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Il Tagliamento - © 2006 Arno Mohl / WWF Austria
Confermato nell'ultimo rapporto del WWF l'allarme lanciato dalle Nazioni Unite sullo stato dei grandi fiumi del mondo. La maggior parte di essi sta perdendo lo sbocco al mare e, cosa ancora più grave, quasi un quarto di quelli che ancora ce l'hanno rischia di restarne privo nei prossimi 15 anni . Principali imputati l'effetto serra, la siccità, ma soprattutto le opere artificiali dell'uomo.
Secondo il WWF, solo un terzo circa dei 177 fiumi più lunghi al mondo (oltre i 1.000 km ) scorre senza incontrare dighe o altri sbarramenti. In realtà, solo 21 di questi sono fiumi senza ostacoli dalla sorgente alla foce, gli altri 43 sono tributari di altri grandi fiumi (come per esempio del Congo, del Rio delle Amazzoni e della Lena).
Come sottolinea il rapporto, Fiumi senza ostacoli – lusso economico o necessità ecologica? la sempre più rapida diminuzione di fiumi non imbrigliati è una tendenza pericolosa che mette in forse la disponibilità di acqua per uso alimentare, sanitario, agricolo e ittico.
“Ora che sono rimasti così pochi fiumi senza ostacoli artificiali, siamo sul punto di perdere un altro fenomeno naturale, e ci renderemo pienamente conto dei costi da pagare solo quando sarà troppo tardi”, sostiene il WWF. I fiumi senza ostacoli sono naturali regolatori dei livelli d'inquinamento e di sedimentazione, la cui mancanza è stata tragicamente messa in evidenza dall'alluvione di New Orleans seguita all' uragano Katrina .
L'uragano Katrina ha posto in risalto i gravi effetti negativi dei fiumi su cui l'uomo è intervenuto, come appunto il Mississippi. Dighe e canalizzazioni a monte del fiume hanno causato la riduzione dei sedimenti necessari per salvaguardare le terre umide costiere, una delle cause principali delle devastazioni e delle perdite di vite umane.
Il WWF afferma inoltre che non bisogna sottovalutare la minaccia che gli ostacoli artificiali costituiscono per gli animali. L'impatto sui fiumi degli sbarramenti costruiti dall'uomo rappresenta un grave pericolo per le vaste popolazioni di pesci gatto nel rio delle Amazzoni e nel bacino del Mekong, per i delfini di fiume nel bacino del Gange, per gli gnu nel fiume Mara.
I fiumi cosiddetti ‘naturali' si trovano in massima parte in Asia, e in quantità di poco inferiore in sud e nord America. In coda sono invece l'Australia e l'area del Pacifico, con solo tre fiumi, e l'Europa (con le zone a ovest degli Urali), dove un solo grande fiume, il russo Pechora, fluisce liberamente dalla sorgente al mare.
In Italia abbiamo il caso del Tagliamento - uno degli ultimi fiumi naturali delle Alpi - oggetto di un devastante progetto di casse di espansione, cioè di artificializzazione delle sponde . E' solo un esempio della politica italiana “contro le acque interne” che è stata suggellata recentemente dalla Corte di Giustizia europea con la condanna del nostro Paese - ultimo dell'Unione europea a riguardo - per il mancato recepimento della Direttuiva Quadro acque 2000/60/CE. Inoltre, l'Italia (dal Governo agli enti locali) non sta facendo nulla per “impedire il deterioramento dei corpi idrici superficiali”, come espressamente richiesto all'art. 4 della Direttiva europea: vi sono progetti previsti, o in corso, di nuovi ponti sul Po o sull'Oglio, di interventi devastanti su fiumi come il Maira o il Sesia (Piemonte), sul torrente Pontebbana (Friuli), su Seveso e Lambro (Lombardia), di nuove captazioni sulle aree sorgentizie dei fiumi Sele e Calore Irpino (Campania) solo per citare qualche esempio. La necessità di una nuova politica per le acque in Italia è testimoniata anche dalle oltre 700 firme di scienziati ed esperti di acque italiani, raccolte dal WWF, per chiedere il recepimento e l'adeguata applicazione della Direttiva europea sulle acque.
Alla vigila del 4° Forum mondiale dell'acqua , che si svolgerà in Messico dal 16 al 22 marzo, il WWF sollecita i governi a una migliore salvaguardia dei superstiti fiumi , incentrata sul rilancio di una gestione a livello di bacino idrografico volta alla rinaturazione dei corsi d'acqua , anche attraverso la rimozione di opere inutili, vetuste e dannose, soprattutto per garantire una maggiore sicurezza da alluvioni e un uso equo e razionale della risorsa idrica; ciò deve avvenire anche attraverso una rigorosa applicazione delle raccomandazioni della Commissione mondiale sulle dighe e, per l'Europa e per l'Italia, della Direttiva Quadro acque 2000/60/CE.
06-84497377/265/213/373
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