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Vallate

Il laghetto Tomeo, ed il suo rifugio

Via: 
Broglio - rifugio Tomeo - laghetto Tomeo
Scheda
Autore: 

UpTheHill

Data del rilievo: 
25/07/2010

Foto di copertina: 

Il laghetto Tomeo

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE (Escursionisti Esperti)
Periodo Consigliato: 
Da primavera a autunno
Tempo Complessivo: 
7h45'
Dislivello: 
1100 m

Era da un po' che non ci davamo sotto con i laghetti di alpini della seria omonima. Così, aprofittando della settimana di vacanza, decidiamo di tirarci un po' avanti con i compiti.

Il primo questa settimana è stato il lago Tomeo (o Tomé). Partenza da Broglio alle 10:40, primo pezzetto di salita dolce nel bosco, fino ad arrivare ad un bivio subito dopo il ponticello, con splendide pozze sottostanti. Da qui si inizia la salita dura e pura, 1100 metri in meno di 4 Km di percorso. Il primo tratto ancora nel bosco, poi arrivati circa a Q1100 si apre uno spiazzo, e da qui il resto della salita è all'aperto.

Tutta la via è costellata di pietre, paesaggio forte, e per me impegnativo psicologicamente, per valutare dove posare il piede ad ogni passo. In compenso il rio Tomeo, scendendo dal lago, ci offre spettacoli bellissimi di cascate, toboga e pozze dai colori smeraldo.

Arrivo al rifugio alle 14:40, dopo aver passato un breve tratto con l'ausilio di una cordina metallica fissata alla parete. Subito al laghetto, prima ancora di fare pranzo: splendido, intimo, chiuso in una conca dalle pareti quasi verticali. Il colore dell'acqua quasi nero, non riflette il paesaggio circostante.

Al rifugio c'è il responsabile, ci lascia mangiare all'interno: il vento che ci ha accompagnati per tutta l'escursione qui soffia forte e freddo. Consumiamo il solito pasto spartano, qualche foto ancora, poi alle 15:10 iniziamo la discesa. Incontriamo un camoscio che si lascia fotografare senza timore, per il resto i quadricipiti cantano l'halleluja per lo sforzo.

Arriviamo a Broglio alle 18:30, poi cenetta a due a Cevio, in preparazione dell'escursione allo Sfille prevista per il giorno dopo.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

Due passi al giorno: Gana Negra e Cantonill

Acqucalda - passo di Gana Negra - passo Cantonill - Acquacalda
Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
04/07/2010

Foto di copertina: 

Il pizzo Colombe / pizzo Campanitt, che segna il confine tra la regione del Piora e la valle di Blenio

Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Pendenza max: 
60°
Periodo Consigliato: 
Primavera e autunno. Quasi tutto esposto alla stecca del sole.
Tempo Complessivo: 
9h30'
Dislivello: 
1280 m

Era da un po' di tempo che Rita ed io volevamo visitare la zona del passo di Gana Negra, di cui avevamo sentito parlare un gran bene, e che avevamo intravvisto con Enrico durante la ciaspolata alla Bovarina del 19.03.2010. Le cartine Quadraconcept (sia la topografica 1:25'000 che la satellitare 1:20'000) mi danno un sentiero che sale direttamente da Samprou, tagliando fuori in questo modo il passo del Lucomagno.

Partenza da Acquacalda alle 9:00, fa già caldo, la giornata si annuncia torrida. In breve arriviamo a Samprou, ma nessuna indicazione del sentiero di salita. Niente marche, niente cartelli, niente traccia. Decidiamo di salire seguendo il naso e la cartina. Arriviamo su di un pianoro, quasi sopra Casaccia, e ancora nessuna indicazione. La cartina indica che dovremmo essere giusti, e continuare lungo le creste del pendio.

Seguiamo questa direzione, zigzaggando sempre più in alto, poi, finalmente una marca bianco-rosso-bianco, a oltre 2/3 della salita: siamo giusti. Rinfrancati, continuiamo lungo il percorso indicato dalla cartina, e alle 11:30 arriviamo al passo di Gana Negra.

Da qui le cose si semplificano, il sentiero è ben visibile. Passiamo questa splendida zona, caratterizzata da massi di roccia solida, e da altri, scurissimi, con una stratificazione sottile e friabile molto evidente. Durante la discesa verso l'alpe Bovarina incontro con la prima marmotta dell'anno.

Ci fermiamo per il pic-nic alle 13:00, poco sopra l'alpe Bovarina, accanto ad un delizioso mini-laghetto. Ripartiamo dopo mezz'ora, e arrivati all'alpe facciamo rifornimento d'acqua: il caldo è torrido ed afoso anche a questa altezza. Dall'alpe prendiamo la forestale che scende lungo il lato dx, evitando così la discesa fino alla Bovarina, Ronco di Gualdo, e la risalita all'alpe Pradasca.

Alle 14:25 arriviamo poco sopra l'alpe Pradasca, da dove si dirama il sentiero per il passo Cantonill, che imbocchiamo. L'afa è opprimente, e arrivati quasi in cima veniamo colpiti da piccoli staffili d'acqua: non è pioggia, ma l'umidità che si condensa a livello del suolo. Al Cantonill, dove arriviamo alle 14:25, il cielo si apre, e l'afa diminuisce un poco. Vengo utilizzato da una capretta come albero per grattare la testa, laddove stanno uscendo le corna. La lascio fare, so cosa vuol dire sentire prurito...

Discesa parzialmente nel bosco verso Anvéuda, poi il sentiero si spiana attraversando i prati che la circondano. Da qui continuiamo verso Dötra, dove arriviamo alle 16:40. Sosta birra-caffé-gelato-succo di mele alla capanna SAT, e dopo una mezz'oretta ci rimettiamo in moto per affrontare l'ultima salita, che porta a Croce Portera. Dalla parte della Dötra, splendidi campi fioriti, dall'altra parte il sentiero che si tiene abbarbicato lungo la costa della montagna.

Arriviamo ad Acquacalda alle 18:30, cotti e abrustoliti dal sole.

Descrizione completa dell'escursione con tutte le foto e testo.

Sopra Mesocco: Nassel, Calnisc, Gumegna

Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
27/06/2010

Foto di copertina: 

Ancora neve a Q1400 il 27 di giugno

Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
Da primavera a autunno
Tempo Complessivo: 
8h45'
Dislivello: 
1056 m

Escursione già fatta nel 2007, avevamo voglia di rivedere le belle cascate che si incontrano lungo il percorso. Partecipano Rita, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio, Roberto, Marco, Renzo ed il sottoscritto.

Partenza alle 9:15 da Mesocco, la giornata si preannuncia calda assai. Scendiamo fino al fiume, passiamo il ponte, poi iniziamo la salita verso Nassel, per fortuna quasi tutta nel bosco. Vi arriviamo attorno a mezzogiorno, ma abbiamo perso per strada una parte della comitiva, che è finita a Stabi, splendido insediamento posto all'entrata della conca che porta all'alpe de Barna. Recuperiamo il gruppo mancante, e continuiamo verso Calnisc, dove mi ricordo c'era un bel prato adatto al pic-nic. Arriviano alla prima cascata del percorso, il sentiero è franato per una valanga, c'è ancora neve sopra e attorno. Il passaggio richiede cautela, poi possiamo riprendere il ritmo normale.

Alle 12:30 siamo a Calnisc. In giro non c'è nessuno, cosî occupiamo una veranda, e ci sistemiamo per il pranzo. Rita ed io, morigerati, tiriamo fuori un po' di pane, carne secca, frutta secca e noccioline salate. Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e Roberto invece, piazzano una tovaglia, e tirano fuori ogni ben di Dio dai loro sacchi, dal salame piccante alla crostata, dai sottaceti al vino e birra: sono organizzatissimi.

Tanto impeto alimentare richiede una sosta prolungata, e infatti ci rimettiamo in moto solo alle 14:20.

Il sentiero verso Gumegna rientra nel bosco, ma serve a poco: dal basso arrivano folate d'aria calda impressionante. Durante l'escursione mi spazzo tre litri d'acqua. Dopo una prima valletta, con cascata, giriamo all'interno della seconda, salita spezzagambe, e arriviamo a uno dei due corsi d'acqua che saltano dalla montagna. Sono divisi da una lingua di roccia, che rende invisibile la seconda cascata quando sei alla prima. Sopra la più grande delle due, ancora neve.

Superiamo la lingua rocciosa, seconda cascata, molto più piccola. Poi rientro nel bosco, e in un attimo arriviamo a Gumegna, alle 15:50. Da qui inizia la lunga discesa su forestale verso Mesocco, con vista dall'alto sui resti del castello di Serravalle, Pian San Giacomo e il fronte che chiude il piccolo altipiano di San Bernardino.

Alle 17:50 Siamo a Mesocco, caldo bestiale. Lasiamo passare i bollori, poi congedo e rientro a casa.

Il sentiero, soprattutto tra Calnisc e Gumegna, si sta chiudendo, soprattutto nei tratti fuori bosco. Si vede che viene frequentato molto poco, e le erbacce stanno invadendo tutto. Ancora due o tre anni al massimo, e resteranno solo le marche bianco-rosso-bianco ad indicare dove si trovava.

Descrizione completa con tutte le foto e testo.

Val Malvaglia

ai piedi dell'Adula
Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
01/08/2009

Foto di copertina: 

La capanna Quarnei, sull'alpe omonima

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE (Escursionisti Esperti)
Pendenza max: 
75°
Periodo Consigliato: 
Da giugno a settembre
Tempo Complessivo: 
10h00'
Dislivello: 
1250 m

Rita giovedì si legge i vari opuscoli della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", e mi propone il laghetto dei Cadabi, salendo da Quarnei: sono un po' spaventato per la descrizione del tratto dalla testa della cascata fino al laghetto, soprattutto gli ultimi 50-70 metri, quasi in verticale. Come reagirò con le miei vertigini? D'altra parte, l'unico sistema per saperlo è provare. Inoltre, nessuno dei due era mai stato in Val Malvaglia...

Partenza alle 8:30 dal parcheggio Foppa, poco dopo le quattro case che formano Cusiè. La meteo è instabile, decidiamo di arrivare almeno fino alla capanna Quarnei, e se si mette a piovere, beh, ci faremo un'oretta e mezzo di passeggiata sotto l'acqua per rientrare.

Il sentiero (fino alla capanna è un T2 tranquillo) sale dolcemente sullo stesso versante, conducendo fino all'alpe di Pozzo, dove troviamo dei pastori all'opera con le loro capre (una buona cinquantina). Da qui si imbocca la stretta valletta, percorsa da una teleferica per la merce, che porta in breve all'alpe Quarnei, e dall'alpe alla capanna, sita su di un poggio con bellissima vista sulla valle Malvaglia.

Sosta per una tisana, cornetto intregrale (che abbiamo portato con noi). Chiedo indicazioni al capannaro, che dalla finestra mi fa vedere il percorso per arrivare al laghetto: lo stomaco mi dà una strizzatina.

Alle 11:15, dopo una mezz'ora di pausa, partiamo scendendo nuovamente all'alpe, per iniziare poi la salita, impegnativa ma sempre T2, verso la testa della cascata. Dopo aver aggirato lo sperone sulla sinistra che delimita la parete della cascata, il sentiero a tratti si fa un po' più impegnativo, ma tengo botta. Arriviamo al pianoro dietro la cascata, e guardo su... Oddio oddio oddio, devo salire di li? Rita mi guarda, le dico "Andiamo...". Riprendiamo la salita che ci porta sulla sinistra del canalone, proprio sotto la parete verticale piena di ferro e di color ruggine. Il sentiero inizia a farsi stretto, la pendenza sulla destra... Tengo gli occhi fissi davanti a me. Arriviamo all'imbocco del canale di salita. Guardo, e penso "Salire probabilmente ce la faccio, scendere?". Discuto con Rita: siamo d'accordo che se non dovessi sentirmela di scendere, rientriamo in qualche modo dall'altra parte, scendendo alla capanna UTOE Adula, val Carassina, e chi si è visto si è visto.

La salita funziona, anche se non sempre siamo sicuri di percorrere il tragitto migliore... Non guardo in giù, e arrivo in cima.

Alle 13:10 siamo in cima. Proprio in testa al canalone, un signore piccolino, anziano, capelli bianchi, sembra uno gnomo, con la sigaretta arrotolata in bocca, bastone di legno tipo Appenzello (un vero Alpenstock, insomma), che ci guarda con benevolenza. La Provvidenza esiste: si offre di farci da guida per scendere. Scatto tre foto del laghetto, non riesco neanche a vedere l'Adula per le nuvole che corrono basse. Una banana, un balisto, e si parte. Il signore davanti, io in mezzo, Rita dietro. Lui scende saltellando come uno stambecco, e lo invidio di cuore. Io sembro un ragno a quattro zampe, che usa ogni parte del corpo (soprattutto quella dove la schiena cambia nome scendendo). Ricevo consigli, poi dopo 10-15 metri di discesa comincio a capire, mi ricordo dei sassoni della diga della Maggia da bambino, e scendo, con piccolissimi attacchi di iperventilazione. Arrivati in fondo al canalone ringrazio il signore, e lo lascio libero. Mentre Rita ed io arrivamo al pianoro della cascata, lui è già quasi alla capanna Quarnei.

Ci fermiamo per fare pranzo, sono le 14:30, e praticamente non abbiamo mangiato niente dal mattino, e ripartiamo. Arriviamo verso le 15:45 alla capanna Quarnei. Sosta, mi mangio un minestrone, e offro da bere al signore che ci ha guidati, il quale inizia a chiaccherare con noi e non ci lascia più andare.

Alle 16:30 ripartiamo, ma scendiamo dall'altro versante. Il sentiero da questa parte ha una pendenza maggiore, le gambe cominciamo ad essere stancotte. Finalmente arriviamo in fondo alla valle, dove troviamo il ponticello che ci riporta sull'altro versante. Da qui tutto fila liscio, il sentiero è bellissimo, nel bosco di larici, e ci porta all'alpe della Bolla prima, per arrivare al parcheggio alle 18:30.

Rientrato ho letto le relazioni degli utenti che ci erano stati: mi è venuto da ridere e da piangere, quando ho visto che praticamente non hanno neanche commentato l'esistenza del canalone, a parte un "un piccolo malagevole canale dal fondo instabile e ricco d’ acqua", oppure "Risalendo il canale bisogna prestare un po’d’attenzione, siccome il riale che fuoriesce dal lago passa proprio da qui, di conseguenza i sassi sono bagnati e scivolosi!". Mi sono sentito proprio un pulcino!

Descrizione completa con foto e testo.

Centovalli: da Intragna ai Monti di Comino

Intragna - Costa - Selna - Dröi - Monti di Comino - Slögna - Calezzo - Intragna
Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
25/04/2010

Foto di copertina: 

Le Terre di Pedemonte nelle Centovalli: Tegna, Verscio e Cavigliano

Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
Primavera e autunno. Quasi tutto esposto alla stecca del sole.
Tempo Complessivo: 
8h30'
Dislivello: 
1200 m

Truppa folta questa volta: Danila, Laura, Piera, Pinuccia, Rita, Alberto, Pierfranco, Marco, Ivan (che innaugura gli scarponicini nuovi), Enrico ed il sottoscritto, più tre cani: Billie, Willy e Jack.

Partenza da Intragna alle 9:15, salita verso Costa passando dal bel mulino nella valletta. Dopo breve sosta, riprendiamo il cammino verso Selna, posta su di una splendida terrazza. Ulteriore sosta, poi via nel bosco in direzione di Dröi. Poco sotto l'insediamento svincoliamo verso sinistra, e prendiamo l'unico tratto un po' più impegnativo, circumnavigando il monte Aula. Arrivo alle 13:15 ai monti di Comino.

Pausa pranzo con vista sul Ghiridone / Gridone / Limidario e il pizzo Leone, e alla nostra destra Segna, che scollina in valle Onsernone. Dopo la sosta ci dirigiamo verso uno dei due grotti dei monti, per il meritato caffé.

Alle 15:30 partenza per la discesa, questa volta in direzione di Slögna, nel bosco. Da qui procediamo verso Calezzo, e poco prima dell'abitato termina il sentiero per passare (purtroppo) all'asfalto. Ad un tornante riusciamo ad imboccare nuovamente un sentiero non marcato, che in breve ci porta all'altezza del grotto Du Rii, da cui rientramo al punto di partenza.

Gita molto bella, si scoprono le terrazze delle Centovalli. Guardandola dal basso non se ne intuisce l'esistenza, ma penso che la maggior parte dell'anno la popolazione si trovasse in alto, piuttosto che nei villaggi posti in basso.

Osservazione: ho marcato l'escursione come T1, dato che praticamente tutta avviene su comodi sentieri, quando non su forestale. L'unico pezzo dichiarabile T2 per me è quello tra il bivio per Dröi e i monti di Comino. Qui il sentiero è largo poco meno di un metro, ed esposto sulla sinistra.

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

La Strada Alta della Leventina (non tutta tutta)

L'antica via agricola della Leventina
Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
06/06/2010

Foto di copertina: 

Il villaggio di Anzonico

Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
Primavera e autunno. Quasi tutto esposto alla stecca del sole.
Tempo Complessivo: 
9h30'
Dislivello: 
1600 m

Airolo (Q1141) - Madrano (Q1156) - Brugnasco (Q1380) - Altanca (Q1390) - Deggio (Q1204) - Lurengo (Q1324) - Freggio (Q1037) - Osco (Q1157) - Calpiogna (Q1143) - Figgione (Q1035) - Rossura (Q1054) - Tengia (Q1099) - Calonico (Q961) - Anzonico (Q984) - Cavagnago (Q1020)

E' tutta colpa di Nella Martinetti e della sua "Strada Alta". Inseritasi nel mio immaginario, era da diverso tempo che volevo percorrerla, per verificare l'attendibilità della canzone...

Rita è KO causa cura antibiotica, mi dà il via libera per un'escursione in solitaria. Guardo la cartina, sono solo 45 Km da Airolo a Biasca. Decido di provare a percorrerla tutta in un giorno.

Partenza alle 8:15 da Airolo, nuvolosità estesa e bassa (non si vedono le cime), temporali annunciati per il pomeriggio. Tengo i pugni...

Salita da Villa, Madrano per arrivare ad Altanca in buona parte su asfalto. Arrivo a Deggio, passo Luregno,, poi inizia la forestale, e sopra le gole del Piottino entro nello splendido bosco dell'Öss, pineta incantata. Già, ma dopo esser salito un bel pezzo, mi fa scendere ancor di più fino a Freggio. da dove inizio la salita verso Osco, per arrivarvi alle 12:30 sotto un sole cocente. Bene bene, 4 ore e 15, invece delle 5 del cartello, il ritmo si preannuncia buono.

Faccio il pieno con un caffé, carico nuovamente la bottiglia d'acqua, sono felice che sia nuovamente coperto, sennò morirei di caldo. Già così ho fatto fuori due litri d'acqua. Prossima tappa Anzonico, data a 4 ore: faccio un po' di calcoli, dovrei farcela in 3... Già, ma non ho calcolato i dislivelli. Il sentiero sale e scende continuamente per attraversare diversi fiumi, con bellissime cascate, posti nelle vallette laterali. Poi, fregatura, tra Calonico ed Anzonico, dopo il Grotto Bell, mentre la strada continua piana, il sentiero mi fa scendere di 150 metri, per risalire nuovamente al livello della strada. I muscoletti ormai iniziano a cantare.

Arrivato sulla strada, sentiero nel bosco con esposizione di 15 quadri fatti da ragazzi. Arrivo ad Anzonico alle 16:45, ci ho impiegato 4 ore, e i muscoli cantano rauchi. Fermata caffé e gelato, rimepimento bottiglia, e via nuovamente verso Sobrio. Arrivo alle 17:40 a Cavagnago, percorso fatto su asfalto per andare più veloce, ma non riesco più a tenere il passo. Faccio quattro calcoli, arriverei a Biasca verso le 20:30, devo ancora andare in ufficio a preparare il lavoro della settimana, mangiare, doccia. I muscoli chiedono pietà, guardo l'orario del postale, ce n'è uno dopo due minuti, il prossimo dopo due ore. Mancherebbero solo 600 metri di discesa, e circa 10 Km: sarà per un'altra volta.

Decisione immediata, salto sul postale che mi riporta a Lavorgo, poi da li sempre col postale rientro a Bellinzona.

E' bella la Stada Alta, ma non così romantica e panoramica come ci vuol far credere Nella. E poi, il rumore costante dell'autostrada, interrotto solo occasionalmente quando ci si trova su di una terrazza.

Per finire mi sono fatto 35 Km, e 1600 metri di dislivello. Inoltre ho provato il nuovo sistema alimentare, evitando cibi con grassi (carne secca, prosciutto). Gita compiuta con una barretta di cereali, mezzo sacchetto di frutta secca, 30 gr di noccioline salate, ed il gelato ad Anzonico. Tutto bene, penso che continuerò così.

Descrizione completa del primo tratto (Airolo - Osco) con foto e testo.

Descrizione completa del secondo tratto (Osco - Cavagnago) con foto e testo.

Alta Val Leone

un bel circuito nell’entroterra di Arenzano
Scheda
Autore: 

Maurizio Lo Conti

Data del rilievo: 
18/04/2010

Foto di copertina: 

il lago di Tina

Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Segnavia: 

T, C2, C5, I, senza simboli, C2, T (tutti rossi)

Periodo Consigliato: 
febbraio, marzo, aprile, maggio, ottobre, novembre,
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
500 m

Introduzione

un bel circuito nell’alta val Leone, nell’entroterra di Arenzano.

Piora e Val Cadlimo

Alle sorgenti di uno dei rami del Reno
Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
30/08/2009

Foto di copertina: 

Dall'alto al basso: Laghetto Taneda (uno dei tre), Lago Tom, Lago Ritom

Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE (Escursionisti Esperti)
Periodo Consigliato: 
giugno - settembre
Tempo Complessivo: 
10h15'
Dislivello: 
950 m

Introduzione

Giro spettacolare per il numero di laghetti che si incontrano, con venti chilometri di tracciato, come un grande toboga: si sale fino alla capanna Cadlimo, poi tutta discesa dolce, tranne una piccola gobba tra lo Stabbio Nuovo e il passo dell'Uomo.

Traversata Bassa delle Grigne

Via: 
da Piani Resinelli a Rifugio Riva
Scheda
Autore: 

Rita Tarussello

Data del rilievo: 
07/11/2009

Tipologia Percorso: 
Traversata
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Segnavia: 

Paline con indicazione "Traversata Bassa", bolli

Periodo Consigliato: 
Marzo, aprile, maggio, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
3h30'

Introduzione

E’ piuttosto comune definire “Traversata Bassa” il sentiero tra i Piani Resinelli e il Pialeral. L’intero percorso, che collega il versante orientale della Grigna Meridionale a quello della Grigna Settentrionale, prosegue invece fino al rifugio Riva.
Percorso molto interessante, da effettuare in primavera o in autunno sia per la quota piuttosto bassa, sia per gli spunti fotografici che le stagioni di mezzo offrono.

Una pascolata in val di Muggio

Scheda
Autore: 

Nino Dal Borgo

Data del rilievo: 
05/04/2010

Foto di copertina: 

La valle di Muggio vista dall'alpe Pianspessa

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno, a meno di forte innevamento sopra Q800
Tempo Complessivo: 
7h30'
Dislivello: 
900 m

Dunque, l'escursione prevedeva di partire da Casima, arrivare a Tür, salire a Pianspessa, girare fino a Muggiasca, scendere a Muggio, continuare a Cabbio, passare il ponte e risalire a Casima... Solo che il capogita ha fatto un errore madornale...

Ci ritroviamo in otto: Rita, Pinuccia, Danila, Piera, Alberto, Pierfranco, Enrico ed il sottoscritto, assieme a tre cani a Casima alle 9:30. Passiamo il paese, e arrivati al cimitero, su insistenza del capogita (sempre il sottoscritto) passiamo alla sua sinistra. Errore. Errore, errore, errore... Enrico conosce la zona, c'è già stato, fa giustamente le sue osservazioni, ma continuo imperterrito: ho guardato la cartina, e a memoria mi ricordo che dobbiamo salire tenendo il costone a sinistra.

Il sentiero in effetti sale, ma scompaiono quasi completamente le marche: ne troviamo unicamente alcune gialle, e nessuna indicazione (cartello o altro). Due o tre bivii, prendiamo sempre la sinistra. Il sentiero si fa sempre più esile, quasi una traccia. Il terreno è molle e pantanoso per la pioggia di due giorni, tende a franare, e la scarpata è abbastanza ripida... Continuiamo a salire, passiamo un primo rivo, il sentiero dall'altra parte quasi scompare, ed occorre un gioco da equilibristi per percorrere i primi 50 metri. Avanti, sempre avanti. Arriviamo ad un secondo corso d'acqua. L'altimetro di Alberto marca circa Q900. Finalmente inizio ad essere colto da qualche dubbio... Passo da solo il fiumiciattolo, abbastanza ingrossato, e dall'altra parte il sentiero c'è e non c'è, per di più diversi alberi caduti rendono estremamente difficile il passaggio. La truppa mormora, non è da continuare in quelle condizioni. Ok, mi arrendo, ho fatto una cavolata. Dietro-front e avanti marsch.

Scendiamo per la stessa via, con grande sollievo di tutti, per arrivare nuovamente a circa Q650 (praticamente l'altezza dalla quale siamo partiti) e finalmente troviamo la traccia ufficiale, che porta verso Tür. Da qui l'escursione procede senza grandi intoppi. Arriviamo a Tür e decidiamo di proseguire fino al prato davanti alla chiesetta per pranzare: sono le 13:00, e siamo solo alla prima tappa. I compagni sono clementi e pietosi, nessuno reclama o mi sculaccia come mi sarei meritato.

Si decide di continuare verso l'alpe Germania e l'alpe Pianspessa: partiamo alle 14:00 e prendiamo il sentiero di salita. Arrivati poco sotto l'alpe Germania una delle signore ha un attacco di crampi. Stooooop. Tre nostri compagni sono già giunti a Pianspessa. Che fare? Si decide di richiamarli, scendere a Muggio, recuperare le auto, e andare a prendere il resto della comitiva. Mentre i compagni scendono da Pianspessa, una provvidenziale bottiglia di liquido isotonico rimette in sesto la gamba, e fa scomparire i crampi. Ridecisione: tutti a Pianspessa, la vista vale la pena.

Alle 15:40 arriviamo a Pianspessa, vento fortissimo: ha soffiato tutto il giorno, ma le curve della montagna ci hanno risparmiato il peggio fin qui. Che facciamo, finiamo ugualmente il giro? Il dislivello orami è minimo, ma il percorso lunghetto chilometricamente, rischiamo di arrivare al posteggio verso le 19:30. E se i crampi tornano? Breve consulto medico-organizzativo-temporale, rientriamo. Prendiamo il sentiero verso Tür, discesa senza problemi, breve sosta quasi in basso.

Poi via lungo il sentiero verso Casima che avremmo dovuto percorrere al mattino. In meno di mezz'ora siamo al cimitero, dalla parte giusta questa volta. Alle 17:20 abbiamo attraversato anche Casima, e giungiamo ai nostri mezzi.

Mi faccio diversi appunti mentali: 1) troppo sborrone, 2) troppa fiducia nella mia memoria, 3) troppo poco ascolto di chi ha più esperienza conoscendo già i luoghi. Ammenda, farò ammenda.

E possibile vedere i vari percorsi segnalati sul sito ufficiale della valle di Muggio: ce n'è per tutti i gusti.

Grazie Enrico per avermi sostenuto anche nell'errore Smiling

Descrizione completa dell'escursione con foto e testo.

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