Cima Vertana
Introduzione
La Cima Vertana è la più elevata del Sottogruppo Vertana-Angelo, importante propaggine settentrionale del Gruppo Ortles-Cevedale. E' un magnifico belvedere (come il vicino Angelo Grande) meno frequentata di quest'ultimo soprattutto per il suo accesso un po' complicato, l'assenza di punti di appoggio e la necessità di trovare l'itinerario che è soggetto a interpretazioni a causa dei continui cambiamenti del grande Ghiacciaio di Rosim il quale, negli ultimi anni, è sempre più scoperto e affiora sul percorso con conseguenti pericoli di scivolamenti. Le segnalazioni terminano all'incirca a quota 2850 m. e quindi è necessario ricavare il percorso dall'osservazione delle condizioni di innevamento, assai mutevoli, e scegliere l'itinerario migliore a seconda di queste ultime. Con cattiva visibilità questa ascensione è decisamente sconsigliabile.
Descrizione
Dalla stazione di arrivo della seggiovia del Pulpito si prende a destra un sentiero ben tracciato e segnalato con il n. 13 che che entra nella Val Rosim e dirige verso uno spiovente roccioso (le Crode di Rosim) raggiungendo dopo circa 20 min. il bellissimo piano di Rosim, erboso e solcato da un bel torrente con vista sull'impressionante lingua del ghiacciaio omonimo che precipita con una grande seraccata alla testata della Valle stessa. Il sentiero punta al ghiacciaio con pendenza più viva, esegue alcune tornanti e si inerpica sempre più ripido con strettissime svolte verso la lingua glaciale portandosi al suo livello sul fianco sinistro (guardando). I segni biancorossi terminano all'incirca a quota 2850 proprio di fronte all'imponente fronte del bacino glaciale dove il terreno si fa morenico e instabile. Bisogna farsi largo tra rocce mobili aggirando tratti dove affiora il ghiaccio vivo, appoggiando il più possibile a sinistra in direzione dello sperone roccioso (quota 3385) che fa da avancorpo al versante sud della Cima Vertana. La risalita di questo tratto (vista spettacolare sul ghiacciaio) è assai faticosa e da farsi con estrema prudenza, scegliendo i punti più solidi e innalzandosi su tracce che guidano sempre più a sinistra fino al sommo dello sperone stesso. Da qui il percorso da seguire appare evidente. La vetta, sormontata da una grande croce, si presenta come come una paretina triangolare di sfasciumi appoggiata su un versante assai frantumato di rocce metamorfiche. Si procede per qualche centinaio di metri sotto la cresta sudest che scende a destra della vetta costeggiandola dal basso e superando qualche tratto innevato. Ritrovando qualche traccia di passaggio si prosegue tra gli sfasciumi e e ci si porta nel bacino terminale ai piedi della paretina. Qui occorre appoggiare di nuovo a sinistra verso la cresta sudovet che scende a sinistra della vetta, la si raggiunge e la risale sul suo fianco destro a svolte sempre su terreno molto rotto arrivando infine alla grande croce della vetta. Panorama assai interessante su tutto il gruppo dell'Ortles e sulle Alpi Retiche. Molto interessante e impressionante la vista del vicino Angelo Grande e, in basso, della Valle di Zay che conduce al Rifugio Serristori e al passo omonimo, nonchè il ramo secondario che da questo passo si alza nella elegante Croda di Cengles e prosegue fratagliato fino alle due vette del Dossobello.
Autore
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Bibliografia
- Renato Armellini: Alpi Retiche - Guida dei monti d'Italia CAI-TCI Club Alpino Italiano, 1997
Cartografia
- Ortles Cevedale 1:25.000 - foglio 08 Editrice Tabacco - Udine, 2008
Galleria fotografica
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