Vette
Cima di Dàssola
INTRODUZIONE
Meta panoramica di prim'ordine praticamente sconosciuta: anche la cartografia e i pochi escursionisti locali ne confondono il nome (Cima Zocca) con quello di una vetta contigua. Il percorso è privo di difficoltà tecniche (solo, attenzione all'ultimo tratto un po' roccioso in caso di neve), ma quasi totalmente privo di segnalazioni: lungo un tratto boscoso fra la casera e la vetta - non intuibile nè evidente - una decina di bolli sbiaditi permette di orientarsi a malapena. Dalla croce di vetta, nelle giornate favorevoli per trasparenza dell'aria, si può ammirare un tratto di alpi dal Cervino all'Adamello.
DESCRIZIONE
Dal parcheggio di Somvalle 1062m si prosegue attraverso la piazzetta centrale e quindi si sale subito a sinistra (varie possibilità) a raggiungere la ripida mulattiera a gradoni già visibile oltre la contrada. Si percorre un lungo traverso ascendente nel bosco di latifoglie che si raggiunge subito dopo due caselli dell'acquedotto; raggiunta una costolatura (margine settentrionale della Val Fulfulèra) la si risale con una serie di brevi tornantini ripidi e sassosi fino al suo culmine. Qui, da un versante caldo e assolato, si volge improvvisamente a ENE e - in semipiano - si attraversa lungamente una abetaia umida e buia: oltrepassato un canale di frana si giunge ad una valletta paludosa secondaria aperta alla base dell'Alpe Dàssola a circa 1700m. Sull'altro lato della conca, poche decine di metri nel bosco portano a raggiungere il punto più basso della vastissima radura di Dàssola - da 1737m a 1930m. Dalla prima baita isolata si risale il pascolo abbandonato fino alle baite della casera (piccolo gruppo di rustici con cappelletta votiva) e quindi, seguendo vaghissime tracce nell'erba, alla baita più alta. Le tracce proseguono - quasi invisibili - in piano: appena entrati nuovamente nel bosco è necessario fare riferimento ad un muro a secco, dove si nota un primo bollo di vernice rosso scuro. I segnali sono visibili sui tronchi degli alberi e guidano la risalita di una valletta ricoperta di rododendri; al suo termine una nuova radura (baita con adiacente tronco di larice fulminato) precede il raggiungimento di un sottile crinale a confine con la media Valtellina (belle inquadrature panoramiche): da qui un sentiero - anche con tratti di adattamento artificiale - conduce fino ad una conca sotto la verticale delle rocce di vetta. Si prosegue - vista l'impraticabilità del versante - compiendo un ampio giro verso sinistra in senso orario sui dossi sassosi a margine della conca fino a raggiungere un grosso ometto di pietre. Da questo si sale ad attraversare una pietraia instabile in direzione di una breve cengia alla base di un lastrone di roccia: pochi passi e si raggiunge la cresta erbosa e sottile che conduce alla croce della Cima di Dàssola 2166m.
Ritorno per la via di andata.
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Punta Leysser
Salita ad una cima sempre bella, traccia in salita su neve ben assestata e stessa condizione trovata anche nei pendii di discesa. Tempo che cambiava repentinamente durante la mattinata rendendo scarsa la visibilità durante la discesa. Panorama purtroppo inesistente per la copertura del cielo.
Seconda gita scialpinistica in assoluto con risultato sicuramente positivo.
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Punta Oilletta
Questa bella escursione è esposta in pieno sud e raggiunge una cima molto panoramica che si trova all’inizio della lunga cresta la quale ,da qui, raggiunge il lontano Mont Fallere. Già durante la salita, al cui inizio si attraversa un bellissimo bosco di larici e begli abeti, la visuale si allarga sulle vette situate a sud della valle centrale per poi aprirsi verso il gruppo del Rutor ed il massiccio del Monte Bianco; arrivati in vetta poi il giro d’orizzonte è semplicemente spaziale e lo sguardo si perde letteralmente dai 4000 delle Alpi di confine alle altre mille vette innevate che ci circondano. Il percorso qui effettuato non ricalca quello del sentiero estivo, un po’ più lungo e monotono, ma risale un bel bosco all’uscita del quale i pendii, anche ripidi, che bisogna affrontare devono essere ben valutati per scegliere la migliore via di percorrenza.
Descrizione
Dalla piazzetta del parcheggio ci si incammina verso i pendii soprastanti risalendoli con comodi tornanti ma rimanendo preferibilmente sulla sinistra; camminando in questa direzione si oltrepassano un paio di bassi muretti e, giunti al limitare del rado bosco si interseca la traccia del sentiero. Tagliando comodamente il pendio si passa accanto ad una presa per l’acqua, che si lascia alla destra, per raggiungere appena sopra la strada proveniente dal villaggio (volendo la si può percorrere partendo dalla destra del parcheggio ma il percorso verrà allungato sensibilmente). Da qui si vede una palina segnaletica alla quale si devia a destra per raggiungere uno steccato che delimita il piccolo bacino del Lago di Joux (1905 m) oltre il quale, verso nord, inizia il lungo vallone di Vertosan. Per continuare l’escursione si tiene la destra indirizzandosi verso un’altra palina segnaletica ben visibile al limite del bosco nel quale ci si addentra con dolce pendenza; risalitolo con andamento pressoché rettilineo per una decina di minuti, ci si tiene poi leggermente sulla sinistra per arrivare ad uno slargo quasi pianeggiante (2000 m circa). Ora si devia verso destra e, compiendo numerosi tornanti, si risale il pendio ripido passando ancora nel bosco mai però troppo fitto. Arrivati faticosamente negli spazi più aperti le pendenze diminuiscono temporaneamente e, tenendo ancora la destra, si punta ad un’anticima sulla dorsale; risalito un ripido pendio ci si dirige verso di essa senza però raggiungerla ma si passandola al piccolo colletto sulla destra. Il percorso ora spiana un po’ e, lasciando alla destra un’evidente anticima rocciosa, si arriva in un avvallamento compreso tra la marcata cresta a sinistra ed una dorsale poco accentuata a destra; da qui, a seconda delle condizioni, si deve puntare ad un evidente largo canale che si può risalire direttamente oppure, traversato al di sotto di esso, raggiungere la dorsale di sinistra per seguirla sul filo. In questa salita si è affrontato direttamente, con alcuni ripidi e faticosi tornanti, il largo canale alla sommità del quale si scorge, su una puntina alla sinistra, un palo metallico con una centralina alimentata da un piccolo pannello solare; una volta raggiuntala si devia a destra ed in pochi minuti si arriva al panoramico omino di vetta nel quale è situata una teca con una statuetta della madonna.
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Zucco Sileggio
INTRODUZIONE
Con questa escursione si va a raggiungere mediante un sentiero attrezzato la vetta rocciosa che domina Mandello. Dalla croce di cima si ha naturalmente un vasto panorama su tutto il ramo lecchese del Lago di Como, ma, soprattutto, una prospettiva completa sui versanti occidentali di tutto il gruppo delle Grigne. Molto interessante - e anche molto trascurata dal grande passaggio - la via di discesa lungo una valletta secondaria in direzione di Olcio/Lierna. Il rientro a Somana avviene lungo uno dei sentieri pianeggianti facenti parte - a varie quote - del cosiddetto "Sentiero del Viandante".
DESCRIZIONE
Dal cimitero di Somana 405 m si sale in pochi metri ad una cappella votiva (segnale del Sentiero del Viandante) dove si volge a destra in direzione della frazione Sonvìco: superate le prime case, lungo uno stretto vicolo, fare attenzione a imboccare sulla sinistra la Via S.Maria (segnalazione a vernice alle spalle); si tratta di un acciottolato che rapidamente porta nei boschi sovrastanti le frazioni di Mandello. La regolare salita - affiancata da una semplice viacrucis e oltrepassata la cappella di S.Preda 605 m - in circa 30 minuti conduce alla dominante chiesa di Santa Maria 661 m: dopo pochi metri si arriva al bivio con il sentiero attrezzato per lo Zucco Sileggio cresta SO. Il sentiero parte subito molto ripido fra i cespugli e si porta in breve ad un piazzale di arrivo di una teleferica; da qui si segue la ripidissima costa sassosa che, oltrepassati due saltini rocciosi con catena, conduce ad un lungo tratto attrezzato: fra cenge, paretine e delicati canali smossi si raggiunge la sommità dello Zucco di Tura 1051 m. Si prosegue in lieve discesa fino ad una sorta di bocchetta alberata (sentiero con cavo che scende a destra verso le case di Era), da cui si risale ripidamente alla poco riconoscibile cima dello Zucco di Morterolo 1157 m. Da qui è già ben visibile la cuspide rocciosa terminale: per raggiungerla si percorre una sottile crestina rocciosa introdotta da una fessura-camino (II-°) di pochi metri. Il sentiero attrezzato prosegue con due lunghe scale metalliche molto verticali e alcune decine di metri di roccette con catena fino al ripido costone terminale culminante al piazzaletto con croce dello Zucco Sileggio 1373 m. [Per chi si trovasse alla base delle scalette senza kit da ferrata, è disponibile un sentiero che aggira da est il salto roccioso: un camminamento sotto una bancata di rocce strapiombanti e molto concrezionate accompagna fino ad un ripido pendio erboso che si risale a tornanti fin sulla costa terminale dello Zucco alla fine delle attrezzature.]
Dalla croce si percorre il filo di cresta e, trascurando la discesa a sinistra diretta a Somana, si affianca il Bivacco Mario Sforza scendendo poi ripidamente nella faggeta alla Bocchetta di Verdascia 1251 m (incrocio di sentieri: verso N al Monte Pilastro, verso E alle Case di Era, verso O a Olcio/Lierna). Scendiamo appunto a sinistra (O) una ripida valletta boscosa con una curiosa alberatura mista di faggi e tassi sempreverdi fino alla Fonte del Gess 602 m: nei pressi si incontrano le prime baite isolate e quindi una larga traccia pianeggiante (percorso alto del Sentiero del Viandante); all'altezza di una casa con pergola
si volge a sinistra e si inizia una lunga traversata a saliscendi fra boschi e prati con cascine sparse. Improvvisamente la traccia scende a gradini verso le costruzioni abbandonate di un vecchio allevamento di bestiame; se ne segue la strada afaltata di accesso e - in qualche centinaio di metri - si raggiunge il parcheggio presso il cimitero di Somana.
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Ferrata "Gamma 1" al Pizzo d'Erna
AVVICINAMENTO
Da Milano a Lecco lungo la statale 36; uscirne allo svincolo di "Lecco Centro" e seguire le indicazioni "Valsassina". All'altezza del centro commerciale IPERAL svoltare a destra in direzione "Funivia Piani d'Erna". Parcheggiare nel piazzale della funivia o, meglio, nello sterrato in corrispondenza dell'ultimo tornante.
INTRODUZIONE
Una delle prime ferrate "moderne" del lecchese (risale al 1979), molto verticale nella prima parte (attrezzata all'eccesso con decine di metri di scalette), ma con bei tratti totalmente arrampicabili nella seconda impennata. Tutto il percorso si svolge in ambiente molto panoramico su Lecco, il suo lago e tutte le montagne circostanti. Visto il tipo di roccia - calcare - meglio evitare per eccessiva scivolosità in caso di tempo umido o bagnato. All'arrivo ai Piani d'Erna, sono possibili parecchie vie di discesa (compresa la funivia): viene descritta la più breve e veloce.
DESCRIZIONE
Dal piazzale presso l'ultimo tornante 603 m si prosegue fra gli sterpi su larga traccia fino a incontrare - poche decine di metri - un sentiero ripido e molto sassoso che scende a sinistra; si raggiunge un fondovalle con stradetta asfaltata proveniente da Versasio: la si segue verso destra. Dopo qualche tratto in salita più ripida se ne raggiunge il termine presso un grosso cancello: si prosegue al lato sinistro su largo acciottolato; dopo pochi minuti una tabella metallica indica sulla sinistra la traccia per la ferrata: è un sentierino nel bosco che sale a tornanti e, dopo un ghiaione, raggiunge la base delle rocce del Pizzo d'Erna.
Segue una descrizione schematica del tracciato:
- Facile cengia rocciosa ascendente verso destra attrezzata con catene.
- Lunga serie di scalette metalliche molto verticali ed esposte.
- Tratti rocciosi con staffe e catene alternati ad altre scalette.
- Arrivo al ripiano cespuglioso del Cornesello 940 m (possibilità di discesa a destra con sentiero a saliscendi fino al Rifugio Stoppani).
- Sentiero in lieve salita, con qualche roccetta terrosa attrezzata con catena passamano.
- Inizio del secondo tratto di ferrata, con tratti arrampicabili e poche brevi scalette.
- Tratto-chiave: bel traverso esposto e risalita verticale ben arrampicabile.
- Percorso di una breve crestina affilata su appigli naturali e artificiali.
- Tratto pittoresco su ponte tibetano per scavalcare un canale franoso ( è possibile evitarlo con un tratto di catena in discesa e una scaletta verticale).
- Due scalette e tratto di catena in cengia.
- Sentiero sassoso in lieve salita fino ai due ultimi salti di roccia.
- Scalette (con antiquato e pericoloso cavo di sicurezza "originale del 1979")
fin sul primo sperone.
- Ponte metallico a passerella a raggiungere la base del secondo sperone.
- Qualche catena e le ultime scalette che permettono di raggiungere le rocce sommitali.
- Catena corrimano fino al terrazzo di vetta del Pizzo d'Erna 1375 m.
Per la discesa si segue il viottolo pedonale fino alla stazione della funivia; qui le indicazioni indirizzano verso il fondovalle a destra: una scalinata introduce nella faggeta che, percorsa a tornanti su sentiero faticoso, reca fino al Rifugio Stoppani 890 m. La via, ora più comoda e meno ripida, scende al bel villaggio di Costa e, da qui, su mulattiera acciottolata nei boschi, si torna al bivio iniziale per la ferrata, dove si prosegue per il percorso di andata.
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Becca France
La Becca France è un punto panoramico eccezionale sia sulle vette che dominano Aosta e tutta la valle centrale sia sul bellissimo comprensorio del Mont Fallére che si trova in posizione imponente e centrale tra i suoi “satelliti”. Il dislivello non eccessivo ed il percorso relativamente breve, poco più di dieci chilometri, non devono però trarre in inganno sulla facilità del percorso che, dopo i dolci pendii sopra Vetan sino alla palina a quota 1908 m, presentano attraversamenti sotto pendii ripidi che, se con carchi nevosi instabili, possono essere delicati; in seguito la progressione si fa comoda sino a Loé dopo di che i pendii da risalire diventano sostenuti e su versanti abbastanza ripidi. La dorsale sino alla vetta è, per gran parte, facile mentre l’ultimo tratto presenta alcuni punti esposti e comunque, valutando al momento, possono richiedere l’uso dei ramponi.
Descrizione
Dal parcheggio ci si incammina verso il suo termine superiore e si inizia a salire sulla destra giungendo in breve sui pendii soprastanti le piste di fondo; si risalgono liberamente le dolci ondulazioni tenendo la destra puntando il ben visibile alpeggio di Thoules situato più in alto. Senza raggiungerlo si passa sotto di esso traversando a destra per scendere di poco e, attraversato un piccolo torrente, si arriva ad una palina segnaletica (1908 m). Da questa si prosegue sulla traccia di una mulattiera che, sulla destra, contorna la fiancata della montagna e ne segue le rientranze con percorso pressoché pianeggiante; dopo qualche decina di minuti si entra nell’ampio e suggestivo vallone di Verrogne e, tenendo la destra, ci si dirige verso un evidente chiusa per l’acqua. Superata questa ed una seconda poco distante, si attraversa un ruscello e si risale sulla sponda opposta giungendo all’alpeggio di Loè ed alle paline situate alla sua sinistra (2001 m). Da queste ci si alza sui pendii abbastanza ripidi tagliando la fiancata verso destra per arrivare ad una spalletta dove la pendenza diminuisce e si devia sulla sinistra per passare tra i radi alberi; giunti ad un piccolo slargo tra gli alberi si tiene ancora la sinistra e con percorso rettilineo si rimonta in leggera salita la fiancata boschiva. Quando si arriva in prossimità di pendii piuttosto ripidi si svolta decisamente a destra e, sia con qualche tornante sia traversando sempre verso destra, si raggiunge faticosamente la soprastante panoramica dorsale. Ora si continua sulla destra seguendone le ondulazioni o passando tra di esse nei punti di minor pendenza puntando alla cima più alta dove si trova un ometto di pietre (2361 m): da questa anticima si ha ormai ben visibile ormai la punta meta dell’escursione visibile al termine della cresta che si dirige verso est. Si perdono dunque alcune decine di metri di dislivello e si raggiunge il colletto sottostante dal quale si riprende a salire sulla cresta rimanendone all’inizio sul suo comodo filo per poi tenere preferibilmente la sua destra. Si arriva ad un affioramento roccioso che si supera sulla destra con un passaggio un po’ esposto dopo il quale la dorsale ritorna larga; la salita prosegue costeggiando sulla destra un rado boschetto dove si supera un breve tratto ripido ed esposto che ci porta ad affrontare l’ultimo tratto di cresta. Questo si supera senza problemi su una pendenza che va sensibilmente diminuendo ed in breve, percorse alcune decine di metri, si raggiunge la panoramica croce lignea che la sormonta. Al ritorno, se non si vuole risalire all’anticima e se il manto nevoso è ben assestato, si può tagliare sotto di essa rimanendo però un po’ alti per scendere decisamente, dopo un lungo traverso, verso le tracce di salita quando si individuano nel bosco sottostante; questa variante di discesa è sconsigliabile con scarsa visibilità.
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Punta della Valletta e Lago Citrin
Introduzione
Affascinante escursione in un luogo solitario e peculiare, lunghissima e mai monotona, estremamente variegata nei suoi aspetti naturalistici, come molte altre escursioni in Valle d'Aosta, presenta purtroppo un lato negativo: il bellissimo Vallone di Citrin è orribilmente segnato dalla trafila di tralicci per l'alta tensione che dal basso giungono fino al Colle omonimo, con grave nocumento del paesaggio. Non ci soffermiamo più di tanto a commentare l'ennesimo scempio dell'ambiente, rimandando a quanto già ampiamente dibattuto nella relazione della Finestra di Champorcher, e cercheremo di concentrarci sugli aspetti naturalistici più belli di questo percorso. Non possiamo tuttavia non aggiungere (e anche qui il tema è già stato sollevato più volte) che i begli alpeggi che punteggiano il bel Vallone di Citrin versano in disastrose condizioni di abbandono.
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Monte San Martino e Corna di Medale
INTRODUZIONE
Nella grandissima scelta di percorsi escursionistici nei dintorni di Lecco, con questa accopiata di sentieri attrezzati si raggiungono due cime fra le più emblematiche della zona attraverso percorsi fra i meno noti. Le difficoltà tecniche sono veramente modeste e l'interesse della gita è legato allo straordinario panorama che accompagna tutto il tragitto. Abbondanza di segnali a vernice lungo i sentieri, ma spesso (specialmente lungo la via di ritorno) ai bivii non sono indicate le direzioni.
DESCRIZIONE
Dallo slargo presso il cimitero 400 m circa, si imbocca verso monte (sbarra sempre aperta) una stradina asfaltata ripidissima; al primo bivio si prende a sinistra in piano e si prosegue fin poco oltre un tornante, dove una palina indica di salire una scalinata. La ripida gradinata porta nei pressi di una rete paramassi dove inizia la mulattiera per il Monte S.Martino; la traccia risale il bosco sassoso per alcune centinaia di metri fino a raggiungere una zona di placche rocciose compatte (Palestra del san Martino), dove una piccola freccia sul tronco di un albero invita a distaccarsi dalla direzione principale per proseguire a sinistra sul Sentiero della Vergella. Un breve traverso a saliscendi conduce alla base di una sorta di canale roccioso: qui inizia la lunga catena (di progressione, non di sicurezza) che permette di risalire le facili placche verso sinistra fino a raggiungere tramite una cengetta una sorta di pulpito panoramico. Si prosegue poi su terreno più facile, sempre roccioso, alternando tratti ghiaiosi a saltini di roccia compatta nel rado bosco di querce. Al culmine del crestone si raggiunge la cappella della Madonna del Carmine 746 m, con terrazzo affacciato su Lecco, il lago e la valle dell'Adda. Una palina sul lato destro della chiesetta indica la partenza del Sentiero Silvia, che prosegue la linea di salita sulla costa diretta alla visibile cima del Monte S.Martino. La traccia risale la boscaglia con regolarità e, dopo essersi avvicinata alla Baita del Falco (teleferica), supera un paio di saltini rocciosi non particolarmente impegnativi ma un poco esposti. Presso una selletta sul versante del lago, il sentiero converge nel percorso principale - proveniente dal sottostante Rifugio Piazza - per la vetta; un traverso protetto a valle da una catena permette di raggiungere il panoramicissimo pulpito con il "Crocione" del Monte San Martino 1046 m. Osservando verso sinistra l'imbocco della Valsassina, si nota la cima, con croce analoga, della Medale [parete alpinisticamente notissima, percorsa da decine di difficili vie d'arrampicata]: la si raggiunge mediante un sentierino a saliscendi a mezzacosta talora esposto, fino al bivio segnalato presso la Bocchetta della Medale 1020 m. Qui, trascurata la via principale verso sinistra (Monte Coltignone e Piani Resinelli), si volge a destra per tracce di sentiero lungo una cresta sottile e dentellata che, fra i cespugli, appoggiando a volte sui lati, arriva alla croce al vertice della parete della Medale 1029 m. [La vera cima è occupata da una piazzola d'atterraggio per elicotteri di soccorso].
Per il ritorno, si percorre la stessa strada fino al bivio - precedentemente indicato - per il Rifugio Piazza e si procede in ripida discesa alternata a traversi pianeggianti, fino alla Cappella della Madonna del Carmine (a due bivii non segnalati mantenere la sinistra). Dal terrazzo, trascurando il Sentiero della Vergella, si seguono le gradinate della mulattiera del S.Martino, ricongiungendosi con la via di salita presso le placche della palestra di roccia. Da qui fino al parcheggio per la via di andata.
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Grand e Petit Tournalin (Traversata)
Introduzione
Nel comprensorio Ayas - Valtournenche, escluse naturalmente le cime dello spartiacque della catena del Monte Rosa, il Grand Tournalin rappresenta la massima elevazione, superiore di alcune decine di metri sia alla Roisetta che alla Testa Grigia. Montagna imponente presenta due cime divise da un profondo intaglio, la Sud più bassa di 9 metri della Nord.
Splendido itinerario d'alta quota, mai banale, da effettuarsi con tempo sicuro e con concentrazione, specialmente per la risalita al Piccolo Tournalin se presente neve ghiacciata. Lo sforzo per superare un notevole dislivello è ampiamente ricompensato dai panorami che si possono ammirare dalle due vette e dall'ambiente aspramente alpino popolato da animali selvatici che, a volte, procedono quasi di ... conserva con gli alpinisti che affollano la cresta. A tale proposito va detto che, essendo questa una meta assai frequentata, è necessario, sulla cresta del Grand Tournalin, fare attenzione a non smuovere pietre e quindi procedere con cautela. Meta assai ambita e, appunto, frequentata, il Grand Tournalin ha anche una nobile storia alle spalle: su di esso si è cimentato anche Edward Whymper e, un'intera generazione di famosi nomi valdostani. Poco sotto la vetta Sud, nel 1876, venne costruito un ricovero dedicato al Parroco di Chatillon, l'abate Georges Carrel, di cui oggi rimangono i ruderi dei muri perimetrali. La traversata descritta qui è una escursione lunga, che richiede allenamento (il dislivello, comprese le risalite al Piccolo Tournalin e al Colle des Fontaines è notevole) e buona conoscenza del terreno. Un grande anello che attraversa poi il colle di Nannaz e fa rientro a Cheneil usufruendo di un tratto dell'Alta via n.1 della Valle d'Aosta.
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