sabato, 4 febbraio 2012
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Vallate

Il Tracciolino

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/01/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
705 m

INTRODUZIONE
Il Tracciolino è il classico e ben noto viottolo pianeggiante che unisce, con percorso caratteristico vario e panoramico, gli impianti idroelettrici della Valle dei Ratti a quelli della Val Codera. Questa gita è pensata per conoscere due accessi insoliti, risalenti agli anni 1930 all'epoca di inizio lavori: la via di salita è tuttora in uso come percorso diretto da Verceia agli alpeggi del versante meridionale della Valle dei Ratti; al contrario, il sentiero di discesa, capolavoro di ricerca del passaggio in zone molto impervie, è in condizioni di avanzato degrado: l'invasione da parte della vegetazione e l'erosione per il passaggio di ungulati lo rendono talora di difficile riconoscimento e spesso di arduo percorso.
Da considerare con attenzione - in autunno e inverno - la considerevole massa di foglie secche che occulta il sentiero in modo insidioso: usare ulteriore prudenza nei tratti esposti.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio di Via del Mulino 200m si imbocca la mulattiera segnalata e, fra le case, si raggiunge una fontana: la mulattiera prosegue a destra e subito entra nel castagneto. Alcuni regolari tornanti e si raggiunge un bivio pochi metri sotto una strada asfaltata nei pressi dei Crotti di Sceglio in Contrada Zocche 400m. Si prende a sinistra e si inizia un lungo traverso - ascendente a tratti - che si addentra in Valle dei Ratti. La mulattiera, talora protetta da corrimano a valle, oltrepassa una galleria paramassi e guada le poche acque della Val Priasca; aggirati alcuni valloni secondari, affianca i resti di una teleferica e, nei pressi di una baita con faggio monumentale, raggiunge uno snodo di sentieri. Si sceglie il ramo di sinistra che, in breve, scende nel fondovalle in corrispondenza del camminamento superiore della Diga di Moledana 905m: raggiunto l'altro versante si inizia in galleria il cammino sul Tracciolino. Seguendo i binari si oltrepassano nell'ordine il bivio a destra per Frasnedo e l'alta valle, la casa del guardiano e la stazione intermedia della teleferica da Verceia, e alcuni ponti in ferro, fino ad arrivare al bivio principale del Tracciolino: si lascia a destra la lunghissima galleria per san Giorgio e la Val Codera scegliendo la via di sinistra. In poche centinaia di metri i binari raggiungono il capolinea, un piazzale - panoramicissimo sul sottostante Lago di Mezzola - alla convergenza con il piano inclinato della condotta della centrale di Campo Mezzola. Il sentiero di discesa, ben individuabile sotto l'ultima arcata della funicolare di servizio, parte molto ripido nella boscaglia che interseca la parete rocciosa (molto esposto !!): percorrendo boschetti sospesi, cenge e terrazzi erbosi, la traccia si porta in una zona meno ripida, dove si riconoscono le originali strutture a secco di sostegno del passaggio. Una particolare estensione di eriche arboree precede un ponticello di attraversamento della condotta e un dosso di vecchio rimboschimento con specie esotiche (pini himalayani e querce rosse americane). La mulattiera, ormai molto comoda, dopo aver affiancato una vecchia cava di granito, raggiunge un gruppo di crotti al confine con prime case di Campo Mezzola. Da qui si scende ad attraversare la statale e si raggiunge un tratto di strada dismessa sulla riva del lago; la si percorre verso sinistra fino a raggiungere l'abitato di Verceia: le indicazioni per l'Hotel Saligari conducono al punto di partenza.

Bellavista

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

bianco/rosso/bianco

Data del rilievo: 
03/01/2012
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
570 m

INTRODUZIONE
Ampio giro sul versante boscoso del Monte Generoso, quello più abitato e ancora parzialmente utilizzato per le attività forestali e di pastorizia. La meta finale - peraltro raggiungibile per altre vie in auto o con il tipico treno a cremagliera - è un noto punto panoramico affacciato a sbalzo sul Lago di Lugano con panorami fin sulle vette del Vallese. Lungo il percorso si possono visitare esemplari di nevere (edifici per lo stoccaggio della neve a scopo di refrigeramento dei prodotti caseari) ancora perfettamente conservati. Inoltre, non è inconsueto l'incontro con begli esemplari di camoscio.

DESCRIZIONE
Da Muggio 651 m, tramite una stradina asfaltata chiusa al traffico non autorizzato, si scende al ponte sulla Breggia 570 m per poi risalire alla chiesa di San Giovanni 658 m; poco oltre - alle antiche case di Tur (un'architrave è incisa con la data 1797) - la pista carrozzabile termina e si imbocca sulla sinistra una bella mulattiera che sale con lunghi traversi e regolari tornanti nella selva di castagni da frutto. Raggiunta la cascina abbandonata dell'Alpe di Germania 967 m, ci si presenta un bivio (punto di convergenza con la via di ritorno): si svolta a destra e con un lungo mezzacosta nella faggeta - toccate le cascine con nevera di Dosso Piatto - si raggiunge con un ultimo strappo il villaggio di Muggiasca 951 m, abitato tutto l'anno e con vivace attività agricola. Si prosegue in salita sulla strada asfaltata per alcune centinaia di metri finchè le indicazioni non indirizzano su di un ripido sentierino sulla destra: qualche tornante nel bosco e ci si ritrova sulla vasta costa prativa della Cascina d'Armirone 1152 m. [Dell'alpeggio originale rimane solo - ben restaurato - l'edificio dell'oratorio del 1750]. Sotto un filare di aceri monumentali si incrocia una pista carrozzabile: la si segue verso destra fino al piazzale di un ristorante; qui - di nuovo a destra - viene indicata la strada per la stazione ferroviaria di Bellavista: sono 700 metri di comoda strada in un luminoso bosco di faggi. Nei pressi della stazione 1221 m (fermata intermedia estiva del treno per la vetta del Monte Generoso) si attraversano i binari e, a fianco dei ruderi dell'albergo "Des Alpes", si imbocca un viottolo che conduce in piano al terrazzo panoramico a picco sul sottostante Lago Ceresio. Si torna alla cascina d'Armirone (possibilità di scorciatoia indicata sulla sinistra) e si prosegue sulla pista asfaltata fino ad uno slargo - i Cassinelli 1105 m - dove viene segnalata a sinistra la discesa verso il dosso di Pianspessa 1035 m (nevera e roccolo). Percorsi i panoramici prati, il sentiero si infila nel bosco e - stretto ma ben tracciato - scende con ripidi tornanti all'Alpe di Germania, dove ci si ricongiunge - come indicato - col percorso di salita.

Clavalitè

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Autore
Autore: 
Ivo Giansetto
Scheda gita
Data della gita: 
14/01/2012
Via: 
da Lovignana
Foto: 
La Chiesetta nel pianoro di Clavalité
Difficoltà: 
E
Avvistamenti
Affollamento: 
Nessuno

Redazione
Data Escursione: 
14/01/2012 (Tutto il giorno)
Autore: 
Ivo Giansetto

Centovalli: la via dei Mercati, parte 1, da Locarno a Camedo

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Locarno, Golino, Intragna, Calezzo, Slögna, Verdasio, Lionza, Borgnone, Camedo
Data del rilievo: 
30/10/2011
Foto: 
Il lago artificiale di Palagnedra
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
7h15'
Dislivello: 
1200 m
Distanza percorsa: 
22,00 km

Escursione in solitaria, e con i sintomi imminenti di un mega-raffreddore che mi ha tagliato le gambe...

La "Via dei Mercati" era una mulattiera che univa Domodossola con Intragna, passando i vari paesini della valle Vigezzo e delle Centovalli. Percorsa dai mercanti, che portavano granaglie, metalli e sale provenienti dalla Pianura Padana, e tornavano con lana, formaggi e salumi. Esistono ancora alcuni tratti originari, ma la maggior parte del percorso del Medioevo è stato mangiato dal tempo.

Partenza dal tennis di Locarno alle 7:15, scavalco la Maggia sulla nuova passerella (accanto alla "direttissima" Locarno - Ascona), e subito dopo scendo per infilarmi sulla Astrovia, il percorso creato sulla diga insommergibile che propone il sole ed i pianeti messi a distanza proporzionata, con cartello didascalico. I primi (mercurio, venere, terra) distano tra di loro poche centinaia di metri, gli ultimi più di 1 Km.

La gamba non va, non riesco a tenere il mio passo normale, non riesco a scaldarmi. Percorro tutto l'argine fino alla confluenza della Melezza con la Maggia, poi svolto a sinistra per portarvi verso Golino prima, e Intragna poi, dove arrivo alle 9:10, e mi faccio la sosta di un quarto d'ora.

Da Intragna, passato il grotto "Du Rii" si trova la scalinata che porta a Calezzo, ultimo tratto della via dei Mercati. Salita fino a Calezzo, giornata splendida e mite per essere la fine di ottobre. Da Calezzo si continua su forestale per un bel pezzo di direzione di Slögna, poi finalmente si entra nel bosco, splendido in questo periodo, e appare la mulattiera. Inizia un bel sali-scendi continuo, per seguire la miriade di vallette laterali, ogni tanto la mulattiera scompare, per lasciare posto a semplice sentiero, e riapparire più avanti. A Slögna prendo a sinistra (a destra si sale ai Monti di Comino), e tra alti e bassi, splendido bosco autunnale di castagno, faggio e betulla, arrivo alle 12:00 a Verdasio.

Sosta pranzo al ristorante "Il Pentolino" sulla bella terrazza baciata dal sole, e alle 12:45 mi rimetto in marcia. Il sentiero scende subito in modo marcato, per risalire nuovamente, e questo due volte. Poco prima di Lionza ritrovo finalmente la mulattiera, passo la zona del maglio e del lavatoio, poi via quasi in piano fino a Borgnone, e discesa su Camedo stazione, dove arrivo alle 14:35.

Rientro a Locarno con la Centovallina, diventata un trenino comodissimo (io avevo ricordo di panche di legno).

Escursione splendida, che dà la vista sulla parte più bella delle Centovalli, quella in alto, che si apre come i petali di una genziana: stretta e incassata in basso, ampia e dolce in alto. Da Intragna niente rumori di traffico (al massimo lo sferragliare delle ruote della Centovallina sui binari), e quasi tutto bosco.

A dicembre probabilmente la seconda parte, da Camedo a Domodossola.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Due cime mancate in un sol giorno

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sottotitolo: 
Terri e Coroi, ci riprovo
Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Capanna Motterascio - Q2340 circa - capanna Motterascio - bocchetta di Larciolo - Q2500 circa - capanna Motterascio - alpe Garzott
Data del rilievo: 
02/10/2011
Foto: 
Il piz Terri dalla bocchetta di Larciolo
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
9h30'
Dislivello: 
1250 m
Distanza percorsa: 
10,00 km

Seconda giornata, grande giornata, ci attende il Terri, primo 3000 per Rita e per me, ma anche per Pietro.

Sveglia alle 6:30, ho dormito 9 ore filate (a casa dormo meno solitamente), non ostante qualche concerto di strumenti a fiato. Ho letto in molti rapporti che altri utenti di capanne e rifugi hanno problemi a dormire in capanna: sono fortunato, mi butto giù, e chi si è visto si è visto.

Rigoverniamo la stanza, colazione, preparativi, e finalmente alle 7:45 siamo in pista.Seguiamo i paletti T4 che conducono verso la valletta, sentiero di mucche scavato, più pericoloso per le caviglie di una pietraia. Dopo una mezz'oretta veniamo superati da 12 escursionisti, i quali poco più avanti passano su di una piastra di pietra. La guardo, e quasi svengo... Appoggi per i piedi millimetrici, tipo camminare su di una corda, niente appigli per le mani. Loro sono passati come se andassero al ballo delle debuttanti, io sono li bloccato. Pietro prova a scendere al fiume (50 metri più in basso) per vedere se si può aggirare l'ostacolo (la piastra scende quasi fino al letto del fiume). Difficile, ma si può fare. Ci penso, se non hanno messo la cordina qui, probabilmente è perché più avanti diventa ancora più difficile. E il camino per rientrare in cresta: a questo punto rischio di riuscire a salire, poi chiamare la Rega per farmi riportare a casa. Lasciamo stare, ci giriamo, e rientriamo in capanna.

Alle 9:10 siamo seduti con Ornella ed Emilio davanti ad un bel caffé e fetta di torta. Che si fa? Ornella ci propone di raggiungere il pizzo Coroi, un tre orette. Emilio traccia il percorso sulla cartina, e ci avventuriamo. Passiamo l'alpe Motterascio, scendiamo nella piana per attraversarla, terreno da torbiera, si sprofonda. Poi su dritti come fusi verso la bochetta di Larciolo. Dopo la bocchetta il disegno fatto da Emilio non coincide molto con quello che vediamo. Troviamo un sentiero da capre, lo seguiamo, ci fa salire ma non sembra portarci a destinazione. Alle 11:45 decidiamo di fare dietro-front, siamo ancora ben distanti dalla nostra meta. C'è ancora la discesa fino al Garzott, e continuando così arriviamo al Coroi fra due o tre giorni.

Alle 13:05 siamo nuovamente in capanna. Guardo dentro di me, non trovo né dispiacere, né sconforto, né avvilimento per non essere riuscito ad arrivare su nessuna delle due cime. Giornata splendida, paesaggi incantevoli, le gambe felici, profumi e silenzio, rane e gracchi, sono ampiamente soddisfatto. Così mi spappo polenta e formaggio dell'alpe invecchiato 14 mesi come premio, e mi metto in fase post-prandiale digestiva con la coscienza assolutamente a posto.

Ma c'è ancora la discesa... Alle 15:20, quando finalmente lo choc digestivo si è riassorbito, partiamo. Salutiamo Ornella, Emilio e la capanna, arrivederci all'anno prossimo. Discesa senza storia né gloria, fino al ponte metallico, dal quale parte anche il sentiero che sale all'alpe Larciolo. Poi nella pineta costeggiando il Luzzone, bassissimo, fino al Garzott.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Il lago Calvaresc e la capanna Boffalora

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Rossa, alp Calvaresc Sot, capanna Boffalora, alp Calvaresc Desora, lago Calvaresc, alp Desora, alp Sot, Rossa
Data del rilievo: 
25/09/2011
Foto: 
La capanna Boffalora
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
10h00'
Dislivello: 
1350 m
Distanza percorsa: 
15,00 km

Il Calvaresc non è presente nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", non ostante sia vicino al Trescolmen. Decidiamo di fregarcene, e andare a visitarlo ugualmente.

Partenza alle 9:00, salita agevole da Rossa per il primo pezzo, fino ad una corte posta di fronte ad Augio, con tantissimi muretti a secco diroccati. Poi si entra nella valle, e si sale più decisi. Sentiero di sasso, il durone sotto il piede non è molto contento.

Breve pausa all'altezza dello slargo della valle, prima di affrontare l'ultima salita fino all'alpe Calvaresc Sot. Qui giriamo a destra, e saliamo fino alla capanna Boffalora, con fermata pranzo. Struttura piccola, ma molto carina, gestita da volontari. La signora che ci accoglie è sorprendentement cordiale ed ospitale, e si sforza di parlare italiano. Piatto di minestra e dolce, prima di rimetterci in moto.

Restiamo alti percorrendo l'anfiteatro che chiude gli alpi, per arrivare tra ganne e sali-scendi all'alpe Calvaresc Desora, da dove una piccola salita conduce al lago. Merendina sulle rive, e la batteria della macchina fotografica tira le cuoia. Colpa mia, non l'ho ricaricata dopo l'ultima escursione Sad

Iniziamo la discesa, alp Desora, poi sorpresina. La discesa da Desora a Sot è bella tosta, pendente, catene in basso, sasso scivoloso in alto. Arrivati a Sot nuova pausa per permettere ai quadricipiti di recuperare, poi giù fino a Rossa, lunghissima, dove arriviamo alle 19:00.

Ripartizione delle difficoltà: T2 da Rossa alla Boffalora, e da Desora al lago. T3 dalla Boffalora a Desora, e da Desora a Sot.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Il lago Trescolmen (alta Calanca)

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Valbella, Cascinot, alp da Trescolmen, lago Trescolmen
Data del rilievo: 
11/09/2011
Foto: 
Il lago Trescolmen
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
7h30'
Dislivello: 
900 m
Distanza percorsa: 
10,00 km

Ho marcato come T3 (EE) questa escursione, dato che a partire da Cascinot il sentiero è praticamente in stato di abbandono: il tratto lungo il fiume, spazzato da una frana, non è più stato ripristinato. Salendo il sentiero si sta chiudendo, è esposto e frana. In diversi punti è difficile vedere dove si mettono i piedi.

La fine estate è l'occasione per riprendere in mano la serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana": ormai ne abbiamo fatta la metà, ci mancano quelli più "lontani" da raggiungere. Dato che il prospetto parla di "sentiero facile senza problemi", invitiamo anche Marco con Ivan e Alice. A noi si unisce Silvia.

Partenza da Valbella, discesa al ponte, poi si inizia la salita. La zona è bandita di caccia, ciò non ostante salendo incontriamo 4 cacciatori con tanto di preda, che stanno osservando qualcosa sull'altro versante della valle, Per non farci prendere a pallettate non commentiamo e non poniamo domande...

Arrivati a Cascinot, i bimbi hanno bisogno di fare il pieno, per cui piccola sosta. Un cartello indica "in su", senza dare la meta. Controlliamo la cartina, bisogna tenersi a filo del fiume. Arrivati alle sponde, il sentiero non c'è: alcuni omini indicano il passaggio, non agevole, lungo la riva. Passiamo dall'altra parte, risaliamo fino al punto in cui è visibile il sentiero, riguadiamo, ed iniziamo la salita.

A partire da qui la situazione si fa un po' più complicata: alti gradoni, problematici per Alice, i rododendri che stanno invadendo il sentiero (e non sono morbidi a strusciarsi contro), il sentiero smangiato dall'acqua e in alto esposto e franato in diversi punti.

Passiamo il guado che porta sull'altro versante, e il sentiero diventa ancora più problematico. Poco oltre Marco decide di fermarsi, e tornare al fiume: il pericolo per i bimbi è troppo elevato.

Silvia, Rita ed io continuiamo, e salendo ci convinciamo della saggezza della decisione di Marco. Riguadiamo il fiume per l'ultimo strappo che ci porta all'alpe di Trescolmen, da dove praticamente in piano si arriva al lago.

Mentre Rita e Silvia imbadiscono il sasso che funge da tavolo, salgo su di una piccola frana per cercare di riprenderlo per intero, senza riuscirci. Una coppia sta prendendo il sole, e non ci degna di atenzioni. Pic-nic veloce, il cielo si sta oscurando velocemente, hanno previsto precipitazioni nel tardo pomeriggio. Così iniziamo la discesa, e raggiungiamo Marco e bimbi a Cascinot, dove troviamo una thermos di caffé che ci attende Smiling

Da qui discesa agevole fino a Valbella, poi gelato e bibite per tutti a Rossa.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Il "Sentiero degli Stambecchi"

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Pian Geirett, passo Uffiern, Sasso Lanzone, lago Retico, capanna Bovarina, Ronco di Gualdo
Data del rilievo: 
03/09/2011
Foto: 
Sulla cresta del Sasso Lanzone
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
1300 m
Distanza percorsa: 
13,00 km

L'avevo fatto l'anno scorso con Andreas, mi aveva fatto piangere di commozione. Ma Rita non aveva potuto venire. Così chiedo ad Andreas se è disposto ad accompagnarci nuovamente: risposta affermativa. Al gruppo si unisce anche Pietro, anche lui, come Rita, alla prima esperienza su di un percorso di questo tipo.

Partiamo alle 8:40 da Pian Geirett, unici che salgono verso l'Uffiern invece che la Scaletta. Vampate di nebbia si alzano ed iniziano a nascondere le cime delle montagne.

La salita fino al passo Uffiern è senza problemi di rilievo. Nella parte alta è tutto sfasciume, ma la via è marcata benissimo. La nebbia, però, si infittisce sempre più. Guardo Andreas, che continua serafico: se lui dice che è tutto a posto, è tutto a posto.

Verso le 11:00 arriviamo al passo, non senza due belle soste lungo il percorso (Andreas è una guida splendida, ha un passo da ammazzare tutti, ma quando vai con lui non ti fa morire, e ti fa gustare ogni momento dell'escursione). Attacchiamo la salita verso la cresta del Sasso Lanzone in una marea di nebbia che si alza e si abbassa a ritmo forsennato. Vedi uno scorcio, e non fai neanche in tempo a scattare la foto che è già scomparso.

Arrivati alla cresta (somiglia alla schiena di uno stegosauro), guardo Andreas con la macchina fotografica in mano. L'anno scorso me l'aveva fatta mettere via. Quest'anno mi sorride, scuote la testa: posso tenerla. Sono tutto orgoglioso, vuol ben dire che in questo anno qualcosa ho migliorato Smiling

Percorriamo la cresta con l'aiuto della nebbia, che non ci fa vedere lo strapiombo di 1500 metri a sinistra, e quello minore di 300 a destra. Esiste solo la cima, ed il percorso. Tengo botta, non vado mai in apnea né iperventilazione. Dopo solo 25 minuti (l'anno scorso avevo impiegato 45 minuti per lo stesso tratto) arriviamo alla picolissima sella che segna la fine del Sasso Lanzone e l'inizio della Cima di Garina. Qui il sentiero piega a sinistra, e tramite una serie di cordine ci fa scendere di diverse decine di metri in pochissimi minuti. Firma sul libro di vetta, poi giù, sotto l'occhio attento di Andreas. Rita e Pietro hanno stabilito il loro nuovo record di quota massima: Q2826.

Iniziamo la cirumnavigazione della Cima di Garina, non senza fermarci per il pic-nic alle 13:00. La nebbia, accortasi che non è più necessaria, ha iniziato a dissolversi, e ci permette di gustare lo splendido panorama tutt'attorno, compresa la bella discesa a picco fino a Ghirone.

Passato l'iultimo poggio vediamo finalmente il lago Retico, splendido e cangevole. Scendiamo quasi saltellando lungo il canalone, e ci fermiamo a gustarcelo sulle sue rive, oltre a dare sollievo ai piedi.

Poi giù di nuovo, questa volta lungo i prati pascolati che portano alla Bovarina. Ultimo tratto nel bosco di larici, poi alle 16:25 gambe sotto il tavolo, caffé e gelato, il mio premio partita. Un bel "batti 5" per tutti quanti, ce lo siamo meritati.

Ripartiamo alle 16:55, dato che sul tratto "Ronco di Gualdo - Campo Blenio" sono il più veloce, ci siamo messi d'accordo che scendo io a prendere l'auto, e recupero i miei compagni. Alle 17:15 sono a Ronco (spero che le gambe non faranno male per tre giorni), e mentre inizio la discesa passa un auto. Butto alle ortiche il mio amor proprio, e faccio autostop. Mi accompagnano fino a Campo Blenio, telefono ad Andreas, li informo che in un quarto d'ora sarò da loro.

Recuperati i compagni, scendiamo ad Olivone, e in terrazza ce la contiamo su, con birretta e caffé (e si, sono astemio), le impressioni della giornata, il condividere le emozioni dei momenti di silenzio.

Percorso splendido, da rifare l'anno prossimo, magari con il cielo azzurro.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Laghi Miniera e lago di Dentro del Cadagno

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Cadagno di Fuori - capanna Cadagno "Franco Della Torre" - lago di Dentro del Cadagno - laghi Miniera - Stabbio di Mezzo - Stabbio Nuovo - passo dell'Uomo - Cadagno di Fuori
Data del rilievo: 
28/08/2011
Foto: 
Il lago di Dentro del Cadagno
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Tempo Complessivo: 
9h00'
Dislivello: 
830 m
Distanza percorsa: 
16,00 km

Ultima serie di laghi che ci mancava per completare l'opuscolo della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana" della zona del Piora / Cadlimo. Percorso che avevamo sempre rimandato, dato che sia il DVD dei sentieri, che lo SwissTopo online che il prospetto indicano il percorso di salita ai Miniera dal di Dentro del Cadagno come percorso alpino T4. Quest'anno prendiamo il coraggio a 4 mani, e proponiamo a Silvia, Pietro e Marco di unirsi a noi (mal comune, mezzo gaudio Smiling.

Partiamo tranquillamente dal Cadagno di Fuori, passiamo la capanna e prendiamo il sentiero di salita verso il di Dentro del Cadagno, dove eravamo già stati l'anno scorso. Salendo notiamo neve sopra Q2400 circa, residui della bufera di venerdi.

Al lago Pietro ed io esaminiamo la parete di salita, e vediamo una fila indicana (forse una gita CAS) che sale lungo il tratto evidente. Ci avventuriamo anche noi, e i tratti in cui il sentiero è pendente e stretto mi procurano qualche strizza allo stomaco. Percorsa la prima parte fino sotto la bocchetta, arriviamo alla zona "libera", solo che le marche non si vedono, nascoste dalla neve. Per fortuna ci sono i segni degli scarponi di chi ci ha preceduti.

Arriviamo senza gorssi patemi al primo dei laghi Miniera, il più grande che si trova ancora nel bacino del Mediterraneo (lungo la cresta corre lo spartiacque continentale, le acque che scendono dall'altra parte finiscono nel Reno fino a Rotterdam), poi passiamo la bocchetta e ci ritroviamo sul pianoro degli altri laghetti con un buon 5 cm di neve.

Anche qui il sentiero non si vede, seguiamo le impronte, ma giunti al punto di discesa le perdiamo. Scendiamo alla "se la va la va", dritti (il sentiero avrebbe curvato verso sinistra) con qualche problema di scivolamento sul pendio erboso coperto di neve.

Arriviamo nella valle del Cadlimo a circa metà strada tra lo Stabbio di Mezzo e lo Stabbio Nuovo (avremmo dovuto arrivare a quello di Mezzo), pausa pranzo. Poi, dato che sono allergico ai grossi dislivelli, convinco i miei compagni a rientrare passando dal passo dell'Uomo: più lunga chilometricamente, ma solo 200 metri di salita, e meno di 400 di discesa, invece dei 700 di discesa dalla capanna Cadlimo.

Arrivati al passo spero di poter fare il pieno d'acqua, ma purtroppo sia i rubinetti che le fontane sono chiuse. Ripartiamo in direzione del Cadagno, e scendendo troviamo una fontana / abbeveratorio provvidenziale. Da qui ordinaria routine. Alla capanna ci fermiamo per la merenda, poi rientriamo al parcheggio del Cadagno di Fuori.

Sempre bella la zona del Piora e del Cadlimo, le prime che abbiamo battuto estensivamente e che ci hanno fatto innamorare della montagna.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Tra Verzasca e Leventina, giorno 2, dalla capanna Efra a Personico

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Autore
Autore: 
Nino Dal Borgo
Scheda
Via: 
Capanna Efra, passo del Gagnone, rifugio Tecc Stevan, Monastei, bacino d'Ambra
Data del rilievo: 
20/08/2011
Foto: 
Il passo del Gagnone
Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
1820 m
Distanza percorsa: 
12,00 km

Secondo giorno di escursione...

Siamo gli ultimi a lasciare la capanna Efra alle 8:30, dopo aver rigovernato, pulito e chiuso. Capanna splendida, un vero gioiellino delle montagne. Gli altri 4 gitanti hanno rinunciato a terminare la VAV per paura di possibili temporali, e hanno deciso di rientrare direttamente a Frasco: si sono persi qualcosa, la giornata sarà splendida e torrida.

Partiamo in direzione del passo del Gagnone, percorso tranquillo, e vi arriviamo alle 9:30. Andreas sa tutto, anche che c'è un laghetto nascosto. Deponiamo i sacchi al confine tra Efra e Leventina, e andiamo a cercarlo: piccola conca dall'altra parte della cresta del passo, delizioso.

Alle 10:00 partiamo per la discesa, sole che picchia all'inverosimile. Prima un'ampia curva lungo l'anfiteatro appena sotto il passo, poi si inizia la discesa nuda e cruda fino a circa Q1400. Pendenza spezzagambe, sole che picchia, non un filo d'ombra, arrivo in fondo con i quadricipiti martioriati e 2.5 litri d'acqua già terminati.

In fondo per fortuna le due cascate che scendono dal Gagnone si riuniscono a formare il fiume che percorre la valle, e possiamo riempire le bottiglie. Alle 13:00 raggiungiamo il primo punto d'ombra, sosta pranzo e apertura scarponi, sperando che queste nuove armi bio-chimiche non ammazzino nessuno.

Il percorso è ancora lungo, alle 13:30 si riparte, e poco dopo entriamo finalmente nel bosco: ombra ombra ombra. Intanto se ne sono andati altri 2.5 litri d'acqua, il cappellino e la camicia sono ormai dei serbatoi. Fortunamente una fontana ci permette di rifare il secondo pieno. Sentiero splendido, parzialmente roccioso, richiede attenzione continua per non prendere una storta. Ma siamo grati ai faggi che ci accompagnano.

Passiamo il rifugio Tecc Stevan, dall'altra parte del fiume, lo saltiamo a pié pari, e tiriamo dritti fino al cartello "Valle Gagnone". Breve discussione, sinistra o destra? A destra è più bello, nella pineta, ma più lungo, e il sentiero resta in quota per scendere di botto in ultimo. A sinistra più corta, pendenza continua, rischio di essere sotto la stecca del sole. Optiamo per la sinistra.

Passiamo Monastei, e fortunamente il sentiero resta abbastaza all'ombra. Nuova fontana, nuovo pieno delle bottiglie,

Alle 16:45 siamo al bacino d'Ambra, e organizziamo il rientro a casa. Invitiamo Andreas a cena, se l'è meritato ampiamente.

Escursione splendida, ma da non rifare sotto la stecca del sole. Ho ingurgitato tra i 7.5 e i 10 litri d'acqua, e a casa avevo ancora sete...

Descrizione completa dell'escursione con mappa, foto e testo.