Rothorn
Introduzione
Il Rothorn è una montagna alta 3151 metri che si presenta elegante, come una lunga cresta dentellata, per chi percorre la Val d'Ayas da Periasc a Champoluc o la strada panoramica che collega il fondovalle con Antagnod. E' una meta di prim'ordine anche se non molto frequentata. La presenza della vicina Testa Grigia, più alta di quasi 200 metri e dall'accesso abbastanza agevole e segnalato, fa preferire quest'ultima alla grande massa degli escursionisti. Eppure il Rothorn, che si eleva in una ambiente remoto e solitario, offre a chi lo raggiunge la sorpresa di un panorama meraviglioso (a mio avviso superiore a quello della stessa Testa Grigia), del transito in luoghi incontaminati popolati da animali selvatici, del silenzio della montagna nella sua più pura "espressione" e una salita che, seppure non difficile, offre qualche passo non banale e, soprattutto, richiede un buon senso dell'orientamento e conoscenza della montagna a causa dell'assenza di segnalazioni (a parte alcuni ometti non sempre facilmente riconoscibili). L'accesso alla vetta dal colletto Nord della Testa Grigia è uno dei più singolari itinerari delle Valli d'Ayas/Gressoney, svolgentesi dapprima su un vasto altipiano sabbioso e a detriti, quindi su una affilata cresta rocciosa che crea una sensazione di vera "piena" fusione con l'ambiente alpino e naturalistico. Se comparata con la Testa Grigia, costantemente affollata da torme di escursionisti, questa gita sembra svolgersi davvero su un altro pianeta, nonostante le due vette, in linea d'aria, distino solo 1400 metri. La salita alla vetta del Rothorn può essere combinata con il raggiungimento del Blach (Piccolo Rothorn), sommità arrotondata sul prolungamento della cresta principale a quota 3035 m. e spostata più a est in direzione della Valle di Gressoney, e che può essere raggiunta con un percorso segnalato (segnavia 10) proveniente appunto da Gressoney. Gli impianti di risalita di Crest e Ostafa risultano utili, riducendo il dislivello da superare a circa 750 metri, ma si tenga presente che la salita al colletto Nord quota 3004 richiede quasi due ore ed è molto faticosa, sia per la notevole pendenza, sia per l'assenza di sentiero che obbliga a qualche giravolta in cerca dell'itinerario migliore. Come detto, a meno di azzeccare il punto esatto di uscita dal sentiero del Colle Pinter (vedi fotografie), risulta abbastanza difficile rintracciare la teoria di ometti che guidano al colletto. In ogni caso questi ometti sono spesso poco visibili e assai distanziati tra loro, tranne nella zona vicina al Colle dove esiste anche una labile traccia fra le pietre e i detriti.
Alla fine, comunque, questa è una delle più belle gite (se non la più bella in assoluto) che io abbia finora fatto in Valle d'Ayas. Una giornata passata qui resta un ricordo difficilmente cancellabile.
Descrizione
Dalla stazione di arrivo della telecabina Ostafa (m. 2418) imboccare il sentiero n.12 per il Colle Pinter. Già da qui è visibile il colle Nord della Testa Grigia che si presenta come uno stretto intaglio sulla cresta che scende a sinistra della vetta di quest'ultima, posizionato tra due piccoli speroni rocciosi (vedi foto 1). Poichè l'itinerario di salita a questo colle non è nè tracciato nè segnalato (se non con rari ometti) è lasciata facoltà all'escursionista il trovare la via migliore per raggiungerlo. Molte relzioni su internet e su guide escursionistiche consigliano di lasciarlo per volgere a sinistra poco dopo l'inizio del sentiero per il Pinter in una zona di grossi blocchi rocciosi (vedi foto 3). Io ho scelto questa soluzione, ma mi sono accorto che essa è abbastanza complicata in quanto costringe a superare questi massi con frequenti giravolte in diagonale verso destra allo scopo di guadagnare la sommità di questo primo caotico pendio, oltre il quale inizia la zona detritica. Credo di avere trovato un punto migliore per abbandonare il numero 12 (vedi foto 4) e cioè parecchio oltre la zona a massi prima che il sentiero si impenni in una prima ripida salita. Durante la discesa dal colletto, seguendo le tracce e gli ometti in loco, sono giunto a questo punto e penso che esso sia il più logico e il più diretto. Da qui l'itinerario, intuitivo, è comunque già completamente visibile (vedi foto 5).
In ogni caso, superata la prima fascia a blocchi o i primi pendii a sassi ed erba (a seconda del punto scelto per iniziare la salita, qui descrivo quello della foto 4), si prosegue la salita avendo come direttrice proprio la verticale del colletto e, se mai, appoggiando leggermente a sinistra. Si supera così il pendio erboso in primo piano della foto 5 ritrovando anche qualche traccia di sentiero e, più oltre, qualche piccolo ometto. Dopo questo pendio ci si ritrova in una conca detritica in leggera pendenza che premette a un brusco e ripidissimo salto erboso (quello ritratto nella foto 8). Se ne raggiunge la base e lo si affronta direttamente (il terreno erboso non aiuta la progressione, la pendenza sfiora in certi punti i 50°). Aiutandosi con qualche zigzag e appoggiando a sinistra, in direzione di un solco-canale (vedi foto 11, si vince il pendio ritrovando una teoria di piccoli ometti che guidano nel canale stesso. Fare attenzione a seguirli poichè si confondono con gli altri massi; essi conducono verso le pietraie superiori che premettono al colle quota 3004. In diversi punti della salita (meno ripida del pendio erboso, ma purtuttavia abbastanza faticosa) si ritrovano anche tracce di sentiero. Si continua mantenendosi sempre piuttosto a sinistra di grandi massi (vedi foto 11) e compiendo una "S" (sempre ben visibile nella foto 11) con rientro a destra nel ripido canalino finale che mena al colle. Lo si raggiunge facendosi largo nella pietraia piuttosto instabile e si mette così piede sul grande altopiano sabbioso e detritico alla base del versante Nord della Testa Grigia. Qui il Rothorn appare come un grande triangolo roccioso con la cresta est allungata verso il Blach (detto anche "piccolo Rothorn"), il terreno cambia completamente e, in questo immenso e idilliaco ambiente, è facile osservare parecchi animali selvatici che qui ritrovano un habitat ideale.
Ora la direzione da seguire è evidente. Si percorre l'altipiano al suo margine sinistro cercando di non perdere troppo quota, si scavalcano alcune nervature su un terreno saldo e liscio, cosparso di rari massi e si compie una larga curva in direzione da ovest a est puntando alla sella che divide il rothorn dal Blach. Qui si ritrovano nuovi ometti e segnalazioni dell'itinerario (n.10) che da Gressoney porta alla vetta del Piccolo Rothorn. Senza raggiungere la sella, dai suoi pressi volgere a sinistra in direzione della cresta rocciosa dove si notano alcuni bastoni in ferro piantati tra i massi che indicano la via da seguire. Da questo punto esiste una traccia di sentiero abbastanza evidente e il numero di ometti è sufficiente a indicare la strada giusta. Si percorre così la cresta con passaggi elementari tra i quali spicca un piccolo camino-diedro alto circa 7 metri che si risale agevolmente a gradoni da un masso all'altro senza particolari difficoltà. All'uscita di questo passaggio, segnalato da un grande ometto, si è di nuovo sul filo di cresta che volge leggermente a sinistra, supera un'ultima fascia rocciosa e giunge proprio di fronte alla vetta che si raggiunge dopo essere discesi in un piccolo intaglio (scendere a sinistra della cresta) e avere risalito l'ultimo castelletto roccioso con passaggi di primo grado. La vetta non è spaziosissima, ma sufficiente ad accogliere alcune persone. Il panorama su tutti i 4000 della Valle d'Aosta è stupendo e si estende, nelle giornate limpide (come quella che ho fortunatamente trovato io), fino alle Alpi Retiche a est e al Monviso a sud.
Il rientro avviene seguendo lo stesso percorso all'inverso.
Autore
- Consulta la pagina di Giovanni Consigli
Bibliografia
- Marco Soggetto: Le vette della Val d'Ayas L'Escursionista Editore, 2008
Cartografia
- 8 - Monte Rosa Alte valli d'Ayas e del Lys, 1:25.000, L'Escursionista Editore, 2009
Galleria fotografica
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