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Il percorso della sfida
La descrizione tecnica della via da percorrere è a cura della guida alpina Claudio Bastrentaz, che lo scorso anno l'ha percorsa fino alla vetta, rigorosamente senza l'uso dell'ossigeno, come si conviene all'alpinismo moderno.
Descrizione della salita
Il versante Nord dell'Everest è stato il primo versante esplorato da parte degli inglesi con lo scopo preciso di trovarne una via di salita. Verrà individuata nel 1921 e tentata prima nel 1922 e successivamente nel 1924, anno in cui i due alpinisti Irvine e Mallory si spingono sicuramente fino a quota 8500 da dove se ne perderanno le tracce. (Vedi il volume di Reinhold Messner "La seconda morte di Mallory").
Il campo base sul versante tibetano si può raggiungere direttamente da Katmandu (capitale del Nepal) con due giorni di jeep o dalla capitale del Tibet Lhasa con un viaggio con mezzi motorizzati di cinque giorni. La seconda soluzione, in andata, è consigliata per permettere all'organismo un primo acclimatamento. Lhasa infatti si trova già ad una quota di 3700 m e per tutto il viaggio non si scende mai al di sotto di questa altezza. Si giunge così, sempre con mezzi a motore, al campo base alla quota di 5150 m, ai piedi del ghiacciaio di Rongbuk. Da questa immensa spianata di ciottoli si vede perfettamente la parte alta dell'Everest che però risulta ancora piuttosto lontana. E' un luogo battuto costantemente da venti a volte anche molto forti, popolato dalle tendopoli delle spedizioni e da alcune precarie attività commerciali locali nate attorno a questa grande carovana.
Il primo approccio è la costruzione del campo base avanzato (ABC) ad una quota variabile fra i 6400 e 6600 m. L'avvicinamento all'ABC è lungo e completamente su terreno morenico che permette il trasporto dei materiali con l'aiuto degli Yak i preziosi animali simili alle nostre mucche, ma molto più piccoli e rivestiti di folto pelo, e ne permette il raggiungimento su sentiero senza toccare il ghiacciaio. Si calcola una distanza di circa 20 km. Quando si è acclimatato, un alpinista percorre questo tratto in non meno di sei ore con un grande dispendio di energie fisiche e psichiche.
Dall'ABC lo sguardo si scontra sulla grande parete N-E e sull'imponente Colle Nord, luogo deputato ad accogliere il campo 1 a una quota di circa 7000 m. Il percorso è breve, su un terreno glaciale abbastanza tecnico, dovendo superare alcuni brevi seracchi a forte inclinazione. Nell'insieme si tratta di una bastionata alta circa 300 m con una inclinazione media di 40/45°.
Il campo 2, posto a quota 7700 circa, si raggiunge seguendo l'evidente cresta nord, dapprima su un'ampia dorsale nevosa e successivamente su un terreno che spesso è costituito da facili roccette sgretolate. Le tende vengono poste e debitamente ancorate al terreno su piazzole create nel pietrisco .
Superando una serie di piccole terrazze si arriva ad un balcone da dove la via si sposta progressivamente a destra, fino a giungere su di un ripido nevaio che conduce ai faticosi pendii che portano al campo 3 alla notevole quota di 8300 metri. A causa dell'esiguo spazio le tende normalmente sono montate su piazzole che non raggiungono mai la planarità costringendo gli alpinisti a un ricovero prezioso, ma scomodo. La vista ormai spazia lontanissima scorgendo nettamente a sinistra dello Chgang-Tse il Cho-Oyo e più in lontananza lo Shishapangma.
La via a questo punto prosegue in aperta parete alternando ripidi canali nevosi a semplici salti di roccia fino a quota 8500 dove si raggiunge la lunghissima cresta est che, partendo dal colle omonimo, raggiunge la vetta. Ora la cima dell'Everest sembra a portata di mano, ma oltre ai 300 metri di dislivello mancano ancora quasi due chilometri di cammino sui quali bisogna superare i tre step; le ultime difficoltà tecniche della montagna. Il primo alto una ventina di metri non presenta grosse difficoltà, mentre il secondo, a quota di 8600 metri circa, appare come gendarme insormontabile.
L'attrezzatura dell'ostacolo con corde fisse e soprattutto la presenza di una scala in alluminio messa nuova nel 2004 permettono di oltrepassare la grande difficoltà. Il terzo step a 8700 metri è poco più di un grande masso che costringe a sprecare ulteriori energie.
Si è veramente vicini, ma il pendio finale di neve si presenta nuovamente molto ripido e non porta direttamente in vetta ma bensì a un sistema di cengie sul versante nord che ammorbidiscono la pendenza ma rendono un pò più lungo il percorso. Si arriva così all'anticima distante non più di 50 metri dalla vetta vera e propria.
Claudio Bastrentaz
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