Thursday, September 9, 2010
   
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Cascate

Sopra Mesocco: Nassel, Calnisc, Gumegna

Scheda
Autore: 
Nino Dal Borgo
Data del rilievo: 
27/06/2010
Foto di copertina: 

Ancora neve a Q1400 il 27 di giugno

Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
Da primavera a autunno
Tempo Complessivo: 
8h45'
Dislivello: 
1056 m

Escursione già fatta nel 2007, avevamo voglia di rivedere le belle cascate che si incontrano lungo il percorso. Partecipano Rita, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio, Roberto, Marco, Renzo ed il sottoscritto.

Partenza alle 9:15 da Mesocco, la giornata si preannuncia calda assai. Scendiamo fino al fiume, passiamo il ponte, poi iniziamo la salita verso Nassel, per fortuna quasi tutta nel bosco. Vi arriviamo attorno a mezzogiorno, ma abbiamo perso per strada una parte della comitiva, che è finita a Stabi, splendido insediamento posto all'entrata della conca che porta all'alpe de Barna. Recuperiamo il gruppo mancante, e continuiamo verso Calnisc, dove mi ricordo c'era un bel prato adatto al pic-nic. Arriviano alla prima cascata del percorso, il sentiero è franato per una valanga, c'è ancora neve sopra e attorno. Il passaggio richiede cautela, poi possiamo riprendere il ritmo normale.

Alle 12:30 siamo a Calnisc. In giro non c'è nessuno, cosî occupiamo una veranda, e ci sistemiamo per il pranzo. Rita ed io, morigerati, tiriamo fuori un po' di pane, carne secca, frutta secca e noccioline salate. Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e Roberto invece, piazzano una tovaglia, e tirano fuori ogni ben di Dio dai loro sacchi, dal salame piccante alla crostata, dai sottaceti al vino e birra: sono organizzatissimi.

Tanto impeto alimentare richiede una sosta prolungata, e infatti ci rimettiamo in moto solo alle 14:20.

Il sentiero verso Gumegna rientra nel bosco, ma serve a poco: dal basso arrivano folate d'aria calda impressionante. Durante l'escursione mi spazzo tre litri d'acqua. Dopo una prima valletta, con cascata, giriamo all'interno della seconda, salita spezzagambe, e arriviamo a uno dei due corsi d'acqua che saltano dalla montagna. Sono divisi da una lingua di roccia, che rende invisibile la seconda cascata quando sei alla prima. Sopra la più grande delle due, ancora neve.

Superiamo la lingua rocciosa, seconda cascata, molto più piccola. Poi rientro nel bosco, e in un attimo arriviamo a Gumegna, alle 15:50. Da qui inizia la lunga discesa su forestale verso Mesocco, con vista dall'alto sui resti del castello di Serravalle, Pian San Giacomo e il fronte che chiude il piccolo altipiano di San Bernardino.

Alle 17:50 Siamo a Mesocco, caldo bestiale. Lasiamo passare i bollori, poi congedo e rientro a casa.

Il sentiero, soprattutto tra Calnisc e Gumegna, si sta chiudendo, soprattutto nei tratti fuori bosco. Si vede che viene frequentato molto poco, e le erbacce stanno invadendo tutto. Ancora due o tre anni al massimo, e resteranno solo le marche bianco-rosso-bianco ad indicare dove si trovava.

Descrizione completa con tutte le foto e testo.

Il laghetto Cadabi

ai piedi dell'Adula
Via: 
Cusié - capanna Quarnei - laghetto Cadabi
Scheda
Autore: 
Nino Dal Borgo
Data del rilievo: 
01/08/2009
Foto di copertina: 

La capanna Quarnei, sull'alpe omonima

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE (Escursionisti Esperti)
Pendenza max: 
75°
Periodo Consigliato: 
Da giugno a settembre
Tempo Complessivo: 
10h00'
Dislivello: 
1250 m

Rita giovedì si legge i vari opuscoli della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", e mi propone il laghetto dei Cadabi, salendo da Quarnei: sono un po' spaventato per la descrizione del tratto dalla testa della cascata fino al laghetto, soprattutto gli ultimi 50-70 metri, quasi in verticale. Come reagirò con le miei vertigini? D'altra parte, l'unico sistema per saperlo è provare. Inoltre, nessuno dei due era mai stato in Val Malvaglia...

Partenza alle 8:30 dal parcheggio Foppa, poco dopo le quattro case che formano Cusiè. La meteo è instabile, decidiamo di arrivare almeno fino alla capanna Quarnei, e se si mette a piovere, beh, ci faremo un'oretta e mezzo di passeggiata sotto l'acqua per rientrare.

Il sentiero (fino alla capanna è un T2 tranquillo) sale dolcemente sullo stesso versante, conducendo fino all'alpe di Pozzo, dove troviamo dei pastori all'opera con le loro capre (una buona cinquantina). Da qui si imbocca la stretta valletta, percorsa da una teleferica per la merce, che porta in breve all'alpe Quarnei, e dall'alpe alla capanna, sita su di un poggio con bellissima vista sulla valle Malvaglia.

Sosta per una tisana, cornetto intregrale (che abbiamo portato con noi). Chiedo indicazioni al capannaro, che dalla finestra mi fa vedere il percorso per arrivare al laghetto: lo stomaco mi dà una strizzatina.

Alle 11:15, dopo una mezz'ora di pausa, partiamo scendendo nuovamente all'alpe, per iniziare poi la salita, impegnativa ma sempre T2, verso la testa della cascata. Dopo aver aggirato lo sperone sulla sinistra che delimita la parete della cascata, il sentiero a tratti si fa un po' più impegnativo, ma tengo botta. Arriviamo al pianoro dietro la cascata, e guardo su... Oddio oddio oddio, devo salire di li? Rita mi guarda, le dico "Andiamo...". Riprendiamo la salita che ci porta sulla sinistra del canalone, proprio sotto la parete verticale piena di ferro e di color ruggine. Il sentiero inizia a farsi stretto, la pendenza sulla destra... Tengo gli occhi fissi davanti a me. Arriviamo all'imbocco del canale di salita. Guardo, e penso "Salire probabilmente ce la faccio, scendere?". Discuto con Rita: siamo d'accordo che se non dovessi sentirmela di scendere, rientriamo in qualche modo dall'altra parte, scendendo alla capanna UTOE Adula, val Carassina, e chi si è visto si è visto.

La salita funziona, anche se non sempre siamo sicuri di percorrere il tragitto migliore... Non guardo in giù, e arrivo in cima.

Alle 13:10 siamo in cima. Proprio in testa al canalone, un signore piccolino, anziano, capelli bianchi, sembra uno gnomo, con la sigaretta arrotolata in bocca, bastone di legno tipo Appenzello (un vero Alpenstock, insomma), che ci guarda con benevolenza. La Provvidenza esiste: si offre di farci da guida per scendere. Scatto tre foto del laghetto, non riesco neanche a vedere l'Adula per le nuvole che corrono basse. Una banana, un balisto, e si parte. Il signore davanti, io in mezzo, Rita dietro. Lui scende saltellando come uno stambecco, e lo invidio di cuore. Io sembro un ragno a quattro zampe, che usa ogni parte del corpo (soprattutto quella dove la schiena cambia nome scendendo). Ricevo consigli, poi dopo 10-15 metri di discesa comincio a capire, mi ricordo dei sassoni della diga della Maggia da bambino, e scendo, con piccolissimi attacchi di iperventilazione. Arrivati in fondo al canalone ringrazio il signore, e lo lascio libero. Mentre Rita ed io arrivamo al pianoro della cascata, lui è già quasi alla capanna Quarnei.

Ci fermiamo per fare pranzo, sono le 14:30, e praticamente non abbiamo mangiato niente dal mattino, e ripartiamo. Arriviamo verso le 15:45 alla capanna Quarnei. Sosta, mi mangio un minestrone, e offro da bere al signore che ci ha guidati, il quale inizia a chiaccherare con noi e non ci lascia più andare.

Alle 16:30 ripartiamo, ma scendiamo dall'altro versante. Il sentiero da questa parte ha una pendenza maggiore, le gambe cominciamo ad essere stancotte. Finalmente arriviamo in fondo alla valle, dove troviamo il ponticello che ci riporta sull'altro versante. Da qui tutto fila liscio, il sentiero è bellissimo, nel bosco di larici, e ci porta all'alpe della Bolla prima, per arrivare al parcheggio alle 18:30.

Rientrato ho letto le relazioni degli utenti che ci erano stati: mi è venuto da ridere e da piangere, quando ho visto che praticamente non hanno neanche commentato l'esistenza del canalone, a parte un "un piccolo malagevole canale dal fondo instabile e ricco d’ acqua", oppure "Risalendo il canale bisogna prestare un po’d’attenzione, siccome il riale che fuoriesce dal lago passa proprio da qui, di conseguenza i sassi sono bagnati e scivolosi!". Mi sono sentito proprio un pulcino!

Descrizione completa con foto e testo.

Giro delle cascate d’Amola

Scheda
Autore: 
Maurizio Peroni
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
T (Turistico)
Segnavia: 

211

Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
2h30'
Dislivello: 
450 m

Introduzione

Cascate di Vallesinella

Scheda
Autore: 
Maurizio Peroni
Foto di copertina: 

Cascate di Vallesinella © 2008 Maurizio Peroni

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Segnavia: 

382

Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
3h30'
Dislivello: 
157 m

Descrizione

Si arriva in macchina fino a Madonna di Campiglio in località Palù, da qui parte una strada che porta al Rifugio Vallesinella il quale si trova all’interno del parco Brenta-Adamello. In piena stagione, che di solito va dai primi di Giugno fino alla fine di Settembre, l’accesso alla strada è regolamentato e pertanto è possibile entrare e parcheggiare nel piazzale del rifugio, fino ad esaurimento posti, pagando l’ingresso di 5 €. Altrimenti è possibile lasciare l’auto nei pressi dell’ingresso del parco e prendere l’autobus al costo di 2 € (A/R) che ci porta fino al rifugio.
Io consiglio di lasciare l’autovettura all’ingresso del parco e di procedere in direzione del Rifugio Vallesinella a piedi. Ci dirigiamo pertanto verso la strada asfaltata che porta al Rifugio e imbocchiamo sulla sinistra l’inizio del sentiero dell’Orso che ci porterà alla prima tappa dell’escursione.
Il sentiero è molto bello in quanto si snoda all’interno di uno stupendo e fitto bosco di conifere, il suo sviluppo è dolce e piacevole al cammino, fino ad un bivio da dove è possibile prendere un sentiero che porta al passo Segantini e un altro al Rifugio Tuckett; noi però prendiamo quello che ci porterà al Rifugio Vallesinella.
Arriviamo al rifugio dopo circa un’ora di cammino, per darci un’ulteriore botta di adrenalina ci fermiamo a bere un caffè. Una volta rifocillati ci dirigiamo verso la partenza del sentiero 382 Malga Vallesinella, il sentiero inizia subito ad arrampicarsi dolcemente verso l’alto fino a che non inizia una salita fatta di gradini ricavati dalle radici degli alberi e sassi. Questo tratto dura per circa una 15 di minuti fino a che non ci si apre alla vista uno splendido altipiano con lo sfondo delle cime del Brenta.
Ci dirigiamo incuriositi a visitare la costruzione che si trova alla fine della malga, essa infatti è un bivacco in cui è possibile fermarsi a mangiare e dormire in un ampio stanzone fornito di camino e tavolacci.
Noi però ci cerchiamo un posticino comodo e isolato per dare fondo ai generi di conforto che ci siamo portati a presso, individuato il posto ci accingiamo a dare fondo alle cibarie.
Una volta rifocillato lo stomaco ci si dedica a ristorare lo spirito e il corpo abbandonandoci ai caldi raggi solari ed al vociare del prato con i mille brusii dei grilli e delle cicale.
Da questo altopiano continua il sentiero 382, che ci ha portati fino alla malga, con destinazione rifugio Giorgio Graffer e passo Grosté, noi però come da itinerario programmato ci dirigiamo verso le cascate alte.
Iniziamo la discesa su un sentiero intruppato di gente, se avessero avuto gli occhi a mandorla avrei pensato ad un pullman di giapponesi da quante persone erano. Il sentiero è abbastanza impervio ma molto bello in quanto dall’alto si intravedono ponti e ponticelli che in un secondo momento ci saremmo trovati ad attraversare. Dopo che siamo riusciti a superare una comitiva di persone in doppia cordata (leggi donna corpulenta trattenuta dalla cintola dei pantaloni per facilitarne la discesa) ci si presenta la cascata principale, dal ponticello è possibile ammirare il suo salto fino alla base, dove forma un piccolo bacino d’acqua verde-azzurra.
La quantità di gente che sosta alla base della cascata è degna di quanta se ne può trovare ad ammirare il duomo della città in visita. Proseguiamo sul sentiero che ora fiancheggia il torrentello generato dalle cascate in modo degradante fino ad entrare in un bosco. In meno di 30 minuti ci ritroviamo al Rifugio Vallesinella dove, in quanto siamo stati molto bravi, ci attende una squisita fetta di torta di carote.
Una volta che i “bambini” hanno fatto merenda ci si rimette in cammino per scendere a valle attraversando da prima il Rifugio delle Cascate di Mezzo e poi il sentiero dell’Arciduca che ci riporterà a Madonna.
Il sentiero si snoda attraverso uno splendido bosco con dei punti abbastanza ripidi fatti da scalini di roccia e radici.
Dopo circa 40 minuti arriviamo alle cascate di mezzo, che avevamo già visto in occasione dell’escursione al Lago di Valagola, da qui prendiamo la strada forestale che porta al Vivaio del Brenta e dopo una trentina di metri troviamo l’indicazione del sentiero che ci riporterà al punto di partenza.
Il sentiero denominato “dell’Arciduca” si snoda in un bosco stupendo e con profumi di funghi, ha declivio leggero e piacevole ma… in tutti i sentieri c’è un ma… infatti la fregatura è alla fine dove il sentiero si inerpica in una salita abbastanza accentuata della durata di circa 15 minuti fino a raggiungere il parcheggio Maroni che si trovava all’inizio della strada a pagamento.
Ripresa la macchina si rientra a Pinzolo stremati ma contenti per la stupenda passeggiata fatta.

Autore

  • Consulta tutte le relazioni di escursionismo di Maurizio Peroni
  • Consulta la pagina di Maurizio Peroni
  • Cartografia

    • Tabacco, Dolomiti di Brenta-Adamello-Presanella-Val di Sole, foglio 10, scala 1:50.000, Udine

Cascate del Rutor

Scheda
Autore: 
Ivano Ruffoni
Foto di copertina: 

Cascate del Rutor © 2006 Ivano Ruffoni

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Segnavia: 

3, 8

Periodo Consigliato: 
giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
2h15'
Dislivello: 
393 m

Introduzione

Il torrente del Rutor, alimentato dai tanti laghetti posti all'estremità nord-ovest del Ghiacciaio del Rutor, sesto ghiacciaio d'Italia, scendendo verso La Thuile forma numerose ed imponenti (soprattutto all'inizio della stagione estiva) cascate. La toponomastica locale segnala tre cascate principali anche, se, per essere precisi, vi sono altri salti altrettanto imponenti.

Cascate del Colombin

Scheda
Autore: 
Franco Guadagni
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Periodo Consigliato: 
gennaio, febbraio, marzo, aprile, maggio, settembre, ottobre, novembre, dicembre
Tempo Complessivo: 
1h15'
Dislivello: 
200 m

Introduzione

Escursione breve e senza difficoltà, ma raccomandabile per l’ambiente naturale.

Cascate del Frenay

Scheda
Autore: 
Massimo Martini
Foto di copertina: 

Cascata del Frenay ©2001 Massimo Martini

Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E (Escursionisti)
Segnavia: 

(7A), (7B)

Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
0h30'
Dislivello: 
83 m

Introduzione

Una bella camminata da fare prima o dopo una bella sosta all'area attrezzata Lo Crou. Costeggiando il fianco della montagna avrete la possibilità di ammirare un bel panorama sul Monte Bianco e all'arrivo sulla bella cascata del Frénay.