traliccio della teleferica. Raggiuntolo ci si trova ormai a poche decine di metri dal rifugio Bezzi (2286 m) che si vede solo all’ultimo momento e si raggiunge in pochi minuti. Dal rifugio si raggiungono le paline che si trovano poco oltre e, seguendo le indicazioni dell’itinerario, ci si indirizza leggermente sulla destra per scendere verso il torrente che si supera su di un ponticello di legno; superatolo si segue il sentiero che, dopo aver attraversato un ruscello, giunge ad un bivio ben segnalato da bolli gialli (2294 m) dove si tralascia quello di sinistra e si prosegue sulla destra alzandosi leggermente sul sentiero che prosegue nell’erba e supera un altro bivio con una traccia (2304 m) che scende a destra. Dopo qualche comodo tornante si inizia una lunga salita a mezzacosta che supera un rudere (2370 m) e, seguendo i costoni e gli impluvi della montagna, si alza leggermente con qualche traverso un po’ esposto; dopo aver superato un torrente, che potrebbe creare qualche difficoltà in caso di grande portata d’acqua, l’esposizione sui ripidi pendii diminuisce e si piega gradatamente sulla sinistra entrando in un lungo e solitario vallone. Si prosegue in piano sulla pietraia seguendo il torrente che poco più avanti si attraversa e, risaliti con qualche svolta, si giunge ad un bivio (2630 m) segnalato da un sasso con un bollo giallo; dopo un breve tratto pianeggiante si inizia a salire con qualche tornante e si entra in un secondo vallone dove la traccia diventa labile e si è aiutati dagli ometti di pietre e da qualche bollo giallo che terminano ad una quota di 2725 m con gli ultimi ben visibili su un grosso masso. D’ora in poi si devono seguire i ben visibili ometti di pietre che ci indirizzano, con la traccia che è visibile solo a tratti, verso il centro del vallone su un percorso che prevalentemente si sviluppa tra molte zone pietrose e punta ad una bassa morena; risalitala si giunge così all’ampia insellatura del Col du Lac Noir dove anche in stagione avanzata si possono trovare residui nevai.
Grand Tournalin, cima sud 3371m
Dal piazzale si imbocca il sentiero che parte dopo un piccolo ponte e ripido conduce nella conca di Cheneil (2105m), qui tenete la destra, camminando verso sud e verso gli edifici presenti, per incontrare una palina ricca di indicazioni. Prendete quindi il sentiero n° 30 che inizialmente ricalca l'Alta Via n° 1, entrate nel boschetto e fate tesoro dell'ombra in quanto sarà difficile trovare altri ripari dal sole.
Fuori dall'abbraccio di larici, rodendri, mirtilli e pulsatille si accenna un certo panorama che, verso nord è dominato dal Monte Cervino e dalla Becca d'Aran.

Trascurate la palina per il Santuario Clavalité ed attraversate un basso corso d'acqua per poi affrontare un breve, ma sincero pendio che anticipa un pianoro interessato da qualche acquitrino. Continuando in direzione nord ci si imbatte nella palina che vi farà lasciare l'Alta Via n° 1 a favore del "nostro" sentiero n° 30.
L'itinerario taglia ora dei pascoli aromatici (e non...) e permette l'osservazione di alcuni rari esemplari di bovino quadrupede ruminante cornuto oltre all'aspirato Grand Tournalin, alla Roisetta e più a destra alla Becca Trecare sul cui pendio occidentale è disegnato il tracciato da seguire.

A mezza costa tra pennellate gialle e marmotte di vedetta si apre a sinistra una visuale che vi porta dai paretoni sotto la Becca d'Aran fino alla Becca di Luseney una vallata più in là.
Alcuni passaggi più ripidi vi avvicinano ad una palina oscurata su cui si scorge comunque il n° 29 per la Roisetta che scappa ad ovest; non se ne tiene conto e si procede verso destra in salita guadagnando velocemente un bel piano ricco di flora montana e bagnato dal ruscello ormai più volte attraversato durante il percorso.

La pendenza aumenta con ripidi tornanti che cancellano l'erba salendo tra sassi e terriccio fino all'imbocco del vallone sotto il Colle del Tournalin.
Il vallone viene affrontato sul versante settentrionale, a sinistra, seguendo rari tratti di sentierino e degli ometti. I massi sono di discrete dimensioni e piuttosto stabili, è comunque opportuno tener conto dei rischi legati alla progressione su pietraia. Vedrete in seguito alcuni scalini di pietra, ultime memorie del sentiero costruito a fine '800, poi passerete d'innanzi ad un riparo ricavato sotto un masso ("barma"), inoltre il luogo è propenso all'avvistamento di qualche stambecco.

Giunti al Colle del Tournalin (3145m) regalatevi un ottimo panorama del gruppo del Monte Rosa con alla vostra destra la frastagliata cresta per il Petit Tournalin e sulla sinistra il sentierino e gli ometti per la vostra meta, il Grand Tournalin.

Da qui l'escursione assume toni più seri, infatti le mani sono spesso impiegate per aiutarsi sugli sfaciumi, per superare qualche masso e per sentirsi più sicuri sulle cenge esposte. Una corda fissa vi aiuterà a lasciarvi alle spalle un punto di roccia piuttosto liscia e leggermente pendente a valle.

Seguendo i suggerimenti degli ometti si termina l'ardua salita incontrando il rudere del Bivacco Carrel (CAI Aosta, 1875), da qui in due falcate si è alla croce di vetta e proseguendo verso nord si guadagna con qualche vertiginoso metro di cresta, il punto escursionistico più elevato: la cima sud del Grand Tournalin, 3371m.
Più a nord l'effettiva vetta (3379m) interrompe il panorama tra i massicci del Cervino e del Rosa, per ovviare a questo "fastido" bisogna affrontare la forcella (III grado) con le dovute precauzioni e con lo zaino colmo di abilità ed esperienza alpinistica.
La cima sud rappresenta appieno un traguardo ricco di soddisfazione e dal potenziale panoramico d'eccellenza: (da N a E)Breithorn, Monte Rosa, Testa Grigia,

(da E a S) Dame di Challand, Monte Zerbion, Monte Barbeston,

(da S a W) Punta Tersiva, Emilius, Grand Paradiso, (da W a N) Ruitor, Monte Bianco, Grand Combin, Punta Tsan, Dent d'Herin, Cervino...
smettete di girare...
Per il rientro seguire il percorso di andata.
Tutte le immagini © All Rights Reserved 2010 Fabio Bertuzzo
Punta Tersiva
Lasciata l’auto al parcheggio di Lillaz (1623 m) imboccare la strada che costeggia il torrente Urtier. Poco dopo il fabbricato della CVA sulla sinistra si alza un sentiero con segnavia dell’Alta Via n. 2, e n. 13. Si sale nel bosco e dopo una decina di minuti si esce all’aperto dove si trova una palina sulla destra per la palestra di roccia. La si ignora imboccando invece verso sinistra e continuando a salire seguendo sempre i bolli dell’Alta Via n. 2. Si segue il corso del torrente sulla sua destra orografica stando qualche decina di metri più in alto. Si attraversa l’abitato di Goilles desot, si prosegue quasi in piano e a quota 1821 m si attraversa l’Urtier su un ponte di legno. Il sentiero ripende a salire nel bosco per qualche centinaio di metri finchè si scorgono le case di Bouc (1861 m). Si abbandona quindi l’Alta Via e si raggiunge il piccolo villaggio attraversato il quale una strada sterrata conduce ad un secondo ponte da percorrere a sua volta. Si torna quindi sulla destra orografica del torrente da cui si diparte una traccia di sentiero sul prato. Seguendo questa traccia si può evitare un lungo percorso su poderale. A quota 1960 il sentierino prosegue incrociando tre volte la strada. Si raggiunge una chiesetta a quota 2020 e da qui non si può che seguire la sterrata. Dopo un lungo percorso a tornanti, passata una bella cascata, si arriva a un tornante con un ponte che attraversa ancora l’Urtier. Prima del ponte prendere una traccia di sentiero non segnalata ma evidente che risale la destra del torrente e conduce ad un bellissimo pianoro dove confluiscono nell’Urtier i torrenti di Ponton, de Peradza ed altri minori. Ad un certo punto la traccia scompare ed è necessario risalire il prato verso sinistra. All’altezza di alcuni ruderi si incontra una sterrata con bollo 10D da percorrere fino a quota 2507. Voltare quindi a sinistra sullo stradello per l’Alpe Invergneux (2524 m). Attraversare l’alpeggio e dirigersi a destra sul prato salendo fino a intercettare il sentiero 10D diretto al Passo des Invergneux (2902 m) che si raggiunge dopo circa quattro ore di marcia.
Dal passo è necessario seguire la dorsale sulla destra. La vetta è ben visibile ma ancora lontana, ma una lieve traccia di sentiero si snoda dapprima su prato, successivamente su terra. Un gradone di roccia malsicura obbliga ad una discesa di qualche metro sul versante nord-ovest, chiamato “la Serra” che si deve percorrere su pietrame malfermo e da cui si ha una bella vista sul vallone del Grauson. Si incontrano piccoli nevai e, aiutati da scarsi ometti spesso crollati, si risale ripidamente su terreno instabile per portarsi sull’altro versante della montagna da cui si può ammirare il vallone dell’Urtier, il lago Ponton e la Finestra di Champorcher.
Bisogna sempre camminare con attenzione perché la traccia di sentiero è esposta e il terreno friabile e spesso scivoloso. A quota 3200 m circa alcuni evidenti ometti sulla cresta indicano che si deve scollinare ancora. Ci si trova adesso su un pianoro di terra in cui è visibile la traccia e alcuni ometti.
Dopo una breve salita si raggiungono altri grandi ometti. Da qui inizia il tratto alpinistico. A quota 3194 una catena aiuta a scendere una parete di 24 m su roccia piuttosto liscia e scivolosa, dove è anche difficile non far precipitare sassi. La discesa conduce all’attacco del ghiacciaio del Tessonet che si deve attraversare nel senso della larghezza e che non presenta crepacci. L’uso dei ramponi è comunque necessario in quanto si incontrano tratti innevati intercalati con altri di ghiaccio vivo.
Alla fine del ghiacciaio si risale ripidamente la morena, a metà della quale si incontra la traccia proveniente dal vallone del Grauson. Si giunge infine al Colle Tersiva a 3310 m di quota. Il tratto finale risale la cresta a fianco del nevaio presente tutto l’anno con ripide serpentine su brecciolino fino alla cima, dove si trova la statua bronzea della Madonna ed una piccola croce. Tempo di marcia: sette ore da Lillaz.
La discesa si svolge sullo stesso percorso di salita, cercando di tagliare per prati quando possibile per evitare i lunghi tratti di poderale.
Greina da amare, giorno 1
Introduzione
Lago di Arcoglio
Introduzione
Escursione inedita (benchè segnalata) su sentieri in parte abbandonati e in parte nemmeno cartografati. Un tratto di percorso è cancellato da una frana attiva e pericolosa: in loco è indicata una variante, peraltro irreperibile nella vegetazione.
Nota sulla difficoltà: E per il percorso globale, EE per l'orientamento e l'attraversamento della frana.
Il dislivello apparente è modesto, ma bisogna tenere conto di vari saliscendi e della notevole estensione di spostamento nei lunghi tratti semipiani. Grande varietà di ambienti attraversati: umidi ed erbosi a nord, aridi e rocciosi a sud, ampie praterie a pascolo con alpeggio attivo, zona umida nei pressi del laghetto meta della gita. L'ultimo tratto dell'escursione si innesta all'Alpe Arcoglio sulla prima tappa dell'Alta Via della Valmalenco. Naturalmente amplissimo il panorama sui completi gruppi del Bernina e dello Scalino.


