lunedì, 13 febbraio 2012
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Monte Rudo Quota 2175

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sottotitolo: 
Rautkofel Quote 2175
Autore
Autore: 
Giovanni Mazzolani
Scheda
Via: 
dal Forte di Landro
Segnavia: 

s.n.

Data del rilievo: 
24/07/2005
Foto: 
Caserma austriaca 1915-1917 ©2012 Giovanni Mazzolani
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
fine giugno, luglio, agosto, settembre
Tempo Complessivo: 
4h30'
Dislivello: 
769 m

Introduzione

Quasi di fronte all’Hotel Tre Cime (Dreizinnenhotel) di Landro (Höhlenstein) si trova uno spiazzo erboso dove è possibile lasciare l’auto, oppure giungere dalla fermata del bus presso il Lago di Landro (Dϋrrensee). Il Monte Rudo (Rautkofel) è stato nella Prima Guerra mondiale un posto molto importante per le truppe austriache. Da questo monte era possibile controllare le attività belliche sul Monte Piana, dove erano attestate le truppe italiane. Il mattino del 24 maggio 1915, primo giorno di guerra, dal Monte Rudo venne sparato il primo colpo di cannone verso le postazioni italiane sul Monte Piana. Successivamente altri colpi di cannone colpirono Misurina e Forcella Lavaredo.

Torre del Signame

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
28/09/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
345 m

INTRODUZIONE
Breve gita con meta storico-panoramica. Già dalla piana di Chiavenna non si può fare a meno di notare, all'imbocco della Val Bodengo, un isolato cocuzzolo roccioso sormontato da una torre. Si tratta della Torre del Signame, risalente al X secolo e ben restaurata nel 1998, postazione di vedetta e segnalazione parzialmente smantellata nel 1500 dai Grigioni. I boschi che si attraversano per compiere questo anello testimoniano di un'antica estesa frequentazione: muri a secco, baite, terrazzamenti ormai ridotti perlopiù a rudere. Notevole la "Cà Pipeta", una baita di inconsuete dimensioni interamente costruita sotto un larghissimo masso: due piani di stanze, stalle, dispense e anche una cantina con sorgente interna.

DESCRIZIONE
Da Ronscione 310 m, proprio al margine del piazzale di parcheggio, si seguono le numerose indicazioni che mandano a imboccare una ripidissima mulattiera a fondo un po' smosso (usata anche per lo strascico del legname a valle). Dove la salita s'impenna ulteriormente alcune curve conducono ad una limitata spianata con ruderi di baite: pochi metri prima di queste una scritta a vernice su di un sasso "Cà Pipeta" indirizza verso destra. Un traverso a saliscendi conduce, attraverso fitti castagneti, davanti al masso erratico adattato ad abitazione; proseguendo il traverso, in pochi minuti si raggiungono due bivii consecutivi separati da una passerella sul fondo di una valletta umida. Seguendo le indicazioni si sale a destra in direzione della torre: il sentiero, dopo un passaggio roccioso su cengia artificiale, risale ripidamente una dorsale boscosa che conduce ad una seconda valletta alla base delle rocce terminali. Una larga mulattiera a gradoni di tronchi (più utili al contenimento del pendio che alla progressione) permette di raggiungere il culmine granitico del colle della Torre del Signame 655 m. La torre, costruita direttamente sulla roccia, in origine non presentava aperture e probabilmente ne veniva raggiunta la sommità mediante scale a pioli: ora una breccia di antica demolizione (protetta da un cancello) permette di accedere ad una incastellatura metallica interna che consente di raggiungere la panoramicissima sommità. Tornati sullo sperone roccioso, lo si percorre sul culmine tra rade betulle, finchè una discesa decisa - come in un corridoio di bosco erboso - conduce sul fondo di una larga valletta all'Avert Signame 543 m (avert = alpe). Qui si volge a sinistra e si percorre una conca umida e oscura cintata da muri a secco (limite delle pertinenze dell'Avert); quindi la traccia inizia di nuovo a scendere fino a raggiungere i due bivii precedentemente incontrati: si procede diritto lasciando a sinistra la salita alla torre e a destra il sentiero per la Cà Pipeta. La via, sassosa e a tratti poco evidente nel fogliame, scende collegando vari gruppi di baite diroccate nel castagneto da frutto fino a raggiungere le case di Ronscione, al punto di partenza.

Sentiero dei Pionieri - Monte Piano - Sentiero dei Turisti

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sottotitolo: 
Pionierweg - Monte Piano - Touristweg
Autore
Autore: 
Giovanni Mazzolani
Scheda
Via: 
dal Lago di Landro
Segnavia: 

6, 6A

Data del rilievo: 
23/07/2005
Foto: 
Galleria della Centrale ©2011 Giovanni Mazzolani
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
fine giugno, luglio, agosto, settembre
Tempo Complessivo: 
5h30'
Dislivello: 
906 m
Distanza percorsa: 
12,30 km

INTRODUZIONE
Il “Sentiero dei Pionieri” (Pionierweg), venne approntato come mulattiera, ancora prima della Grande Guerra, dalle truppe austriache. Il tracciato si arrampicava per le rocce settentrionali del Monte Piano fin quasi a raggiungerne la sommità. Baracche e ricoveri, oltre che una possente teleferica che saliva da Landro (Höhlenstein), completarono quella che sarebbe diventata la principale via d’accesso al Monte Piano. Il passo successivo fu dotare l’intero complesso di illuminazione elettrica. L’energia sarebbe servita altresì a far funzionare i compressori e le perforatici utilizzate per scavare caverne e ricoveri in roccia. Fu allora realizzata una linea elettrica ad alta tensione che proveniva da Valdaora (Olang) e passava per Dobbiaco (Toblach) utilizzando le rispettive centrali. Essa proseguiva fino a Landro (Höhlenstein) e al Monte Piano. Poco sotto la cupola sommitale, allo sbocco del sentiero, fu dunque scavata e attrezzata la grande (Caverna della Centrale Elettrica).

DESCRIZIONE
Da Landro (Höhlenstein), di fronte al Bar-Ristorante “Flora Alpina” (Alpenflora), inizia il sentiero n. 6 “Sentiero dei Pionieri” (Pionierweg) che, per rada boscaglia, conduce ad attraversare il greto sassoso del Fiume Rienza. Appena al di là, tracce del muro a secco della mulattiera di guerra indicano l’esatta direzione. La strada, ben conservata si inerpica con prodigiosi tornanti. Passaggi delicati e tratti esposti fino a raggiungere un piccolo cimitero di guerra. Accanto al piccolo cimitero vi era la cosidetta “Thè Haus” dove muli e soldati riposavano prima di arrivare all’inferno del fronte e la stazione intermedia della teleferica che saliva da fondovalle. Dalla “Thè Haus” il sentiero prosegue sfiorando resti di costruzioni e baracche fino ad attraversare sotto una bella e gialla parete strapiombante. Ben presto ci troveremo di fronte agli immani cumuli di rovine dell’accampamento dell’”Ala Destra”: qui sorgevano baracche, un posto di medicazione, cucine, magazzini. Vi si rintracciano i resti della stazione terminale della teleferica e dell’ex comando di Battaglione dei Kaiserjäger denominato “Comando del Settore di Guerra”. Appena sotto la singolare scala in cemento, a sinistra della quale sbocca una breve galleria, vi è la caverna che fungeva da centralina dell’alta tensione, riconoscibile dagli isolatori che sovrastano l’ingresso. Ancora poco ed ecco la Grande Croce di Dobbiaco che domina la cima del Monte Piano. Nei pressi, il cippo di confine datato 1753 e la prima linea austriaca quasi tutta costituita da possenti trinceramenti, profondamente scavati. Qui inizia il sentiero n.6/a “Sentiero dei Turisti” (Touristweg) . Il sentiero, in parte scavato nella roccia e con costruzioni in legno dove il terreno è franato. Lungo il fianco boscoso il sentiero si fa più ripido. Il bosco è più rado e si intravede il lago. Al termine della discesa, si gira a destra, il sentiero con ampio giro lungo la riva orientale del lago ci riporta al punto di partenza.
Thè Haus si trova a circa 1800 m., qui inizia la “Via” del Colonello Bilgeri al Monte Piano. Segnavia rosso dislivello 500 m. difficoltà EEA, sentiero attrezzato con forte esposizione.

Montorfano

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
18/12/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
4h00'
Dislivello: 
595 m

INTRODUZIONE
Breve escursione dal modesto dislivello che conduce sulla cima dell'isolata collina posta al centro dello sbocco della Val d'Ossola nel bacino del Lago Maggiore. Oltre all'interesse panoramico, la gita si caratterizza per la presenza di notevoli strutture della "Linea Cadorna" (costruzioni militari approntate durante la guerra 1915-18 come seconda linea difensiva in previsione di una ipotetica invasione dal territorio elvetico) e testimonianze dell'attività estrattiva di un pregiato granito bianco.

DESCRIZIONE
In corrispondenza delle indicazioni del Cai Omegna (199 m), il sentiero si addentra subito con un lungo traverso in una cava di granito abbandonata; terminato il tratto fra i massi sparsi, la traccia - ripida e sassosa, ma ben costruita a gradoni con caratteristiche di mulattiera militare - risale un canale boscoso percorrendolo a tornanti [palestra di roccia a sinistra; difficoltà 6b - 7c+] fino a convergere con la liscia e luminosa parete rocciosa terminale. Il percorso è caratterizzato da una costruzione meticolosa: muri a secco di sostegno a monte e a valle, canalina di scolo delle acque, cenge scavate nella roccia, fontanelle d'abbeverata in corrispondenza delle sorgenti... La mulattiera, raggiunta la parete, entra in un grottone naturale e cambia direzione portandosi verso est in vista del Lago Maggiore; in corrispondenza di un incrocio (possibilità di discesa a sinistra senza raggiungere la vetta) è conveniente effettuare una deviazione a destra in piano seguendo l'indicazione per la polveriera: a lato di un panoramicissimo terrazzo artificiale si possono visitare i resti di un deposito balistico sotterraneo. Tornati all'incrocio si prosegue in salita verso destra raggiungendo il piazzale di un poligono di tiro; la strada (ora carrareccia per il transito delle artiglierie) risale con lunghi traversi e numerosi tornanti di modesta pendenza la parte sommitale del Montorfano fino a raggiungerne la piana vetta 794 m. Oltrepassate due trincee terminanti in gallerie murate, ci si dirige ad un pannello ripetitore affacciato verso il Lago Maggiore e le Isole Borromee. Da qui il sentiero, ripido e stretto - a tratti lungo placche di granito - scende verso un gruppo di cave dismesse affiancando ripetutamente un notevole piano inclinato per la discesa dei blocchi di pietra. Oltrepassata l'ultima cava, si raggiungono le poche case di Montorfano 325 m, dove termina una strada asfaltata: la si segue fino al primo tornante dove inizia il "Sentiero Azzurro", antica viabilità locale proveniente da Mergozzo. Una splendida mulattiera lastricata percorre in quota (sopra la ferrovia ) il versante sudovest del Lago di Mergozzo attraverso ombrosi castagneti. Raggiunta una pista forestale, il "Sentiero Azzurro" devia a destra: noi proseguiamo diritto in lieve discesa fino a raggiungere il fondovalle presso un'industria di taglio del granito. In pochi passi si arriva alla provinciale Verbania-Mergozzo: seguendola verso sinistra per un paio di chilometri si raggiunge il parcheggio iniziale.

Alpe Valmeriana - sentiero delle macine

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Autore
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Scheda gita
Data della gita: 
06/10/2011
Via: 
da Cloutraz
Segnavia: 

n°1, n°3

Foto: 
Fabio Bertuzzo
Difficoltà: 
T
Dislivello: 
738 m
Avvistamenti
Affollamento: 
Discreto
Avvistamenti faunistici: 

Aquila Reale

Avvistamenti faunistici: 

Vipera Aspis

Avvistamenti floristici: 
Amanita Muscaria, Coprinus Comatus
Condizioni
Condizioni meteo: 

Ventilato ma caldo

Condizioni via: 
Ottime a parte qualche rifiuto ai bordi della poderale
Condizioni sentiero: 
Ottime, pulito sempre facilmente individuabile
Condizioni segnaletica: 
Buone

Redazione
Difficoltà percepita: 
Nessuna

Rifugio Maggiore Angelo Bosi al Monte Piana

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Autore
Autore: 
Giovanni Mazzolani
Scheda gita
Data della gita: 
09/07/2011
Segnavia: 

122

Foto: 
Rifugio Magg. Bosi al Monte Piana ©2011 Giovanni Mazzolani
Difficoltà: 
E
Tempo Complessivo: 
2h25'
Dislivello: 
451 m
Distanza percorsa: 
10,00 km
Avvistamenti
Affollamento: 
Discreto
Condizioni
Condizioni meteo: 

sereno e caldo

Condizioni sentiero: 
buono
Condizioni segnaletica: 
Buona

Dal parcheggio delle navette inizia la strada militare in parte asfaltata e ora chiusa al traffico anche per i ciclisti. Dopo alcuni chilometri il sentiero gira a sinistra. Preferisco la strada anche se le navette disturbano un pò. La prima parte è nel bosco, poi la vegetazione cessa e il sole picchia forte. Nel rifugio un Museo sul Maggiore Bosi e la prima guerra mondiale. il Monte Piana è un luogo storico della prima guerra mondiale.

Rifugio Monteneve

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sottotitolo: 
Nel mondo delle miniere abbandonate
Autore
Autore: 
Giovanni Consigli
Scheda
Data del rilievo: 
12/08/2011
Foto: 
Il Rifugio Monteneve oggi
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
T
Tempo Complessivo: 
3h30'
Dislivello: 
664 m

Introduzione

Non ce l' ha fatta Sissi, l' irrequieta imperatrice d' Austria, ma tutto era pronto perché salisse lassù a Monteneve, tra la Val Passiria e la Val Ridanna, in Alto Adige, l' ultima settimana di settembre del 1898. Sissi aveva espresso questo desiderio a Merano, durante le vacanze in agosto, all' Hotel Karersee. Erano pronti 50 minatori incaricati di rendere cavalcabile parte del sentiero. Era pronta la slitta per portare poi l' imperatrice. Ma da Ginevra il 10 settembre di quell' anno si diffuse nel mondo la notizia che l' anarchico Luigi Lucheni con una lima appuntita aveva ucciso la sovrana più amata. Oggi al rifugio Monteneve, 2.355 metri, arrivano migliaia di escursionisti. Siamo nelle Alpi Breonie di Ponente, lungo il confine italoaustriaco. Qui c' è una storia da raccontare, una storia affascinante, durata 800 anni: quella della più alta miniera d' Europa compresa tra i 2.000 e i 2.500 metri, di cui si ha notizia fin dal 1237, dove l' argento estratto serviva al duca del Tirolo per coniare i primi talleri nella zecca di Merano. Centocinquanta chilometri di gallerie scavate nella roccia, con cunicoli anche strettissimi, chiusa nel 1985, oggi trasformata dalla Provincia di Bolzano in un percorso museale dove si entra vestiti da minatori con casco, stivali, mantello e torcia. Al rifugio si sale solo a piedi. La via più breve parte da Platterköfel, lungo la strada che da Merano sale al Passo del Rombo, dove si stacca un sentiero forestale che in poco più di due ore porta alla meta. Ma un altro itinerario giunge dal versante opposto, dalla Val Ridanna, attraverso la Forcella di Monteneve (4 ore). Lassù si incrociano anche il «Giro dei 13 Rifugi» e l' «Alta Via Tirolese». Dove sorge il rifugio Monteneve, incredibile a dirsi, a quella quota e così fuorimano, c' era il villaggio di San Martino, documentato fin dal ' 500, il più alto d' Europa. Un paese edificato perché potessero abitarci i minatori, anche un migliaio nel periodo d' oro. Con tanto di chiesa, e da fine ' 800 con scuola, banda musicale, compagnia degli Schützen. Persino con il cinema dal 1956 in poi (le pizze dei film le portava il parroco). Tutti gli edifici erano collegati fra di loro sottoterra, e a loro volta con la galleria di San Martino (così non si usciva all' aperto visto che in miniera si lavorava anche d' inverno). Poi un incendio del grande dormitorio dei lavoratori nel 1967 pose fine alla vita mineraria, dalla parte della Val Passiria. Oggi il rifugio Monteneve è composto dalla restaurata «casa degli impiegati» (1899) e dall' albergo annesso (1904). Ci sono 100 posti letto tra stanze e confortevoli dormitori. «In agosto arrivano tanti italiani - dice Widmann Heinz, che insieme alla moglie da 16 anni gestisce il rifugio -. Il grande alpinista Hans Kammerlander viene a trovarci 3-4 volte durante l' estate». Sui tavoli servono la minestra del minatore, con verdura, orzo e carne, e Grostl alla tirolese con patate, cipolla, carne e insalata di cappuccio, mangiato nella padella di ferro. Ma d' obbligo è la visita della miniera. Ci sono itinerari guidati di varie difficoltà. Dal breve e facile percorso nella galleria «Paradiso», all' escursione avventurosa, per camminatori allenati e che non soffrono di claustrofobia, tra buie gallerie, pozzi, profonde fenditure, tratti nell' acqua e strettoie. È un' esperienza unica, attraverso tutta la zona mineraria, compreso un viaggio con un trenino da miniera per 3 chilometri e mezzo. L' emozione più forte si prova nella galleria Karl, del 1600, stretta in alcuni punti 45 cm, lunga 2 km e mezzo, orizzontale, 900 metri sotto la cima della montagna. Si cammina curvi, con l' acqua che ti arriva fino al ginocchio, il buio rotto solo dal fascio di luce delle lampade, i riflessi lucidi della galena argentifera (si ricavava piombo, argento e dalla blenda lo zinco). «Un mestiere durissimo - spiega Gabriel Rainer, guida alle miniere dal versante della Val Ridanna, il cui padre era minatore -. La silicosi colpiva quasi tutti ed era dura arrivare a 50-60 anni». «Ma un mestiere di cui quegli uomini andavano orgogliosi - aggiunge Hermann Schölzhorn, responsabile della miniera in chiave turistica - quando nella loro uniforme con il cappello con pennacchio e stemma, la giacca di panno nero chiusa da 9 bottoni dorati, zappetta e spadino, sfilavano davanti all' imperatore a Innsbruck».
Fonte: articolo di Massimo Spampani su "Corriere della Sera" del giorno 11 agosto 2011

Descrizione

Autore

Cartografia

Bibliografia

  • Guida alle Alpi Venoste, Passirie, Breonie e Giogaia di Tessa, di Fabio Cammelli, Casa Editrice Panorama, 1996

Collegamenti esterni

Galleria fotografica

Malga Caino

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sottotitolo: 
Sentiero storico-etnografico di Rio Caino
Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
15/06/2011
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
T
Periodo Consigliato: 
Tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
300 m

INTRODUZIONE
Facile ed interessante percorso attraverso ricordi storici della Prima Guerra Mondiale e vestigia etnografiche delle attività boscaiole. Attraverso edifici restaurati e ricostruzioni di strutture correlate al lavoro dei taglialegna e dei carbonai si percorre la vallata boscosa del Rio Caino fino a raggiungere una serie di strutture militari discretamente conservate, punto di osservazione arretrato del fronte dell'Adamello. Molto ben conservato anche l'ambiente naturale del fiume Chiese.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio si va subito ad attraversare il fiume su di un ponte-passerella a funi; sull'altra riva si comincia a salire fra gli edifici di un'antica fucina e in vista delle strutture di un mulino: un'unico canale di gora permette tuttora di azionare i meccanismi delle due attività. Si prosegue su di una carrareccia nel bosco incontrando in successione alcuni pannelli illustrativi, raccolte di attrezzi dei boscaioli e la ricostruzione di uno scivolo per i tronchi da indirizzare a valle. Ad uno slargo affacciato sulla vallata, troviamo un piccolo orto botanico con la raccolta di piante officinali velenose in uso da parte di una locale strega cinquecentesca (documenti storici su di pannello dedicato). Poco oltre un casello dell'acquedotto, passati su sentiero, si raggiunge il tratto con numerose trincee coperte: attualmente la crescita del bosco non consente di intuire il potenziale di osservazione, ma un tabellone fotografico evidenzia la situazione militare d'epoca. Più avanti nel bellissimo bosco di faggi e abeti incontriamo la ricostruzione di una carbonaia; ormai quasi in piano si raggiunge la radura terminale della Malga Caino. [Nei pressi, un agriturismo raggiungibile per altra via con strada asfaltata].
Per il ritorno, inizialmente si percorre in discesa la carrozzabile per poche centinaia di metri: subito si affianca la struttura di una calchera (forno per la cottura delle pietre calcaree ad ottenere calce)e quindi, presso un cannone residuato bellico, la costruzione di un roccolo per l'uccellagione. La traccia, staccatasi dalla strada, si fa viottolo nel bosco e scende gradualmente a grandi curve nel faggeto: poco oltre una fonte pietrificante (l'alto contenuto di sali di calcio nelle acque fa sì che ogni cosa bagnata si ricopra di uno strato calcareo, tipo travertino) si oltrepassano alcuni fienili e in breve si ritorna all'edifico della fucina. Da qui, attraversato il ponte, ci si ritrova al parcheggio.

NOTA
Nei periodi turistici vengono effettuate gite accompagnate, con dimostrazione delle attività artigianali e boscaiole, e apertura di due piccoli musei etnografici.

Santuario - Batteria - Corno di Machaby

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Autore
Autore: 
Marcello Rossi
Scheda gita
Data della gita: 
20/03/2011
Segnavia: 

5

Foto: 
Il santuario di Machaby
Difficoltà: 
E
Tempo Complessivo: 
2h30'
Dislivello: 
250 m
Avvistamenti
Avvistamenti floristici: 
Crocus
Condizioni
Condizioni meteo: 

sereno / poco nuvoloso

Accesso aautomobilistico

Passata la frazione Ville la strada entra in un vallone, al primo incrocio si svolta a destra ed in breve si giunge all’imbocco del sentiero (pralina) e si lascia l’auto nell’ampio piazzale.

Note Storiche

La costruzione del santuario di Machaby risale agli inizi del 1500 (prime notizie a partire dal 1503); dalla fine del seicento il santuario è stato via via ingrandito conservando dell’edificio originale il presbitero. L’altare principale risale al XVII secolo, mentre i due altari presenti nelle navate laterali risalgono al XVIII secolo. Caratteristica del santuario è quella di conservare numerosi ex-voto.
Alle spalle del santuario in una serie di nicchie esterne sono affrescate diverse scene del mistero del Rosario.
In generale la gita si svolge su di una strada militare di età napoleonica che serviva numerose fortificazioni costruite a supporto del forte di Bard, tra le quali il forte Tenente Lucini (oggi ristrutturato ed adibito ad ostello) e la batteria di Machaby, utilizzata anche come rifugio dai partigiani durante la seconda guerra mondiale.

Descrizione dell’itinerario

Dal piazzale si imbocca l’ampia via (ex-strada militare) che con tre tornanti porta al santuario di Machaby. Al santuario si imbocca la strada che si stacca alla sinistra del piazzale ed in pochi minuti si giunge al paese di Machaby; al bivio si imbocca la via che scende passando davanti all’edificio della fortificazione del Tenente Lucini, alla fine del quale si tende a sinistra e si prende la strada che tende a salire (seguendo le indicazioni riportate su cartelli in legno). Con una serie di tornanti, in circa venti minuti, si giunge all’ampio spiazzo della batteria di Machaby.

Deviazione per il Corno di Machaby

Se si vuole salire al Corno di Machaby, si deve tornare al bivio, proseguire verso le ultime costruzioni del paese e imboccare l’evidente sentiero che sale dalle case che in breve porta alla panoramica vetta del Corno con un piccolo ometto di vetta e belle viste sulla valle centrale.

Redazione
Difficoltà percepita: 
E

Scavi Archeologici sul Mont Tantané

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Autore
Autore: 
Fabio Bertuzzo
Scheda gita
Data della gita: 
07/07/2010
Foto: 
© Fabio Bertuzzo