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Gasherbrum II – parete Nord
UNA SFIDA VINTA
La più grande impresa alpinistica degli ultimi 10 anni porta una firma italiana

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Gasherbrum II - © 2007 montagna.org
Gasherbrum II - © 2007 montagna.org

Erano quasi le 8 di sera sul versante nord del GII quando le voci sfinite di Karl Unterkircher e Daniele Bernasconi hanno comunicato l’emozione di una salita epica. La sfida è stata vinta, un’ altra impresa storica nel mondo dell’alpinismo è stata compiuta e quella che era rimasta una delle ultime pareti inviolate di un 8000 ha ancora una volta il sigillo di un’impresa tutta italiana.

Siamo in cima. Il tempo è bellissimo, vediamo la punta del K2”, queste le prime parole di un esausto ma lucido Karl Unterkircher, in diretta telefonica dalla vetta del GII, a 8.035 metri di quota.

Unterkircher, Bernasconi e Compagnoni sono saliti in vetta dallo spigolo Nord, da una parete fino ad oggi inviolata. "Abbiamo scelto questa nuova via - racconta con concitazione Unterkircher - abbiamo improvvisato tutto quanto, anche il campo in parete, più o meno a 7000 metri".

La gioia per un'impresa che entra, a pieno titolo, nella storia dell'alpinismo è tanta, nonostante gli sforzi enormi compiti dagli alpinisti. "Siamo distrutti, spremuti come limoni - continua l'altoatesino - Siamo partiti dal campo base tre giorni fa, abbiamo fatto il pilastro. Siamo saliti in stile alpino".

"Lo stato d'animo è di una certa serenità - aggiunge Bernasconi - anche perchè per la discesa abbiamo ancora due o tre ore di luce. Sono abbastanza contento. Lo sarò appieno quando saremo tutti a casa".

Michele Compagnoni non è ancora arrivato in vetta, si trovava qualche decina di metri più in basso.
"Michele è molto stanco - ha spiegato Bernasconi - infatti ora dobbiamo cercare di scendere il prima possibile. Quando ci raggiungerà decideremo da che parte scendere".

Agostino Da Polenza, ideatore e sponsor dell’impresa è stato informato dell’arrivo in vetta mentre era in compagnia di uno dei personaggi storici dell’alpinismo mondiale: Riccardo Cassin. "Un bellissimo risultato! - ha commentato Da Polenza - Un sogno che si realizza dopo 24 anni. Avevo visto la parete nord del GII al rientro dalla salita alla parete nord del K2. E avevo promesso a me stesso che l’avrei salita per primo. La promessa l’ho mantenuta a metà: ho organizzato la spedizione, e sono riuscito a mandare in vetta questi splendidi alpinisti e amici. Avrei voluto essere a campo base per godere di questi momenti, ma va bene anche così. L’importante è che ce l’abbiano fatta e che la loro impresa mette un tassello importante nella storia dell’alpinismo".

Un "Bravi ragazzi! Il Gasherbrum è proprio una bella impresa" anche dal mitico Riccardo Cassin, classe 1909, che ha rivisto in loro lo spirito e lo stile della sua gioventù.

La via di salita

Il Gasherbrum II (noto anche come K4), sito nella catena del Karakorum, è alto 8.035 metri ed è la tredicesima montagna più alta della Terra. La sua salita dal versante sud è considerata tecnicamente piuttosto semplice, ma da Nord è tutta un'altra storia. Lì spirano bufere, domina il verticale, imperversano le valanghe. Un regno infernale, che non a caso è ancora inviolato ai passi umani.

La prima parte della via si sviluppa su quel torrione di roccia nera che nella foto si vede svettare a destra, appena sopra la conca del campo base avanzato. Una parete che Unterkircher, Bernasconi e Compagnoni – i primi alpinisti in assoluto a metterci le mani - hanno valutato di difficoltà intorno al quarto grado.

"Ci saranno un paio di tiri sul quinto grado - spiega Karl Unterkircher -, più qualche passaggio impegnativo. Il resto dovrebbe essere di quarto grado, anche se arrampicare con gli scarponi complica un po' le valutazioni. La linea, che abbiamo attrezzato con 1.200 metri di corda, è comunque ottima e assolutamente sicura. Solo l'accesso all'attacco della via è un po' esposto ai seracchi sovrastanti, che scaricano frequentemente".

Superato il bastione, gli alpinisti devono attraversare il plateau ghiacciato per portarsi sotto lo spigolo Nord che si innalza dal ghiacciaio, salendo verticale per circa duemila metri e sbucando direttamente alla vetta della montagna, a quota 8.035 metri.

"E’ una linea elegante e formidabile – spiega Da Polenza - che ci ha fatto sognare fin dall'ormai lontano 1983 quando, dopo la prima salita alla Nord del K2, sorvolai quella zona insieme al grande Kurt Diemberger e cominciammo a pensare a questo progetto".

Il team

Karl Unterkircher

Guida Alpina e membro dello storico gruppo dei Catores della Val Gardena, dal 2005 Unterkicher è anche Presidente dell'Aiut Alpin Dolomites. Nel mondo dell'alpinismo spicca per le rare abilità organizzative e comunicative. Ha 36 anni e al suo attivo 12 spedizioni in Himalaya e Sud America, 32 quattromila sulle Alpi, più di 40 prime ascensioni sulle Dolomiti e innumerevoli vie di roccia, ghiaccio e discese con gli sci sulle pareti più impervie delle Alpi. Durante la spedizione K2 2004 fu autore dalla straordinaria scalata delle due montagne più alte della Terra (Everest e K2) nel giro di due mesi, senza ossigeno.

Daniele Bernasconi

Guida alpina, geologo e vicepresidente dei Ragni di Lecco, Daniele Bernasconi ha 36 anni ed è stato definito uno dei più forti e più completi alpinisti italiani. Vive a Ballano (LC), eccelle sia nell'arrampicata - scala fino alI'8b - sia nell'alta quota - ha salito 2 ottomila senza ossigeno {Makalu e Annapurna) -, sia nelle cascate di ghiaccio. Vanta circa 300 salite di grande rilievo, alcune solitarie (tra cui la Nord Est del Badile) e invernali. Ha salito quasi tutte le vie più interessanti e significative nella zona Masino-Bregaglia e numerosi itinerari - dalle salite classiche alle moderne di alta difficoltà – nel gruppo del Bianco, in Dolomiti, Svizzera centrale, Wenden e Ratikon. Ha sempre svolto un'intensa attività di arrampicata sportiva, tiri e boulder.

Michele Compagnoni

Guida alpina e membro del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino, 34 anni, valtellinese, Michele Compagnoni ha raggiunto la vetta del K2 senza ossigeno con la spedizione K2 2004, alla sua prima esperienza su un ottomila. L'alta quota ce l'ha nel sangue: è nipote di Achille, uno dei protagonisti della scalata al K2 nel 1954. Da anni attivo sulle Alpi (Grandes Jorasses, Cervino, Monte Bianco), la primavera scorsa ha affrontato la sfida agli 82 quattromila delle Alpi da scalare in 80 giorni, interrotta a causa del maltempo dopo la salita di 25 vette in 12 giorni effettivi di scalata. Ha effettuato numerose ascensioni di roccia nel gruppo Ortles-Cevedale, in Val Masino, nel gruppo del Bernina, nel gruppo del Bianco. E’ molto attivo su ghiaccio, misto e nello scialpinismo.

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