lunedì, 13 febbraio 2012
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Sci-Alpinismo

Col Fenêtre

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Via: 
da Vetan per il vallone di Verrogne
Data del rilievo: 
08/02/2012
Foto: 
col fenetre e mont fallere
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
MS
Periodo Consigliato: 
gennaio,febbraio,marzo,aprile
Dislivello: 
1122 m
Distanza percorsa: 
15,19 km

Lunga escursione (oltre 15 km tra salita e discesa) con la quale si risale il vallone di Verrogne in tutta la sua interezza passando tra numerosi dossi e da un bel rifugio in fase di ultimazione; raggiunto poi il colle il panorama è veramente bello sia sul vallone di salita sia sul versante opposto dove si trova il vallone del Mont Flassin e, più a nord, le cime del comprensorio della zona del Gran San Bernardo. Le difficoltà si possono incontrare nei traversi iniziali sulla stradina e nella risalita dell’ultimo ripido tratto verso il colle dove possono essere utili i coltelli anche in caso di pendio non ghiacciato. Al ritorno, a parte il primo ripido tratto, si cercano in seguito i pendii migliori tra i vari dossi per evitare di dover spingere in alcuni brevi tratti e, volendo prolungare un po’ la discesa, si può scendere ancora oltre la stradina dell’andata per prendere un’altra stradina che si trova anch’essa sulla destra. Da questa si contorna ancora la fiancata della montagna e, raggiunta la pista di fondo, si passa sotto un alpeggio e si raggiunge infine il boschetto dove si trova il parcheggio.

Descrizione

Dal fondo del parcheggio si sale alla destra verso i dolci pendii che si alzano al di sopra delle piste di fondo e, tenendo la sinistra, si punta verso un alpeggio ben visibile in alto sotto la dorsale che scende dalla Punta Leysser. Senza raggiungere la costruzione, si passa al di sotto di essa raggiungendo una palina sulla destra che si trova all’imbocco di una stradina, la si percorre compiendo qualche traverso che, a seconda delle condizioni, può richiedere qualche attenzione. Dopo aver seguito le sinuosità della fiancata della montagna si esce negli spazi più aperti che danno accesso al vallone di Verrogne; ci si inoltra in esso rimanendo un po’ spostati sulla sinistra risalendo i pendii nei punti di minor pendenza tra i numerosi dossi e, alzandosi, ci si sposta in seguito verso la parte centrale dove si trova il rifugio Fallere che si vede però solo all’ultimo momento. Passati dal rifugio (2392 m) si continua verso i pendii superiori spostandosi alla destra verso un lungo contrafforte situato davanti al versante ovest del Mont Fallére. Senza scendere nel punto più basso del valloncello, si devia a sinistra verso l’ormai ben visibile insellatura meta dell’escursione; dirigendosi dunque in quella direzione ci si porta sotto il colle dove, sulla sua destra, si inizia la faticosa salita con numerosi ripidi tornanti che giungono poi su pendenze minori dalle quali, spostandosi a sinistra, si raggiunge così la panoramica meta.

Becca di Pré d'Ament - Il Sigaro

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sottotitolo: 
colletto quota 2793 m
Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Data del rilievo: 
25/01/2012
Foto: 
la guglia del sigaro
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
MS
Periodo Consigliato: 
Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile
Dislivello: 
1007 m
Distanza percorsa: 
13,47 km

Questa salita è gettonatissima dagli escursionisti invernali per gli incantevoli pendii superiori su cui si sviluppa e per il bellissimo panorama che si gode sul gruppo del Rutor; infatti, superato il primo tratto degli alpeggi, ci si apre davanti un ampio e splendido vallone contornato da belle cime che racchiudono innumerevoli dossi immacolati mai eccessivamente ripidi. Gli eventuali pericoli si trovano nel percorrere la stradina che costeggia dall’alto il lago di Beauregard; in questo tratto la presenza di coni di valanghe possono rendere problematico il loro attraversamento per la forte esposizione sui corti pendii ripidi. Per il resto l’escursione si svolge in un ambiente che trasmette rilassatezza e senso di pace.

Descrizione

Dalla diga si imbocca la stradina che in piano costeggia a mezzacosta il sottostante lago di Beauregard superando alcune piccole slavine che, a volte, creano coni nevosi da superare con traversi brevi ma esposti. Dopo qualche minuto si arriva ad una piccola galleria che si attraversa e, subito dopo, si svolta decisamente a destra per rimontare il breve pendio che la sovrasta arrivando ad una stradina (questa si raggiunge anche proseguendo diritti dopo la galleria e al primo bivio si devia a sinistra); si percorrono alcuni tornanti e, superato un bivio, si raggiungono le vicine baite ben visibili al di sopra sulla destra. Rimontato dunque il breve pendio si lasciano alla sinistra le baite di Rocher (1896 m) e si risale il ripido pendio alle spalle di esse per poi tenere la destra e, con una salita diagonale, raggiungere le panoramiche baite di Prariond (2045 m). Continuando ancora la salita nella stessa direzione si arriva in vista di una chiesetta che non si raggiunge ma, piegando a sinistra, si arriva alle baite di Bois (2140 m). Qui si rimonta il pendio soprastante spostandosi gradatamente verso sinistra sino a raggiungere l’alpeggio di Catin (2309 m); a questo punto il vallone si apre in tutta la sua vastità e, con la pendenza che ora diminuisce sensibilmente, ci si inoltra in esso dirigendosi verso i numerosi dossi della sua parte alta. Questi si raggiungono dopo un tratto in leggera pendenza e si superano sia direttamente che passando nei punti di minor pendenza avvicinandosi sempre più alla ormai ben visibile sagoma del “sigaro”. Ancora un paio di dossi da superare e, piegando leggermente a destra, si arriva al colletto appena sotto la guglia.

Punta Leysser

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda gita
Data della gita: 
25/01/2012
Relazione Gita: 
Punta Leysser
Foto: 
punta leysser
Difficoltà: 
MS
Dislivello: 
1017 m
Distanza percorsa: 
10,46 km
Avvistamenti
Affollamento: 
Poca gente
Condizioni
Condizioni meteo: 

vento forte in vetta, coperto al pomeriggio con cattiva visibilità

Condizioni neve: 
crosta portante

Salita ad una cima sempre bella, traccia in salita su neve ben assestata e stessa condizione trovata anche nei pendii di discesa. Tempo che cambiava repentinamente durante la mattinata rendendo scarsa la visibilità durante la discesa. Panorama purtroppo inesistente per la copertura del cielo.
Seconda gita scialpinistica in assoluto con risultato sicuramente positivo.

Tsa de Flassin

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Segnavia: 

nessuno

Data del rilievo: 
28/12/2011
Foto: 
tsa de flassin
Difficoltà: 
MS
Periodo Consigliato: 
Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo
Dislivello: 
861 m
Distanza percorsa: 
10,50 km

Classica e frequentata escursione anche propedeutica per chi volesse avvicinarsi per le prime volte a questo tipo di attività invernale; l’assenza infatti di tratti ripidi e tecnici associata all’esposizione tutta a nord che garantisce la conservazione della neve rendono comoda la salita e semplice la discesa. Quest’ultima si sviluppa lasciando alla sinistra traccia di salita sino al limitare del bosco e poi, valutando al momento le condizioni della neve, si può eventualmente continuare la discesa sulla traccia della poderale spesso battuta per un buon tratto dal gatto delle nevi.

Descrizone

Dal parcheggio si attraversa subito la pista di fondo per dirigersi direttamente verso sud su una pista battuta dal gatto delle nevi che, poco oltre, costeggia la pista di slittino. Arrivati al punto di partenza di quest’ultima si passa in leggera salita un primo tratto di bosco seguendo per pochi minuti la traccia della strada poderale e poi tagliando il suo percorso per un piccolo pascolo innevato e raggiungendo in breve l’alpeggio di Champex. Lasciato quest’ultimo sulla sinistra si cammina in leggera salita per attraversare un breve tratto senza alberi e nei pressi delle prime conifere si passa accanto a Flassin de meiten; abbandonata dopo alcuni minuti la poderale si seguono le tracce che passano per il bosco godendo dei giochi di luce che si ammirano durante il suo attraversamento e cercando i piacevoli passaggi nella neve ancora immacolata. Salendo progressivamente senza eccessive pendenze si giunge al limitare del bosco e si inizia ad intravedere la testata del vallone di Flassin; poco a poco ci si sposta sulla sinistra per passare nei pressi delle pendici nord occidentali del Mont Labiez. Ora si apre alla vista tutta la panoramica della parte alta del vallone; aumentando leggermente la pendenza, si guadagna sulla destra il suo centro e, proprio a sinistra, si vede la meta dell’escursione: ancora una salita interrotta da un saliscendi ed un ultimo strappo ci conducono all’alpeggio di Tsa de Flassin.

Corni Bruciati

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
08/05/2011
Foto: 
L'ultimo terrazzo alla base della parete
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
OSA
Pendenza max: 
45°
Attrezzatura: 
normale da scialpinismo e rampant
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
845 m

INTRODUZIONE
Gita assolutamente inedita, trascurata a fronte del popolare e vicinissimo Monte Disgrazia. In realtà, i Corni Bruciati del titolo sono una meta alpinistica soprastante il punto di arrivo sciistico: altri 200 metri di dislivello lungo una complicata parete a cenge e camini (peraltro scesa con gli sci - e forse mai ripetuta? - nel 1989 dalla G.A. Mario Vannuccini con tratti di pendenza valutati 60°). Il percorso qui descritto, assolutamente primaverile, percorre un largo canalone lisciato dalle valanghe che raggiunge il piede delle rocce della parete NE della Cima Settentrionale dei Corni Bruciati 3097 m. L'itinerario è conveniente quando la strada di Predarossa sia percorribile in auto.

DESCRIZIONE
Dal piazzale di parcheggio, spesso già con gli sci ai piedi, si sale a percorrere il meraviglioso piano di Predarossa e - lasciando a sinistra le tracce del sentiero estivo per il Rifugio Ponti - si raggiunge il breve pendio alberato che porta al secondo ripiano. Da qui, con tracciato a mezzacosta in costante lieve pendenza, ci si porta verso i ripidi pendii dove vanno a morire le morene del Ghiacciaio del Disgrazia: lasciando a sinistra l'appariscente morena centrale (pista battuta per la salita al visibile rifugio e quindi al Disgrazia) si imbocca una larga conoide di valanghe stratificate che, restringendosi verso l'alto - pendenza media 35° circa - va a raggiungere un anfiteatro roccioso in cima al canale. Ancora un breve e ripidissimo scivolo (45°) e si raggiunge il punto nevoso culminante alla base delle rocce del Corno Bruciato Settentrionale.
Discesa da affrontare al giusto orario per un firn ottimale a queste pendenze.

Tête du Grand Etret

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Autore
Autore: 
Silvia Quaglino
Scheda gita
Data della gita: 
12/02/2011
Relazione Gita: 
Tête du Grand Etrêt
Via: 
da Pont Valsavarenche
Difficoltà: 
MS
Avvistamenti
Affollamento: 
Affollato
Condizioni
Condizioni meteo: 

perfette

Condizioni neve: 
farina in alto, in basso meglio stare sulla traccia
Scala di pericolo: 
1 - debole

itinerario che si sviluppa lungo il vallone di seyvaz, risalndolo lungo il torrente per andare ad immettersi sul ghiacciao del grand etret. molto tracciato. traccia dura o di neve compatta. bellissima vista sul retrostante vallone piemontese , sulle cime del piemonte e della vanoise. bellissima la vista sulla punata fourà e, salendo su ciarforon, becca di monciair e denti del broglio.
in discesa per tutto il tratto di ghiacciaio ho trovato neve farinosa. poi quando ci si reimmette nel vallone semipianeggiante meglio sfruttare le tracce di salita/discesa .
un po' di vento freddo mi ha accomapagnata per quasi tutta la salita , che, al mattino, si svolge tutta all'ombra. sole al colle.

Monte Valegino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
04/02/2011
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
BSA
Attrezzatura: 
normale da scialpinismo, rampant
Periodo Consigliato: 
dicembre, gennaio, febbraio, marzo
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
900 m

INTRODUZIONE
Una delle molte belle gite possibili da Tartano, e probabilmente una delle meno frequentate. L'arrivo in vetta viene sempre evitato per le caratteristiche dell'ultimo tratto: roccioso oppure con generose cornici. Generalmente ci si ferma al passo a ovest della cima (nè quotato nè nominato in cartografia) oppure, con ottime condizioni, si può arrivare alla spalla nevosa a circa metà della cresta fra passo e vetta. Dai Laghi di Porcile in avanti, i lunghi mezzacosta ascendenti - da percorrere in traverso o in risalita a stretti tornanti - sono quasi sempre di crosta ghiacciata.

DESCRIZIONE
Dal punto di parcheggio 1300 m si prosegue sulla pista innevata di fondovalle fino al ponte nei pressi di un gruppetto di baite con cappella; si evita di attraversare il torrente (via di ritorno) e, in corrispondenza di una fonte, si imbocca un sentiero fra gli abeti del versante sinistro della valle. La traccia risale alcune ripide radure con poche baite fino a portarsi a ridosso del torrente e ad attraversarlo in un tratto un poco scosceso. Una serie di tornanti ben tracciati nel bosco conduce al pianoro della Casera Porcile 1803 m; si prosegue sul pendio alle spalle delle tre baite seguendo il percorso migliore fra dossi e vallette. All'altezza della Baita Lares 1900 m si abbandonano le marcate tracce per il frequentato Passo Tartano e si comincia un lungo spostamento a sinistra in direzione della Baita Q 2005 m, posta nei pressi del primo Lago di Porcile (invisibile sotto la neve, e già molto intorbato in condizioni estive). Risalendo sui margini di una serie di ripiani - intervallati da ripidi strappi - si giunge alla base della cresta proveniente dal Passo Tartano e la si segue verso sinistra (traverso ghiacciato e minacciato da cornici), fino a trovarsi sotto la verticale del visibile passo a ovest del Monte Valegino. Si risale il ripido pendio con stretti zigzag fino alla bocchetta non quotata (2200 m circa). Potendo proseguire, ci si porta sul versante nordovest del Monte Valegino risalendo la parete con stretti traversi molto esposti fino alla base delle rocce terminali della cresta ovest. Raggiungere la vetta 2415 m ha carattere alpinistico. Discesa per la via di andata fino alla Casera Porcile; da qui conviene mantenersi sul lato sinistro della valletta di accesso al pianoro, scendendo un bosco ripido e ghiacciato (molto tracciato), fin nei pressi del torrente di fondovalle. Affiancate le due tipiche baite di Q 1550 m si giunge al ponte segnalato all'andata, e quindi sulla strada innevata fino al punto di parcheggio.

Tour del Monte Matto

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sottotitolo: 
per l'Antecima della Rocca di Valmiana
Autore
Autore: 
Livio Bertaina
Scheda
Foto: 
Il Colle di Valmiana ©2010 Livio Bertaina
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
BSA
Pendenza max: 
35°
Attrezzatura: 
Rampant, ramponi
Periodo Consigliato: 
marzo, aprile
Tempo Complessivo: 
7h00'
Dislivello: 
1055 m

Introduzione

Monte Matto, cima Est

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Autore
Autore: 
Livio Bertaina
Scheda
Via: 
normale dal Rifugio Livio Bianco
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
MSA
Attrezzatura: 
Rampant utili i ramponi
Periodo Consigliato: 
marzo, aprile
Tempo Complessivo: 
6h00'
Dislivello: 
1178 m

Introduzione

Dosso Tachèer

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Scheda
Foto: 
Dosso Tachèer ©2010 Marco Bonati
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
BS
Pendenza max: 
40°
Periodo Consigliato: 
gennaio, febbraio, marzo
Tempo Complessivo: 
3h45'
Dislivello: 
824 m

Introduzione

Breve gita, peraltro molto bella, poco conosciuta (o poco frequentata) per vari motivi: vicinanza di escursioni più impegnative, tratto con sci in spalla al ritorno, invisibilità del percorso dal basso. Gli argomenti a favore sono: esposizione a nord con neve sempre bella, panorama stupendo e, soprattutto, percorribilità in sicurezza anche con pericolo valanghe 3/5 nonostante la ripidezza del tratto culminante. Percorso frequentato in parte anche con racchette da neve.