lunedì, 28 maggio 2012
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Corno Vitello

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sottotitolo: 
Un 3000 "defilato" e tanti laghi
Scheda
Via: 
Da Ostafa via Laghi Pinter - Perrin
Segnavia: 

12, s.n. 5B, s.n. 14

Data del rilievo: 
14/07/2011
Foto: 
Il corno Vitello ripreso dal sommo del Canalone sopra il Perrin ©2011 Giovanni Consigli
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Impegno Fisico: 
elevato
Impegno Psichico: 
discreto, richiede buon senso dell'orientamento e capacità di procedere senza segni nè traccia
Pendenza max: 
50°
Periodo Consigliato: 
luglio - settembre
Tempo Complessivo: 
8h30'
Quota di partenza: 
2430 m
Quota di Arrivo: 
3057 m
Dislivello: 
857 m
Quota Massima: 
3057 m
Acqua: 
Solo torrenti o al Rifugio Arp (ma il Rifugio può essere evitato)
Accesso: 

Vedi Testa Grigia. Si parte dalla stazione di arrivo della cabinovia Ostafa.

Introduzione

Affascinante itinerario, lungo, complesso, accattivante, estremamente variato. Una combinazione perfetta di laghi, pietraie, vette, creste, flora e fauna di alta montagna con il pregio di raggiungere un bel "tremila" in posizione isolata e offrente un bellissimo panorama.
Il Corno Vitello è poco visibile dalla Valle d'Ayas: rispetto al suo "fratello" Corno Bussolaz che supera in altezza di qualche decina di metri, è assai più defilato e si trova sullo spartiacque con Gressoney a sud del poco noto Passo di Mascognaz. Viene di solito raggiunto da Estoul passando per il Rifugio Arp con un ottimo sentiero segnalato con il n. 5B . La variante qui proposta trasforma una classica gita in una splendida avventura da vivere con intensità e attenzione anche a causa dell'assenza di segnaletica su una buona parte del percorso, ma, soprattutto, offre scenari di rara bellezza e mette a contatto con la fauna che di solito rifugge la presenza umana. Su questo percorso ho contato ben 10 laghi: i 3 del Pinter, il Perrin, il laghetto effimero alla base del Corno Vitello, i 2 di Valfredda, i Palasinaz (della Battaglia, Verde) e il Couloir.
In complesso, nonostante la lunghezza e lo sforzo richiesto, una giornata di grandi emozioni con quasi nove ore di cammino mai banale e con uno sforzo comunque ben distribuito tra salite e discese. La lunghezza del percorso richiede un'intera giornata di cammino, se si utilizzano gli impianti Crest-Ostafa è comunque consigliabile partire con la prima corsa.
L'utilizzo della telecabina di Ostafa permette di ridurre il dislivello totale che rimane comunque ragguardevole. Ai 670 metri richiesti per raggiungere il Corno Vitello bisogna poi aggiungere (naturalmente se si vuole rientrare direttamente a Champoluc) la risalita al Colle Palasinaz (circa 250 metri). Anche la discesa nel solitario vallone di Mascognaz è di grande interesse. Alcuni alpeggi (Pra Sec e Chavannes) sono stati recentemente ristrutturati.

Descrizione

Il primo tratto di questa escursione (già descritto nella relazione della Testa Grigia) conduce in circa un'ora ai tre laghi del Pinter. Si abbandona il sentiero segnalato n. 12 per il colle omonimo per seguire evidenti tracce a destra che guidano alle conche dove si trovano i tre specchi d'acqua. Molto bello il panorama sul Cervino e il settore occidentale del Rosa. Si procede fino all'ultimo lago, il più grande e più bello del gruppo e se ne attraversa l'emissario risalendo subito dopo un breve pendio a sfasciume lungo tracce di sentiero e facendo attenzione ai numerosi ometti. Manca la segnalazione a frecce e numeri ma il percorso è sempre evidente e ben marcata la traccia di sentiero. Si sale brevemente a una conca superiore occupata da una pietraia che prelude a un valloncello che conduce verso il citato Passo di Mascognaz e si continua orizzontalmente sul ripido versante e con qualche breve saliscendi attraversando in successione alcune nervature. Ci troviamo al culmine di alcune colate di pietre che si abbassano verso il Vallone di Cuneaz: il sentiero che procede ancora orizzontalmente verso sud permette così, senza perdere quota, di raggiungere il colle erboso che premette all'altro bellissimo specchio d'acqua del Lago Perrin. La traccia non è segnalata ma è sempre abbastanza evidente e, comunque, disseminata di numerosi ometti. Bisogna solo prestare attenzione per il terreno a volte un po' scivoloso, soprattutto attraversando le nervature. Una sosta al lago Perrin è doverosa, ma subito bisogna riprendere il cammino per risalire il grande canalone, lungo poco meno di due chilometri, che ci porterà poi alla base del Corno Vitello. Questo canalone, pietroso, si sviluppa a partire dall'estremità settentrionale del lago ed è racchiuso tra le incombenti pareti della Gran Cima e del Monte Perrin.
Dal colletto Perrin, senza scendere al lago, se ne aggira la breve sponda dall'alto e con un traverso orizzontale si arriva all'imbocco assai ampio del canalone. Ha inizio qui il tratto più impegnativo non tanto per difficoltà "tecniche" quanto per la ricerca dell'itinerario. Vi sono tracce di sentiero alternate a zone di pietraia o punti erbosi, manca però una vera e propria traccia. La risalita del canalone, dunque, va effettuata mantenendosi costantemente in direzione della sua sponda sinistra avvicinandosi spesso alla sovrastante parete della Gran Cima. Vi è un gran numero di ometti che facilitano la progressione, ciononostante occorre una costante attenzione perchè a volte sembrano perdersi e inoltre si confondono assai spesso con il colore delle rocce del canalone.
Si perviene in circa tre quarti d'ora di cammino al sommo della prima parte del canalone, laddove se ne scopre la parte superiore e la sommità con la larga sella che è poi alla base del Corno Vitello. Per proseguire è necessario appoggiare ulteriormente a sinistra per aggirare alcuni salti verticali e guadagnare il vasto e largo bacino sommitale. Qui occorre fare attenzione agli ometti perchè l'ambiente si fa più selvaggio e pietroso e ogni traccia scompare definitivamente. A volte il procedere è faticoso, tipicamente "da pietraia" ma nel complesso sicuro. A quota 2800 metri circa si è nel grande catino sommitale e lo si percorre, questa volta da sinistra a destra, in direzione dell'evidente larghissima sella che, come detto, premette all'altipiano che fa da base alla nostra meta. Il panorama alle spalle si va allargando sulla Valle d'Ayas, sul Bianco e sul Gran Combin mentre il lago Perrin va rimpicciolendosi laggiù, in fondo al canalone, man mano che si guadagna quota ... Ci si tiene alti così sugli ultimi strapiombi rocciosi che precipitano sul fondo del canale e si attraversa in diagonale il circo finale sempre su rocce rotte tra cui occhieggiano stupende fioriture di genzianelle e silene. In circa un'ora e 20 minuti dal lago si arriva così al sommo del canalone. E' questo un momento magico: in un largo orizzonte circolare si mette piede all'inizio di un vastissimo altipiano al cui fondo compare la punta del Corno Vitello. Proprio di fronte, oltre una fascia pianeggiante e sabbiosa ochieggia un lattiginoso laghetto effimero, alle cui spalle si innalzano aspri roccioni. Al termine della cresta del Perrin e della Gran Cima si guarda verso la Valle d'Ayas, verso il Monte Bianco e il Grand Combin e si getta un ultimo sguardo all'ormai lontanissimo lago Perrin. Ci troviamo qui a 2850 metri di quota.
L'altipiano su cui abbiamo messo piede è veramente singolare. Esso forma come un'immensa base leggermente inclinata in senso Nord-Sud alla cresta che digrada dal Corno Vitello verso i Laghi di Valfredda: è pietroso con tratti più lisci e solcato da numerose nervature. Insomma, è come un'immenso catino semicircolare che poi precipita più ripido sull'alto vallone di Mascognaz con pareti piuttosto alte (così come si possono osservare dal Colle Palasinaz). Al suo ingresso, come detto, una piccola conca occupata da un laghetto effimero il quale viene contornato lasciandolo a sinistra per poi procedere in salita a superare una prima nervatura con percorso alquanto malagevole (ci troviamo su una vasta pietraia a grossi blocchi che vanno superati uno per uno). Al sommo della nervatura si continua in diagonale verso destra facendo attenzione ai numerosi ometti che punteggiano l'altipiano. Si riesce a un tratto più pianeggiante e solido, coperto da fine detrito e si aggira un dosso sulla sua destra (su questo dosso ho contato una dozzina di stambecchi, più altri cinque che provenivano da destra, dalla parte più pianeggiante dell'altipiano). Man mano che si procede ci si avvicina sempre più al Corno Vitello restando paralleli all'orlo settentrionale dell'altipiano. Qui la nostra meta appare come un grande triangolo di rocce rotte con una ripida scarpata proprio sotto la vetta. Superate altre nervature in salita si riesce su terreno estremamente frammentato dove è un po' difficile riconoscere gli ometti. Intuitivamente si punta alla base della scarpata sopra descritta e, quando sembra che gli ometti spariscano, si ritrova finalmente la segnaletica gialla a frecce e numeri dell'itinerario "normale" proveniente dal Rifugio Arp. A questo punto restano solo da superare gli ultimi 150 metri circa di dislivello su terreno ripidissimo e sfasciato, con faticosa salita a stretti tornanti e poi in un canalino finale che sbocca a circa trenta metri dalla vetta ove sorge una piccola croce in legno su un grande cumulo di sassi. Raggiuntala ci si può finalmente fermare a godere lo stupendo panorama.
La discesa si svolge sul sentiero n. 5B percorrendo a ritroso la scarpata e poi attraversando alquanto in basso la fascia rocciosa alla base del triangolo del Corno. Si risale brevemente verso il Dente e la minuscola sella che lo precede per poi continuare lungo la cresta larga e comoda che si abbassa verso una sella alta sui Laghi di Valfredda. Si continua fino a questi ultimi e si abbandona il sentiero in corrispondenza dell'emissario del primo lago volgendo su una incerta traccia non segnalata che conduce a destra in ulteriore ripida discesa fino a guadagnare la strada marcata con il n. 105 già ben oltre il Rifugio Arp. (Circa 1 ora di cammino) Resta ora da affrontare la risalita ai laghi e al Colle Palasinaz per la quale si rimanda alla relazione del Corno Bussolaz. Questo percorso è comunque elementare e tutto su sentiero segnalato e richiede un'altra oretta di marcia. Al Colle Palasinaz si ammira ancora il Corno Vitello testè salito e si ha una splendida vista sul Monte Rosa. Durante la discesa verso Mascognaz (sentiero n. 14) ricompare anche il maestoso Cervino. La discesa, dapprima ripida a strette svolte, poi più distesa su vasti pendii di erba e sassi continua assai lunga fino a raggiungere un ponticello che attraversa il torrente impetuoso. Sulla sponda opposta si può optare per continuare sul sentiero che in costa con qualche breve risalita porta all'alpeggio di Palud oppure scendere ripidamente lungo il torrente fino a una strada in terra battuta che riattraversa il torrente e poi continua a sinistra larga e più riposante fino all'alpeggio di Praz Sec (molto bello). Qui ci si ricongiunge con la strada n. 14 che prosegue la discesa sui casolari di Chavannes e poi raggiunge i primi alberi non lontano dal villaggio Walser di Mascognaz dove si trova una fresca fontana (2 ore abbondanti per la discesa). Altri 30 minuti di ripido sentiero nel bosco ed eccoci di nuovo a Champoluc nei pressi dell'Ufficio Turistico.

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