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Quadro di Julian Cooper © 2005 Julian Cooper
Il Museo Nazionale della Montagna continua un percorso di esplorazione rivolto a diversi territori e forme d’arte, cercando di proporre al pubblico una visione il più possibile articolata del panorama culturale delle alte quote. Con Regione Piemonte e Art Space Gallery di Londra, e la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano, presenta al Monte dei Cappuccini una mostra di un pittore inglese contemporaneo, un nuovo e importante passo di un tragitto in continua evoluzione.
Julian Cooper è nato in Inghilterra, nel Lake District, nel 1947.
Figlio dell’acquarellista William Heaton Cooper e della scultrice Ophelia
Gordon Bell, nonché nipote del pittore post-impressionista Alfred
Heaton Cooper, è stato inevitabilmente influenzato dalle correnti
pittoriche orientate all’alpinismo e alla montagna.
Terminati gli studi artistici, ha vinto una borsa di studio e ha trascorso
un anno presso la British School di Roma (1969-70), cogliendo l’occasione
per visitare i più importanti musei italiani, francesi e olandesi.
Rientrato a Londra, ha cominciato a propendere con sempre maggiore slancio
verso la pittura e, ritornato a vivere nel Lake District, ha cominciato a
lavorare su paesaggi reali, creando grandi composizioni di figure narrative.
Dagli inizi degli anni ’90, si è concentrato sulla ricerca di
una forma di pittura che gli permettesse di sfruttare la sua esperienza di
alpinista e rocciatore per rafforzare la pura e semplice esperienza visiva
provata nell’osservazione del paesaggio. Ha realizzato quindi viaggi
sulle principali catene montuose del mondo, senza trascurare le pareti di
casa. Un percorso che lo ha portato a creare un proprio linguaggio specifico,
tanto che oggi è considerato uno dei pittori contemporanei di paesaggi
montani più originali ed interessanti.
La mostra allestita al MUSEOMONTAGNA offre, per la prima volta, l’opportunità di
ammirare insieme le tre serie più recenti delle sue
opere. Ognuna ha per soggetto una montagna o un gruppo di montagne diverse,
nelle quali si colgono soluzioni molto differenti al duplice problema della
rappresentazione e dell’articolazione di rapporti e relazioni tra uomo
e natura, riscontrati in regioni diverse del mondo. I dipinti di Cooper sull’Himalaya,
realizzati fino al 2002, evocano un luogo quasi incontaminato dalla presenza
umana. Il cosiddetto “grande anfiteatro nero” della parete Nord
dell’Eiger, soggetto di una serie di tele a partire dal 2003, è accessibile
solo a pochi, malgrado si trovi nel cuore delle Alpi; si tratta di una delle
montagne oggetto di scalate tra le più famose al mondo, sulla quale
si è scritto di più, e che da sempre richiama l’attenzione
sia degli alpinisti che del grande pubblico. I quadri sulla cava dell’Honister
Crag, cominciati nel 2003, raffigurano un elemento naturale che è stato
completamente rimodellato dall’intervento dell’industria, anche
se paradossalmente si trova nel cuore dell’incontaminato Lake District,
in Inghilterra. Insieme, rappresentano un corpo di opere considerevole e
costituiscono una nuova forma di pittura paesaggistica, che si interessa
simultaneamente al paesaggio come soggetto della vita e delle preoccupazioni
contemporanee, temi con un ruolo centrale nell'arte pittorica degli ultimi
cento anni.
La maggior parte delle trentasei opere esposte sono di grandi dimensioni
e rappresentano un’elaborazione di piccoli studi sviluppati sul posto,
fotografie e memorie. Si nota immediatamente la quasi totale assenza del
cielo e la trasformazione dell'oggetto di osservazione, che passa dalla montagna
nel suo insieme, dalla sua silhouette, all’esame ravvicinato di aree
selezionate del terreno: la luce illumina le pieghe e le fessure delle pareti,
i toni armonici caldi e freddi dei colori descrivono le forme della roccia
e del ghiaccio. Mentre le opere realizzate sul posto sono riuscite a catturare
sulla tela l’aspetto più superficiale e immediato delle vette,
i quadri realizzati di ritorno dai viaggi toccano aspetti psicologici più profondi.
A livello formale, Cooper si concentra in particolare sul modo con il quale
la superficie dipinta si articola nella sua opera, sperimentando nuovi metodi
per stendere il colore, come l’utilizzo di pennelli con manici lunghi.
Questi strumenti apportano fisicità all’opera, rispecchiando
lo sforzo dell’alpinista: la sua capacità pittorica subisce
i vincoli delle limitazioni tecniche e delle difficoltà che egli stesso
si pone sul cammino, ostacolando così la produzione di un’immagine
eccessivamente immediata. L’azione del
pittore sulla superficie della tela mette in atto gli stessi processi ai
quali il versante della montagna è soggetto: accumuli di materiali,
erosioni, frane e valanghe.
Tutte le opere presentate dall’esposizione – tra queste una entra
a far parte delle raccolte permanenti del Museomontagna - sono riprodotte
nel Cahier Museomontagna n.147, curato da Michael Richardson, con testi
di approfondimento in italiano e inglese scritti dallo stesso Julian Cooper
e da Ben Tufnell, conservatore presso la Tate Gallery di Londra (pagg. 96,
Euro 12,00).
Una mostra e un catalogo del Museo Nazionale della Montagna - CAI Torino con Regione Piemonte, Art Space Gallery e la collaborazione della Città di Torino e del Club Alpino Italiano
Torino, Museo Nazionale della Montagna
[Ingresso provvisorio: Via G. Giardino, 48]
10 GIUGNO – 18 SETTEMBRE 2005
9 GIUGNO 2005, ORE 18,30
Biglietti: intero Euro 5,00 / ridotto Euro 3,50 / soci CAI Euro 2,50
UFFICIO STAMPA MUSEOMONTAGNA
Telefono: 0116.604.104 Fax: 0116.604.622
E-mail:
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